Un tè con Nikita

Il primo ministro sovietico Kruscev osserva una pannocchia di mai!

Questa notte ho sognato che andavo a trovare Nikita Chruščёv nel suo appartamento moscovita.

Ero in vacanza. Per la festa della Rivoluzione d’Ottobre agli archivisti del Cremlino erano stati concessi alcuni giorni liberi. Così approfittai dell’otto di novembre per fare visita al compagno Chruščёv.

Quando venne destituito si era raccomandato con noi dello staff perché lo andassimo a trovare di tanto in tanto. Da solo, disse, si sarebbe annoiato.

“Aleksandr Pavlyč! Aleksandr Pavlyč, caro! Quanto è che non passavate a casa di questo vecchio pensionato?” In effetti era passato un pezzo dall’ultima volta. E il compagno Nikita un po’ invecchiato lo è. Ma sempre in forma, sempre di buon umore.

“Nina, Nina! Prepara il tè, ho un ospite.” La signora sbuca dalla cucina insieme al profumo di una zuppa di pesce con cipolle e patate. Mi tolgo il cappello e la saluto.

“Hai visto? C’è Aleksandr Pavlyč!”
“Ho visto” fa lei.
“Signora, è un piacere rivedervi. Come state?”
“Ah. Dite, Aleksandr Pavlyč, siete ancora fidanzato con Tania Vladimirovna?”
“No, signora, ci siamo lasciati.”
“Vi ha lasciato, vorrete dire.”
“Sì.”
La signora torna in cucina. Fra il rumore delle pentole la sentiamo dire: “Non mi meraviglia: una ragazza così bella, così intelligente…”
Nikita Sergeevič mi mette una mano sulla spalla: “Vi odia sempre con tanto affetto. Su, lasciate qui il cappotto e venite nello studio.”

Ci sediamo sulle poltrone. Tra noi un tavolino ingombro di riviste. Parliamo del più e del meno, del tempo, dei festeggiamenti del giorno prima, del Partito. Mi chiede se girano ancora barzellette su di lui, se ne girano anche su Brežnev. Su Brežnev no, si presta poco, nonostante le sopracciglia: e poi il compagno Leonid Il’ič (1) non ha il senso dell’umorismo.

La signora ci porta il tè e per fortuna se ne va, ma non prima di avermi ricordato che una come Tania Vladimirovna non la troverò mai più. Almeno ci lascia bere il tè in santa pace, in silenzio, io e Nikita Sergeevič. Appena finiamo mi dice a voce bassa: “Sono sicuro che gradite qualcosa di più serio. Per favore, prendete il volume con i discorsi di Suslov dallo scaffale. Tenetelo stretto, mi raccomando: è pesante.”

Mentre poso sul tavolino l’immane tomo chiedo: “Non vorrete mica leggerlo?”
“Aleksandr Pavlyč, sarò anche invecchiato, ma non sono ancora rimbambito – mi risponde. Apre il volume: è finto. Tira fuori tutto soddisfatto una bottiglia di vodka. – La devo tenere nascosta, altrimenti la mia signora me la confisca.” Riempie le tazze e aggiunge: “Suslov è un logorroico incontenibile. Brindiamo, via.”
Brindiamo: al comunismo, all’Unione delle Repubbliche, ai bei vecchi tempi. Anche a Suslov, che con la sua logorrea ci permette di brindare.
“Avvicina la tazza, ti verso un altro sorso. Che c’è, non ti senti bene?”
“Ma figuratevi, Nikita Sergeevič! A nessun Russo può far male un bicchiere di vodka.”

Mentre mi riempie la tazza mi fissa e mi dice: “Alo, piantala con questa sceneggiata. Non sei neanche cittadino sovietico. Nel 1968 non sei ancora nato. Sei un Italiano del XXI secolo. Comunque è gentile da parte tua essere venuto a trovarmi, mi fa piacere. Ne hai dovuta fare di strada per stare lontano da un paese in irreversibile crisi economica! Qui non va tutto una meraviglia, ma per ora non ci si può lamentare.
– Ma verrà il giorno. Mi è facile fare questa profezia. Passerà una generazione di dirigenti, nuove mummie si siederanno sugli scranni del Politburo. Un’economia di piano sempre meno efficiente azzopperà il paese guida dell’internazionalismo proletario. I bravi cittadini sovietici si troveranno a fare la fila per gli acquisti. I prodotti ci saranno, ma mai nel posto e nel momento opportuni per il cittadino. Il destino è segnato per l’Unione delle Repubbliche e sarà una fine senza dignità, con le sigarette usate come valuta.
– E voi occidentali felici: comunismo sconfitto, problemi finiti. Illusi. Diventerete in breve tempo uguali a noi, ma all’inverso. All’operaio sovietico non mancherà qualche rublo in tasca: gli sarà difficile spenderlo. I vostri lavoratori guarderanno vetrine zeppe di tutti i prodotti immaginabili: ma non ci sarà un soldo nelle loro tasche.”

Così parlò Nikita Sergeevič Chruščёv. Mi versa un’altra tazza di vodka. Rimaniamo in silenzio per un po’ e io sono tentato di contare quanti soldi mi rimangono.

“Aleksandr Pavlyč, vi ho detto dove sono arrivato con la scrittura delle mie memorie? Sono al viaggio negli Stati Uniti.”
“Con quello che abbiamo combinato lì avrete di che divertirvi!”
“Come un bambino. Un altro brindisi: al nostro viaggio in America!”
“Che anni favolosi: le riforme, la corsa allo spazio… E quel viaggio. Vi ricordate di quando vi intervistarono alla TV? in prima serata, in diretta, e voi diceste che la successiva generazione di Americani avrebbe vissuto in un’America socialista. Al presentatore cadde la mascella.”

***

(1) In ogni romanzo o racconto russo che si rispetti già a pagina uno ci si chiede se Pavel Ivanovič e Michail Nikitič siano parenti di Lara Ivanovna e se questa sia la zia o la cugina di Valentina Nikolaevna.

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6 pensieri su “Un tè con Nikita

  1. “Aleksandr Pavlych, sarò anche invecchiato, ma non sono ancora rimbambito – mi risponde. Apre il volume: è finto. Tira fuori tutto soddisfatto una bottiglia di vodka. –

    Ma LoL! Un uso finalmente utile e ragionato dei libri di carta…

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