Chi ti credi di essere?, di Alice Munro

Copertina di "Chi ti credi di essere?" di Alice Munro.

Un post per la serie dei libri che mi piacciono e che vi consiglio, sperando che piacciano anche a voi. Altrimenti poi tornate qui a lamentarvi e mi tocca prendervi a colpi di fucile.

Nonostante mi fossi riproposto di prendere un suo libro fin da quando lessi una recensione da qualche parte, non avevo poi tenuto fede al mio proposito. L’ho fatto solo qualche tempo fa quando Amazon ne ha offerto uno con lo sconto, perché non ho un soldo in tasca. E così ho acquistato l’ebook in formato kindle di Chi ti credi di essere?, della canadese Alice Munro.

Chi ti credi di essere? raccoglie dieci racconti, dieci fatti, dieci contesti, dieci momenti della vita di Rose, dall’infanzia all’età adulta. Il titolo, che è anche il titolo del racconto che chiude il libro, è una frase che Rose si sente ripetere alcune volte, da diversi personaggi, ma che è presente anche quando non viene pronunciata. È la frase che illumina l’incapacità di stare al proprio posto, che è poi il posto che ci viene assegnato d’ufficio dalla vita.

Per decreto del destino Rose nasce durante la Grande Depressione a West Hanratty, quartiere povero di Hanratty, borgo sonnolento della provincia canadese. Nel primo racconto è bambina. Vive in una casa che fa tutt’uno con la drogheria di Flo, la sua matrigna. Insieme a loro il fratellastro Brian e il padre, reduce della Prima guerra mondiale, che un colpo di tosse dopo l’altro si sputa i polmoni bruciati dal gas inalato nelle trincee.

Da quella pozza di catrame fossile che è Hanratty – dove è troppo piccola per prendere il treno della nuova guerra, quando le ragazze andranno nelle fabbriche di armi e i giovani meno raccomandabili si arruoleranno – Rose riesce a fuggire perché è intelligente e brava a scuola. Una borsa di studio le permette di trasferirsi per studiare all’Università. Si emancipa e in un attimo si sposa con l’uomo meno adatto a lei. Non lo ama, forse nemmeno lui la ama, nonostante le sue retoriche sparate da innamorato, ma tant’è, il matrimonio si fa. Non dura nemmeno poco, ma va malissimo. A farne le spese forse sarà la loro figlia Anna: è solo una bambina quando saluta la mamma augurando a lei e al papà che tutto vada bene con il divorzio.

Con il divorzio da un marito facoltoso la vita cambia: altri amanti, altri luoghi, altri lavori, ma la provincia – altre province – continua a farla da padrone. La signora Rose diventa attrice. Non è una di quelle importanti e danarose, ma è un volto abbastanza noto per il pubblico televisivo. Compresa la matrigna Flo, che non si farà remore di mandarle una lettera di rimproveri alla prima occasione. Perché la vergogna è il primo sentimento che si impara a provare nelle comunità in cui ognuno sa tutto di tutti, teatri in cui si è spettatori e attori nello stesso tempo.

Flo, personaggio ricorrente, fa da contraltare a Rose. Rose è distratta, cicciottella, curiosa; è una donna intelligente, anche astuta a volte, ma che non perde mai una certa ingenuità che fa di lei una vittima predestinata per le grandi illusioni. Flo è una donna segaligna, incapace di cortesia, ignorante, rapida a giudicare e avvilire chi le sta intorno. Riassume in sé la provincia in cui il libro inizia e finisce: una provincia materialista, meschina e gretta, che non smette mai di seguire chi ne fugge per trovare qualcosa di meglio, pronta a disprezzare coloro che non ce l’hanno fatta. In fondo la provincia si riconosce da questo: dalla carica di disprezzo con cui investe coloro che hanno fallito.

***

Chi ti credi di essere ?, di Alice Munro.
Titolo originale: Who do you think you are?, prima edizione nel 1978.
Stampato da Einaudi, nella traduzione di Susanna Basso.

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