L’editore a pagamento non fa editoria

Logo dell'iniziativa NO EAP, No editoria a pagamento.

Editoria a pagamento, questa sconosciuta, diremmo noi. E noi, amici miei, come spesso accade, ci sbagliamo. Pare che la conosca tanta gente.

Ma così numerosa ch’i’ non averei creduto / che morte tanta n’avesse disfatta. Fateci caso, ogni volta che si parla di editoria a pagamento il clima si fa incandescente. Per caso la questione è dibattuta? La scienza stenta a formulare una teoria predittiva? Gli intellettuali sono indecisi? Hanno dovuto separare i filosofi perché stavano per venire alle mani?

Temo di no. Temo che il punto, più seriamente, sia che un sacco di persone pagano un editore per farsi stampare un libro. Così poi possono scrivere su Facebook: Cippa lo scrittore Lippa, Antani il poeta maledetto.

E infatti è bastato che Mario Borghi scrivesse qualche nuovo pezzo sull’editoria a pagamento perché Gaia Conventi ricevesse un bel messaggio anonimo, il cui anonimato dice tante cose. Perché questi distratti anonimi su una cosa sono attentissimi e tengono una memoria infallibile: si ricordano nome, cognome e blog di tutti coloro che trovano l’editoria a pagamento scorretta e inutile, come Mario e Gaia. Segue il messaggio.

Ti senti tanto spiriosa vero? Poi quando avrai un po’ di tempo spiegherai questa tua avversione per l’editoria a pagamento, forse siete stipendiati tu e il tuo amichetto per buttare fango? Prima o poi sis coprirà e chissà che non ridano gli altri. Sappiate però che non fate ridere e nessuno vi si fila.
byebye

Al di là della formulazione evidentemente frettolosa, come si evince dagli errori di battitura, quello che vorrei portare all’attenzione dello spettabile pubblico è questa frase: ” forse siete stipendiati tu e il tuo amichetto per buttare fango?”

I danni linguistici della politica. Dopo “il territorio”, targato Lega Nord, il “ki ti paga?!11!!”, dritto dalla scuderia dei peppigrilli.

All’anonimo comunicatore (a proposito, complimenti per l’anonimato, come sempre: l’anonimato è ciò che distingue la delazione) vorrei dire che si sbaglia. Non c’è nessun complotto dei Bilderberg dell’editoria per screditare chi paga per vedere stampato il proprio romanzo sull’allevamento dei pesci rossi in Cina nel Seicento. E se glielo dico io, che sono sul libro paga del Nuovo Ordine Mondiale, può credermi. Chi paga un editore per pubblicare si scredita da solo

Si scredita da solo perché, invece di intascare dei soldi che gli spettano di diritto, sborsa i suoi soldi e li fa entrare nelle tasche di chi dovrebbe pagarlo. Hai capito, anonimo caro? Ti faccio il disegnetto? È come se gli impiegati pagassero il datore di lavoro.

Per tutto il resto, anonimo adorato, per argomentazioni più precise e circostanziate, consulta il blog di Gaia. Potrai leggere con tuo profitto, dulce amice, che l’editore è un imprenditore e che quindi sta a lui sopportare il rischio d’impresa. Non spetta a te: tu hai scritto il libro, hai già fatto la tua parte. Scoprirai che l’impaginazione, l’editing e la correzione delle bozze sono attività che spettano a lui: non gliele devi mica rimborsare. Sei già lì che leggi, vero? Bravo, giovane jedi, hai fatto il tuo primo passo verso un mondo più vasto: il mondo di quelli che hanno capito che non si paga per pubblicare, ma si viene pagati.

***

E alla fin della fiera internet, come sempre, si configura come l’unico luogo in cui si manifesta questo fenomeno che ha dell’incredibile. In ogni altro angolo dell’universo, da questa commovente palla di fango fino alle fiammate delle quasar più lontane, quando si parla di un’attività e la si definisce stupida, o sbagliata, o patetica, coloro che la praticano se ne stanno zitti. Oppure fischiettano, facendo finta di niente. Al massimo vanno a mugugnare con altri della loro specie, ma stando bene attenti a non farsi sentire.

Su internet no. Saltano subito su a strepitare, dichiarando urbi et orbi che sì, loro sono gli stupidi che fanno quella stupidaggine. Vale per tutto: dal pagare un editore per farsi stampare il libro al pagare la maga per farsi leggere i tarocchi e togliere il malocchio.

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24 pensieri su “L’editore a pagamento non fa editoria

  1. Sottoscrivo e condivido. C'è poco da aggiungere.
    Bisogna credere nel proprio talento e dare il giusto valore a ciò che si è prodotto (che si è scritto in questo caso); se iniziamo a pagare gli altri per il nostro lavoro siamo proprio alla fine.

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  2. A questo proposito ho avuto delle collisioni con un paio di “editori” che chiedevano soldi per pubblicare: avevo loro esposto una teoria in linea con la tua e con quella di Gaia, con la quale ho avuto modo di discutere delle belle figure che uno dei signori in questione ha collezionato polemizzando contro i suoi cosiddetti “delatori”, che altro non fanno che mettere a nudo un meccanismo di cui è legittimo che gli scrittori si avvalgano (denaro loro, in fondo), ma che non è altrettanto legittimo definire editoria. E a questi difensori degli eap direi solo: ma scusate, se vi candidaste per un impiego, paghereste il datore di lavoro per assumervi e farvi lavorare nella sua azienda?

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  3. La teoria è semplice: anche con l'editoria free paghi il servizio di stampa, arrangiamento, vendita. Tu non hai il 100% dei diritti, ne hai, se ti va bene, una percentuale che va dal 10% al 15%. Il resto va all'editore che paga la stampa, gli editor, i grafici, la distribuzione e la vendita. E qualcosa rimane anche a lui, di solito una percentuale poco più alta della tua. Quello è il prezzo da pagare per pubblicare con un editore free. Gli altri prezzi sono tutti in più.

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  4. Ciao, Ale,

    che ti devo dire? l'umanità sopravviverà anche a questo. D'altra parte la civiltà letteraria è solo il portato accidentale delle notazioni contabili dei Sumeri. La contabilità, in ogni caso, sembra destinata a lunga vita 🙂

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  5. Neanche un troll anonimo che viene a dirti una a scelta tra:
    – chi ti paga?
    – sei uno scrittore fallito
    – scrivi stupidaggini

    Oggi se non hai il troll anonimo non sei nessuno, sappilo. Trollati da solo, almeno salvi la faccia! 😀

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  6. Il meglio dell'articolo è il commento di tale Ausonio:

    “importiamo sempre più letame dall'america, compresi questi stili di non vita. Benissimo fa la Cina a censurare buona parte dei siti americani. Il veleno subculturale americanoide è la loro principale arma di distruzione di massa.”

    😀

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  7. belloibò l'articoletto del giornale-di-nome-e-di-fatto, certo che mi sa che molto pipol non si leggiucchia ciò che si scrive, altrimenti si scriverebbe meglio, il che vorrebbe dire, peraltro, che si stima di più, il che alla fine sarebbe ben solleticante. mica dio ha creato l'universo per noi, considerato che ne possiamo vedere giusto un unghia e comprendere un quarto, l'ha fatto per sè, l'ha contemplato e ha detto: obbella.
    e d'altronde anche il famoso franzka e il famosissimo francespetracco, scrissero un mucchio di pinzillacchere da tenere per sè e solo per sè, maledetti frantzeschi-non-papi-nessanti.

    comunque se qualcuno vuole pagare per farsi dare na pacca sulla spalla e un titolo di scribacchino, che siamo noi per dirgli di non farlo? non basta guardarne in faccia la metà per capire che tristeggiano? mi pare che ci si impunti troppo su sta cosa di sparare alla croce rotta, che poi nessuno rimanda libri buoni indietro perchè “tanto ci sono quei fessi di scribacchini chemmi pagano”; non funziona, insomma, come per quasi qualunque altra attuale professione, dove il lavoro gratuito di una mandria scalciante di st(r)agisti/borsisti/paracarrieristi aspiranti supermegaultrameritevolcagaintestalpopolino manda affanculo le speranze di sopravvivenza degli aspiranti popolinoconvittoalloggioepochicazzidacagare come me e perpetua l'esistenza di una pletora di diseconomie parassitarie che soffocano qualsiasi barbaglio di materialità produttiva.
    amen.

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  8. Nessuno vuole abolire l'editoria a pagamento, anzi, secondo me è un mercato florido e su cui investire. Semmai, bisognerebbe smettere di chiamarla editoria e di dire che pubblicano libri, quando invece stampano manoscritti e basta.

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