Rimorchiare ragazze in spiaggia

Uno squalo bianco azzanna una foca: ritratto del rapporto ragazzi-ragazze su una spiaggia italiana.

Con questo post apro ufficialmente l’attività di frottole e lo faccio parlando dell’estate, nella speranza che duri ancora a lungo, fino a Capodanno. L’argomento, importantissimo per tutti noi, è il più estivo che ci sia: rimorchiare in spiaggia – teoria e applicazioni. Una guida che vi eviterà di fare la fine del tizio qui di lato, che è la fine che fa il giovine in cerca di donzella se si muove in maniera poco accorta. Quel giovine è stato capace di avvicinarsi a una bionda e dirle: “Ti sei fatta male? sì, quando sei caduta giù dal cielo.” E la natura, si sa, non perdona.

Siete stati in vacanza al mare questa estate? Lo so che c’è la crisi, che abbiamo le rate del mutuo e l’oculista ci ha detto che dobbiamo comprarci degli occhiali con lenti trifocali al plutonio perché la presbiopia avanza inesorabile. Su, due soldi per prendere una corriera e trascorrere una giornata in spiaggia ve li sarete risparmiati, almeno quelli di voi che non li hanno buttati comperando un tablet.

Su, quelli che sono andati al mare alzino la mano. Oh, quasi tutti, bene. E tu sei addirittura andato per una settimana a Sharm el-Sheikh? Wow, originale, di buon gusto. I tuoi vicini di casa ce li hai incontrati?

Passiamo a cose serie. Allora, andiamo in spiaggia e ci andiamo per un motivo ben preciso. Il sole, la sabbia, il mare, la birra gelata, la partita a biliardino. Tutte belle cose, chi dice di no. Ci occuperemo anche di quelle. Ma parlo di questioni importanti. Noi siamo in spiaggia per rimorchiare.

Ci rechiamo al mare, a prezzo di sacrifici e spaventose economie, per rifarci di un anno di disastri. Dobbiamo rifarci di tutte le cameriere che ci hanno sorriso con sufficienza (eravamo ubriachi, solo questo le scusa), e diamine, sono veramente tante. Dobbiamo riscattare noi stessi: ci ricordiamo ancora l’umiliazione che abbiamo provato quando una collega ha provato a farci accoppiare con una sua amica alla quale non si trovava una qualità che una? E secondo lei era carinissima. Ecco perché siamo al mare.

Da dove venivano tante speranze, cosa cagionava in noi tanto ottimismo? quando l’estate finirà la maggior parte di noi potrà dirlo: dalla più pura e semplice disperazione. Ma ora che siamo in spiaggia possiamo anche indulgere in aspettative eccessive. E così, mentre posizioniamo le nostre carabattole e stappiamo la terza birra – sono le dieci, ma siamo in vacanza – ci diciamo che le nostre possibilità non sono poi così scarse. Anche le ragazze sono in vacanza, anche le ragazze vorranno divertirsi. Qualcuna, non trovando di meglio, dovrà giocare al ribasso e accettare di divertirsi con noi.

Basta tergiversare: il campo è pronto, la birra in circolo, si cominci a osservare il terreno.

Rimorchiare in spiaggia: problemi e difficoltà

E qui iniziano i problemi. Sarà che navighiamo tutti intorno alla boa dei 30 anni, ma l’analisi dei bersagli comincia a farsi complicata assai. Le ragazzine, per esempio, che fine hanno fatto? Qui tutte le donne che non sono madri di famiglia dimostrano 25 anni. Anche quelle che ne hanno 14. Ma che ci danno da mangiare a queste bambine? Lolita è un gran bel romanzo, ma non abbiamo messo in programma una visita in Questura.

L’altro problema non è dovuto all’età, poiché è presente in eguale frequenza in tutte le classi di leva. C’è qualcosa che non quadra, non pare anche a voi? Un tempo le ragazze andavano in vacanza al mare con un unico, inconfessabile desiderio: quello di stritolare il bagnino fra le braccia o fra le cosce, a seconda dell’età delle suddette ragazze.

Ma una rapida occhiata alla situazione chiarisce subito che tali imprese con i bagnini non saranno facili, anzi, forse saranno impossibili. Quasi tutte queste belle signorine che sculettano per la spiaggia sono venute in vacanza con la famiglia, minorenni o no che siano.

La casistica è ampia. C’è quella bella tipa con il bikini nero e gli occhi azzurri da modella bielorussa, per esempio: sta sempre appiccicata al vecchio padre con i capelli bianchi. Oddio, sempre che sia il padre.

Altre invece entrano ed escono da accampamenti fortificati costituiti da otto sedie sdraio disposte a guisa di palizzata, materassino da sbarco, quattro ombrelloni con annesso cavallo di frisia. In questi avamposti in terra nemica è sempre presente un presidio di mamme, nonne, zie, mamme divorziate e matrigne pronte a maledire noi e i nostri discendenti fino alla settima generazione, se soltanto oseremo sfiorare le loro caste bimbe con il nostro empio sguardo radiografico. Bimbe che si stanno per laureare e sfoggiano culetti e musini da attrici porno, ma lasciamo stare. Come se non bastasse attorno al femmineo presidio si muove, con turni di guardia e addestramento da legione romana, tutta una guarnigione di fratelli e cugini gelosissimi, roba che rasenta l’incesto.

Va da sé che avvicinare delle ragazze in simili condizioni è impresa ai limiti dell’umano, degna di eroi e semidei, e che in ogni caso richiede attrezzatura d’assedio che non abbiamo portato. Chi ci pensava? ci attendevamo la blitzkrieg! Pare più facile espugnare i castelli di sabbia dei cuginetti e dei fratellini delle signorine, che oggigiorno erigono dei veri ecomostri difensivi atti a respingere uno sbarco, e non di scafisti.

Mai attaccare delle ragazze in formazione

Insomma, è gioco forza ripiegare sulle poche ragazze che non sono sotto l’ombrello della contraerea familiare. Facile, no? No, perché anche qui ci sono dei problemi. Il problema delle ragazze non accompagnate è che sono sempre in gruppo. Le Italiane non vanno note per i modi affabili e il sorriso facile, ma in gruppo diventano proprio inattaccabili.

Si coprono a vicenda, come i bombardieri B-17 che in formazione stretta vengono a bombardarci le industrie (rombo di motori a elica in lontananza).

Veicolato dal radar un pilota di caccia coraggioso tallona la formazione, pronto a tutto pur di difendere il III Reich (con i nostri modi goffi e sgraziati giusto i cattivi possiamo fare). Il caccia si avvicina alla formazione. Manovra e porta un B-17 nel collimatore. Sta per fare fuoco. Ma le mitragliatrici degli altri bombardieri hanno già preso la mira.

Noi che siamo a terra aspettiamo con ansia l’esito del combattimento. Ed eccolo: un aereo scende in picchiata, avvolto dalle fiamme. Si schianta in mare e non vediamo aprirsi alcun paracadute. Era il nostro. Roberto C., detto Fiorellino per i suoi capelli biondo cenere, studente di economia aziendale fuori corso, asso con cinque vittorie al suo attivo: una studentessa di lingue straniere, una tipa di Brescia conosciuta in Erasmus, una compagna del liceo, la sorella bona di un amico delle elementari, una commessa del discount. Ancona, 18 settembre, 1982 – cielo del Mediterraneo, agosto del ’43.

Non c’è niente da fare, i B-17 – pardon, le ragazze – saranno inattaccabili finché manterranno la formazione. Ogni attacco si risolverà in un sanguinoso disastro. Esatto: finché. Perché prima o poi le macellaie perderanno la formazione, magari solo per poco, ma la perderanno. Per approfittare di questi cedimenti bisogna operare con pazienza e serve anche un certo spirito d’osservazione, altresì detto occhio clinico. Non abbiate fretta.

Ecco, anche Giangi G. è caduto sotto il tiro dei mitraglieri. Ha avuto fretta. Ci mancherai, Giangi.

La tecnica dell’attesa

Invece noi non vogliamo fare la fine di Fiorellino e di Giangi, non abbiamo fretta ed ecco che la paziente opera di osservazione ci ripaga, dopo appena tre ore. Una ragazzetta e il suo ganzo se ne stanno al sole. Lei parla un po’ con lui e un po’ con un’amica. L’amica è una di quelle brune che si spera sempre di osservare in topless, perché si vede da un chilometro di distanza che anche togliendo il costume da bagno nulla scenderebbe di un solo centimetro. Porta un bikini bianco, con il tanga, che ricorda una lingerie di pizzo: è una vera elegantona.

Ma non ci distraiamo. L’altra tipa si è messa a limonare con il ganzo. L’amica con il costumino bianco scuote la testa e ridacchia. Poi, dopo cinque secondi, si alza palesemente infastidita e si dirige lentamente verso l’acqua. Soprattutto muove un posteriore che non ammette indugio alcuno. E indugi non bisogna frapporre fra noi e l’azione fulminea che sola può assicurarci il successo. Perché il miracolo è avvenuto, la bella signorina ha lasciato la formazione, ora è vulnerabile.

Qui sta il punto nevralgico della guerra sulla spiaggia: la donna abbandona la formazione in un unico caso, quando le altre intorno a lei ottengono attenzione, e lei no.

Persino con un approccio risibile come avvicinarsi e notare il comune stato di abbandono (“I tuoi amici limonano, i miei discutono di mutui a tasso variabile”) otterremo il risultato di attaccare bottone con lei, più che felice che qualcuno venga a tributarle la tanto desiderata attenzione.

La bella in tanga ci risponde. Un po’ rozza, ma simpatica. Sembra una tipina sveglia. Dall’inflessione si capisce che è di… qui ciascuno inserisca lo stereotipo etnico che predilige: la milanese menosa, la sarda presuntuosa, la romana trucida, la sicula che si lagna. Possiamo enunciare la seguente affermazione scientifica: la ragazza italiana, quando non è in formazione, è capace di imprese eroiche. Basta osservare la bella in tanga: sorride, capisce le battute e, incredibile a udirsi, ne fa qualcuna anche lei.

La punge vaghezza di fare un tuffo in acqua. Ce lo comunica e questo è segno evidente che non le dispiace se la accompagniamo. Purché continuiamo a darle attenzione, è disposta anche a sopportare la nostra presenza. Per la prima volta nella storia del paese impegno e competenza vengono premiati. Ma basta chiacchiere: andiamo in acqua e vediamo di portare a casa il punto.

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61 pensieri su “Rimorchiare ragazze in spiaggia

  1. ehh.. E' molto più facile andare al mare in bici e chiedere la cortesia di guardare la propria Ferrari mentre ci si fa un bagno.. Salvo poi tornare a ringraziare e attaccare bottone 🙂

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  2. Pingback: Anche Derrick aveva l’amichetta | frottole

  3. Bel sogno… una in costume bianco è una gran porca, lo sa vero? Il bianco in acqua diventa trasparente, di solito!!!! Se va in acqua con lei, o l’acqua è ben gelida, o sarà molto imbarazzante per lei uscirne, caro mio… ameno che lei non sia un tipo molto naturale, che trova l’evidenza del desiderio un fatto per cui non provare imbarazzo.

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