L’importanza della scrittura [1]

Calligrafia giapponese.

Un post scritto perché tutti i blogger che ne sanno scrivono di scrittura. Anche io voglio essere un blogger di quelli che ne sanno, ecco.

Ho imparato a tracciare le lettere dell’alfabeto all’età di sei anni, in prima elementare, come tutti. Da quell’anno fino all’iscrizione all’università – leggendario anno accademico 2002/2003 alla facoltà di Scienze politiche di Cagliari – ho avuto una scrittura terrificante.

In quell’anno, per l’esattezza nel mese di maggio, dopo aver scritto le risposte del parziale di storia delle dottrine politiche in stampatello maiuscolo, decisi che volevo una scrittura degna di questo nome. Che fosse personale e insieme chiara. Possibilmente elegante.

Ho preso il giornale e su un taccuino a quadretti, con una penna bic nera, ho copiato le lettere dell’alfabeto. Scrupolosamente le ho copiate una seconda volta. E poi le ho copiate ancora. Ci ho riempito il taccuino con quelle lettere. Forse metà del taccuino, va bene. Il resto del taccuino l’ho riempito con i miei appunti, scritti nel nuovo stampatello minuscolo. Era bellissimo: non avevo mai avuto una scrittura comprensibile.

Lo stampatello minuscolo fece il suo debutto in società a settembre in occasione dell’esame di economia politica. L’assistente del professore non ci fece caso. Sul momento ci rimasi assai male – ché un intellettuale, anche se giovine, è sempre un vanitoso. Sul foglio c’era scritto 27: incassai il voto e tornai a casa felice lo stesso. D’altra parte non era un’assistente sulla quale si potevano fare pensieri scabrosi. Come diceva di lei una mia collega: “Una faccia da scampata al suicidio. Purtroppo.”

Comunque è in trasferta italica che la mia grafia mi ha dato le maggiori soddisfazioni. L’avvio avvenne in occasione di un concorso di dottorato, dottorato che poi mi donò tre anni di borsa ministeriale e successivamente la condanna all’inoccupazione perenne.

Il giorno del colloquio, dopo le prove scritte, il presidente della commissione mi accolse così: “Dottor M., una mia amica, che fa la paleografa, direbbe che la sua è una scrittura trecentesca. La buona valutazione del suo scritto la deve alla calligrafia, sa? Naturalmente sto scherzando…” Secondo me non scherzava.

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10 pensieri su “L’importanza della scrittura [1]

  1. Bravo, ridiamo un po' di importanza a qualcosa che presto sarà completamente dimenticata… la scrittura a mano 🙂
    Io a furia di scrivere al computer, da una grafia decente sono passata a una che sembra il prodotto di un bambino delle elementari…
    Cmq il tuoi post mi mettono sempre di buon umore 😀

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  2. io sono passato allo stampatello minuscolo in terza liceo per rendere comprensibili i miei temi alla prof. Per il resto, dal 1998 o giù di lì utilizzo quasi esclusivamente la tastiera per scrivere, e i risultati si vedono: le rare volte che devo scrivere su un pezzo di carta (in stampatello maiuscolo, che faccio prima) soffro di una dislessia totale, scrivo le lettere storte, me le dimentico e le inverto come se scrivessi col cellulare… un disastro, insomma 😀

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  3. Ecco, ho l'idea che mi renderà ricco: una penna con il T9, per coloro che non sanno più scrivere a penna. Basta montarci un calcolatore, un giroscopio, un apparato per manovrare attorno agli assi… insomma, una capsula spaziale per scrivere su carta 🙂

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