Editing e autopubblicazione

Una dattilografa sexy con la sua macchina da scrivere.

Gaia Conventi, proprietaria di Giramenti, ha pubblicato ieri un post di un certo interesse: “L’articoletto markettaro di mamma orsa che dice bene del suo orsetto: il self conquisterà il mondo!” Si tratta di osservazioni relative a un articolo comparso su wired, “10 motivi per cui, entro il 2020, gli autori di self publishing avranno il 50% del mercato ebook“, che a sua volta riassume l’originale post apparso in lingua inglese. In sintesi erano le opinioni di Mark Coker, proprietario della piattaforma di autopubblicazione Smashwords, riguardanti proprio l’autopubblicazione degli ebook.

Al di là delle previsioni, in sé poco significative, o di qualche osservazione di valore relativo, nel complesso l’articolo di Coker è un Cicero pro domo sua: l’ebook è il futuro del libro, l’autopubblicazione il futuro dell’editoria, così ci dice.

Il post di Gaia – sostenitrice del cartaceo – e i commenti che lo accompagnano mettono insieme un bel po’ di osservazioni acute. Aggiungo giusto qualche nota a margine.

Salto le previsioni sulle magnifiche sorti e progressive dell’autopubblicazione – ché non m’intendo di profezie e assai poco so di profeti – per andare direttamente ai punti che mi interessano, il terzo e il quarto in elenco. Li cito in parte. Premetto che mi riferisco alla versione italiana: quella originale non riporta esattamente le stesse opinioni. Ciò che seguirà discuterà l’articolo di wired, Coker non c’entra più.

  • Gli editori perderanno forza (contrattuale) agli occhi degli autori. […] Un autore non sarà costretto a piegarsi alla forbice, a volte davvero spietata, di un editor. Ricordiamo Raymond Carver: dovette accettare tagli anche del 50% sull’originale dei suoi racconti ad opera dell’editore Gordon Lish.
  • La qualità delle pubblicazioni online migliora. […] Anche per le edizioni digitali la qualità conta: scelta di una copertina convincente, formattazione che faciliti la lettura e cura dell’editing sono ingredienti sempre più presenti nelle opere online.

 

La qualità degli ebook autoprodotti

Parto dall’ultimo punto. La qualità dell’autoprodotto va migliorando. Ci mancherebbe solo che peggiorasse. È poi passato un secolo da quando ci si “autopubblicava” su quei siti che dovevano “liberare la scrittura”: si limitarono ad aprire le gabbie dello zoo e a liberare i poeti condominiali, diffusi capillarmente sul territorio nazionale, con conseguente alluvione di pessimi versi.

È vero che molti ebook autoprodotti sono di eccellente qualità, per la precisione dell’impaginazione e la bellezza della copertina. Ma molti quanti? Perché a fianco di belle copertine se ne vedono anche – e in quantità industriale – di orrende.

Una nota che non c’entra niente: un giorno qualcuno mi dovrà spiegare questa fissazione per la copertina, perché proprio non la capisco. Forse è colpa mia, perché sono affezionato al detto che dice che i libri non si giudicano dalla copertina; forse è colpa del mio gusto estetico, che predilige le copertine della Piccola Biblioteca Adephi e degli Struzzi di Einaudi. E avverto che il mio gusto estetico storce il naso di fronte alle dimensioni spropositate del marchio Adelphi e pensa che nella copertina degli Struzzi lo struzzo sia di troppo. Ma capisco che il pubblico, in quanto acquirente, sul mercato è sovrano, poiché paga alla cassa: se vuole le copertine illustrate, copertine illustrate siano.

 

La difficile convivenza dell’autopubblicato con l’editing

Ora possiamo passare al punto tre. Gioiscano gli scrittori tutti, ci viene detto: l’autopubblicazione li libererà dalla tirannia degli editor, quei mostri assetati di sangue ai quali l’editore affida il compito di rovinare i libri.

Questo è interessante, poiché nel quarto punto ci viene detto che l’editing sugli autopubblicati è sempre più curato; nel terzo ci viene detto che l’editor può andarsene a quel paese, tanto non ci serve più. Sarebbe il caso di sceglierne una.

Sorvolo. Personalmente sono contrario agli interventi di editing fatti con mano pesante: è mia modesta opinione che se il libro va riscritto da capo, allora non è ancora il momento, o forse il caso, di pubblicarlo. Altrettanto trovo fastidiosa una tendenza, visibile nella narrativa odierna, all’appiattimento stilistico: non so voi, ma mi pare che ci siano un po’ troppi scrittori dallo stile indistinguibile da quello dei loro colleghi. Forse è il segno che si sta intervenendo un po’ troppo sulla loro scrittura.

Ma scavalcare l’editing e sopprimere gli editor (per non farli soffrire) sarà una soluzione al problema? Certo, come scrivono su wired, nessuno scrittore dovrà più sopportare il calvario del povero Carver. È curioso, ma si fa leva su questa vicenda ogni volta che si vuole sostenere questo punto di vista. Come se si volesse rendere paradigmatica la vicenda di Carver, come se fosse esemplare dello stato di cose in editoria. E come se tutti coloro che scrivono fossero degli indisputabili maestri di stile, di cui neanche una parola, neanche una virgola, va toccata, pena la perdita irreparabile dell’arte divina e ispirata.

Eppure, ogni qual volta ho aperto il libro di un autoprodotto, mi sono trovato a pensare che una visitina dall’editor non sarebbe stata una cattiva idea. Tutti ebook con belle copertine, ben impaginati. Però, tanto per fare un esempio, anche quelli ben recensiti contengono scivoloni clamorosi, che forse l’editor avrebbe evitato.

Faccio un esempio: lo spiegone. Ne ho trovati, tra quelli osannati, che snocciolavano uno spiegone o due per cartella. Lo spiegone, come negli sceneggiati di Mamma RAI: ma la RAI deve rapportarsi a un pubblico anziano e smemorato e i suoi sceneggiati non sono considerati degli esempi da imitare, se non erro.

 

Avviandomi a concludere (azionamento modalità ‘eloquenza politica da Prima Repubblica’)

Detto questo, ripeto ciò che dissi qualche millennio fa sull’autopubblicazione, cioè che a me sta pure simpatica. Non penso che gli autopubblicati siano i piccoli aiutanti dei Cavalieri dell’Apocalisse letteraria. Non so cosa ne uscirà fuori alla fine, nessuno può (a parte Coker, che ha la sfera magica, a sentir lui). Non penso che, in tempi brevi, l’autopubblicazione possa diventare il sostituto dell’editoria, ma posso sbagliarmi e lo metto in conto. Mi sbaglio spesso.

Però penso che, non in tempi brevi ma in tempi brevissimi, anzi già oggi, l’autopubblicazione sia la miglior soluzione per chi vuole lavorare su certe nicchie di mercato. Penso che sia la soluzione ideale per chi vuole lavorare su generi narrativi che vantano un pubblico non numeroso ma appassionato. È un tipo di pubblico che il grande editore, sempre alla ricerca del best seller, tende a ignorare. E non sempre i piccoli editori sono capaci di scavare in quelle nicchie un proprio spazio: a volte lo spazio disponibile è troppo piccolo anche per loro.

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56 pensieri su “Editing e autopubblicazione

  1. Pingback: Qualche osservazione sul self-publishing | frottole

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