Qualche osservazione sul self-publishing

La stele di Nora: esempio di autopubblicazione in fenicio stretto.

Ho letto un post di Gaia Conventi sul suo blog Giramenti, Svalutarsi con l’autopubblicazione? parliamone. Si tratta della risposta a un altro post, L’errore è svalutarsi, autrice Tiziana Iaccarino.

Tema: autopubblicarsi, sì o no?

Il post della Iaccarino ha per oggetto una delle strategie di coloro che scrivono e desiderano farsi conoscere: pubblicare da sé e stabilire un prezzo estremamente basso. Molte piattaforme permettono di mettere in vendita degli ebook – regolarissimi sul piano tecnico, con tanto di ISBN e compagnia – anche a chi non è un editore: a degli autori che in buona sostanza fanno gli editori e i pubblicitari di se stessi.

Ora, è abitudine di molti giovini autori di mettere in vendita l’ebook autoprodotto a prezzo più che concorrenziale – un euro, o anche meno. Ed è questa abitudine che la Iaccarino non approva. Perché il libro è frutto di lavoro e fatica, e il lavoro va remunerato:

L’arte deve avere un costo come ogni cosa, come il gelato che paghiamo al gelataio, come la pizza che paghiamo alla pizzeria, come il vestito che ci compriamo (anche questa è arte!), come ogni cosa che consta di lavoro dietro, fatica, manodopera e che va “acquistata”, non regalata o svalutata come se si andasse al mercato.

A parte che se c’è un posto dove proprio non ti regalano nulla quello è un mercato, direi che l’argomento della Iaccarino è chiaro: dietro l’ebook c’è del lavoro, quindi l’ebook va acquistato. L’autore che si autopubblica e che regala il suo libro elettronico o lo vende a prezzo da saldi di fine stagione fatti con fondi di magazzino danneggia sé e l’arte, perché contribuisce a sgretolare il valore che viene attribuito alla produzione artistica. Argomento condivisibile forse, ma la cui solidità mi pare dubbia.

 

Svolgimento

Facciamo un esperimento mentale. Il dottor Alo Madeddu autoproduce l’ebook con i suoi racconti e lo mette in vendita a 6 euro e 99 centesimi (prezzo tattico) su alcuni siti di distribuzione. Cura per bene i racconti, li fa leggere a suo fratello per approfittarsi gratis et amore del suo buon gusto ed effettuare correzioni, chiede a una sua bella amica che disegna bene di elaborargli la copertina. Un ebook vero, insomma, onesto e ben fatto: alla cifra di 6 euro e 99 centesimi.

E qui l’esperimento mentale è già bello che finito. Come giustamente fa notare Gaia, chi mai si sognerebbe di spendere una cifra simile per un autore mai sentito nemmeno per errore? perché:

La fiducia nelle voci nuove è una gran bella cosa ma il mondo è pieno di tramisti, già lo dicevamo, e i tramisti sono piuttosto stonati.

(NdR: i tramisti sono gli utenti di yahoo answer che postano trame bislacche di romanzi che stanno scrivendo o vorrebbero scrivere per chiedere al pubblico un’opinione. Il risultato è che cagionano l’ilarità nel prossimo e si espongono alle legittime angherie di Gaia).

Insomma, un prezzo in linea con quello praticato dagli editori, magari con autori affermati o per lo meno non alla prima prova, dubito assai che avrebbe l’effetto di salvaguardare il valore dell’arte. Un simile prezzo eliminerebbe dalle opzioni di acquisto della stragrande maggioranza degli acquirenti potenziali il libro autoprodotto dall’esordiente. La letteratura ne avrebbe molto da guadagnare? Non penso. E l’autore con l’ebook autopubblicato in vendita al prezzo di 10 euro, non vendendone una copia che una, avrebbe ottenuto qualcosa?

Mi avvio a concludere con qualche osservazione sparsa sul self-publishing, la scrittura e l’editoria in generale. Io personalmente non ho nulla contro chi autopubblica i propri libri. Non posso dire altrettanto di chi invece paga perché vengano pubblicati: l’editoria a pagamento, come dice il mio amico e collega Matteo, non è editoria, ma servizi alla persona – nella fattispecie manutenzione all’ego e rifornimento di carburante per l’autostima.

Non mi pare che l’autopubblicazione sia la fine della letteratura, né l’armata delle Tenebre che avanza. Mordor non è di certo arruolata fra gli autori, magari di modesto talento, o di nessun talento, ma con voglia di fare e di mettersi in gioco. Al massimo è arruolata fra editori dotati di pochi scrupoli e di molto cattivo gusto. 90 centesimi di euro è un prezzo che chiunque può sostenere senza ridursi sul lastrico, e varie volte mi è capitato, per cifre simili, di acquistare l’ebook di un perfetto sconosciuto. Così come tante volte ho scaricato gli ebook gratuiti dei blogger che seguo.

 

Conclusioni

Devo però ammettere che gli ebook che ho acquistato per quelle cifre mi hanno sempre lasciato piuttosto deluso, più che altro per la bassa qualità della scrittura – per il resto gli ebook degli esordienti erano confezionati in maniera impeccabile: sommario navigabile, refusi inesistenti, formattazione corretta. Cosa che non posso dire di trovare in parecchi libri elettronici di grossi editori. Facciamo nomi questa volta? facciamoli: eNewton Classici. Ho comprato Storia dell’Europa dalle invasioni al XVI secolo, di Henri Pirenne. Era in offerta a 49 centesimi, Pirenne è un grande storico, dalla splendida penna: un’offerta che non potevo rifiutare, nonostante le esperienze passate. Questo libro non fa eccezione: possibile che Lotario II diventi sempre Lotario n?!

A quanto pare sì. Tutto questo mentre gli autori che scelgono il self-publishing ci danno degli ebook senza un refuso che uno. E c’è anche chi distribuisce gratis et amore dei libri di buona qualità oltre che ben fatti. E allora a questo punto uno si fa una domanda e si dà una risposta, come da Marzullo.

***

Sono tornato sull’argomento in tempi recenti, osservandolo dal punto di vista dell’editing e della qualità narrativa: Editing e autopubblicazione.

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29 pensieri su “Qualche osservazione sul self-publishing

  1. Il prezzo basso per un autore sconosciuto è normale che ci debba essere, secondo me. Se dovessi vendere un mio ebook, il prezzo sarebbe di 0,99 euro.

    Poi, se cresce il favore del pubblico, posso optare per 1,99 o 2,99, ma non oltre i 4,99 esagerando.

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  2. Salve,

    mi trovo completamente d'accordo con questo articolo, e quindi in disaccordo con quanto detto dalla Iaccarino.
    Il prezzo basso – onesto, per la precisione – di un eBook autoprodotto è scelto proprio per evitare di far fuggire i potenziali clienti con un prezzo eccessivo per un eBook di uno sconosciuto. Figuriamoci che, almeno per quanto mi riguarda, i prezzi alti (quello fatto in esempio, 6.99, è alto) per gli eBook li digerisco male anche in caso di pubblicazioni tradizionali, perché trattandosi di file elettronici hanno molti meno costi rispetto a un libro cartaceo.

    Ciao,
    Gianluca Santini

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  3. uhm lana caprina.
    Da qualche parte devo aver letto che Montale, la prima raccolta di poesie la pubblicò a sue spese. Perchè era stufo di vedersele rifiutare dalle case editrici. Mi chiedo se le stesse osservazioni fatte per l'editoria possano valere anche per altre arti. Soprattutto quelle sul: sei poco conosciuto allora ti pago poco. Temo che anche qui, e il paragone con la pittura mi viene spontaneo, se un quadro piace- piace!
    se poi si specula sul taglio della tela che come lo faceva Fontana nessun altro allora il discorso è diverso.

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  4. Grazie della visita e del commento, Gianluca. Benvenuto qui!
    Concordo con te per la questione del prezzo. L'ebook autoprodotto, esclusi pochissimi casi, è uno strumento fondamentalmente pubblicitario, e il prezzo contenuto non può che esserne un elemento essenziale.

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  5. Montale – e tanti altri che hanno pagato la propria pubblicazione – non pubblica oggi, ma pubblicava in tempi in cui l'editoria aveva un'organizzazione ancora artigianale. Per così dire: era normale così. Oggi non lo è: far pagare l'autore è solo un modo per rifiutare di fare gli editori onestamente – cioè di fare gli imprenditori che si assumono rischi di impresa. Si scarica tutto sull'autore. Lui mette il libro, mette i soldi, insomma, mette tutto. Noi cosa mettiamo? niente, ci prendiamo un eventuale ricavo, e se non se ne fanno ci siamo coperti facendo pagare lui. Molto poco carino, secondo me 🙂 Con buona pace di chi ottanta anni fa pagava per farsi pubblicare.

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  6. Con il crescere del favore del pubblico ci si dovrebbero fare due conti sui ricavi marginali, per massimizzare i guadagni. Questo a voler seguire i manuali di economia: mantenere prezzi più bassi, di questi tempi, è un'opera meritoria 🙂

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  7. Come dicevo anche sul blog di Gaia, se vivessimo in un Mondo incantato in cui la funzione di “filtro” operata dagli editori garantisse un livello quantomeno buono dell'offerta letteraria, sarei il primo a puntare l'indice contro l'autopubblicazione.

    Mi son fatto un culo così negli ultimi due anni per scrivere un romanzo che ora – fortunatamente – è in fase di ri-revisione finale. Se gli editori mi daranno picche, dovrò rassegnarmi a tenerlo in un cassetto? Col cavolo. E tantomeno mi sento tanto stolto da spararlo a otto euro su Amazon, dato che vorrebbe dire venderne zero copie…

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  8. Invece ci è toccato in sorte di vivere qui, sulla Terra, terzo pianeta del sistema solare, gettato a caso fra Marte e Venere, dove gli editori blasonati pubblicano il fantasy più immondo. Tocca tirare avanti la carretta, e se qualcuno lo fa tramite autopubblicazione non posso che apprezzarne l'inventiva e la voglia di fare. Purché la sua politica dei prezzi sia come la tua 🙂

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  9. Sono un autore auto-prodotto. Ho scritto e auto-pubblicato 3 romanzi su Amazon ottenendo buoni risultati. L'ultimo, uscito quindici giorni fa, l'ho messo a 0,99. Ho faticato molto per rendere il file al meglio; ho creato la copertina io stesso perché ci so un po' fare con la grafica; ho “usato” gentilmente amici per aiutarmi con l'editing. Il riscontro, ad oggi, 14 gennaio, è già di svariate centinaia di copie vendute.
    E' giusto non svalutarsi, ma io devo vendere per diffondere i miei lavori e per farlo, nel mondo degli eBook auto-prodotti, è necessario sia curare il prodotto al meglio, sia venderlo ad un prezzo che fa partire il click senza pensarci troppo.
    L'idea della signora Iaccarino fa acqua a mio avviso.

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  10. Io ho letto almeno una decina di eBook autoprodotti di narrativa, forse più. L'unico che mi ha deluso è anche l'unico che ho pagato (un euro). In altre occasioni ho lasciato una piccola donazione agli autori (un po' di più). Sono però poco propenso a pagare per un autoproduzione… soprattutto se non so quale tipo di lavoro c'è dietro – in altre parole se “autoprodotto” significa un lavoro serio o un semplice “esporta in ePub” che ora è sempre più facile da realizzare. Penso comunque che allo stato attuale l'eBook autoprodotto dia il suo meglio con la formula CC + donazione. Il problema, quello vero, è che questa formula non ha un'infrastruttura che la supporti, perché non è compatibile con le logiche di mercato. Niente Amazon, in altre parole.

    Piccola nota di colore. Chi fornisce il servizio di self-publishing tende a sconsigliare un prezzo di .99 dato che l'impressione nel potenziale acquirente è di un prodotto scadente. Suggeriscono quindi chi volesse buttarcisi di puntare su un più dignitoso 1.49! (Dati di vendita di piccoli distributori.)

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  11. L'autopubblicazione penso che sia molto democratica…in termini di qualità letteraria è ovvio che può far scadere il tutto…ma negli pseudo editori vedete alternativa..?io mi sono autopubblicato con narcissus..e ho scelto i 99 cent perchè era il minimo consentito e perchè ho pensato che nessuno comprerebbe un ebook di uno sconosciuto ad un prezzo maggiore. Ma ho sbagliato tutto, la prima edizione aveva molte falle nel file, una copertina da schifo e poca pubblicità, così mi sono reso conto che ad uno scrittore serve un blog ed ho cominiciato a lavorare ad una seconda edizione, mettendo il pdf del mio libro sul mio blog da scaricare gratuitamente per una settimana..una specie di giveaway!
    Le vendite penso siano influenzate anche da quanto è conosciuto un autore..per vendere alcune centinaia di copie sicuramente devi essere già conosciuto come scrittore. La mia prima esperienza posso dire con tranquillità è stata un fiasco, perchè ho venduto poche copie, meno di 40, e nella settimana gratis non so quante copie effettivamente sono state caricate, anche se le visite al blog sono state molte. Per concludere..il rischio di autopubblicarsi è proprio quello di demoralizzarsi di fronte ad un fallimento. Diciamo che in questo momento continuo a scrivere, con molto entusiasmo, tenendo dentro la delusione, e tentando ancora e ancora, Non perchè penso di scrivere capolavori della letteratura, ma perché, come molti, penso di avere storie da raccontare!
    comunque complimenti per l'articolo e scusa per questo testamento 😉

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  12. Io ogni tanto ne parlo, ma poca roba. Finora ho segnalato 4 eBook, e 2 erano sullo stesso argomento. (“NativiDigitali” sul blog). Esiste un blog che ne raccoglie parecchi, prevalentemente free (“Il pub di pub”) però contiene solo voti in lettere e non giudizi sintetici. Non sono a conoscenza di iniziative simili, ma non mi sono guardato molto intorno. Alcuni blogger hanno rubriche tipo “Adotta un ebook”, a cui mi sono ispirato.

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  13. Ok, ma questo presupporebbe un certo numero di “leggivalanza”, una piattaforma adatta. Sì, si può fare. Il punto è che quello che mi ha deluso è stato pubblicizzato da un blogger che seguo, che negli altri casi mi ha consigliato “roba buona”. Fra l'altro, è scritto bene – con editing, copertina (quasi) professionale, etc. Però a livello di idee e svolgimento… no, ecco.

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  14. Questo è ciò che in genere ha deluso anche me. Gli eBook erano generalmente realizzati bene, a volte in maniera ottima, ma qualità del testo lasciava in certi casi veramente a desiderare: sciatteria stilistica, idee di base risapute o affrontate in maniera atroce. E ora che me lo fai notare, anche a me a volte è capitato di fare l'acquisto proprio spinto da una buona recensione su un blog… mmm…

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  15. Io sono un'autrice indipendente. Ho pubblicato finora tre libri, dei quali uno gratuito e due a pagamento (a 89 cent su Amazon e poco più altrove). Il motivo del prezzo basso è ovvio: io sconosciuta devo trovare un modo per farmi leggere, perché quello dell'autore indipendente è un tipo di impegno a lungo termine.
    Il fatto che abbia pubblicato tre libri in meno di un anno non significa che un giorno mi sono svegliata e ho deciso di pubblicare i miei scritti. Dietro c'è un lavoro enorme, che è iniziato quasi due anni prima, quando mi sono messa a studiare il fenomeno del self-publishing, mi sono impegnata a sviluppare una piattaforma di fan tramite il mio blog e i vari social network, ho studiato come formattare i libri e così via. E ovviamente ho anche scritto parecchio e continuo a farlo (ho due libri in fase di editing e un terzo che sto scrivendo e che uscirà ad aprile). I risultati che ho avuto sono stati, direi, molto buoni. Ho venduto oltre 700 libri in poco più di 7 mesi, senza contare le oltre 3000 copie scaricate di quello gratuito. Ma la cosa più bella sono stati i riscontri positivi dei lettori, che tuttora mi sono di notevole incoraggiamente nel continuare in questa strada.
    Certo, non si parla di chissà quali cifre, ma che importa? Non penso affatto che i miei libri vengano svalutati dal basso prezzo. Il riscontro che ho avuto dimostra che è stata la scelta giusta. Magari in futuro venderò libri a prezzi più elevati, perché so già di poter contare su dei lettori fissi, che li aspettano e li comprerebbero comunque.
    Come dicevo, però, tutto questo è frutto di una preparazione. La nozione che forse non è ancora ben chiara a molti autori indipendenti è che di fatto sono e quindi devono ragionare come degli editori, sia per quanto riguarda il confezionamento di un prodotto valido (sotto tutti i punti di vista) che per la sua promozione. Purtroppo però è vero che molti di questi autori giungono all'autopubblicazione per i motivi “sbagliati”, nel senso che per loro è una sorta di ripiego e per questo motivo non la affrontano nel modo giusto.

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  16. Salve!
    Ora che ci faccio caso, avevo già visto i tuoi ebook (ogni tanto faccio un giro su quelli autopubblicati).
    Immagino che sia veramente un grosso lavoro dietro, se hai fatto tutto da te. Per le copertine come ti sei regolata?

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  17. Le ho ideate io. Per una, quella di “Deserto rosso – Punto di non ritorno”, mi sono fatta aiutare per la realizzazione da mio cugino, che è uno studente della Gnomon School di Los Angeles. Lui ha disegnato lo sfondo, io la figura in primo piano, poi io ho messo tutto insieme. Le altre le ho disegnate io, prendendo spunto da immagini viste sul web. So disegnare, ma non sono capace di inventare una cosa di sana pianta, devo vederla, poi magari la rielaboro. Per dire, il volto che si vede sulla copertina di “Deserto rosso – Abitanti di Marte” è ispirato a quello di un attore indiano, ma l'ho talmente occidentalizzato che non gli somiglia per niente. Ha solo un'aria vagamente mediorientale, come appunto il personaggio. 🙂

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