Di grazia, di cosa si deve scrivere?

Illustrazione raffigurante Gilgamesh.

Perché io vorrei saperlo. Di cosa si deve scrivere? Non sui blog, di quello mi sono già occupato. Di cosa deve occuparsi chi scrive romanzi e racconti? quali argomenti può legittimamente affrontare chi vuole fare della narrativa in lingua italiana?

Questo post nasce da Masterpiece, uno sceneggiato del tipo che chiamano talent show e che danno la domenica notte su Rai3, sperando che non lo veda nessuno. Io non l’ho visto. Sono un paraintellettuale snob e schifiltosetto, come tutti gli accademici mancati, quindi non guardo la TV, né guarderò Masterpiece. Riprendo da un altro blog la citazione che ci aiuta finalmente a fare chiarezza:

Lei è un fantastico personaggio di un romanzo. […] Lei ha una storia fantastica e ha trent’anni. Secondo me lei dovrebbe attingere… Invece di andare a buttarsi nel fantasy, andare… Lei dovrebbe attingere a sé stesso, lei ha un mondo fantastico da raccontare.

Questo è De Carlo che striglia uno dei concorrenti. Lo sfacciato ha osato presentarsi alla giuria con un romanzo fantastico e ciò che è fantastico non interessa. Invece la vita del concorrente, sostiene il poliziotto cattivo, quella sì che è interessante: il master in questo e quello, lavori pittoreschi e saltuari, qui e là. E lì ho capito che devo essere un tipo strambo assai: sono dottore di ricerca, non ho un lavoro stabile e non considero la mia vita un pozzo da cui attingere. Se mi capita per le mani un romanzo la cui quarta di copertina recita “il fantastico mondo di un dottore di ricerca che non trova da lavorare” una cosa è certa: quel romanzo torna sullo scaffale dal quale è venuto.

Certo, questo Masterpiece è un talent show, quindi è normale che cerchino dei personaggi. Ma i personaggi si dovrebbero cercare nei romanzi, non negli autori. O per lo meno questo è quello che mi avevano fatto credere.

Comunque il concorrente non ha scritto di sé, ma ha scritto di alchimia. Non so cosa ci sia in quel romanzo, ma se anche vi fossero gli elfi e i nani (che mi causano un orrendo esantema, probabilmente contagioso), dopo quell’uscita del giudice non posso che difenderlo.

Perché non ci si “butta nel fantasy”. La letteratura fantastica non è la serie B della scribacchinanza mondiale, la via d’uscita di chi non sa scrivere altro. La narrativa non è solo quella di chi scrive di drammucci borghesi, di famigliole impiegatizie, di bimbiminkia che credono di essere innamorati della compagna di banco ma invece solo sono innamorati dell’amore.

E non vale, come argomento a favore, l’amara verità sullo stato della narrativa fantastica che si scrive e che si vende in Italia: perché purtroppo è vero, la maggior parte della narrativa fantastica che troviamo sul mercato grida vendetta al cospetto di Dio. Il punto è che questo vale anche per gli scrittori con i drammucci, le famigliole e i bimbiminkia. Almeno gli scrittori di narrativa fantastica non si danno tutta questa importanza e soprattutto non la danno ai fatti insignificanti della loro vita. (Parentesi, dedicata a di tutti coloro che, solo perché prendono in mano carta e penna, pensano di stare sul piedistallo e guardano dall’alto in basso il volgo ignobile. A costoro mi permetto di far sommessamente notare che la civiltà delle lettere è solo il portato accidentale della notazione contabile dei Sumeri).

Piuttosto, già che ho citato i Sumeri… scegliamo fior da fiore:

Quando furono scesi dalla montagna Gilgameš prese la scure in mano, abbatté il cedro. Quando Humbaba udì il rumore da lontano ne fu infuriato; gridò: “Chi è costui che ha violato i miei boschi e tagliato il mio cedro?

Accidenti, forse Gilgameš ha tagliato un albero di un parco nazionale, Humbaba deve essere una guardia forestale decisa a multare l’illecito. Oppure, aspetta aspetta, Gilgameš è un re semidivino, che con il suo amico Enkidu (che è stato forgiato dagli dei), si reca nella foresta dei cedri per affrontare il mostro Humbaba? Così parlò wikipedia. E non sentite anche voi come una vocetta che dice: mostri, semidei… questa roba qui puzza di fantastico, sa di fèntasi.

Volevate farcela sotto il naso, infigardi di Sumeri. Ma noi le sappiamo tutte e vi rimettiamo a posto questa robaccia. Attingiamo a noi stessi, sarà facilissimo:

Gilgameš e Enkidu, con due birracce comperate al discount, si siedono su una panchina al parco. Gilgameš propone, per quella sera, di recarsi presso il locale di Humbaba e cenare con il suo saporito kebab. Enkidu rifiuta cortesemente: ha lasciato detto a casa che sarebbe tornato per cena. Gilgameš insiste, ma Enkidu è irremovibile: la mamma, dice, ha fatto l’arrosto con le patate di cui lui è molto ghiotto.

Suona già meglio, ora che si sono cancellate le fregnacce. E abbiamo sistemato una volta per tutte questi Sumeri e la loro spocchia. Tornatevene alla vostra contabilità, ché la narrativa non fa per voi.

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37 pensieri su “Di grazia, di cosa si deve scrivere?

  1. Ma ne state parlando tutti? 😛

    Condivisibilissimo. Il signor Gilgameš, trentenne, dovrebbe pescare dal suo vissuto e narrare, che so, le difficoltà di cercare un lavoro nell'Italia contemporanea (perché un autore italiano ha un mondo fantastico dentro, non può mica parlare dell'Iraq post invasione.)

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  2. Sono proprio stufa di tutta questa spocchia nei confronti della narrativa fantastica (me ne sono occupata anche sul mio blog alcuni mesi fa). Sarà anche vero che il mercato è saturo di romanzetti tutti uguali e personaggi-fotocopia, ma ciò non significa che il meraviglioso sia riducibile a questo, a meno di non diffamare grandi autori che hanno dedicato capolavori indiscussi a queste tematiche; visto che hai citato l'epica sumera, aggiungiamoci i cicli omerici e i romanzi cavallereschi, ma basta girare lo sguardo al recente passato per trovare autori di narrativa fantastica ultrameritevoli.
    Aggiungo che spesso, fino a qualche tempo fa, parlando di narratori esordienti, i cosiddetti grandi scrittori deploravano l'abitudine all'autobiografismo e allo spunto personale. Allora, forse, non sarebbe il caso di smettere di interrogarsi sulla bontà/validità di un genere e analizzare i singoli autori, i singoli personaggi, le singole storie? Ah, dimenticavo, quello richiede un po'di lavoro critico, lo snobismo generale è molto più facile e televisivamente adeguato. Sono lieta di constatare che il mio pensiero non è isolato e che per un De Carlo esistono eserciti di fantasiomani pronti a scendere in campo! 🙂

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  3. In quel programma si dicono un mare di fregnacce… io non impazzisco per il fantasy, ne leggo alcuni meritevoli che non mi sembrano affatto di serie B, e anche a me quel commento ha dato fastidio… domani scriverò un romanzo sul favoloso mondo di chi ha due lauree, un master ma non riesce a trovare un lavoro che si possa chiamare tale e sta a casa a parlar male di masterpiece perché almeno per una cosa quel programma è utile, ovvero come valvola di sfogo…

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  4. Trovo così triste che le storie debbano passare in secondo piano rispetto agli autori. Perché quando si scrive, si dovrebbe scrivere per raccontare una storia, non per autocelebrarsi. Senza contare che togliendo di mezzo tutto il fantastico orale e cartaceo, toglieremmo di mezzo tre quarti della nostra storia >__<

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  5. A proposito di romanzi cavallereschi, come non dirlo: la letteratura in lingua italiana ha una lunga tradizione di racconti fantastici di altissimo livello. Fino all'altro ieri avevamo fra noi Italo Calvino. E piano piano si può risalire a Ariosto? Sicuramente anche a prima, io non me ne intendo, ho studiato altro.

    Ma a noi, che sappiamo apprezzare il romanzo verista e quello fantastico, chi ci ammazza? 🙂 come dice un mio amico: devono sloggiarci coi lacrimogeni.

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  6. Sono del tutto d'accordo con te a metà – per citare un giocatore di calcio di tanto tempo fa 😀 Sono d'accordo del tutto: se togliamo l'invenzione e il fantastico, cosa ci rimane? Non ci rimarrebbero nemmeno i romanzi del realismo: anche quelle sono storie inventate, no? plausibili, forse, ma non sempre probabili 🙂

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  7. Speriamo che certa gente non decida di fondere i metalli in una fornace: altrimenti ci scriveranno i romanzetti dove i lucchetti di ponte Milvio sono fabbricati di oro alchemico da un'azienda che possiede la pietra filosofale… Altrimenti siamo veramente finiti, Stefano 😀

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  8. ma se putacaso fossi un alieno globiforme fisicamente impedito al monologo interiore in quanto dotato di una coscienza comune con tutti i membri della propria specie proveniente da un mondo ammasso fangoso e ribollente pieno di escrescenze bituminose e mucose in cui i principali passatempi sono fagocitarsi a vicenda e riprodursi per scissione, De Carlo la comprerebbe la mia autobiografia?

    e comunque la storia di Gilgamesh è palesemente una denuncia sociale allegorica sulle difficoltà del precariato ai tempi dei sumeri, e Humbaba è palesemente una raffigurazione dell'1% che si appropria delle cose del 99%, il quale è per l'occasione rappresentato da un re-eroe semidivino palesemente ispirato a Vi di Vipervendetta. ad aggiungere pathos vi è la tenera storia d'amore omosessuale tra l'eroe ed Enkidu, che termina tragicamente quando questi muore di AIDS.

    sono certo che il Decarlo (voce del verbo decare, ovvero dare una doppia cinquina, aka tirare un doppio ceffone con amdbedue le mani a qualcuno, mossa segreta di Bud Spencer) si danna del fatto che l'autore di Gilgamesh, pur non avendo rilasciato alcuna intervista, fatto nessuna presentazione, non essersi manco preso la briga di firmarsi, farsi una foto, è più famoso di lui.

    Come disse il sommo poeta: “ora ti racconto com'è e come fu, la tecnica non conta quando parli con l'old school”

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  9. Ma l'autofiction e il fantasy (non il fantastico, giammai) non si potrebbero vietarli per legge? Non dico in eterno, ma almeno per una decina di anni, giusto il tempo di disintossicarci un po'. Ottimo post comunque!

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  10. Io invece l'ho visto, due volte. Nel senso che ho visto la prima e la senconda puntata e, ho timore a dirlo, credo che guarderò anche le successive. Lo so, è peggio di una dipendenza da farmaci. Ho cercato di smettere, ma è più forte di me…

    Detto questo, concordo in toto con quello che scrivi, ma posso anche dire di più. Avendo visto entrambe le puntate, i concorrenti che sono passati e quelli che sono stati eliminati, e avendo anche letto gli stralci dei vari romanzi linkati sul loro portale, posso dirti che la linea editoriale comandata dalla Bompiani – che sponsorizza il programma – è piuttosto chiara.

    Alla prima puntata è passato il “Fante” spolverato, alla seconda il “Bukowski” slavo con i capelli strani (detto da lui stesso), è chiaro che cercano il “romanzo di formazione”, un po' di strada, un po' da disadattati, in chiave moderna. Hai scritto qualcosa di diverso? lo hai scritto meglio degli altri? Ecchisenefrega! Noi vogliamo il solito, noioso, ormai anacronistico, romanzo di formazione da disadattati sfigati. Se poi, tu che l'hai scritto, storpi i tempi verbali, non sai manco cosa sia una penna e puzzi pure un po', tanto meglio!

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  11. ottima la riscrittura di Gilgamnesh. Ora ci sentiamo più tranquilli, la presenza dsi tutti quelli Urania nella biblioteca della scuola Attilio Regolo in effetti è stata sempre fonbte di preoccupazione, ma dopo aver letto questo post sappiamo come procedere. 🙂

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  12. In verità manca una parte importante del giudizio complessivo assegnato al romanzo in questione. E non appartiene a De Carlo.

    De Cataldo (l'altro giudice) ha spiegato successivamente al concorrente in questione che il suo romanzo non aveva alcun “appeal” come romanzo di narrativa, mentre come saggio era passabile.
    È evidente che a Masterpiece non stiano cercando saggisti 😉

    Partendo da questo assunto, non credo che i suggerimenti di De Carlo e De Cataldo all'aspirante scrittore siano proprio da buttare…

    Che poi la narrativa fantasy in questo paese sia considerata di serie B è un altro discorso… Resta il fatto che secondo me si dovrebbe criticare dopo aver visto con i propri occhi o ascoltato con le proprie orecchie, mentre la maggior parte degli scrittori o aspiranti tali (soprattutto di fantasy) che si sono scagliati contro quest'episodio hanno parlato solo per sentito dire.

    Uno sport purtroppo molto diffuso in Italia ;-(

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