Il tenente dei lancieri, di Gerolamo Rovetta

Gerolamo Rovetta.

“La ditta portava il nome del padre «Giovanni Monghisoni», ma chi comandava, la vera padrona del negozio, era sempre stata l’unica figlia del Monghisoni: la signora Maddalena, maritata Trebeschi.”

Così inizia Il tenente dei Lancieri, di Gerolamo Rovetta (Brescia, 1851 – Milano, 1910), ebook gratuito che vi consiglio in questo shabbat di ottobre dell’anno 2012.

La ditta è situata nel quartiere di Porta Romana, a Milano: è un magazzino di generi alimentari, ditta del fu Giovanni Monghisoni; un’impresa che tratta in olio, formaggio, aringhe salate, baccalà e cambiali. La ditta va a gonfie vele grazie all’oculatezza, alla spregiudicatezza e alla tirchieria della signora Maddalena Monghisoni in Trebeschi, cinquantenne piazzata e ancora piacente, che i vicini chiamano “il bel granatiere”.

Maddalena è moglie del signor Daniele, che già all’apparenza è il suo opposto. Daniele è uno spilungone biondo e bruttino, ex commesso della ditta. Diligente, svelto, obbediente: quando la signora Maddalena si trovò di fronte all’alternativa fra aumentargli il salario o licenziarlo scelse di sposarlo.

Arriva il sarto per fare gli abiti nuovi ai mangiapane a tradimento. Ci viene presentata la famiglia, i due figli maggiori, che tanto somigliano al padre, la signorina Camilla – nipote del Trebeschi, che fa la domestica da lui perché i genitori non sono in grado di mantenerla – e il minore, Giacomino.

Giacomino è diverso dai suoi fratelli, è un ragazzo bello e smargiasso, dall’aria aristocratica, con le mani bucate. Non somigliando al padre manco di striscio dicono che abbia preso alla mamma. Crediamoci. A parole sembra che il vestito nuovo non gli interessi, perché a breve partirà per la leva militare nella cavalleria. Si pensa subito che il tenente dei lancieri sia lui. Crediamoci.

Questo giovane, che sente stretta la vita del borghese e vuole la divisa di chi mangia il pane del re, sente ancora più stretta la vita del commesso e del mercante che la tirannica madre vorrebbe per lui. Veste con eleganza, gioca al biliardo e comincia ad accumulare debiti su debiti. L’eleganza costa, il gioco anche, le donne poi non ne parliamo. Mademoiselle Fanny, bella e straniera, è una frequentazione ambita che pesa sul borsello. Anche il signor padre di Giacomino ne è conquistato; capisce, lo copre, a volte lo accompagna, allunga soldi, dà garanzie. I debiti continuano ad aumentare.

Non vi dico altro, perché gli spoiler vengono fucilati di questi tempi, anche per romanzi così vecchi. Il tenente del lancieri, edito nel 1896, è un romanzo breve di impianto realista – tanto che Gerolamo Rovetta è in alcune fonti definito un verista minore – di un certo interesse storico. Ci dà un pittoresco ritratto della Milano dei primi decenni dell’Unità (e chi ha frequentato la città, o vi ha vissuto, riconoscerà non poco di quel “centro esteso” che è Porta Romana), ed è un teorema dimostrato sulla somiglianza degli Italiani di un tempo con quelli di oggi. Il tenente dei lancieri è un romanzo agile, rapido, di buona tecnica narrativa. Non vi cambierà la vita ma lo leggerete in un lampo e quando lo avrete finito un po’ vi dispiacerà.

***

Ho scaricato la mia copia gratis da Amazon: formato .mobi, pochi errori di stampa; difetto vero la mancanza di un indice navigabile. Lo trovate in tanti formati e sempre gratis su altri siti. Per esempio su Liber Liber in formato .pdf. Per trasformarlo in .epub vi basta scaricare Calibre.

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