Mastr’Impicca, di Vittorio Imbriani

Vittorio Imbriani.

Un ebook gratuito che ho trovato per caso: Mastr’Impicca, di Vittorio Imbriani, edito per la prima volta nel 1874. Io ho scaricato la mia copia da Amazon, formato .mobi. Per chi avesse bisogno del formato .ePub c’è Progetto Gutenberg che vede e provvede.

Vittorio Imbriani (Napoli, 1840 – Pomigliano d’Arco, 1886): “misantropo napolitano”, come egli stesso si definiva, casinista della peggior specie, dalla vita avventurosa, studioso di Hegel e quindi fantastico reazionario statalista, era anche scrittore di un certo estro, autore di romanzi e racconti che alla sua epoca non leggeva nessuno. Rivalutato poi in seguito, come accade a tanti.

Il testo che qui vi propongo, Mastr’Impicca, è niente meno che una favola – l’autore era esperto della materia e curò anche delle raccolte di favole e racconti popolari.

Il sovrano di Scaricabarile, re Zuccone XIV, avvicinandosi ormai la vecchiaia, decide di sistemare il regno trovando un marito per la sua bella figlia Rosmunda. Lascerebbe il trono a lei ma si sa che un regno governato da una donna non va lontano. Non per maschilismo (che in ogni caso non manca), è che “Quando regnan le donne, i sediziosi si accrescono degli innamorati”.

Come nelle migliori tradizioni, ascoltata la bella figlia e le lodi sperticate dei suoi ministri, il re bandisce un concorso pubblico per titoli ed esami. I pretendenti dovranno andare a vivere alla reggia del re, e alla fine del tempo stabilito sarà scelto lo sposo: sarà colui che avrà saputo fare breccia nel cuore della principessa e che si sarà guadagnato l’affetto del popolo.

Si presentano dei nobili spiantati, un baritono, un poetastro, un imbrattatele. E sono il male minore: si iscrivono al concorso anche i re dei regni confinanti, tre scapoli ricchi e potenti. Uno è gobbo e sciocco, un altro vigliacco e zoppo, il più giovane sadico e guercio. Anche messi insieme non ne fanno uno buono, e sono invisi parimenti alla plebe e alla principessa.

Non aggiungo altro. Sappiate solo che ci sono anche una fata, un orfano, un rapimento, una liberazione e un lieto fine, come in tutte le favole. In più tutto il virtuosismo lessicale e stilistico dell’Imbriani, che ci dà una favola grottesca e realistica insieme, caricatura di un regno in cui lui e i lettori, loro malgrado, si trovavano a vivere.

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