Facebook, Lampedusa e il lutto nazionale

Il meme fascista su lutto nazionale per le vittime di Lampedusa.

Mi ricordo una vecchia pubblicità di roba surgelata. Un turista – credo inglese – mangiava la spadellata di verdure surgelate, cucinata da una bella figliola. All’inizio della pubblicità dichiarava: “Ah, l’Italia. Un posto in cui il tempo si è fermato.” Mi spiace per l’occhialuto professorino d’Inghilterra, ma il Belpaese è sempre in movimento, il problema è la direzione.

Questo post riguarda le nuove abitudini degli Italiani in tema di funerali e lutti nazionali in occasione di calamità varie. Argomento succoso e spinoso, che per “puro caso” si collega a quello affrontato ieri: la condivisione seriale di idiozie su facebook. Al centro dell’analisi un manifesto poetico che ognuno avrà trovato sulla bacheca.

Negli scorsi giorni un’imbarcazione di scafisti ha avuto un incidente al largo di Lampedusa. Il bilancio è di 111 morti accertati, 155 superstiti; il maltempo ha oggi impedito le ricerche.

In genere per le catastrofi ci si intristisce, dico bene? E ci si è intristiti. Le graziose autorità della Repubblica – che sono tristi per definizione, ma questa volta erano colpite sul serio – hanno decretato una giornata di lutto nazionale per il 4 di ottobre.

Le parole in libertà vigilata

Non tutti hanno avuto il tempo di intristirsi. Per esempio non lo hanno avuto di certo gli autori dello splendido manifesto che ho riportato in apertura del post. Anzi, hanno pure trovato il tempo di elaborare questo mirabile esempio di grafica e poesia, di vaga ascendenza marinettiana. Molto apprezzabile è anche che i puntini di sospensione siano stati limitati a tre, evitando l’usuale sentiero di Hans e Gretel che si vede in questa forma di arte.

Il lutto nazionale testé dichiarato non raccoglie il consenso dei poeti. Il problema è che non fu dichiarato per le seguenti circostanze luttuose. Leggiamo insieme i loro versi:

Le 32 vittime della Costa Concordia.
Le 9 vittime dell’incidente alla torre piloti del Molo Giano (GE)
Le 39 vittime del pullman caduto da un viadotto sulla A16.

Mi stupisce un po’ l’assenza di nonna Pina, quella delle tagliatelle, la cui scomparsa lascia un vuoto incolmabile fra le patrie pignatte e che senza dubbio avrebbe meritato una giornata di preci e lacrime da parte della nazione.

I versificatori, è chiaro, esprimono con questa poesia civile il loro sdegno. Cosa li muove a sdegno? Le ultime righe ci danno una soluzione. Soluzione quasi ovvia. Qual è il sentimento nazionale, quello che più rappresenta l’Italiano nel mondo dopo gli spaghetti, la mafia e la mamma? L’invidia, esatto. Questi sono invidiosi degli immigrati annegati nel mare di Lampedusa, invidia legittima, quasi d’obbligo.

Chi non ha mai desiderato la riverenza lacrimosa delle autorità, una citazione da parte di papa Francesco, le prime pagine dei giornali, gli annunciatori della televisione che con voce rotta dalla commozione parlano dei caduti di questa ennesima battaglia senza nome? Una tomba sulla quale si potrà scrivere soltanto “Mar Mediterraneo, primi di ottobre del 2013”, chi è così pavido da non averla sognata? E pensate anche a che figurona che fanno adesso questi immigrati, inguainati in quei sacchi blu, che slanciano e snelliscono, tagliati da grandi stilisti.

Ce n’è proprio di che essere invidiosi. Un poco sarei invidioso anch’io, non tanto per il sacco blu, ché non ho bisogno di essere snellito, quanto per la citazione da parte del papa. Da ateo mi è spesso toccato difendere pope Francis e Benny 16 dagli insulti dei loro fedeli, ma il sommo pontefice di me non si è mai accorto.

‘italiano

Andiamo ai versi di chiusura e chiudiamo definitivamente questo argomento:

perche’ anche nella morte
un’italiano
vale meno…

Belli, nevvero? I puntini di sospensione finali sono un tocco da maestri. L’attitudine al vittimismo vi trova piena e potente espressione, quasi andando ad offuscare il precedente tema dell’invidia verso coloro che vittime sono sul serio.

Che dire infine di quell’Italiano che viene nominato, quasi invocato, nel penultimo verso? Mi pare di vederlo, schiacciato da quell’apostrofo che si trascina dietro, simbolo di tutti i mali: un’italiano. Quell’italiano che “vale meno”. Di che ‘italiano si parla? di un’italiano.

Qui le interpretazioni divergono. La mia è che un’italiano, quello che appunto “vale meno” secondo i poeti, sia da interpretarsi come personificazione dell’Italiano di questo nuovo millennio inerziale e miserabile: un italiano, pardon, un’italiano infantile, egoriferito e analfabeta di ritorno.

Ma, come dice sempre un mio saggio amico, mi sa che gli autori avevano anche il biglietto di andata. Se non lo avevano, allora avranno fatto il viaggio da clandestini.

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18 pensieri su “Facebook, Lampedusa e il lutto nazionale

  1. due cose:
    1) quando mai benny 16 ha detto cose difendibili
    2) perchè, oltre che per quell'apostrofo malandrino, non ti stracci le vesti (come farei io) per gli odiosi spazi tra parole e puntini?
    3) dove diavolo trovi 'ste perle che su google 'sta “Ultima Difesa” non c'è?

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  2. 1) anche quando diceva che i tentativi di accomunare i matrimoni gay a quelli fra uomo e donna “un’offesa contro la verità della persona umana” e “una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace”?

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  3. 1. è il papa dei cattolici, e il cattolicesimo è una religione organizzata, con regole, valori, obiettivi e interessi determinati, non il presidente dell'arcigay: l'arcigay è un'altra religione organizzata, con regole, valori, obiettivi e interessi – però diversi. Son fatti così, non vanno d'accordo.

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  4. “…. è il papa dei cattolici, e il cattolicesimo è una religione organizzata, con regole, valori, obiettivi e interessi determinati, non il presidente dell'arcigay: l'arcigay è un'altra religione organizzata, con regole, valori, obiettivi e interessi – però diversi. Son fatti così, non vanno d'accordo.”
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    ad lib.
    Jack Lupowitz

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