Come zittire un logorroico

Bla bla bla: simbolo di logorrea. Qualcuno di voi forse è come me e ama smodatamente il silenzio. Ma anche quelli che non sono ai miei livelli capiranno. Tutti conosciamo un logorroico, no? Alzate la mano, su. Ecco, tutti. Qualcuno ne conosce più d’uno. Auguri. Io odio cordialmente i logorroici e penso che la logorrea andrebbe inserita fra i disturbi psichiatrici nella prossima edizione del DSM. Altrimenti che almeno la si metta fra i reati del codice penale: la logorrea causa allarme sociale.

Logorroico, questo conosciuto

È quell’amico che ha iniziato a parlare il 3 di settembre del 1982 e non ha ancora smesso. Quella zia zitella che ogni volta che la incontrate vi racconta tutta la sua vita, guerra mondiale e sfollamento in campagna compresi. Quell’edicolante che se oltre al buongiorno gli fate un commento sul clima o sul campionato vi tiene una conferenza sulle scie chimiche o la Juve. Gente che ama ascoltare il suono della propria voce e non concepisce che altri possano non manifestare lo stesso desiderio. Ne conosco uno che una volta mi ha fatto fare una mattina d’inferno. Quella che segue è la storia di ciò che è accaduto: forse ci sono modi per zittire un logorroico. È mia speranza che possano essere d’aiuto ad altri. Passeggiavo per la strada e pensavo ai fatti miei. Quando il sistema economico mi lascia a piedi, senza lavoro, prendo a passeggiare assiduamente per la mia città: guardo le vetrine, confronto i prezzi, vado al mercato civico, mi siedo sulle panchine del parco per leggere. Quella volta ero in una delle vie del commercio e – maledetta la mia abitudine di non guardarmi paranoicamente intorno in cerca di nemici miei e della patria – ero alquanto distratto. Sfioravo con il mio casto sguardo le curve di una maggiorata che rideva sguaiatamente alle battute dell’amica. Fu così che alla sprovvista mi colse il Linguacciuto.

Amico carissimo – mi fa. – Che piacere immenso mi dà incontrarti oggi così per caso. Proprio ieri si parlava anche di te con Tale e con Tal Altro, di te e delle tue attività. Hanno detto entrambi che non ti vedono da un sacco di tempo. Non ti fai mai sentire, ho spiegato loro, perché sei molto impegnato a scrivere il tuo romanzo sul pontificato di Benedetto XVI, che tutti noi aspettiamo con impazienza, ma sappiamo già che sarà un capolavoro. Questo te lo devo dire, di sicuro non lo sai: Tal Altro si è innamorato! Della domestica dei suoi genitori, una rumena spettacolare. Se vai a trovarlo, cerca di andarci quando c’è lei che lava il pavimento, ti assicuro che ti rifarai gli occhi. Sai dove abita, sì? Se no te lo spiego io. Hai presente l’anagrafe? Ecco, la terza traversa sulla destra, quella in cui c’è l’asilo dove andavo da bambino, che è lontana da casa ma mia madre mi iscrisse lì perché…

E questa è una sintesi. Tralascio di specificare quanto mi importi della domestica rumena, dell’asilo e dei genitori di Tal Altro. Mi chiede dove vado. Gli rispondo che devo andare dall’altra parte della città per fare la fila in un ufficio pubblico di particolare squallore. Che caso, va da quelle parti anche lui. Faremo la strada insieme.

Abbasso le orecchie come un asinello rassegnato a forza, quando si è dovuto prendere in groppa un carico troppo pesante. Orazio, Satira 9, Libro I.

Modus operandi del logorroico

Tenere a mente:

  • Il logorroico non molla mai la presa. Non spontaneamente. Non vi ascolta, mai, nemmeno quando vi fa una domanda: la risposta non lo interessa e se rispondete lui vi parlerà sopra, perché deve bearsi dell’angelico suono della sua voce.
  • Il logorroico approfondisce ogni dettaglio di ogni argomento con pedanteria burocratica.
  • Il logorroico trova, in ogni singola frase che dice, un appiglio per imbastire un nuovo discorso, in maniera tale da poter parlare, almeno potenzialmente, in eterno. Pare che solo l’ictus o la morte violenta lo fermino. Ma l’ictus si è dimostrato spesso insufficiente.

Il Linguacciuto non fa eccezione. Mentre camminiamo mi parla di Tale, di Tal Altro, di Tal de’ Tali, dei loro lavori, dei loro studi. Della facoltà di ingegneria che apre tutte le porte. Di suo padre che è ingegnere. Dell’azienda in cui ha lavorato suo padre, di come è organizzata, di come è cambiata con la crisi. Poi mi parla dell’azienda in cui lavora lui, dei dirigenti che – chissà perché – lo hanno in uggia. Poi mi parla dei suoi studi. Mi parla anche dei miei studi. In un patetico tentativo di arginare la sua loquela dissenterica gli offro la colazione al bar. Ingolla un cappuccino con cacao, due cornetti alla crema, un bombolone da 105 millimetri (calibro NATO) e un bicchiere d’acqua gassata in soli due secondi. E riprende a parlare. Quei due secondi di tregua mi sono appena costati sette euro. Tal Altro deve andare nel paesino dei suoi nonni, su in montagna, per questioni di eredità. Lui e Tale lo accompagneranno. Si va in macchina, ci vuole mezza giornata. Si dorme lì, l’indomani si sbrigano gli affari e poi si gira un po’ per la campagna. Si andrà a pranzo in una trattoria dove si mangia bene e si beve vino buono. “Vieni anche tu” mi fa. “No grazie” gli rispondo. Fossi matto. Ma non posso non andarci! e per quindici minuti mi descrive di nuovo la bellezza della montagna, la squisitezza del cibo, la gradazione alcolica del vino. “Non verrò, ma grazie lo stesso.” “Ma perché?” e accenna di nuovo il panegirico di boschi, vini e arrosti, stile Pro loco. Sapete cosa vuol dire? È la peggiore delle aberrazioni della logorrea, il tema ricorsivo con variazioni, il loop. Di fronte a una delle manifestazioni del Male in Terra, preso dal terrore, gli urlo in faccia:

No, Linguacciuto, non ci vengo perché io tre giorni con te che parli senza sosta non ce la faccio a sopportarli. Hai idea di cosa vuol dire passare tutta una giornata con te che parli di cose di cui m’importa sega, senza fermarti nemmeno quando mangi? E non mi interrompere, caz*o! Non me ne fotte una beneamata di quello che vuoi spiegarmi. Non ci vengo con te, Tale e Tal Altro in quel buco di campagnoli. E lo faccio per te, dulcissime rerum. Sì, per te. Perché se vengo sai che succede? se ci vengo succedono cose brutte. Tu parleresti ininterrottamente per dodici ore, facendomi desiderare di essere morto in un incidente stradale. Ma appena smetterai di parlare, cioè quando ti sarai addormentato, io andrò a prendere un coltello, possibilmente uno da bistecca. E poi te lo infilerò NEL CUORE, per avere silenzio anche il giorno dopo e quel silenzio sarà bellissimo.

Gratzias a Deus

Deve avere ascoltato perché mi ha cancellato dagli amici di Facebook. Scriveva commenti chilometrici. I logorroici vanno presi a urla, minacciati di morte, oppure direttamente uccisi. Perché abbiamo una vita sola e non possiamo consumarla nell’attesa di un ictus che potrebbe non arrivare mai.

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38 pensieri su “Come zittire un logorroico

  1. Quanto ti capisco e quante potrei raccontartene anche io, da grande amante del silenzio! E vogliamo parlare di quelli che pur di raccontarti tutto ma proprio tutto parlano velocissimi da farti venire il mal di testa?!
    Forse dopotutto hai ragione, in certi casi le maniere forti sono l'unico rimedio 🙂

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  2. Racconta pure: potrebbero essere storie istruttive 🙂
    Guarda, l'ultima volta che mi sono trovato con un logorroico quello ha parlato ininterrottamente per 4 ore (quattro). Se avessi avuto un'arma a portata di mano ora sarei in carcere.

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  3. < < Ingolla un cappuccino con cacao, due cornetti alla crema, un bombolone da 105 millimetri e un bicchiere d'acqua gassata in due secondi netti e riprende a parlare. Quei due secondi mi sono appena costati sette euro. >>

    Offrirgli la colazione al tavolino di un bar di PIAZZA NAVONA non è una brillante idea.

    (sette euro per quelle 4 cose li puoi spendere o lì o a piazza del campo a Siena; mi vengono in mente pochi altri posti, forse Venezia)

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  4. Certo, per dire che mi ha scucito una colazione nel tentativo di arginare la sua diarrea verbale avrà anche descritto:
    1. come ero vestito;
    2. come era vestito lui;
    3. il negozio in cui comprò la giacca;
    4. la commessa carina del negozio;
    5. l'andamento dei prezzi delle giacche…

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  5. Io ho un problema un po' particolare: un amico, nonché vicino di casa, che non perde occasione per parlarmi di un cazzo di gioco online a cui gioca con l'iphone. Mio malgrado, so tutto sugli attacchi che subisce il suo villaggio del cazzo, sulle alleanze della sua alleanza, sui pettegolezzi tra i ministri di questa stracazzo di alleanza. E ho cercato in ogni modo di fargli capire che non mi interessa, ma quando gliel'ho detto era distratto dal display del telefonino…

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  6. Perfetto parallelo con la satira orziana da te citata, nonché momento di enorme delirio che tutti abbiamo vissuto in qualche momento o che, purtroppo, vivremo: di logorroici è pieno il mondo!
    Teofrasto, nei Caratteri descrive l'atteggiamento del “non la smetter più” (che in greco è un termine molto più evocativo):
    “Il non la smetter più è un tener discorsi lunghi e inconsiderati, e il nonlasmettentepiù suppergiù un tale che, sedutosi vicino a uno che conosce, per prima cosa gli fa le lodi della propria moglie; poi gli narra il sogno che ha avuto la notte prima; poi gli conta per filo e per segno tutto quello che ha mangiato. […] Chi non vuol che gli venga la febbre deve dare uno spintone a gente cosiffatta e scappar via a gran passi; ché è una vera coce avere a che fare con persone che non sanno distinguere momenti liberi da momenti occupati”.
    Direi, insomma, che, assieme e noi lettori, anche gli antichi avrebbero appoggiato il tuo sfogo! 😄

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  7. Teofrasto è ufficialmente il mio nuovo supereroe preferito 😀 Concordo con lui in pieno: la violenza è l'unica via contro i linguacciuti di tal fatta.

    Amo molto quella Satira di Orazio, insieme a quella che descrive il viaggio diplomatico nel meridione d'Italia!

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  8. Io conosco alcuni logorroici, ma dalla mia ho due armi speciali:
    1. una pazienza quasi infinita,
    2. una loquacità capace di competere quasi con chiunque.

    Ora lo so che vuoi uccidermi, ma sono una di quelle logorroiche che se le zittisci si incupiscono e fanno le faccette tristi e se ne stanno zitte, quindi non sono poi così fastidiosa (forse).

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  9. Sono vegetariana, puoi usare un coltello per il pane? Ahahah, scherzi a parte, no, di solito basta dirmi di smetterla e mi sento così in colpa che poi è difficile farmi riprendere anche solo a dire qualche parola…

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  10. Pingback: La traduzione di latino e altre cose scolastiche | frottole

  11. Parole sante. Di solito le bestemmie funzionano abbastanza bene. Il problema e’ che i logorroici vengono sfanculati da tutti quelli che possono sfancularli, quindi dopo un po’ iniziano a tormentare quelli che proprio non possono e sono costretti ad averci a che fare.

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      • Pensa a essere minorenne e averne uno come padre… Non sono uno psicologo, ma penso che la logorrea sia un disturbo di personalita’ di tipo narcisista, ossia del tipo che non si puo’ curare e che risponde solo allo sfanculamento o alle legnate. C’e’ uno psicologo che possa confermare o smentire?

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        • Proprio ieri ho trovato queste chiavi di ricerca:
          – cause logorroide
          – come faccio a sapere se sono logorroico
          -mia madre è logorroica
          logorroicità cause
          – come comportarsi con professore logorroico
          – padre logorroico e austero come comportarsi

          La nazione è preoccupata.

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  12. Io sono logorroico. Ho provato a smettere, niente. Ho baciato sulla bocca affetti da laringite o tracheite–> bofonchiavo e gesticolavo come un pazzo. Ho pagato uno perché mi percuotesse con brutalità se attaccavo con qualche concione–> si è licenziato perché tra un ahi e un ahia dissertavo sulle tecniche brutali del basso e alto medioevo….

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  13. Ma, una persona con questo disturbo viene presa così a schiaffo? Io adooooro parlare e SENTIRE. Adooooro! Potrei chiacherare per ore. No mi trovo con quelli introspettivi, quelli che ti sentono soltanto per criticare dopo o valutare se sei da condannare. Quelli che parlano solo delle stesse cose e hanno risposte pronte e rigide. Cmq, se trovo un logorroico. . . Parlerò guardando nei occhi a rispetto. Cercherò di farlo capire. Perché le persone hanno bisogno di un aiutino molte volte. La reazione descrita, secondo me
    é da ignorante. Dico convinta.

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