La fallace forza dei blog: glosse su una polemica

Conferenza stampa del colonnello Ogarkov.

Antichi comunicati stampa: il colonnello Ogarkov, dell’aviazione sovietica, spiega l’incidente del primo settembre 1093, l’abbattimento di un 777 delle South Korean Air Lines.

Provate a inserire su Google il seguente titolo: “la fallace forza dei blog”, con le virgolette. Nel momento in cui pubblico questo post Google restituisce 14.600 risultati. Mica male: due giorni fa erano molti di meno. Il socialismo era come l’universo: in espansione – e pure questa chiave si estende che è una meraviglia. Non sto a descrivere a fondo i fatti accaduti, perché molti di voi ormai li conoscono a menadito. In sintesi è successo questo. Un gruppo di bloggatori che si occupano di libri e recensioni ha avuto l’idea delle idee, quella che doveva renderli, come il contratto dei Muppet, ricchi e famosi, o per lo meno famosi, o magari nemmeno quello ma doveva servire comunque a qualcosa. Doveva servire a dimostrare all’orbe terracqueo che i blog di libri e recensioni sono importanti.

Il risultato è stato un bel mission aborted, perché Daniela e Gaia – e sicuramente anche altri, con i quali mi scuso se non ho modo di citarli – hanno espresso la loro perplessità sul piano. E il piano è andato a monte, perché per funzionare doveva rimanere segreto. Dunque, uova rotte nel paniere, rabbia omicida di molti, e comunicato stampa.

Questo è grossomodo l’antefatto. L’argomento sta appassionando tanti (basta andare su qualche blog che espone il comunicato stampa, o su quelli dei guastafeste, e vedere che quantità disumana di commenti vi sia: un blog come il mio non vedrebbe niente di simile se non contando cumulativamente i commenti di dieci anni di indefessa attività), e come sempre succede sulla blogosfera italiota le intemperanze verbali e ideologiche non si sono fatte attendere. Mi aspetto a breve esempi di accademica perfezione di reductio ad hitlerum e di ignoratio elenchi, le mie fallacie logiche preferite.

I pianificatori dell’indagine ovviamente non hanno gradito di vedere il piano andare in fumo, e di sentire che venivano sospettati di aver organizzato tutto solo per farsi pubblicità. Né hanno gradito di vedere mostrato ai loro lettori l’intento manipolatorio del piano. Non mi esprimo sulle motivazioni e gli intenti. Se lo abbiano fatto per farsi pubblicità o per seguire virtute e cognoscenza non è cosa che mi riguarda, né mi interessa.

Mi preme di più esprimere le mie perplessità sul progetto. Non lo faccio per rinfocolare la polemica. Lo faccio perché spero che a nessuno venga in mente di lanciarsi un’altra volta in simili “ricerche”. Tutta questa faccenda è stata dannosa: in particolare per gli spericolati inventori della ricerca, come dirò dopo. Non è mia intenzione offendere alcuno, veramente. E mi rendo conto che il post sta diventando un po’ voluminoso, ma vi prego di seguirmi fino in fondo.

 

Un esperimento spericolato

Le mie perplessità sull’indagine sono di due generi. Sono infatti dubbioso sull’opportunità di una simile indagine, quanto sui mezzi e l’impostazione della stessa.

Parto dalla strutturazione dell’indagine. In parole povere, e se ho capito bene, i bloggatori coinvolti nel progetto volevano ottenere un risultato (dimostrare che i blog di recensioni orientano le scelte dei lettori) attraverso una manipolazione dei lettori da attuarsi tramite la contemporanea pubblicazione di recensioni positive di un dato titolo edito di recente. Poi sarebbero andati all’AIE a dire: visto? noi orientiamo i lettori. (Una noticina a fondo pagina: se la ricerca avesse avuto per risultato quello di dimostrare che le recensioni non avevano spostato le vendite di una virgola, sarebbe stato rivelato che i blog di recensioni non servono a una ceppa? è una domanda meno oziosa di quanto sembri. Almeno a me, che ho formazione di scienziato sociale, sembra fondamentale).

L’indagine in questione si configura quindi come un esperimento: variare alcuni fattori in modo che, a parità di condizioni, si possano osservare gli effetti delle variazioni di quei fattori. Proprio quello che volevamo fare, magari diranno. Forse è quello che volevano fare, ma temo che non avrebbero ottenuto niente di paragonabile a quello che si aspettavano. Questo progetto è, per usare un eufemismo, difettoso. Per essere più precisi è ingenuo e dilettantesco.

I partecipanti hanno scelto di indagare un presunto fenomeno nel modo più difficile che esista, perché l’esperimento nelle scienze sociali è quello che si suol dire un gran bordello (è proprio il termine tecnico). Si fanno esperimenti di sociologia, se non vado errato, dagli anni ’20: corrispondono ai primi tentativi di valutare la produttività del lavoro, i carichi e le condizioni di lavoro ottimali ecc. Ottenere informazioni precise da questi esperimenti si è sempre rivelato una faccenda complicata, per molti motivi, non tutti facili da affrontare, e che qui tralascio per brevità. Ora, gli esperimenti in questione venivano compiuti da grandi sociologi: forse un gruppo di blogger del tutto digiuni in quanto a tecniche di ricerca, per quanto volenterosi, non costituisce la squadra di lavoro ideale.

Altro problema non da poco è l’individuazione delle cause e degli effetti. Questa ricerca avrebbe funzionato così: pubblichiamo solo le recensioni positive, il libro vende, è merito delle nostre recensioni positive. Chiaro, semplice, lineare – e corretto? Occhio, chi dice sì lo bacchetto sulle mani con la riga da 40. No, amici cari, purtroppo non è così facile.

Quello che si dimostrerebbe con questo è che le vendite si sono verificate dopo le recensioni. Cosa che dimostra che sappiamo leggere un calendario. L’esperimento, così come è, non dimostrerebbe altro. Perché mai dovrebbero essere quelle recensioni a far vendere il libro? magari avrebbe venduto comunque, oppure l’autore è andato da Fazio. Se starnutisco e cinque secondi dopo si sente un tuono, sono diventato Zeus?

Per dire qualcosa in merito al rapporto fra le vendite e le recensioni servirebbero per lo meno dei casi di controllo. Mi spiego. Si dovrebbero individuare alcuni libri, assimilabili al primo per dimensioni dell’editore, ampiezza e capillarità della diffusione, sostegno pubblicitario, fama dell’autore, argomento, stile, forma, usciti all’incirca nello stesso periodo. Uno da demolire pubblicando solo recensioni negative, uno di cui pubblicare tutte le recensioni, uno da non menzionare mai nemmeno per errore.

Ecco, così facendo forse si potrebbe dire qualcosa circa la capacità dei blog di influire sul mercato – ma anche in questo caso nulla di molto importante. Perché tanti (troppi) fattori possono impattare sulle vendite di un libro: tutti fattori che i blogger non possono controllare. E se non si può lavorare “a parità di condizioni”, se le variabili fluttuano per conto loro tutte insieme appassionatamente, influendo l’una sull’altra, il risultato è solo una riedizione del bordello del quale dicevo prima.

 

Perché l’esperimento era (ed è) inopportuno

Non mi dilungo ulteriormente, vi ho già annoiati troppo. Inoltre non sono un metodologo. Passo alle perplessità riguardanti l’opportunità di questa ricerca di mercato. Per non usare mezzi termini: a mio parere quella ricerca era inutile, in quanto impossibilitata a ottenere risultati, ed era anche controproducente per chi la stava ponendo in essere.

Sono mesi ormai che si susseguono notizie e si sviluppano discussioni su recensioni a pagamento, recensioni fasulle, autorecensioni, e chi più ne ha più ne metta. Tutti a vituperare questi biechi figuri di scrittori ed editori che cercano di manipolare i lettori e il mercato. E per tutta risposta cosa si pensa di fare per indagare la propria influenza? manipolare i lettori e il mercato. Meravigliandosi se poi non tutti i lettori fanno cerchio per applaudire le magnifiche sorti e progressive della blogosfera letteraria.

Essere manipolati, e scoprirlo, è irritante – per buone e magari anche condivisibili che possano essere le motivazioni alla base della manipolazione. Qualche lettore forse seguirà i partecipanti al programma sostenendo che si sia persa una grande occasione per dimostrare urbi et orbi l’importanza dei blog (anche se spero di aver chiarito i motivi per cui questo non sarebbe successo). Al contrario altri lettori penseranno soltanto che si sia abusato della loro fiducia. Magari si fideranno un po’ di meno, la prossima volta, quando in tanti parleranno bene di un libro.

 

Avviandomi a concludere

Avviandomi a concludere è una chiosa tipica degli oratori fluviali. Chiudo, tranquilli. Giusto le ultime considerazioni. Questa ricerca, in definitiva, era inutile, e lo era per due motivi.

Il primo è questo: se i blog orientano i lettori e influiscono sui dati delle vendite, non è necessario che i bloggatori si diano pena per dimostrarlo. Possono stare tranquilli che chi di dovere se ne accorgerà immediatamente. Il denaro fa questo effetto, rende attenti al denaro. Voler dare dimostrazione della propria importanza significa – ma spero di essere smentito – che di importanza se ne ha assai poca. Altrimenti quell’importanza sarebbe autoevidente, mostrerebbe se stessa continuamente, non richiederebbe delle dimostrazioni apposite.

Il secondo motivo è che c’è un metodo molto più efficace per cominciare a indagare il fenomeno della blogosfera letteraria: si chiama sondaggio. Un bel foglio di carta, con dieci domande, più altre dieci di controllo, con le quali – oltre al solito ammontare di dati socio-economici – si cerca di capire come gli intervistati scelgano i libri che leggono. Ci si rivolge a un istituto di sondaggi e ricerche, si descrive l’oggetto, si paga l’indagine. Poi arrivano i risultati, li si legge in religioso silenzio e ci si riflette su. Ne convengo, è un metodo dispendioso, e non lo si può mettere in pratica da sé: ci si deve affidare a dei professionisti. Ma certe cose vanno affidate ai professionisti. Certo, questo non dirà quanto pesa, in termini economici, l’opinione dei blogger: ma nemmeno questa ricerca morta sul nascere ce lo avrebbe detto.

Questo è quanto. Non me ne vogliano gli ideatori dell’esperimento. Ci hanno provato, qualcuno non ha gradito e alla fine il programma si è arenato – ma considerando che programma era, bisogna dirlo, non è stata una gran perdita. Direi che ora c’è solo una cosa da fare: dimenticarsi della faccenda e tornare a leggere i libri e recensirli, come sempre si è fatto, con quell’onestà, quell’impegno e quell’amore per la letteratura che mai sono mancati. Mi scuso con tutti per il post chilometrico e per la pedanteria da politologo in disarmo.

***

PS La mia connessione domestica è ancora fuori uso, quindi le rubriche sono ancora sospese. Pubblico questo post dal bar vicino a casa.

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23 pensieri su “La fallace forza dei blog: glosse su una polemica

  1. Non potevano mettersi d'accordo in 20 e fare questa bella cosa: tutti iscritti ad una affiliazione di vendita libri. Dieci di loro scrivono una recensione positiva e inseriscono un banner o link di vendita, 10 di loro scrivono una recensione negativa e inseriscono un banner o link di vendita.

    Dopo un mese analizzano i dati e le percentuali, e verificano se i blog con recensione positiva hanno effettivamente venduto più di quelli con recensione negativa.

    In questo modo si ha un riscontro diretto con la causa-effetto. O sbaglio?

    Ovviamente i dati non saranno indicativi perchè a volte alcune vendite non vengono tracciate, ma sicuramente verrebbe fuori il fatto dell'influenza del blog e della recensione.

    Era così difficile?

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  2. “Quello che si dimostrerebbe in questo è che le vendite si sono verificate dopo le recensioni.”

    Ti sei meritato 20 minuti di applausi. Davvero. Era quello che volevo esprimere, ma in modo molto più maldestro. Complimenti per il contributo, molto interessante e condivisibile. Che dico, lo condivido subito!

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  3. Dunque, sono uno di quelli che ha partecipato alla discussione sul blog di Gaia, e non posso che fermarmi un attimo e farti un bell'applauso. Hai riassunto perfettamente la situazione, e purtroppo anche i punti deboli dell'esperimento, oltre all'indignazione di un lettore che passa da essere coccolato a sfruttato.
    Bravo…

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  4. Se starnutisco e cinque secondi dopo si sente un tuono, sono diventato Zeus?

    Mitico! E chiarissimo! °_°

    Voler dare dimostrazione della propria importanza significa – ma spero di essere smentito – che di importanza se ne ha assai poca. Altrimenti quell'importanza sarebbe autoevidente,

    Ecco. Lo pensavo dall'inizio. E tu l'hai detto benissimo (e sinteticamente!).

    Per tutto il post, applausi a scena aperta! *__*

    minty

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  5. Io invece da semplice lettrice che non ha blog, che non aspira ad entrare negli affari editoriali , che non….. ecc….. ma che ogni tanto vuole legger un blog letterario senza esser inchiappettata per scopi idioti, come vedere quanto un blog riesce ad indurre a comprare, ed i soldi ce li dovrei metter io naturalmente , sono indignata, si dovrebbero vergognare quella massa di cialtroni, il consenso informato dev'esser un diritto, se non mi informi è truffa, non me ne frega un cavolo che il punto era che non dovevo saperlo se no loro come facevano a far i loro interessacci!!!!
    Mi hanno ingannata biecamente, sono una manica di cialtroni e io non voglio aver a che fare con loro , quindi GRAZIE ai due blog che hanno denunciato, hanno fatto i MIEI interessi informandomi e io son felice che almeno 2 persone siano state oneste e pulite!
    Il confronto???? Ma quale confronto se nel loro comunicato del cavolo mettono ben in chiaro che la cosa così è , e che non accettano obiezioni!!! Ma lo hai letto fino in fondo??? Ma ti rendi conto? Sei una semplice lettrice come me? Ma davvero sei felice se qualcuno ti vuole far comprare qualcosa per i suoi scopi basandosi sulla fiducia che hai in lui????
    Silvia ( mi chiamo anch'io così , non è una provocazione o altro)

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  6. Di certo sarebbe più indicativo, però di fatto si restringerebbe il campo agli ebook. Il riscontro della causa e dell'effetto sarebbe comunque mediato, ma con un metodo come quello che proponi sarebbe senza dubbio più significativo di quello che si poteva ottenere senza il caso di controllo.

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  7. Mademoiselle Silvia, tu non hai visto della malafede, e nemmeno io: non ho mai insinuato la malafede dei partecipanti a quel progetto. Io affermo che quel progetto non funziona, è un'altra cosa.

    PS: seguo anche io qualcuno di quel blog, ma raramente.

    Seconda Silvia (quella semianonima 😀 ): su, non te la prendere così. Alla fine non è successo niente… solo un tentativo un po' scalcinato di fare un indagine, finito in secca prima ancora di partire. Tra qualche giorno che ce ne saremo dimenticati tutti 🙂

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