Lettere di presentazione per romanzi

La copertina della prima edizione del Gattopardo.

Vi voglio segnalare un “concorso letterario” veramente originale. Può partecipare chiunque, non si vince niente, e la promozione è fai da te. Si chiama “il Libropardo”, ovvero: “Faranno finta che nell’editoria tutto cambi, per lasciare tutto esattamente com’è”. Ideatore della benefica e benevolente iniziativa è editor in maniototo: sul suo blog trovate il regolamento, e i testi dei partecipanti.

Per partecipare bisogna scrivere una lettera di presentazione, con la quale proporre a una casa editrice di stampare il proprio libro ancora inedito. Scrivete la lettera, e se non la scrivete, fate comunque girare la notizia: è di sicuro il concorso più interessante di questo scorcio di fine del mondo.

La lettera con cui partecipo io è la seguente.

OGGETTO: Umile invio di manoscritto.

Spettabile Casa Editrice S.r.l., filiale italiana della Spettabile Realtà Industriale S.p.A., registrata in Congo Belga, con sede a Londra e conto alle Cayman,

Vengo con questa mia a presentare all’egregio RSI (responsabile selezione inediti) il mio nuovo anti-romanzo (o non-romanzo, se l’egregio RSI preferisce tale terminologia, che è egualmente à la page): “La stola del prete lumaca che masticava gomme americane durante uno slittamento semantico dal significato al significante”.

In quanto anti-romanzo, lei m’insegna, egregio RSI, “La stola” non ha una trama, non ha dei personaggi, non ha uno sviluppo, un epilogo, un prologo, e io stesso (che solo apparentemente ne sono l’autore, mentre ne sono la vittima, almeno presunta, perché ho tentato fino alla fine di far parlare ciò che è muto) faccio fatica a scorgervi un argomento, quale che sia.

Ma “La stola” è, proprio in quanto tale, quello che molti critici più sofisticati definiscono – sempre lei mi insegna – il testo di una non presenza (totalmente altra dall’assenza) di molteplici fattori fra loro intercorrelati, gerarchizzati (ma non gerarchizzabili dall’uomo, dalla scrittura, dai trattini o dalle parentesi), il cui fine ultimo è dimostrare l’impossibilità di dimostrare l’assenza di fini ultimi, dimostrazione che quindi si configura come una non presenza, della quale dicevo prima.

Nella remota speranza che il mio anti-romanzo possa attirare l’attenzione di un’editrice all’avanguardia come la vostra, e di un RSI puntiglioso e colto come lei, approfitto dell’occasione per mandare alla Signoria Vostra i miei più cordiali saluti e auguri di buon Natale (sapendola, come me, refrattario a ignominie politically correct quali “buone feste”, così borghesi, extraparlamentari e sinistroidi).

Insopportabilmente suo,
dottor Alo M.

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