Iscriversi a scienze politiche: un errore che pagherai

Laurea in scienze politiche farlocca.

Da qualche tempo a questa parte si può osservare il fenomeno dell’Open Day degli atenei universitari. È una giornata in cui gli studenti dell’ultimo anno delle superiori vengono invitati a gironzolare per l’università della loro città, per visitare i banchetti delle facoltà, venire sommersi di opuscoli promozionali, parlare con laureandi e professori. Ci sarete andati anche voi. Potete alzare la mano? così pochi? Ho un pubblico di matusa.

Quello che molti non sanno è che in realtà l’Open Day è una trovata del sistema universitario per convincere le future matricolo a NON iscriversi a lettere o a scienze politiche. Con me la trovata non funzionò.

 

Come tutto iniziò, due volte

Nel 2002 mi iscrissi alla facoltà di scienze politiche di Cagliari, per trasferirmi dopo la laurea triennale a quella di Pavia per la specializzazione, rimanendovi in seguito per svolgere un dottorato in politologia. Non sono poi riuscito, per vari motivi, a fare della politologia il mio mestiere (che in questo primitivo paese si riduce di fatto alla ricerca universitaria): un po’ fu sfortuna, ma più che altro fu che non sono abbastanza bravo.

Qualche giorno fa parlavo delle inesistenti prospettive di lavoro nella nostra isola con una mia amica, la bella Valeria, anche lei laureata in scienze politiche. E tra una cosa e l’altra mi ha chiesto di scrivere qualcosa sulla facoltà. In effetti è una buona idea: la facoltà è una miniera di aneddotica, anche se non tutta può essere divulgata. Non so se riuscirò a scriverne degli altri: per ora la cicogna ha portato questo post, la laurea in scienze politiche e le sue conseguenze.

 

Il mondo contro di voi

Siete laureati in scienze politiche? Affari vostri. A parte il diritto di partecipare ai concorsi per la selezione del personale dell’amministrazione pubblica (immondezzaio di carta, fonte di code), il vostro straccio di laurea vi darà solo problemi. Chiunque si sentirà investito del dovere morale (ma roba da imperativo categorico kantiano) di criticare la vostra scelta e denigrare i vostri risultati.

  • Il laureato in filosofia ride del vostro esame di storia delle dottrine politiche: siete dei dilettanti.
  • Chi ha studiato economia sorride magnanimo alla vista del vostro manuale di politica economica. Forse non dirà niente, ma lo penserà: siete dei dilettanti.
  • L’ingegnere non vi vede nemmeno. Ma è normale: per chi studia ingegneria solo ingegneria è una facoltà, le altre sono scuole medie.
  • Ultimo, e non per importanza, viene il laureato in giurisprudenza. In questa categoria dell’istruzione superiore si annida la maggior parte dei vostri nemici. Sono quelli che vi dicono “Ah, scienze politiche. Una mezza laurea in giurisprudenza”. Divertente, pensate voi: che battuta originale, sono solo dieci anni che me la sento dire.

Il peggio è che questa gente, in massima parte, di politica non capisce alcunché. E avete voglia a spiegare… Qualcuno di loro vi dirà che vi sbagliate e che studiare scienze politiche, con tutta evidenza, è inutile. Perché? semplice, perché per capire la politica basta studiare diritto costituzionale. Beata innocenza. Aggiungeteci poi che vi ascolteranno soltanto se quello che direte confermerà i loro pregiudizi. In caso contrario avrete torto a prescindere. E vi dovrete sciroppare il classico elenco: scienze politiche non dà sbocchi, scienze politiche non serve, scienze politiche è una facoltà facile, a scienze politiche non si studia.

Già dal momento in cui annuncerete all’orbe terracqueo la vostra intenzione di iscrivervi a scienze politiche vi pioveranno addosso elenchi come quello. Per lo meno ve ne farete una ragione: questo non è un paese anglosassone. Il laureato in scienze politiche qui non è un laureato. Forse non è neanche un essere umano. Di lui si burlano diplomati, analfabeti e bambini. Far notare che Barack Obama è laureato in scienze politiche non vi aiuterà. E potreste sentivi chiedere chi è.

La gente non vi guarderà più come prima. Vi guarderà come si guarda il fesso che si è iscritto a scienza delle merende, a scemenze politiche. Solo vostra nonna continuerà a guardarvi con immutato affetto e fede cieca e inestirpabile nelle vostre capacità. La nonna è nata in un’epoca in cui l’alfabetizzazione non era una cosa scontata e all’università accedeva solo una ristretta élite di privilegiati, destinata a dominare il mondo. Per lei siete già ministro del bilancio.

 

E se poi te ne penti?

Qualunque cosa farete, sarete sempre i paria dell’istruzione superiore. E non pensate di risolvere il problema facendo un dottorato. Servirà soltanto a rendervi degli impresentabili per mercato del lavoro.

Pensateci prima, pensateci ora, siete ancora in tempo. Se prenderete la laurea in scienze politiche, ne pagherete lo scotto per tutta la vita. Ma la cosa peggiore sarà un’altra. La cosa peggiore sarà avere continuamente a che fare con un grande numero di portatori della “sindrome di Schumpeter”: l’uomo medio, quando si avvicina all’area della politica, vede ridursi pericolosamente il suo rendimento mentale e voi sarete lì, diagnosticherete la sua malattia, ma non potrete farci nulla.

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244 pensieri su “Iscriversi a scienze politiche: un errore che pagherai

  1. Wow. Non so che dire. Mi sono fatta il c uulo per anni al liceo per poi arrivare alla fine che non so chi sono né cosa voglio. siccome non ho interessi e/o inclinazioni particolari ero arrivata a scegliere due facoltà -una più inutile dell’altra-: relazioni internazionali e lingue e letterature straniere. a questo punto preferisco finire a fare la prof fallita di inglese che è quello che ho sempre voluto evitare, ma effettivamente perché cimentarmi nelle relazioni internazionali? Fran ha ragione, è una laurea per ricchi. Non mi posso assolutamente permettere master o stage all’estero e non conosco le persone “giuste” per riuscire a farcela. I miei genitori hanno dei lavori che ci permettono giusto di arrivare a fine mese, per loro mandarmi all’università è un sacrificio; non mi va di buttare via palate di soldi se poi devo dipendere ancora da loro solo perché a 19 anni ho preso una decisione di meerda. è un peso che non potrei sopportare. con lo stipendio da professoressa faccio la fame ma almeno sono indipendente. Una cosa positiva in tutto questo c’è, sono ancora in tempo di non prendere una decisione della quale sicuramente mi pentirò 🙂
    Grazie Alessandro, mi dispiace che questo sia l’unico articolo che leggono tutti!

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    • Salve a tutti ho 18 anni e mi sono diplomata a ragioneria, proprio adesso devo immatricolarmi per Scienze politiche e delle relazioni internazionali. Dopo aver visto le statistiche di almalaura riguardo alla mia possibile facoltà ero convinta che con una laura in questo settore un diploma in ragioneria forse potrei trovare un’occupazione nel commercio (obbiettivo per me è andare via dall’Italia)
      Ma ora sono in crisi esistenziale 😦
      Le mie passioni e talenti sono sempre stati delle doti innate per Lettera, letteratura economia politica diritto e storia e un avversione per la contabilità(da piccola pensavo a persone chine sulle macchine da scrivere tristi e grigie con l’unico obbiettivo uno stipendio misero e un esistenza infelice) ed infine sempre una mia opinione sull’attualità (alcune volte non gradita).
      Questa sarebbe una facoltà che mette in luce i miei talenti e poi c’è Economia che si sposerebbe con il mio diploma di ragioneria.
      Adoro il marketing e il mondo del commercio per alcuni campi come nel caso del branding, del prodotto o delle strategie di mercato ma non sopporto la contabilità.
      Vorrei sapere un opinione dal “padrone di casa” o da altri per favore 🙂

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  2. Ciao a tutti! Trovandomi in un periodo di crisi mistica riguardo agli studi, le varie ricerche di informazioni mi hanno portata a questo post… Confondendomi ancora di più le idee! Mi piacerebbe condividere la mia esperienza con voi, nella speranza di ricevere qualche sugggerimento.
    Ho 23 anni e ho appena finito il terzo anno di una triennale in “Discipline dello Spettacolo e della Comunicazione”, cioè una sorta di mix fra DAMS e Scienze della Comunicazione… Inutile specificare che si tratta di un pentolone pieno di materie a casaccio, senza alcun nesso fra loro, dove non si approfondisce in modo adeguato nessuno dei due curriculum… Insomma, un casino. Ho sempre avuto molti dubbi sulla mia scelta e questo mi ha portata a portare avanti gli studi in modo discontinuo e senza convinzione, ma anche senza il coraggio di cambiare e buttarmi altrove. Adesso mi trovo alla soglia del mio primo anno da fuori corso, con una dozzina di esami da recuperare, la motivazione sotto i piedi e tonnellate di frustrazione accumulata. Detto ciò, pur non avendo le idee chiarissime, so che il mio “sogno” sarebbe quello di lavorare nell’ambito del REPORTAGE: mi interesso di giornalismo (sia foto che video) e cinema documentario. Perciò, stavo pensando di mollare la mia facoltà inutile e buttarmi su Scienze Politiche, puntando su un curriculum internazionale o di comunicazione. I programmi di studio mi sembrano ricchi ed interessanti: credo possano dare una base molto solida di conoscenze, nonché uno sguardo critico e lucido, riguardo all’attualità e, in sostanza, al mondo che ci circonda. La mia idea sarebbe di affiancare gli studi più “teorici” di S.Po. a corsi più tecnici, attinenti il fotogiornalismo, il reportage ecc, per poi, dopo l’ipotetica laurea, specializzarmi con un master o una scuola più specifica (tipo il famoso master in Giornalismo di cui parlavate anche sopra).
    Ammetto che i vostri commmenti mi hanno gettata nello sconforto: davvero è una laurea così “inutile” e con pochi sbocchi? E, soprattutto: credete che la mia idea possa avere un senso? E’ una strada percorribile? E’ difficile trovare il coraggio di cambiare tutto a 23 anni, finendo per laurearsi a 26 (se tutto va bene), e l’ansia mi porta ad avere le idee particolarmente confuse. Se dovessi decidere di cambiare, non vorrei sbagliare per l’ennesima volta. Voi cosa ne pensate?
    Grazie di cuore a chi risponderà e scusate per il papiro 🙂

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    • Ma Bia, la vita non è che una collezione di errori, e la felicità (Totò docet) solo la somma degli attimi di dimenticanza… qualunque cosa si faccia, si sbaglia. L’unica cosa giusta che si può fare è nascere ricchi e in salute. Ed è difficilissima da fare 🙂 Scherzi a parte, ora il blog ha pochi visitatori, ma magari qualcuno sarà in grado di aiutarti!

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  3. Ciao, ho 35 anni e nel 2009 ho dato 2 esami del corso di Management Pubblico, Facoltà di SP dell’Università di Milano. Dopodiché ho smesso perché avendo un lavoro di 8 ore come informatico non riuscivo a coniugare i due impegni.
    Ora, dato che l’informatica non la posso più soffrire, e in questi anni ho sempre desiderato riprendere gli studi, sto pensando di ritentare.
    Ma, data l’età avanzata e le (mi pare di capire) scarsissime possibilità di lavoro forse è meglio che opti per qualche altra facoltà, oppure che lasci proprio perdere l’università.
    Non vorrei mandare a ramengo il lavoro e l’indipendenza all’età in cui mio padre aveva già due figli per ritrovarmi a 38 anni con un pugno di mosche in mano, anche perché tra un 23-25enne e un quasi quarant’enne, la vedo dura che venga scelto il secondo, sia nel pubblico (dove mi piacerebbe lavorare) sia nel privato.
    Che dici/dite ?

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  4. Solo un appunto nemmeno centrale nel discorso, perdoni la pignoleria:
    come è noto, negli US funziona diversamente e legge, così come medicina e architettura ecc. sono studi “post-graduate”.
    Insomma lui come major nei 4 anni del bachelor ha scelto Scienze politiche, mai poi ha fatto legge ad Harvard.

    Quindi non è proprio come che abbia fatto Scienze Politiche in Italia, ma anche Giurisprudenza.

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  5. io invece trovo sia la migliore scelta per chi non è sicuro al cento per cento di cosa vorrebbe fare…tanto comunqueraramente si trova un’ occupazione che ci vada a genio. Tanto vale dunque approfondire (ma non troppo 😉 ) le materie più varie e farsi così un bagaglio di cultura generale e sapere un po’ tutto ma mai niente davvero bene. Il laureato in filosofia non ride mica tanto quando sa che sappiamo anche di economia e diritto (e lui no) anche al laureato in economia mancano conoscenze che noi invece abbiamo così il “giurispruridico” ! Io mi sono laureata in s.p. e la trovo tra le facoltà più complete ed interessanti. In più ha il pregio, secondo me di infondere un’elasticità mentale che poche facoltà riescono a fare.

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    • Ti ringrazio per aver commentato e portato la tua opinione, Eleonora 🙂

      Una domanda: come sei arrivata su questo post? (è una questione che riguarda strane fluttuazioni statistiche del blog: se non ti va, non rispondere, non mi offenderò! 🙂 ) A presto!

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      • Ciao Alessandro, sono arrivata al tuo post cercando informazioni per un mio nipote, mi pare che, nello specifico stessi cercando delle statistiche relative a titolo di studio/occupazione. Tuttavia giacché son tornata, aggiungerei di tener presente che alla fine, per lavori in cui non siano richieste conoscenze tecnico-scientifiche ben specifiche, ciò che conta davvero è LA PERSONA, come si pone, ciò che dice, la sua personalità, motivazioni ecc ecc ecc

        A presto
        Ciao

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    • quante minchiate… illuditi pure.. in italia solo con medicina arrivi dove vorresti arrivare ed in parte Ingegneria, dove lavori ma sei sfruttato.. Tutto il resto sono corsi inutili: chiedere ad un laureato di Filosofia, Giurisprudenza e Architettura..
      L’università va riformata con eliminazione corsi inutili, accorpamento corsi simili, numero chiuso a tutte le facoltà, eliminazione sistematica dei fuori corso.

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  6. Salve, dopo due anni sono riuscito ad entrare a fisioterapia, la mia passione. Ma da un po’ di tempo a questa parte sto cominciando a pensare alla facoltà di scienze politiche e relazioni internazionali/scienze internazionali e diplomatiche, visto il mio interesse per la storia estera, per le lingue, per le altre culture, per i fenomeni che interessano l’estero. Ora non so che strada seguire, visto che da un lato ho fisioterapia e quindi un lavoro certo e studierei ciò che più mi piace, ovvero l’anatomia, biochimica ed il corpo umano in generale. Dall’altro lato ho sc. pol che mi aprirebbe strade all’estero, nelle ogn, nel giornalismo, anche se il diritto mi risulta un po’ ostico (non avendolo mai studiato). Che dite?

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  7. “…da un lato ho fisioterapia e quindi un lavoro certo e studierei ciò che più mi piace, ovvero l’anatomia, biochimica ed il corpo umano in generale.” Non capisco, se è questo ciò che più ti piace perché pensi a Scienze Internazionali e Diplomatiche? “Dall’altro lato ho sc. pol che mi aprirebbe strade all’estero, nelle ogn, nel giornalismo, anche se il diritto mi risulta un po’ ostico.” E chi lo dice che ti si aprirebbero queste strade? La guida della facoltà del SID??? Favole! All’estero ci vai 1) se te lo puoi permettere; 2) se hai competenze, più che altro tecniche, realmente spendibili nel mercato del lavoro o, se sei realmente brillante negli studi e fortunato, grazie a qualche borsa di dottorato; 3) se conosci veramente bene l’inglese e/o la lingua del paese di destinazione (e le lingue non le impari di certo con quei 2 esamini di idoneità che si fanno al SID). Ong e giornalismo dimenticateli proprio, sono sbocchi solo sulla carta, personalmente non conosco nessuno che abbia intrapreso con successo queste carriere, nemmeno tra i più bravi del mio corso. Chi voleva fare giornalismo il massimo che ha trovato è la scrittura di articoli online sulle cronache locali a titolo completamente gratuito; chi voleva fare il cooperante nelle ong ha avuto come possibilità soltanto il servizio civile o qualche missione organizzata dal parroco del paese, tutto autofinanziato. Ti assicuro che il diritto, o almeno quel poco che si studia (costituzionale e internazionale), sarebbe l’ultimo dei tuoi problemi, in confronto alla totale mancanza di sbocchi e alternative che troverai dopo. Certi sbocchi esistono sulla carta. Bello sognare queste carriere affascinanti e avventure esotiche ma la realtà è un’altra cosa, credo che tu stia solo fantasticando, come abbiamo fatto noi che ci siamo cascati. Resta a fisioterapia, fidati! Se poi un domani vorrai tentare di esercitare la tua professionalità all’estero nessuno te lo vieta, anzi, la tua laurea in fisioterapia è praticamente un lasciapassare. Ciao!

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  8. Leggere questi commenti che denigrano la facoltá di scienze politiche mi confonde ancora di più. Insomma perché fare una laurea che dovrebbe farti trovare un lavoro o migliorare lo status sociale, ma non lo puó fare perché é poco considerata anche dal datore di lavoro, per quanto carina che sia? É un peccato perché il piano di studi proprio perché é variegato é interessante, ma forse inutile: ci vogliono tutti tecnici di qualcosa e specializzati già dall’inizio della carriera accademica.

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  9. L’errore di molti (compreso il mio) è stato proprio quello di scegliere il corso di laurea “carino”, come lo chiami tu. Se la scelta viene fatta in base a ciò che soggettivamente appare più ” carino”, più “figo” o più bello, senza nessuna riflessione seria sugli sbocchi, affidandosi a fantomatiche statistiche occupazionali o agli opuscoli promozionali dell’Università, stai sicura che sarà una scelta fallimentare. Purtroppo negli ultimi anni sono nati troppi corsi di laurea “farlocchi”, minestroni di tutto e niente, con i nomi più fantasiosi e altisonanti e che proprio per questa ragione attraggono un gran numero di aspiranti matricole. Vere e proprie “americanate” senza nessun riscontro nel mondo reale, oppure con sbocchi talmente circoscritti e di nicchia da essere quasi irraggiungibili (diventare diplomatico o funzionario alla FAO, ad esempio). Ecco, adesso dirò qualcosa di impopolare, ma secondo me non è tanto dalle classiche lauree umanistiche che bisogna tenersi lontani…è dai “minestroni” senza capo né coda che bisogna tenersi proprio alla larga! Ovvero da tutti quei corsi che sono dei mix confusi e mal riusciti di corsi di laurea più tradizionali. Non insegnano nulla! Non dico che dovremmo iscriverci in massa a Medicina o Ingegneria come suggeriscono in molti, è giusto assecondare le proprie inclinazioni, almeno fino ad un certo punto, ma occorre un minimo di buon senso quando si fa una scelta. Se uno si sente più portato per le materie umanistiche, ad esempio, è meglio che scelga Lettere o Filosofia, piuttosto che quel minestrone inutile di Scienze della Comunicazione o la famigerata Conservazione dei beni culturali, che secondo me sono nate al solo scopo di moltiplicare cattedre e rendere più “easy” e “smart” gli studi al maggior numero di persone (Lettere e Filosofia sono più serie e rigorose, rispetto a queste nuove “nate”). Per quanto riguarda SP idem con patate: c’era proprio bisogno di decine e decine di corsi di laurea, tutti con nomi differenti, ma che nella sostanza (ammesso che ve ne sia una) sono lo stesso amalgama raffazzonato di cose prese un po’ qua e un po’ là, senza nessuna possibilità di applicazione nel mondo reale? Vedi le varie ” Scienze per la pace”, “Scienze per la cooperazione e lo sviluppo” fino a “Scienze sociali per la globalizzazione”, e altre supercazzole via discorrendo. Secondo me a tutto c’è un limite, e qui lo si è superato da un pezzo. Vabè, io poi sono la prima scema che ha abboccato e forse non dovrei proprio parlare…

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  10. In questo deserto di pessimismo cosmico e rassegnazione, condivido con voi la mia esperienza personale.

    Laureando in REL, curriculum economico, sono al secondo stage (retribuito e bene) presso un’importante CCIAA. Precedentemente ho svolto il tirocinio MAECI CRUI (anche esso retribuito tramite un rimborso spese che ha coperto tutti costi di alloggio e viaggio). Ho alle spalle due esperienze di studio all’estero grazie al programma Erasmus e borse integrative. Il lavoro per i laureati in Scienze Politiche c’è, tant’è che mi sono trovato anche nella posizione di rifiutare più di un’offerta. La competizione però è alta e trasversale. E’ vero, è difficile trovare un lavoro per cui quelli di scienze politiche abbiano i profilo perfetto (fatta eccezione della P.A. e delle istituzioni internazionali con tutti i problemi che ne derivano). VI posso però confermare che i più bravi del mio CDL, ancora laureandi, hanno trovato stage o impieghi di tutto rispetto. Bisogna insistere, mandare mille cv e saper vendersi. E questo vale un po’ con tutti i lavori.

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    • Daje con questi stage. Come ho detto in qualche post più sopra gli stage NON sono uno sbocco lavorativo e nella maggioranza dei casi non hanno neppure un seguito (forse un altro stage). Il lavoro è quella cosa dove ti fanno un contratto e pigli un vero stipendio, tutto il resto non conta un caxxxxxo. Gli stage li abbiamo fatti tutti qui, se c’è una cosa che abbonda per noi di SP (e non solo) sono gli stage. Che tu ne abbia trovati più d’uno non mi sembra una grossa conquista, con tutto il rispetto.

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        • Ciao Fran2! 😉 Come stai? Aggiungo che tra l’altro gli stage nelle pubbliche amministrazioni sono l’apoteosi dell’inutile, una perdita di tempo totale dato che non c’è la minima speranza di restare ( si entra solo x concorsi) e ciò che apprendi non lo puoi utilizzare fuori (a meno che non ti istruiscano su qualche programma che si utilizza anche in ambito aziendale). Tanto vale cercarselo nelle aziende, almeno puoi avere qualche speranza di un seguito. Anni fa ne feci uno in Prefettura, Sportello Immigrazione…totale perdita di tempo!!! Usavano gli stagisti perché sotto-organico da anni e anni. Quello che ho imparato, ovvero la normativa e l’iter burocratico delle richieste di soggiorno/asilo/ricongiungimenti/ecc…, non mi è servito ad una mazza fuori. Conveniva solo a loro.

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          • ciao Fran1. io ti avevo scritto ma non ho mai ricevuto risposta, ma dai post deduco che ancora vivi e lotti insieme a noi contro il moloch di Scienze Politiche!

            scusate l’off-topic

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    • ma in quale regione vivi? comincio a sospettare che queste disparità di occupazioni siano regionali. se si vive in Piemonte ultimamente le lauree spendibili sono matematica, medicina (ma per quella non bisogna guardare solo al lato economico, fare il medico è anche una missione e deve piacere) e anche lettere (si, proprio la sempre denigrata lettere che è una delle poche a dar lavoro -non ho conosciuto un solo insegnante disoccupato, anche se precarissimo)

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  11. Eh sì, sto frequentando dei corsi di formazione per riparare agli errori che ho fatto.
    Non è facile ripartire da zero ma ci sto provando. Se fossi una vera pessimista non farei quello che sto facendo (te lo scrissi, mi pare). Credimi, bisogna essere maledettamente ottimisti per trovare il coraggio di ricominciare daccapo e reinventarsi in un ambito così diverso. Molto più facile illudersi e nel frattempo affondare nell’immobilismo. Io non mi voglio illudere più.
    Uno di questi giorni ti racconterò in pvt degli ultimi sviluppi 😉

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  12. Bah, ho capito che se uno porta, anche in modo oggettivo, degli argomenti contro la tesi “scienze politiche = condanna eterna” viene attaccato. O è un privilegiato oppure un illuso, questa è la sintesi. Lascio che questo resti una bacheca di lamentele di chi sfoga su scienze politiche fallimenti ed errori personali.
    Vi auguro, sinceramente, il meglio.

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    • Mah, qua nessuno attacca nessuno. Si discuteva semplicemente sulle reali prospettive lavorative di questa laurea. Converrai anche tu sul fatto che fin quando si parla di stage, non stiamo ancora affrontando davvero il tema “lavoro”, no? Lo stage è un’esperienza “formativa” o, almeno, così dovrebbe essere. Parliamo ancora di formazione. Figurati se non mi farebbe piacere ascoltare testimonianze positive riguardo alla ricerca di lavoro (lavoro vero, però. Possibilmente impieghi per comuni mortali in aziende). Sono tutta “orecchi”!

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  13. Ho una domanda: Secondo voi quale la laurea lasciando perdere scienze politiche e relazioni internazionali,che porta a maggiori sbocchi lavorativi ma tratta in modo apptofondito le lingue?

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    • le lingue? scuole superiore per interpreti e traduttori o lingue e lett. straniere (per queste ultime però devi avere già come minimo un livello B1/B2 europeo perchè si soffermano molto di più su cultura e letteratura e le lezioni linguistiche sono a livelllo avanzato, non si parte dalle basi). dicono che non servono, ma tutte le persone che ho conosciuto che hanno studiato in quei rami sono tutte occupate (va bè, quelle che ho conosciuto io, non conosco certo tutta Italia specie ora che vivo all’estero, ma posso dire che vivevo in Piemonte dove l’occupazione è ai minimi storici, per quanto poi riguarda l’insegnare nello specifico, per quanto precario , non mi era capitato di vedere alcun insegnante perennemente a spasso). ci vuole poi anche la disposizione a trasferirsi, anche se solo periodicamente, all’estero.

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  14. La scelta migliore sarebbe scienze economiche, che ora hanno molte assunzioni, ma se non sei portato per la matematica e non sei più tanto giovane forse è meglio evitare, perché staresti mesi sullo stesso esame di matematica o statistica, scienze politiche non ostante quello che si dice esce fuori nelle classifiche di assunzione meglio di quelle di lettere o filosofia, poi è chiaro che oggi pagano le laurea con base matematica, ma se già lavori e vuoi una laurea da usare in vari campi come quelli sindacali o amministrativi e hai già esperienza di lavoro, può essere una buona scelta, male che va la usi per riscattarla e sperare nella pensione.
    Comunque tra le laure tecniche c’è chi piange peggio di scienze politiche, vedi gli agronomi che prendono una media di 1000 euro come stipendio, quando in agricoltura e l’agroalimentare gli stipendi medi si aggirano sulle 1370 euro.

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  15. Ariciao a tutti!
    Aggiornamento: insieme alla strada della riqualificazione professionale ne sto percorrendo un’altra, decidendo di impiegare la mia laurea per lo scopo per cui è stata concepita: i concorsi pubblici. Non avevo mai studiato seriamente per vincerne uno, anzi, a dire il vero quella dei concorsi è una strada che mi sono preclusa per anni, vuoi perché ero abbastanza fiduciosa sul fatto di poter entrare in azienda, vuoi perché mi sono sempre lasciata scoraggiare dai discorsi sulle raccomandazioni. La mia è una lunga storia di stage (ben 6 sul groppone), obbiettivamente il privato non mi offerto granché in questi anni e benché adesso si stia aprendo qualche spiraglio è ben poca cosa rispetto a quello che desidero realmente (non parlo di grandi cose ma di un po’ di stabilità). Quindi ho deciso di darci dentro con i concorsi, anche seguendo i preziosi consigli di Fran2 😉
    Colgo l’occasione per salutare il padrone di casa, Fran2 e Whatever l’ottimista, se seguono ancora la discussione 🙂
    Buon anno a tutti, sperando che sia finalmente quello buono!

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    • lo abbiamo un po’ abbandonato a Fran2 pero’… sob

      e pensare che lui e’ una auctoritas in fatto di concorsi che potrebbe darti utili dritte ed e’ sempre in prima linea

      i suoi amici lo hanno soprannominato Concorsman!

      mi raccomando non sparire 🙂

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  16. Eccomi qua.
    Se mi merito l’epiteto di “ottimista”, vuol dire che il livello di pessimismo su questo blog è decisamente al di sopra della media. Che dire. Sto lavorando. Ed ho lavorato oramai da 9 mesi. Tutti stage, però ben retribuiti (quest’ultimo praticamente a livello di un entry level). A breve inizio un nuovo lavoro, questa volta con un contratto a progetto, in un ambito comunque molto legato ai miei studi (europrogettazione e consulenza). Se lo stipendio fosse un pelo più alto, sarei anche soddisfatto. Coraggio.

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  17. Sono sempre stato orientato per Giurisprudenza, per fare successivamente il concorso in magistratura. Ma ultimamente sto pensando anche di fare Scienze Politiche con Master in Scienze della Pubblica Amministrazione per poter lavorare negli enti pubblici, e chissà forse partecipare al concorso per diventare Segretario Comunale. Sono molto indeciso però, non riesco a trovare esempi di lavoro che potrei avere con quello specifico Master, ma da un punto di vista di interesse il Diritto Amministrativo e la struttura politica in generale mi ha sempre interessato, quindi lo farei con grande piacere. Ho letto molto spesso di Scienze Politiche come una laurea per “sfigati”, ma è un problema che affligge solo la laurea o anche con i master la situazione è sempre quella?

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  18. Scienze politiche: studi molto interessanti, ma inutili.

    Anche chi fosse interessato al concorso diplomatico o a lavorare nelle organizzazioni internazionali, é molto meglio aver un diploma di laurea in economia (specie se alla Bocconi) o in giurisprudenza. Infatti ci sono concorsi specifici per economisti e giuristi, ma quelli “generali” li possono i laureati in tutte le discipline! Tipo anche in antropologia…

    Se non sapete cosa fare, fate qualsiasi facolà ma evitate scienze politiche.

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    • Non so se hai letto il mio commento sopra. A me piacerebbe fare concorsi per enti pubblici, secondo te Scienze Politiche con Master in Scienze della Pubblica Amministrazione, ha valore o comunque non è utile? Rispetto a Giurisprudenza dovrei avere più competenze nell’ambito della Pubblica Amministrazione…

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  19. Aggiornamento: ho firmato il mio primo contratto di lavoro (un anno). Un lavoro vero, con uno stipendio vero. Tutto a seguito di un corso IFTS (quelli gratuiti finanziati con il FSE x disoccupati e inoccupati). Peso della laurea in tutto ciò: 0!
    Ma va bene così! Sono contentissima, vuol dire che c’è sempre una speranza…! Bisogna provarle tutte, cavoli!
    La laurea serve solo a noi stessi, a formarci come persone. Nel lavoro, in molti casi, serve a poco. Io la tengo nel cassetto solo x eventuali concorsi…

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  20. Buongiorno a tutti,

    Ho letto l’articolo e lo trovo molto anacronistico visto lo sviluppo delle scienze politiche degli ultimi anni. Le tradizionali facoltà si stanno evolvendo in corsi di studio molto più complessi e moderni che inglobano diplomazia e multileve governance ed infine diritti umani.

    Personalmente sostengo che l’evoluzione del mondo odierno in un ottica globalista e mondializzata lasci molto spazio di manovra a personale competente riguardo le tematiche da me sopra citate. Ricordiamoci che il mondo è di fatto politica, fortunatamente o sfortunatamente è regolato e mediato da fenomeni politologici e diplomatici.

    Sicuramente il mondo è pieno di competitors (altri laureati) ma le posso assicurare che vi sono facoltà molto più critiche allo stato odierno delle cose, veda il mio coinquilino, laureato in giurisprudenza con la lode ed ora avvocato a 800 euro al mese… ahimè mi creda queste cose mi rattristano molto.
    La prospettiva globale attrae aziende pubbliche e private, strutture di mediazione a lungo e breve raggio.

    Io non ho studiato scienze politiche, sono tirocinante presso uno studio legale, ma mi creda mi sono pentito, visto che alcuni dei miei amici con una semplice triennale sono funzionari, international civil servants presso ONU e OSCE.

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  21. Ciao jack,
    è pur vero che ci sono laureati messi peggio di noi, quelli di giurisprudenza in primis, come anche tu hai constatato (per non parlare di architetti e ing. edili, laureati in sdc, psicologia, e discipline umanistiche), da qui però a dire che “le tradizionali facoltà si stanno evolvendo in corsi di studio molto più complessi e moderni che inglobano diplomazia e multilevel, governance ed infine diritti umani”…uhmmm…aspetta un attimo. Di quali facoltà stai parlando…? Non mi risulta che queste tematiche vengano studiate in ambiti diversi da quelli classici delle scienze sociali, e non mi risulta che aziende pubbliche e private siano alla ricerca spasmodica di laureati in scienze internazionali e diplomatiche esperti in diritti umani. Dove l’hai visto, scusa?
    Poi scrivi ” alcuni miei amici con una triennale sono funzionari”…ma de che??? Sai quali sono i requisiti per rivestire il ruolo di funzionario in un’agenzia qualsiasi delle nazioni unite o in altri importanti organismi internazionali? Ti sembra plausibile che un pischello neolaureato di 23 anni con la sola triennale diventi funzionario OSCE??? Andiamo ragazzi, cerchiamo almeno di non spararle troppo grosse!
    Atteniamoci alla realtà.
    Per concludere, tu dici che “…il mondo è di fatto politica, fortunatamente o sfortunatamente è regolato e mediato da fenomeni politologici e diplomatici”. Uhm, anche qui mi tocca contraddirti. Il discorso è lungo e non si può affrontare qui, ma la “politica” ha perso il suo primato da tempo. Il mondo attuale è governato e regolato da ben altri meccanismi…

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    • Fran io cmq a te ti devo conoscere, non e’ possibile che menti come te vaghino per l’aere mentre tanti, troppi laureati e masterizzati rasentano l’autismo (non sono ironico)…

      procede bene il corso?

      l’omonimo

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    • Io posso perfettamente capire la tua sentenzia “il mondo è governato da altri meccanismi” , ma mi oppongo ponendoti il problema della commistione tra pubblico e privato, tu intendi la plutocrazia e le oligarchie di grandi lobbisti ma esse sebbene operino nel campo della “infrastatualità” sono pur sempre vincolate da norme che una qualche autorità politica promulga. Penso che sia controproducente crede che la politica si stia indebolendo… forse la politica di facciata quella che conosciamo tutti come statocentrica ma posso assicurarti che ci sono dinamiche internazionali e sopranazionali prettamente politiche che hanno un potere normativo “immenso” ma spesso sono asservite o incomplete ( per volontà degli stessi stati). L’evoluzione o ristrutturazione del “sistema” mondo è possibile solo attraverso metodologie negoziali quindi politiche, come sai un’istituzione nasce perché vi è mediazione al suo interno,il sistema internazionale oggigiorno è un istituzione globale che però non è capace di organizzarsi e questi effetti negativi ricadono su tutti noi, poveri universitari, lavoratori e semplici cittadini.
      Dico solamente che vi è bisogno di generazioni di “veri politici” con una cultura di pace positiva ed una visione globale del sistema mondo. Io conosco un corso a Padova di scienze politiche, relazioni internazionali e diritti umani, Bologna, Roma come Padova stanno improntando i loro corsi verso un nuovo livello di “apertura”. Non voglio screditare nessuno, ma non voglio nemmeno sia screditata la politica che rimarrà sempre un potere fondamentale poco compreso soprattutto dai suoi legittimi “depositari”.

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  22. Perdonami, non capisco cosa c’entra questo discorso con la laurea in SP. Pensi forse che la laurea in scienze politiche e delle relazioni internazionali sia una sorta di “patentino” per intraprendere la carriera politica? Siamo decisamente fuori tema. La politica non è come la medicina o l’ingegneria dove bisogna avere la laurea ad hoc. Per fare il politico devi…vabbè, lasciamo stare, non addentriamoci in questo ginepraio! Spero comunque sia chiaro che la laurea in scienze politiche non ci azzecca niente con la carriera politica. Non ho mai conosciuto nessuno che si sia iscritto ai corsi di laurea in sp con quest’intento. Gli obbiettivi dei laureati in sp politiche sono sempre altri: la carriera diplomatica, l’ONU, le istituzioni europee, amministrazioni pubbliche varie, carriera accademica…se pensi che una laurea in sp ti renda “depositario” della scienza politica per rimpinguare le fila dei politici…uhmmm…non ci siamo proprio. C’è un’altra cosa che non capisco…se sei così convinto delle tue tesi come mai bazzichi qui sopra? Qui non si passa per caso…non è che pure tu ti sei messo a gugolare “scienze politiche inutile” perché una flebile vocina dentro di te ti ha suggerito che stai per fare/hai fatto qualche cazzata?
    L’ avessi ascoltata io quella vocina, una volta…

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    • Fran, io ti devo conoscere !

      ammetti che non sei una donna, ma un assistente uomo sfigato ultraquarantenne di storia delle dottrine politiche che subisce harassment dal titolare della cattedra, guadagna 4 lire e viene a sfogarsi qui fingendo di essere una balda giovincella !

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    • Assolutamente no, sono soddisfatto della mia vita e mi sento realizzato nonostante sia ancora lunga la strada soprattutto perché come ho detto nei messaggi precedenti sono entrato da poco nel mondo “pragmatico” della giurisprudenza.

      Il cursus honorum diplomatico o eventuali cariche all’interno di organizzazioni internazionali sono ruoli “caldi” che se rivestiti da persone competenti possono innescare un processo di esternalità positive per tutti. Sicuramente qualsiasi persona dotta e responsabile, capace di gestire la complessità di questa nostra società del rischio, a mio parere ma credo condividerai, può fare politica. Il mio intervento era finalizzato a esprimere il concetto che determinate dinamiche del sistema possono essere comprese con studi specifici che alcuni corsi stanno offrendo e quindi a non sottovalutare corsi come relazioni internazionali. Dibattito tra statocentrismo e sopranazionalismo, paradigmi WOMP, democrazia internazionale et cetera. Ho cercato in Google scienze politiche, perché la mia tesi di laurea constava nel diritto internazionale e correlatore fu un professore della facoltà di scienze politiche di cui seguii un corso per i crediti liberi (relazioni internazionali nell’era dei processi del mutamento globale). Un esperienza che mi fece tentennare, tanto che sto valutando la possibilità di prendere una doppia laurea dato che sono completamente autosufficiente, indipendente. Per quanto riguarda dei miei conoscenti di cui riportavo l’esperienza, vorrei veramente farti nomi e cognomi, non dico siano ambasciatori ma sono divenuti borsisti in programmi di formazione del personale ONU, solo uno presso l’OSCE (potranno non venire confermati però è una esperienza credo unica che mi fa gola).

      Anche la politica è una scienza, con determinate convenzioni, processi e conoscenze da possedere ( non dico la politica oramai improvvisata di questi ultimi decenni), sono necessarie persone competenti tutto qui. Come io vorrei farmi operare da un chirurgo specialista così vorrei che i miei rappresentanti conoscessero le dinamiche politiche globali per non governare “allegramente”. Il che non significa che politico, diplomatico, mediatore = scienze politiche, significa solamente che questo corso di studi e quelli implementati annessi, vadano presi in considerazione e non discriminati. Io ho vissuto una bellissima esperienza solo per quel corso e quel professore e ma ho amici che credimi mi sorprendono ed hanno sorpreso. Non voglio ripeto discriminare nessuna laurea però voglio spezzare questa lancia a favore della scienza politica.

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      • Jack, secondo me il tuo problema e che tu parli di Scienza Politica (maiuscolo voluto) mentre la discussione verte su (lla facolta di) scienze politiche (minuscolo voluto). Stiamo facendo un dialogo tra sordi.

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        • Buongiorno Francesco,

          forse potrei avere frainteso la discussone basandomi solamente sull’articolo principale, se fosse cosi mi scuso, ma ci tengo a sottolineare come io sia a favore molto “innocentemente” di qualsiasi corso di laurea, vista la carenza di cultura generale. Mi sento di sostenere chiunque voglia seguire il mio esempio e fare giurisprudenza, chi sceglie scienze politiche et cetera. Riguardo la facoltà se intendete i problemi strutturali di organizzazione e risorse… beh ahimè purtroppo i finanziamenti sono sempre più irrisori e mi trovo d’accordo nel dire che non solo scienze politiche ma anche nella mia sede vi erano molte problematiche. Anche gli sbocchi lavorativi sono scarsi ma più o meno ogni facoltà oramai subisce la cristallizzazione del sistema italiano. Sinceramente non ho parole, però sono ottimista e di natura voglio pensare che vi siano molti studenti sia uomini sia donne come noi che pensano sia necessario migliorare l’università e in senso lato lo stato e perché no anche alcune dinamiche mondiali. Con tutta l’innocenza del mondo, i miei interventi miravano solamente a mitigare questa ostilità o poca fiducia nelle scienze politiche ( moderne, aggiornate) poiché sapete quante volte ci sono rimasto male quando mi dicevano le medesime cose di giurisprudenza. Mi fa molto piacere vedere l’attività di questa discussione e mi fa ben sperare!

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  23. Tralasciando i discorsi sui massimi sistemi, potremmo stare a discutere per anni di quanto belli siano gli studi in sp, il problema è (e rimarrà) sempre e solo uno: continuiamo a cantarcela e a suonarcela da soli, perché il mondo fuori, quello reale, la pensa esattamente all’opposto. È inutile citare come esempi del contrario quei rarissimi privilegiati, e sottolineo privilegiati, che sono arrivati in alto, quando la stragrande maggioranza dei laureati in sp si arrabbatta come può, e lo sanno tutti (pure le pietre). Qui non si tratta di screditare, si tratta della realtà, nuda e cruda. Conosco anch’io delle persone che lavorano alla Fao, in qualche ufficio figo a Bruxelles o che hanno vinto il concorso diplomatico, che credi? Il punto è che per ogni laureato in sp che arriva in alto, ce ne sono mille che fanno i commessi nei centri commerciali, piuttosto che gli agenti immobiliari con fisso a 600 euro al mese (quando va bene) o gli addetti al call center (outbound). Potrei parlarti pure di quelli che vivono ancora in casa dei genitori senza far nulla come gli hikikomori, ma lasciamo perdere. A me sembra che i punti di vista sulla questione cambino molto in relazione all’età e al proprio contesto socio-economico. Fino a 25 anni anch’io ho creduto alle favole, ho vissuto in una bellissima bolla di sapone finché non ho sbattuto il muso contro l’asfalto, una volta uscita dal mondo ovattato dell’Università. Pure io mi facevo bella dei miei studi, ma ci ha pensato poi il mondo del lavoro a sbattermi in faccia la realtà! A 30 anni suonati il mio è il punto di vista di chi le ha già viste e provate tutte, non sono un’illusa e ingenua 23enne. E non raccontiamoci storie di mal comune mezzo gaudio, perché ci prendiamo solo in giro. Per quanto la crisi occupazionale riguardi tutti, è anche vero che il problema della disoccupazione riguarda noi più di altri. Un laureato in odontoiatria che piange miseria lo devo ancora conoscere!

    “ma ci tengo a sottolineare come io sia a favore molto “innocentemente” di qualsiasi corso di laurea, vista la carenza di cultura generale.”
    Su questo punto mi trovi assolutamente d’accordo, ci mancherebbe! Ed è anche la ragione per cui sono sempre stata contraria a qualsiasi
    limitazione del diritto allo studio, come il numero chiuso che si vorrebbe imporre un po’ ovunque. D’altra parte, se il lavoro non c’è, tanto vale studiare, perfino scienze politiche, piuttosto che andare a spacciare…non credete?
    (Non sono ironica.)

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    • Ciao Fran,

      concordo con te nel riconoscere la legge del 1:1000 però d’altro canto il mondo è sempre stato un luogo “sovrappopolato” di competitors, l’importante è che quella possibilità esista e forse si estenda anche ad altri, non solo per la realizzazione delle aspirazioni di sp ma di qualsiasi facoltà. Io sognavo di divenire un avvocato di grido ma ahimè chissà!
      Quello che mi sento di dire è che aggiungere una tacca nei curricula che recita “borsista all’Onu” non è poca cosa, per lo meno penso sia un’esperienza molto interessante che a me farebbe gola, da qui il mio inseguire la doppia laurea. Per quanto riguardo il diritto allo studio la penso come te! Servono generazioni competenti poiché la conoscenza è libertà, l’Italia odierna per esempio è quella che Montale ed altri definivano “analfabeta che sa leggere” (escluso dal progresso, dalla cultura).

      Concordo nel dire che alcune facoltà offrono sicuramente più sicurezze, però ti ricordo che la prima cosa che ti viene detta dai prof. di medicina od odontoiatria è 1 su 7 c’è la farà (così disse il mio prof. all’esame, tentai ma solo per “sfizio”). Offrono più sicurezze tramite meccanismi di limitazione del diritto allo studio (anche se io sono d’accordo ad una selezione).

      In conclusione quello che sembra non essere capitato a te (per ora) e anche a me, cioè la “botta” di fortuna nel riuscire a realizzarsi completamente non è detta capiti anche ad altri. Chiamiamola fortuna o ratio della vita ma lo dico molto pessimisticamente, la vita è tutta una continua lotta, dove ora come ora non tutti possono avere tutto, se ci basassimo su questo né io né tu penso avremmo mai intrapreso gli studi universitari no? Almeno nel mio piccolo paesino il mantra del volgo era “Guardati attorno, è pieno di avvocati non vedi”.

      Lo studio ad ogni livello per me è speranza ed ogni giorno quando svolgo il mio lavoro, discuto con altre persone mi sento un uomo migliore e nonostante tutto non rinnegherei mai le mie scelte anzi!

      Fran, sembri una persona veramente per bene e credimi ti auguro veramente di trovare grandi soddisfazioni! Per come la vedo io, non è mai tardi! Conviene sempre combattere e sperare il giusto.

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  24. “…aggiungere una tacca nei curricula che recita “borsista all’Onu” non è poca cosa”

    Già… magari!
    Non immagini la marea di “history form” che ho inviato negli anni!
    E non solo alla FAO, ma verso pressoché tutte le agenzie ONU…niente!
    A parte qualche e-mail automatica di avvenuta ricezione della candidatura, non ho mai avuto risposta, finché poi non ho deciso di abbandonare del tutto certe strade e di reinventarmi per un lavoro meno altolocato e di nicchia, un lavoro per comuni mortali, per intenderci. Ah, non ho provato soltanto la strada delle application online…! Se ci ripenso…ero proprio fuori!!! Insomma, provavo a contattare direttamente per e-mail (e qualche volta anche al telefono) delle persone che ci lavoravano, scelte da me quasi a caso su LinkedIn in base al ruolo che ricoprivano. Ne ho contattato qualcuno anche tramite Facebook, addirittura.
    Stranamente mai nessuno mi ha mandata al diavolo, anzi, mi rispondevano come se per loro fosse una cosa normale essere contatti anche per vie informali (di sicuro non ero né la prima né l’ultima…)
    Una volta conobbi su un forum uno che era un “foreign area officer” per la F.. in Sxxxxa Lxxxe, italiano (evito di trascrivere tutti i particolari, non si sa mai…tanto si capisce uguale ;P). Siamo stati in contatto per qualche mese, mi ha raccontato tutta la sua vita come un fiume in piena, si era anche offerto di procurarmi un pass per farmi visitare il suo ufficio quando sarebbe rientrato a Roma. Questo era più fuori di me, forse voleva fare il figo, , boh…a me sembrava un po’ un idiota comunque.
    Bene, questo mi ha spiattellato senza nessun pudore di essere stato raccomandato anni prima da un suo strettissimo parente, diplomatico al Maeci, aggiungendo che senza “agganci” io non avrei mai potuto metter piede lì dentro (né in nessun’altra agenzia ONU) e che sarebbe stato molto meglio per me studiare per i concorsi o comunque seguire percorsi più trasparenti e meritocratici. Mi disse che se proprio ero fortunata, avrei potuto esser presa come stagista per qualche mese, ma nulla di più (e comunque non sono mai stata chiamata nemmeno per uno stage).
    Il punto di non ritorno è stato quando anni fa conobbi una famiglia in vacanza che alloggiava vicino casa mia. Sembravano così brave persone…invece! Beh, la tizia mi disse che la sua migliore amica lavorava alla Fao come responsabile di un certo progetto e che forse poteva aiutarmi. Infatti mi mise in contatto con lei e la conobbi anche di persona. Mi disse che avrei dovuto prima laurearmi (all’epoca stavo scrivendo la tesi della magistrale) e poi avrebbe cercato di inserirmi come stagista. C’era un’altra tacita condizione però… sarei dovuta andare in UK per 6 mesi a lavorare come “au pair” presso la casa della sua amica e fare da babysitter ai suoi bimbi. Io come una cretina ci sono pure andata! Sapete com’è finita? Dopo 20 giorni ero di nuovo a casa mia, dopo essere stata lasciata a pane e acqua (letteralmente) in balìa delle assurde pretese di quella psicopatica (tipo alzarmi e portare i bambini a scuola anche se ero ormai denutrita e inchiodata a letto con 39 e mezzo di febbre)! Ok, ma a noi che ce ne frega, direte voi…vabbè, avevo voglia di raccontarla uguale! Comunque questa vicenda ha segnato un punto importante della mia vita, è da qui che ho iniziato a riflettere su tante cose…

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    • OK Fran non risponde alle mie profferte allora decido anch’io di contribuire alla discussione. non ho molto da aggiungere in realtà. ai tempi mi fu detto tra il serio e il faceto che avrei avuto poche speranze a quell’agenzia onu che si trova a roma, visto che il calibro dei concorrenti era magari essere figlio del ministro dell’agricoltura chennesò, del cile ? io ero figlio di nessuno dunque… non dico che siano tutte raccomandazioni, ma che una laurea più specialistica permette di saltare in taluni casi la fila. scienze politiche è troppo generalista e alla fine ci si riduce in decine di migliaia a tentare il concorso EPSO AD5, mentre in altre selezioni vieni segato per la laurea non attinente (law, audit…). cmq pensare che un laureato in SP entri all’UE e come aspettarsi che un laureato in legge diventi magistrato, o che un laureato in economia entri in bankitalia. 1 su 1000 ce la fa, a meno di non essere un genio assoluto (esistono), si tratta di persone che guarda caso provengono da certi ambienti… mo’ voglio fare il marxista ! perchè nessuno dice che è facile vincere i concorsi se hai i genitori che ti mantengono? perchè nessuno dice che se hai già un lavoro ti devi alzare alle 3 di notte per ripetere ? perchè nessuno dice che è facile andare a fare il master in studi europei a strasburgo, se hai i soldi, mentre se non li hai vai a fare il commerciale alle assicurazioni o il promoter nelle compagnie telefoniche? SP sarà (stata) pure una facoltà di sinistra, ma è una delle facoltà più classiste che esistano, dove conta quasi esclusivamente il nome della facoltà e del master postlaurea, a scapito della preparazione.

      cara omonima, sempre devotamente tuo !

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  25. Guarda che ci sono, Frà! ;P
    Finalmente qualcun altro che dice le cose esattamente come stanno, sono secoli che tento di far capire questi chiari e semplici concetti, è lapalissiano che sia come dici!
    Io vengo da un contesto simile al tuo. Frequentare l’Università è già stato per me un grosso sacrificio, non avrei mai potuto aggiungerci degli extra, tipo l’Erasmus, gli stage all’estero o qualche master in una università blasonata. Ho dovuto cavarmela con la sola laurea e le poche, piccole esperienze che ho fatto nella mia area di residenza. Il problema è che per intraprendere certe carriere la laurea non basta, è tutto il contorno (gli extra) che conta, il pezzo di carta è solo l’inizio. Sono carriere che si finanziano a suon di quattrini, e come ho detto qualche post fa, la nostra è una laurea per ricchi! Il problema poi è che anche volendo fare un lavoro “normale”, con la nostra laurea è veramente difficile trovare qualcosa di attinente. O vinci un concorso oppure niente. Un laureato in economia può almeno fare il contabile in una pmi, noi no. Cosa possiamo fare noi nel “piccolo”?
    Poco niente. Mentre uno studente di Medicina, ad esempio, deve preoccuparsi solo di prendere il pezzo di carta con un buon voto, noi siamo costretti ad imparare N lingue, a viaggiare e a fare esperienze varie di stage e di studio fuori…cosa che non tutti possono permettersi.
    Io ad oggi finalmente lavoro, ma ho dovuto riformarmi da capo in un ambito diversissimo con i corsi gratuiti per disoccupati, sennò col cavolo che a quest’ora prendevo uno stipendio!

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    • Capisco perfettamente questo punto di vista e non è nemmeno possibile criticarlo anzi. Quello che mi sento di dire è che molte lauree ultimamente trovano un freno nella spendibilità nel mondo reale, sociale, ma non per questo vanno declassate.

      Avete ragione quando dite che gli sbocchi sono ridottissimi ma questo oramai chiede il mondo, bisogna essere tra quei “uno” altrimenti pazienza, si subiranno le conseguenze.

      Chi scegli SP oramai lo saprà, come del resto chi sceglie giurisprudenza ed anche medicina o ingegneria… poiché vi è un escalation di declassamento dello status quo peggiore per alcuni più che per altri … Un chirurgo di corsia lavorerà sempre ma con 12 anni di studio all’attivo guadagna cifre irrisorie se considerate la reperibilità h 24 e le responsabilità che deve assumersi e cosi via.

      Molti “falliscono” (che a mio parere non è un fallimento, non vorrei considerare l’aspetto economico ora) ma per quei pochi che ce la fanno, tutto ha un senso. Dispiace veramente con cuore lo dico, per le esperienze traumatiche hai affrontato Fran!

      Io scelsi giurisprudenza con il cuore nella successiva speranza si rivelasse un toccasana per il portafoglio ma ahimè per ora va così… non mi arrenderò mai e spero che le cose cambino o che altri abbiano più fortuna di me. Fortunatamente non siamo tutti uguali.

      Penso di avere fatto capire quanto tenga al diritto allo studio e all’importanza dell’università in generale, spezzando una lancia a favore dei nuovi corsi di SP-RI-DU nella speranza le cose possano cambiare anche per giurisprudenza ed altre lauree che ultimamente stanno “involvendo” la loro spendibilità.
      Sento di avere detto le cose che mi stavano a cuore dire e quindi vi ringrazio pe la discussione costruttiva ma non interverrò più. Ti auguro il meglio Fran!

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  26. Ti ringrazio Jack!
    Voglio solo aggiungere che il “declassamento” di cui tu parli è dovuto alla graduale scomparsa dei posti impiegatizi, tanto nel pubblico, quanto nel privato. Questa morìa di posti di lavoro è solo in minima parte dovuta alla crisi, la realtà è che la digitalizzazione dei processi e delle pratiche burocratiche ha reso obsolete le nostre figure, almeno ai piani “bassi” della catena amministrativa (resistono solo le figure dirigenziali, cioè i “pochi” al comando). Bisogna considerare infatti che almeno fino a 20 anni fa, la maggior parte dei laureati in sp, giurisprudenza ed economia veniva assorbita da p.a. e banche con inquadramenti anche di basso livello. Oggi quelle stesse mansioni (operatori di sportello, impiegati back e front-office) non esistono praticamente più: è stato tutto informatizzato e il lavoro in banca si è praticamente estinto! Ogni giorno ci sono notizie di chiusura delle filiali e di esuberi dei bancari. Perfino i promotori finanziari scompariranno tra qualche anno! Nella mia città, ancora, hanno mandato a casa più di 30 persone che lavoravano al centro per l’impiego (lavoratori di una cooperativa), poiché la Regione ha deciso di informatizzare completamente il servizio.
    Di esempi come questo ce ne sarebbero a bizzeffe!
    La risposta del perché non troviamo lavori più “accessibili” risiede qui. Sono rimasti solo i posti “in alto”, ma quelli sono pochi e solo 1 su 1000 ce la fa.

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  27. Salve a tutti voi, ho letto sia l’articolo che le vostre conversazioni tra commenti, purtroppo piene di storie tristi e mi dispiace sul serio perché in qualche modo, anche se sono più giovane di molti, condivido le vostre insicurezze. Ho terminato quest’anno una triennale in antropologia e successivamente sono andato a lavorare come commesso per un determinato periodo, all’inizio perché ho creduto che tanto non avrei avuto altre possibilità nonostante fossi solo all’inizio del percorso universitario. Dopo 6 mesi ho deciso che forse valeva la pena continuare a studiare, quindi mi sto rimettendo in carreggiata nonostante la paura del futuro. Frequenterò da settembre alcuni corsi di economia per avere i crediti necessari che mi permetteranno di iscrivermi l’anno prossimo ad una magistrale di Scienze Politiche improntata sulle relazioni tra Europa e America (Nord e Sud). Con quale proposito? Forse questa è la parte peggiore. Non riesco a pensare agli sbocchi nello studio e mi sento obbligato a seguire le mie passioni, cioè la storia e la politica del Sud America che ho cominciato ad approfondire dopo un anno di studio in Spagna. Forse tutto questo potrà far ridere qualcuno più esperto, e magari me ne pentirò amaramente perché nel mondo del lavoro oltre alla flessibilità ci vogliono idee precise fin da subito, ma la mia passione è legata a questa strada e non capisco perché precludermela senza neanche provarci. Mi piacerebbe qualche consiglio da voi se possibile. Non vi limitate a parlarmi dei pochi sbocchi perché ho letto tutti i vostri commenti e anche se mi si stringe il cuore (egoisticamente più per il mio futuro che per il vostro presente), sono abbastanza deciso a intraprendere questa strada.

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  28. “Non vi limitate a parlarmi dei pochi sbocchi…”

    Come se gli sbocchi lavorativi fossero un dettaglio da niente…!
    Ma almeno sai qualcosa di questi sbocchi?
    Ti sei un minimo informato oppure “chissenefrega proprio”???

    “…la mia passione è legata a questa strada”
    Quindi? Cioè, cosa vuoi farne di questa passione???
    Insegnare all’Università, cooperazione internazionale, cosa…?
    Detta così è tutto troppo vago e aleatorio, difficile darti un consiglio.
    Sarai anche più giovane di molti di noi ma se stai per iniziare la magistrale non è che tu sia proprio un novellino, eh.
    Per la tua età e avendo già una laurea in tasca, qualche idea su “cosa fare da grande” dovresti già averla. Non basta dire “mi piace la storia e la politica del Sud America”.
    Quindi, il primo consiglio che mi sento di darti è quello di schiarirti le idee, ammesso che tu non le abbia già chiare, ovviamente 🙂

    In bocca al lupo!

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  29. Ehi eccomi qui di ritorno.
    Beh vedo che la falsa riga del discorso non è cambiata: scienze politiche è bella ma non serve per trovare un lavoro, chi lo trova o è un “privilegiato” o ha avuto una botta di culo.
    Come non è cambiata la falsa riga del discorso, allo stesso non è cambiata la chiave di lettura: basarsi su esperienze personali che, per quanto traumatiche, non bastano per avere una conclusione generale.
    Ma seguirò anche io questa logica: lavoro oramai da 13 mesi (prima 6 di stage ben retribuiti e ora contratto) e mi sono laureato da 10. Ebbene sì, non ho mai avuto un giorno di disoccupazione post-laurea ed ho sempre fatto lavoro in linea con quello che ho studiato. Non credo di essere un privilegiato per nascita – non mi sembra il caso di postare il mio ISEE su sto blog quindi vi prego di credermi – ma mi rendo conto di essere in una posizione migliore rispetto ad alcuni coetanei e colleghi.

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  30. E’ vero, in effetti non ho le idee chiare soprattutto perché, per mio limite, ho sempre scisso l’idea dello studio da quello del lavoro e probabilmente potrei pagare per questo in futuro. Con ciò non voglio dire che penso a prescindere che la laurea è inutile per il mondo del lavoro, ma soltanto che ho sempre messo la passione davanti ad ogni cosa e questo mi porta ad avere idee differenti sul futuro perché in effetti a me piacerebbe insegnare come anche una carriera diplomatica. Fran, so che la passione non basta di certo e so che il lavoro non è una cosa di poco conto, spero di riuscire ad avere idee più precise nel prossimo futuro ma non voglio essere soltanto “attaccato” per una cosa che già so, preferisco dei consigli costruttivi. Ad esempio: considerata la mia situazione, credete che sia più giusto puntare fin da subito ad una facoltà legata all’ambito delle relazioni internazionali tra Europa e sud America oppure puntare su qualcosa come cooperazione e diritti umani e lasciare l’ambito latino americano ad una successiva specializzazione? Ringrazio in anticipo chi mi risponderà.

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  31. Se dici che la tua passione è il Sud America, fossi in te punterei subito a qualcosa di attinente. Perché mai dovresti rimandare questi studi a dopo?
    Diritti umani, poi…per carità!
    Spero che tu davvero sappia quello che fai…noto un po’ di confusione… 😦

    Ottimista, che dirti, sono contenta per te!
    Qui nessuno ha mai detto che è impossibile trovare lavoro con la nostra laurea…1:1000 non significa impossibile! 😀
    Se poi si ha la fortuna di avere un cv come il tuo (con quei famosi “extra”), ovvio che diventa tutto più facile!
    La triste riflessione che si faceva era su come ottenere quegli extra (erasmus, master e stage all’estero…), ne avevamo già parlato…quello che è stato facile da ottenere per te, non è detto che lo sia anche per gli altri! Ti posso garantire che l’unico modo che avevo io (come tantissimi altri) per mettere piede all’estero era fare sguattera alla pari (in alternativa la lavapiatti), altro che master e stage a Bruxelles, Parigi o quello che è!
    Senza nulla togliere al merito (e non dubito sul fatto che tu sia meritevole), non tutti possono avere le tue stesse possibilità.

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