Il megadirettore galattico Barambani risponde a Moretti, AD di Trenitalia

Barambani, il megadirettore galattico

Venga, Moretti. Finalmente io e lei ci incontriamo. Prego, si accomodi. Sì, qui, sulla mia poltrona, perché non dovrebbe sedersi sulla mia poltrona? Gradisce un sorso d’acqua, un tozzo di pane? Non faccia complimenti, caro Moretti.

Mi dispiace di non poterla accontentare, sono proprio un cattivo ospite: il mio frigobar è sprovvisto di champagne e caviale. A dire il vero non ho nemmeno il frigobar.

Né le cento piante di ficus, come di sicuro mi vuole chiedere. Ho solo l’acquario dove nuotano i dipendenti sorteggiati, nascosto da quel quadro un po’ naïf che rappresenta il mio santo preferito, Francesco d’Assisi, il poverello di Dio. Non le offro un posto nell’acquario perché lei non è adatto a fare la triglia e non necessito di scorfani: ho già tanti parlamentari di sinistra che fanno gli scorfani con maestria.

Ma vengo al dunque, né io né lei abbiamo tempo da perdere, per quanto io abbia tutto il tempo che voglio. Vede, ho letto delle sue recenti e piccate dichiarazioni riguardanti una certa vertenza salariale: la sua. È vero, noi vogliamo ridurle il compenso. I nostri sono tempi di crisi, lei c’insegna. Bisogna fare qualche sacrificio; bisogna che tutti facciano qualche sacrificio, anche piccolo.

La plebe lo chiede, caro Moretti. Lo sa, lei, che la plebe chiede questo a gran voce, vero?

Sì, la plebe. Quella che su Facebook condivide le bufale e chiede la forca per chi sale sul bus senza pagare il biglietto. Ma anche la plebe che ha studiato e, poiché ha studiato, non trova lavoro, mentre tanti incompetenti la opprimono da posizioni di potere senza responsabilità. E anche la plebe che lavora come dipendente ma è costretta ad aprire una partita IVA che la strozza, quella plebe che quando mette insieme 700 euro in un mese si reputa fortunata e ringrazia il destino. La plebe, caro Moretti, ci pensi.

Noi dobbiamo ascoltare la plebe. Non possiamo e non vogliamo dare alla plebe gli ammortizzatori sociali, i servizi pubblici, una giustizia e un’amministrazione efficienti. Tanto meno possiamo dare alla plebe un governo democratico, equo ed efficace. Lei lo sa, è addentro a queste cose.

Per questo dobbiamo concedere almeno la riduzione dei suoi sontuosi emolumenti dirigenziali. I suoi e quelli degli altri boiardi di Stato come lei. Ci pensi, Moretti: è una concessione simbolica. Sono pochi spiccioli per lei, una somma insignificante rispetto al deficit dello Stato, ma una grande soddisfazione per loro, macilenta plebaglia che affolla i seggi elettorali, povera gente che ha le bollette come incubo e l’indomani come orizzonte. È una concessione da nulla che permetterà a lei e a noi di continuare a stare qui dove stiamo, a tenere il paese così come è, a nostra immagine e somiglianza, a nostro comodo e vantaggio.

Veramente non vuole nemmeno un tozzo di pane? Favorisca, la prego. Come preferisce. Ma mi ascolti. Ci ascolti. Sa che io nemmeno sapevo chi lei fosse? Non viaggio mai in treno: la mia posizione impone l’uso di elicotteri, jet e capsule spaziali – rigorosamente privati. Ho saputo di lei per caso, mentre ascoltavo i semplici discorsi degli inferiori della mia segreteria. Uno raccontava di aver letto su uno schermo fuori uso della stazione di Rogoredo una scritta tracciata con il pennarello indelebile. La scritta diceva: Moretti burino bastardo (1). Forse quella scritta è ancora lì: quella scritta che è tutto ciò che sapevo di lei prima delle sue sconvenienti esternazioni.

Minaccia di andare all’estero se lo stipendio le verrà decurtato. Suvvia, sia serio: quale stato del Terzo Mondo la chiamerebbe a guidare un tram nella propria capitale? Dia retta a me e accetti di buon grado la riduzione del compenso che la plebe reclama. Si ricordi che non si torna indietro e che nessuno, qui e ora, è indispensabile. Se lei deciderà di andarsene non sarò certo io a fermarla. Potrò solo dirle: vadi, Moretti, vadi.

***

(1) Scritta vista con i miei occhi [NdR].

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12 pensieri su “Il megadirettore galattico Barambani risponde a Moretti, AD di Trenitalia

  1. L'altro giorno pensavo proprio questo: se sei bravo e riesci a quintuplicare gli introiti di Trenitalia e al contempo a far raggiungere a TUTTE le tratte i livelli del servizio delle Frecce Rosse, gli ottocentomila euro all'anno puoi anche tenerteli. Anzi, prendine anche otto milioni.
    Però chiunque abbia preso un qualsiasi treno delle Ferrovie dello Stato [i]sa[/i] che il servizio è pessimo (a tal proposito ti consiglio di prendere il Catania-Palermo), ergo lo stipendio di ottocentomila è un tantino (ma proprio poco) esagerato.

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