Una lettera per Renato Brunetta

Renato Brunetta.

La missiva che segue mi è stata affidata dal signor Evaristo, residente a Pavia – 27100 (PV) – mio vicino di casa e caro amico di quando ero studente e vivevo lì. Il signor Evaristo è un ragioniere in pensione, ha il pallino dei social network e delle scommesse alle corse dei cavalli, beve un bianchino la mattina al bar, mezzo bottiglia di rosso a pranzo e una intera a cena, come tutti i pensionati – a queste aggiunge anche tre bottiglie di birra durante il pomeriggio e il grappino dopo i pasti, più varie ed eventuali quando incontra gli amici, il signor Michelazzo, geometra, e il dottor Malagutti, che non si è mai laureato ma è dottore lo stesso.

A nulla è servito dire al signor Evaristo che io non sono in grado di recapitare la sua lettera al destinatario, perché non so dove abiti Renato Brunetta, al quale deve parlare di cose importanti: “hai studiato politica, ha detto, di sicuro sai come fare”. Non sapendo come fare la pubblico qui sul blog, sperando che il destinatario la legga. (Avvertenza: la lettera è qui pubblicata in traduzione italiana, traduzione ad opera del sottoscritto, che spera di non aver compiuto troppi errori). A voi la lettera.

Renato,

so che mi scuserai se ti do del tu e non del lei, ma siamo vecchi tutti e due, possiamo anche rinunciare a certe formalità. Il voi so che non ti piace, perché votavi a destra ma eri socialista, non ricordo di quale corrente. Magari sei socialista ancora, non so.

Dunque, volevo parlarti di questa cosa che hai detto sull’imu che tutti noi ci abbiamo da pagare la seconda rata a quell’usuraio di Monti infame. Hai ragione da vendere, che è una vergogna che noi Italiani dobbiamo pagare una tassa sulla casa dopo che il governo Berlusconi l’aveva tolta, perché era una vergogna anche prima. E hai ragione anche che è vero che tutti gli Italiani possiedono molte proprietà e quindi l’imu sarà salata, io per esempio ho la proprietà di un computer portatile, e la comproprietà di un appartamento in periferia (con mia moglie). Il computer invece è solo mio, anche se l’ha pagato anche un po’ lei ma la Maria Rosa con le cose informatiche è negata e non lo vuole nemmanco vedere.

Siccome hai ragione, stavo facendo pubblicità alla tua intervista sui social network che uso. Io uso Facebook da sempre, Google Plus non mi piace molto invece, e ora sto usando anche quello nuovo che si chiama Twitter – se non hai l’account fanne uno vedrai che su Twitter ti diverti e conosci un sacco di gente e ora puoi anche rispondere al papa. Ecco, proprio su Twitter è successo il patatrac. Avevo appena scritto un twitt in cui dicevo che hai proprio ragione. In tre secondi d’orologio mi rispondevano in una dozzina. Io ero contento. Ma appena vado a vedere che ti trovo?

Mi davano addosso come a cane con l’idrofobia! Ma proprio tutti. E dopo un minuto erano già cinquanta, e così via, erano sempre di più… Non riuscivo a rispondere a uno che subito ne arrivava un altro, e giù a dire che ero un idiota se credevo a quello che hai detto nell’intervista. Io cercavo di rispondere con urbanità ma alla fine uno mi ha davvero fatto perdere le staffe. Mi ha scritto: “ma vaffanculo, nano di merda!” Lì mi sono proprio arrabbiato, perché è vero che ormai sono un anziano in pensione, ma altezza mezza bellezza e io faccio la bellezza di un metro e settanta circa, che per la mia generazione, che siamo nati che c’era ancora la guerra, non erano mica bruscolini. Magari quello lì è uno spilungone giovane di oggi, che gli omogenizzati li fanno crescere a tavoletta, ma deve avere un po’ di rispetto insomma! E gli ho risposto a tono.

E quello sai come ribatte quel gaglioffo? “Vecchio rinco, nano di merda era per Brunetta”. Che figuraccia. Tutto questo però l’ho fatto a fin di bene, perché sull’imu che quell’usuraio di Monti infame ci vuole far pagare hai ragione tu. Sembra di essere tornati al tempo dell’imperatore Barbarossa che angariava i Lombardi con le tasse, finché non gli hanno dato una legnata a Legnano (il gioco di parole è mio, modestamente) e forse è il caso che facciamo una Legnano anche oggi. (Non sono leghista, era per fare l’esempio). Ma ne parliamo un’altra volta magari su twitter, se ti va di diventare mio follower.

Per ora ti dico che comunque non ho perso le speranze e che sono disposto anche a darti un aiuto concreto, perché ho sentito che hai dovuto chiedere un prestito alle banche: ho finito di pagare il mutuo un ventennio fa ma mi ricordo ancora la brutta sensazione. Sono pronto a versarti cinque euro se mia moglie me li dà, altrimenti vorrà dire che rinuncerò alle birre di domani e ti darò qualcosa di meno. So che tu apprezzerai lo stesso.

Ti saluto caramente.

Evaristo Scassa, pensionato

PS. Mi dimenticavo di dirti questo. Ti fa capire la gravità degli insulti che ho ricevuto su Twitter, e che erano per te. Un mio amico dottore che ha studiato mi ha detto che tra tutti “vaffanculo nano di merda” era il più politically correct. Fai un po’ tu… il Paese è caduto davvero in basso.

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8 pensieri su “Una lettera per Renato Brunetta

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