Trovare lavoro: serve la raccomandazione?

Il cv del raccomandata da Tizio Gaio.

Era un po’ che qui su frottole non si parlava di ricerca del lavoro. Di sicuro vi sarete preoccupati: stai a vedere – vi sarete detti – che Alo Madeddu è diventato amministratore delegato di ENI. E in effetti è così… no, scherzo. Controllate pure sul sito dell’ENI, se non vi fidate: l’amministratore delegato è ancora il dottor Scaroni.

In ogni caso eravate avvertiti: sulla pagina facebook ho rilanciato i vecchi post sull’argomento. Oggi vi beccate questo lato della faccenda, preparatevi a una nuova avventura fra due immortali e italianissimi classici: la raccomandazione e la famiglia, che vanno a braccetto.

“Dai il curriculum a tuo zio Tizio Gaio, mi ha detto che un suo cugino, quello che una volta è morto, deve assumere.” Quanti di voi si sono sentiti dire questa frase o altre a essa assimilabili? Alzate la mano, per cortesia. Alle solite: tutti. Vedo che siamo Italiani e teniamo famiglia. Ha alzato la mano anche quello che lavora nella fabbrichetta del papà, sentiamo che ha da dire. Ah, tuo padre assumeva ma è stato tuo cugino a dirtelo? Questa volta ci fai pena sul serio.

Ma lasciamo stare e torniamo all’argomento. Ve ne sarete di sicuro accorti, ma ripetere giova: la famiglia è, per sua natura, un’istituzione totalitaria. Perché non valuterà mai le vostre scelte in base al loro contenuto e alla loro motivazione. Contenuto sostanziale e motivazioni in famiglia sono inezie che non contano, anzi, non possono contare: l’unica cosa che conta è che avete fatto una scelta, quindi potevate farne un’altra, quindi avete sbagliato, in ogni caso. L’unica opzione giusta è quella che non avete scelto, sempre e comunque. Perché la famiglia è refrattaria alla logica e alla realtà. Il principio di non contraddizione è un emblema della deboscia borghese e capitalista; i fatti un’invenzione delle demoplutocrazie occidentali.

Da questo buco nero antiscientifico emerge la frase di cui sopra. Qui di seguito ve ne presento una versione più realistica.

Dai il curriculum a tuo zio Tizio Gaio, mi ha detto che un suo cugino, quello che una volta è morto, deve assumere. Hai presente lo zio Alfredo, quello che non era uno zio, era un amico d’infanzia dello zio Tizio Gaio? No, quello che si trasferì in provincia di Gorizia per fare lo spazzacamino. Ma ti dico che te lo ricordi! Quello che poi ha fondato il “premiato saponificio Alfredo e figli”, che negli anni ’80 stava per chiudere, ma poi sono arrivati i sussidi della Regione Friuli, la cassa integrazione…”

Lo sproloquio parentale va avanti per una buona mezz’ora. Ci viene raccontata l’intera storia del premiato saponificio e della famiglia di Alfredo, senza tralasciare il fratello impiegato all’anagrafe e la zia monaca di clausura, due vite avventurose come poche altre mai. La Famiglia è pur sempre italiana e in quanto tale non ha il dono della sintesi.

Alla fine salta fuori questa notizia: il premiato saponificio assume; il figlio maggiore di Alfredo, che è il titolare da quando il padre è scomparso, ha fatto sapere la cosa a vostro zio Tizio Gaio, che sta a Gorizia. Tizio Gaio però non può approfittare dell’occasione, perché ha già un lavoro (camminatore presso l’amministrazione provinciale). “Ma dice che può mandare il vostro curriculum e raccomandarglielo!” Non è meraviglioso?

No. Probabilmente abbiamo voglia di rovinarci la giornata, perché proviamo a spiegare i motivi per cui non è meraviglioso.

  • Il figlio di Alfredo non ci conosce. E noi, insistiamo, non abbiamo mai conosciuto il defunto zio Alfredo.
  • Tizio Gaio, al quale è stato offerto il lavoro, ha la terza media: quindi è un lavoro da terza media. Noi siamo laureati (master e dottorato opzionali, per chi li ha): non ci prenderanno mai per un lavoro che richiede la terza media, è una cosa scientifica.
  • La provincia di Gorizia è dall’altra parte della Terra: troveranno senza problemi qualcuno con la terza media in provincia di Gorizia, non hanno bisogno di cercare un laureato oltrecortina.

Si era detto che la Famiglia è totalitaria, no? Ma non ne abbiamo voluto tenere conto… e così veniamo incriminati in base all’articolo 2 del codice penale delle famiglie: uso di argomenti razionali a fini di sabotaggio. Se non abbandoniamo alla svelta il campo, saremo costretti a sentire un pippone farneticante sul nostro atteggiamento negativo che influenza i datori di lavoro. Il pippone non controbatterà alla nostra argomentazione, ma in compenso farà sì che un pesante randello si abbatta sulla nostra già scarsa pazienza.

A nulla è servito analizzare e ragionare. Quando si è in famiglia quella del nostro raziocinio, mettiamocelo in testa una volta per tutte, è la voce di uno che grida nel deserto. Ma almeno a Giovanni Battista il deserto non rispondeva.

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18 pensieri su “Trovare lavoro: serve la raccomandazione?

  1. Se non ero l'amministrazione della Regione Sicilia ha assunto dei camminatori uno o due anni fa, o almeno ne aveva l'intenzione. Ma bisogna essere siciliani dall'epoca di Federico II per lavorare nell'amministrazione in Sicilia, oltre a varie altre cose.

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  2. Ottimo, ma devo farti una piccola critica: hai scritto “Cugino” e non “Cugggino”, fila a correggere l'errore gravissimo e poi mettiti il cilicio, una corona di spine in testa, strappati i capelli, cospargiti il capo di cenere e fustigati per espiare questa tua colpa, tua grandissima colpa.. Non evitare nemmeno una di queste punizioni, non si fanno sconti a chi sbaglia l'ABC.

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  3. in effetti c'era uno zio di mia madre che era un alto manager in una società di investimenti, e ad un certo punto (morto) della mia carriera ci andai a fare una chiacchierata, rivelatasi inutile a causa di un curriculum pressochè vuoto.
    Ora, dato che il suddetto zio è defunto qualche anno fa, dovrei nutrire qualche speranza?

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