Cercare lavoro oggi

Charlie Chaplin operaio.

Coloro che cercano lavoro possono alzare la mano, per favore? Grazie. Ecco qui, tutti cerchiamo lavoro. Sì, a parte te che “lavori” nella fabbrichetta del papà. E lavorare è una parola grossa, lo sappiamo.

Voi altri invece cercate tutti un lavoro. Il bello – o meglio, il brutto – è che molti di noi un lavoro ce lo hanno. È che non porta introiti nemmeno per sbaglio. C’è lui che guadagna senza lavorare e noi che lavoriamo senza guadagnare. D’altra parte il paese va così.

Cercare lavoro è peggio di un lavoro vero. Per lo meno a me riesce difficile immaginare un lavoro più alienante che girare per i siti web di aziende leader del settore mai sentite nominare, di realtà produttive con annesso e connesso concerto di polifonia fiamminga per velocizzare la navigazione, di ambienti giovani e dinamici alla ricerca di brillanti neolaureati proattivi con propensione al team working e che portino sempre con sé il problem solving.

C’è di peggio, naturalmente. Per esempio doversi proporre all’azienda leader del settore per un colloquio. Si va sulla pagina “lavora con noi” e si cerca la mail dell’ufficio del personale. Nella maggior parte dei casi non c’è. Ma voi mica vi arrendete, un’altra mail andrà bene lo stesso. A volte siamo fortunati e troviamo l’apposita mail: cv@aziendaleaderdelsettore.it.

E lì dovete perdere il vostro prezioso quanto vuoto tempo a scrivere le fregnacce della lettera di presentazione. A fingervi desiderosi di collaborare con una società giovane e interessante come la loro, stando sempre bene attenti a non usare mai il verbo lavorare: potrebbero sospettare che vogliate essere pagati, non sia mai. Alla fine di questa immonda trafila di ipocrisia (che fa impallidire il tema di scuola) ricontrollate la lettera a caccia degli ultimi refusi. Non ce ne sono. Cliccate soddisfatti su invia, pregustando la voce erotica della telefonista che vi chiamerà per un colloquio.

Entro cinque minuti riceverete una notifica: è il provider che vi avverte che la mail non può essere recapitata perché la casella dei curriculum è strapiena. Non viene aperta dall’epoca del pentapartito.

D’altra parte è così che va il paese. In realtà va pure peggio. Non pago di non rispondere alle vostre mail o di non darvi mai una benché minima chance, il paese cercherà anche di farvi compiere qualche sproposito. A tal fine ha riempito le strade e le piazze di agenti provocatori muniti delle peggiori intenzioni. Inutile dire che molti di questi agenti sono le vostre stesse madri.

Vi ricordate di quando eravate ragazzini? Non fate finta di non ricordarvelo, tanto lo so che è un tentativo ridicolo di difendere le vostre indifendibili genitrici. Mi sembrate dei reduci della Siberia che piangono al funerale di Stalin. Vi ricordate perfettamente che da ragazzini eravate pieni di interessi, di hobby. Sapevate fare un sacco di cose, ne imparavate altrettante. Eravate addirittura fantasiosi.

La nonna vi chiedeva cosa volevate fare da grandi e voi le rispondevate che volevate fare gli scrittori, o i disegnatori di fumetti, i fotografi di servizi da tè vittoriani, i traduttori di thriller scandinavi. La nonna sorrideva compiaciuta, piena di legittimo orgoglio per il suo nipote con le idee tanto chiare, che sapeva fare tutto e lo avrebbe fatto.

La mamma invece no. Lei non sorrideva. E nemmeno il papà. E subito vi dicevano che dovevate togliervi dalla testa quelle sciocchezze, che quelli non erano lavori, erano solo degli hobby, e gli hobby quelle cose che si praticano nel tempo libero, tempo che in ogni caso non avreste avuto perché tutto il vostro tempo sarebbe stato occupato dal lavoro.

Quale lavoro? Contare i soldi degli altri in banca. Perché contare i soldi degli altri in banca invece sì, quello era un lavoro. E alla prospettiva del posto di contabile avete sacrificato tutto, anche lo studio del norvegese.

E adesso che avete bisogno di lavorare la banca non vi risponde nemmeno. Non le servite. Ha dipendenti in sovrappiù, figuriamoci se vuole portarsene dentro degli altri. E adesso che la banca non vi vuole (e con la banca tutti gli altri, dalla scuola per pluri-rimandati all’agenzia di volantinaggio) cosa vi dice l’agente provocatore chiamato mamma (o papà)? Vi dice che non dovevate abbandonare i vostri hobby, che è stato un vero peccato, che avreste potuto trasformarli in un’attività seria, che oggi vi avrebbero fatto comodo in questa incresciosa situazione di crisi economica di cui probabilmente avete un po’ colpa, perché lei e la sua generazione hanno tanto lavorato, hanno fatto i sacrifici, quindi non può essere colpa loro.

E qui un po’ vi viene voglia di ammazzare l’agente provocatore. O almeno di coprirlo di affettuosi sganassoni. Ma non lo farete mai. Si sa: i figli giudicano i genitori e a volte li perdonano. E poi voi siete i reduci della Siberia che piangono al funerale del padre dei popoli.

Ce n’è un altro di questi agenti provocatori che però gli sganassoni li rischia sul serio. Stateci attenti, è pericoloso. È quello che vi chiede se state lavorando e che quando gli dite che non trovate lavoro vi risponde, con l’aria di chi vi rivela qualcosa che alla vostra età dovreste aver già capito da un pezzo, che state sbagliando tutto: “Eh, ma al giorno d’oggi il lavoro bisogna inventarselo…”

Non so voi, ma secondo me in un mondo razionalmente ordinato il solo pronunciare una frase del genere comporterebbe una condanna a diciotto anni di lavori forzati nel gulag di Kolyma. Specie se chi la pronuncia il lavoro lo ha, ed è un lavoro a tempo indeterminato, con stipendio fisso più che dignitoso, e di nessuna responsabilità.

Questa creatura surreale il suo sproposito lo dirà così, con naturalezza, senza cattiveria. Non percepisce alcun attrito fra ciò che vi ha detto e il fatto che lui sia pagato per mettere timbri alle Poste, o al Catasto, o qualsivoglia immondezzaio di carta bollata della pubblica amministrazione italiana. Forse non prenderete a sberle neppure lui, che pure meriterebbe di essere sbranato lì davanti a tutti, impiegati e amministrati, apocalisse zombie burocratica.

Intanto, mentre riflettete su ciò che vi ha detto, lui si allontana con il pacco, o con la pratica, il progetto, promettendo di tornare in un attimo con le firme che tanto agognate. Vi farà attendere per delle ore senza risultato, già lo sapete. Avete notato che zoppica? Non vi stupirà più di tanto: oggigiorno è difficile ottenere un posto fisso se non si ha almeno un piede equino. Nel suo caso il piede equino si somma a un evidente deficit cognitivo. Se messe insieme, queste due qualità fanno scalare qualunque graduatoria concorsuale, sono una combo imbattibile. Molte cose vi saranno più chiare quando avrete capito questo.

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2 pensieri su “Cercare lavoro oggi

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