Web 1.0: le chat, le gif animate e altre cose perdute

C6, antica chat.

Qualche giorno fa, mentre si parlava di latte scaduto e ribollito, con impossiball rimembravamo con nostalgia canaglia i tempi del web 1.0, ai quali tutti noi, i più giovini esclusi, siamo ancora affezionati.

Era un mondo difficile. Per installare un modem ci mandavano un manuale lungo come il Ramayana di Valmiki. Quando volevano facilitarci la vita ci mandavano proprio l’edizione in sanscrito del Ramayana di Valmiki. E il modem faceva un chiasso che pareva che parlasse sanscrito pure lui.

L’assistenza ai clienti poi era una cosa tremenda. Ricordo un solo fatto, purtroppo relativo al passaggio agli adsl, ma indicativo. Il modem arrivava sempre con un cavo di un metro, perché tutti teniamo il computer di fianco al telefono, no? Ecco, no. Quindi uno si doveva comprare la prolunga. E se il modem non funzionava si chiamava l’assistenza. E lì, nonostante si parlasse al telefono, il mondo ripiombava nelle tenebre prescientifiche: secondo l’operatore il modem non funzionava a causa della prolunga. C’erano milioni di chilometri di fibra ottica, noi aggiungevamo cinque metri e rovinavamo tutto. Questo è l’unico punto sul quale in Italia non è cambiato niente. In questi nostri tempi del web 2.0 la qualità dell’assistenza ai clienti è rimasta impeccabile, proprio come allora.

Cosa c’era nel web 1.0

Il webbe antico era una figata clamorosa, un sogno dell’umanità che si avverava, una prima bolletta lunga così che scatenava in casa la guerra fredda.

C’era tutto quello che un essere umano poteva desiderare. Se si cercava bene si poteva trovare un centinaio di siti in italiano, rigorosamente di pessima fattura, con colori lisergici che causavano epilessia nei soggetti fotosensibili. Per trovarli bisognava conoscere l’url, altrimenti si doveva spulciare fra le directory, affidandosi alla Provvidenza. Si potevano scaricare i programmi per “condividere materiale”. Ci voleva mezza giornata per avere sul proprio PC una canzone degli Iron Maiden, ma ne valeva la pena. I forum erano già lì, con il loro strascico di rancori: perché c’erano già i troll e chi li nutriva.

C’erano anche i blog. L’interfaccia dell’editor non faceva rimpiangere il blocco note di Windows, che era Windows95 e ricorreva a ogni scusa pur di bloccarsi. Per qualunque modifica bisognava lavorare sul codice. Le modifiche non funzionavano mai, pari pari a oggi. Ne ho avuti un po’ prima di abbandonare per anni l’arena. Uno con testo arancione su sfondo nero, particolarmente rilassante per gli occhi. Si intitolava le avventure celesti del sig. Antipirina. Tristan Tzara mi fece causa per plagio, poi trovammo un accordo. L’altro, gli alcolici di Zoumbaï, era un tentativo di anti-romanzo tentacolare su uno sfondo che pare una tovaglia a quadri, o una camicia a quadri che imita una tovaglia. Avevo diciannove anni e non potevo desiderare di meglio.

La chat

Il web italiano faceva pena. La connessione era da terzo mondo, i contenuti pure: c’era poco e quel poco che c’era non faceva ben sperare. Però su una cosa eravamo veramente all’avanguardia: le chat. C’erano milioni di chat, c’era l’imbarazzo della scelta: c’era la chat da usare sul browser, c’era la chat da installare sul disco, c’era la chat che non era proprio una chat ma ci somigliava. C’erano le chat generiche e quelle per argomenti specifici, comprese le più nefande turpitudini. Perché in questo il web è sempre uguale a se stesso: un magazzino di nequizia durante i saldi di fine stagione.

Una chat, per chi è giovane e non le ha usate, era una pozzanghera di anonimato in cui sguazzare senza ritegno. Tutti usavano un nick, alcuni non dicevano il proprio nome agli interlocutori. La pozzanghera era tutto un pullulare di SuperKikka88, fustakkione86, sweetsweetbaby, pikk0l0, lordofdarkness666, ilsignorevicrocifiggaempiomosessuali. I bimbiminkia non sono mai stati minacciati di estinzione.

In questa pozzanghera di anonimato si sguazzava con un obiettivo principale, almeno per i chattisti di sesso maschile: rimorchiare. Obiettivo mai conseguito, ça va sans dire, ma a volte il viaggio si vale la meta non raggiunta. Per lo meno ci si faceva una cultura sul primo italiano scritto di massa. Esempio di conversazione, con chiarimenti fra parentesi quadre:

rimorkio17: ciao
cucciolaformosa87 [dopo mezz’ora]: ciao
rimorkio17 [dopo un nanosecondo]: da dv dgt [punto di domanda facoltativo]
cucciolaformosa87 [sempre dopo mezz’ora]: da località imprecisata
rimorkio17: ankio!! ke kombinazione
cucciolaformosa87 [tre quarti d’ora dopo, perché nel frattempo è andata a struccarsi]: wow
rimorkio17: km ti kiami???? io Kilderico molto piacere
cucciolaformosa87 [dopo aver lavato i denti, sistemato l’assorbente, telefonato all’amica del cuore per parlare di “qnt è bono Bill dei tokio tell!!!!”] devo andare ciao

Tutto in sole due ore! Questo che segue è un altro esempio classico, capitava a tutti almeno un paio di volte nella giornata:

81simmenthal: ciao m o f?
killingmachine: m
81simmenthal: m ankio ciao

Così si passava il tempo sul web 1.0.

La rovina di quel mondo fatato

Finché non emerse l’abominio. Iniziò in sordina, nessuno ci fece molto caso, ma retrospettivamente si può dire che fu l’abominio a causare il crollo del web 1.0, dominato dalle chat e dai nick, e il passaggio al web 2.0, dominato dai social network e dai tasti di condivisione.

Una gif animata: una bambina che muove la testa.

Ecco, queste cose diventarono di moda…

Già, l’abominio… D’altra parte le faccine si erano sempre usate, no? 😉 Non lo sapevamo, ma le faccine si stavano trasformando nell’avanguardia di Mordor. Uno voleva ridere? perché mai limitarsi a 😀 quando poteva ingolfare lo schermo altrui con un faccione grande come Saturno con tutti gli anelli e la sonda Cassini che atterra su Titano?

Ma quello era niente in confronto a ciò che sarebbe arrivato. Un giorno le lettere presero vita. Il contagio fu inarrestabile. Nel giro di pochi mesi le gif animate infettarono ogni chat. All’inizio si trattava di qualche lettera soltanto, un po’ sbarluccicosa, magari una maiuscola istoriata. Poi un’amica mi salutò scrivendo un ciao in cui la C era un serpente che si annodava la cravatta(1), la I il palo della lap dance con annessa spogliarellista, la A il tavolo di una riunione di condominio e la O un ippopotamo in smoking che cantava il Miserere di Allegri. Lo cantava tutto. Ecco, queste cose andavano di moda.

Guardavo quel ciao e non capivo se ero io a essere strafatto di crack oppure lei. Forse entrambi. Pochi mesi dopo mi salutò con un naufrago che pesca su un’isola deserta, Dawson di Dawson Creek che piange, un panda che si smascella dalle risate, una massaia che gira la polenta. Aveva scelto le lettere come pulsanti di richiamo rapido per quelle nuove gif animate che “sono così simpatiche”. Tra le immagini e le lettere non c’era più alcun rapporto, l’intelligibilità aveva raggiunto il grado zero, l’abominio aveva vinto.

Fu così che si rese necessario inventare il web 2.0, perché il web 1.0 era ormai in coma profondo, divorato da una forma infettiva di afasia.

***

(1) Lo so, il serpente non ha le mani. Eppure quel serpente si annodava la cravatta, ne sono certo. Ma come facesse rimarrà un mistero.

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41 pensieri su “Web 1.0: le chat, le gif animate e altre cose perdute

  1. Oddio, quei discorsi in chat, così surreali a leggerli adesso! C'era proprio di tutto… Più fortuna ho avuto nelle chat di club/gruppi/altro, dove almeno c'erano interessi in comune. E negli GdR via chat, non dimentichiamo, a metà strada fra i MUD (mai riuscito a usarli) e i MMORPG di oggi (mai provati). Mi sento una via di mezzo vivente, insomma!
    Sigh, quanti ricordi!

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  2. “con un obiettivo principale, almeno per i chattisti di sesso maschile: rimorchiare. Obiettivo mai conseguito, ça va sans dire”

    manco per un cazzo, su icq (icq!) conobbi una per caso, questa abitava a due passi da dove lavoravo, ci scambiammo due foto tanto per e due settimane dopo c'eravamo messi insieme 😀

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  3. Sei un genio! E comunque le chat, non mi mancano, anche se ero un'assidua frequentatrice, troppi maniaci!!! Che poi con uno (non intendo un maniaco ahahah) mi ci sono messa insieme e ci sono stata due anni, non si dice!! Shhhhhhh!:P
    Comunque quanta fatica hai fatto a scrivere con le k?
    BACIXXXIMI by DoLcEdOlcE90_TvBxs

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  4. con le chat di facebook non vale, è troppo facile, non c'è quel brivido da “salto nel buio” che potevi avere, che so, con Talk Talk di Tiscali (io usavo quella) in cui sceglievi le tue, ehm, “prede” in base a 4-5 caratteristiche di gusti personali. Con facebook – sintetizzando – basta guardare la foto, se è fregna la contatti (o accetti la richiesta di amicizia), sennò avanti il prossimo.

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  5. Non so se hai conosciuto e ti ricordi la chat 3D di Tiscali. Entravi con un avatar che si muoveva, camminava, incontrava altri utenti… tipo the sims. E guadagnavi soldi virtuali da spendere non so come.

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  6. TalkTalk l'ho usata anche io. Praticamente era come C6, ma con colori meno pugno nell'occhio. In effetti si faceva la ricerca con scremando con un crivello: località, fascia d'età, interessi. E poi si sperava in sequenza: 1 che rispondesse, 2 che fosse carina.

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  7. Bei tempi, quelli dei siti web realizzati con MS Office.
    E le pagine che si caricavano in un quarto d'ora, e il primo dialer della mia vita che mi costò una bolletta da 487 euro.
    Le caselle hotmail da mezzo mega di limite, che dopo 30 giorni di mancato login si autodistruggevano. E winzip che salvava la vita, un po' come la canotta della salute.
    Lei, Dott. Madeddu, è un nostalgico. Il classico tipo che rimpiange l'Unione Sovietica e i trenini elettrici. Se posso rincuorarla, il web 3.0 sarà peggio.

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  8. Preparate gli “oddioooooooooo, ti ricordi?”
    – Napster e Audiogalaxy
    – Astalavista.box.sk
    – gli sms gratis da blu.it
    – altavista, arianna e lycos
    – Netscape (dovrebbe essere ancora possibile scaricarlo, lo usavate?)
    – “ipertesto”
    – i siti fatti coi frameset (“lo metto in alto o di lato?”) su word per quelli scarsi, su frontpage per quelli smart, su publisher per i pazzi
    – il guestbook sui siti

    E vi lascio una immortale frase di una mia ex, datata 1999: “il miglior modo per trovare un sito porno è cercare un crack”

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  9. ovviamente non appena premo invio me ne vengono in mente altre:
    – gli indirizzi di posta elettronica @hotmail.com (sono esauriti mi s da un decennio)
    – i salti mortali per scrivere gli indirizzi, tipicamente delle università americane, che contenevano il carattere “~” (alt+126, me lo ricordo ancora)
    – i powerpoint “simpatici” spediti via email (e cestinati subito perchè lo spazio di hotmail, nella seconda metà degli anni 90, era di 2 mega!!!)

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  10. devo confessarlo: giusto 10 anni fa feci una presentazione in powerpoint per lavoro. E ci misi anche le animazioni. Per fortuna poi sono guarito, oggi inizio a gridare quando vedo gli excel condivisi che girano via mail

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  11. ecco, questa capita a fagiolo, il degno contrappasso: da quando sto su questo progetto (fine luglio) non fanno altro che darmi excel a vario titolo (da compilare, su cui fare degli sviluppi in visual basic, ecc.), adesso arriva il capo e mi fa: “ti mando un excel con delle query da lanciare”. Me lo sono guardato come un folle, e gli ho chiesto: “lo fate apposta? Mettete le query dentro excel perchè sapete che dovete darlo a me?”, lui dice di no, che è una cosa fatta così, rozzamente, e gli rispondo chiedendo se il video editing lo facciano con power point, già che ci sono.

    Meno male che ho un capo spiritoso…

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