Iscriversi a scienze politiche: un errore che pagherai

Laurea in scienze politiche farlocca.

Da qualche tempo a questa parte si può osservare il fenomeno dell’Open Day degli atenei universitari. È una giornata in cui gli studenti dell’ultimo anno delle superiori vengono invitati a gironzolare per l’università della loro città, per visitare i banchetti delle facoltà, venire sommersi di opuscoli promozionali, parlare con laureandi e professori. Ci sarete andati anche voi. Potete alzare la mano? così pochi? Ho un pubblico di matusa.

Quello che molti non sanno è che in realtà l’Open Day è una trovata del sistema universitario per convincere le future matricolo a NON iscriversi a lettere o a scienze politiche. Con me la trovata non funzionò.

 

Come tutto iniziò, due volte

Nel 2002 mi iscrissi alla facoltà di scienze politiche di Cagliari, per trasferirmi dopo la laurea triennale a quella di Pavia per la specializzazione, rimanendovi in seguito per svolgere un dottorato in politologia. Non sono poi riuscito, per vari motivi, a fare della politologia il mio mestiere (che in questo primitivo paese si riduce di fatto alla ricerca universitaria): un po’ fu sfortuna, ma più che altro fu che non sono abbastanza bravo.

Qualche giorno fa parlavo delle inesistenti prospettive di lavoro nella nostra isola con una mia amica, la bella Valeria, anche lei laureata in scienze politiche. E tra una cosa e l’altra mi ha chiesto di scrivere qualcosa sulla facoltà. In effetti è una buona idea: la facoltà è una miniera di aneddotica, anche se non tutta può essere divulgata. Non so se riuscirò a scriverne degli altri: per ora la cicogna ha portato questo post, la laurea in scienze politiche e le sue conseguenze.

 

Il mondo contro di voi

Siete laureati in scienze politiche? Affari vostri. A parte il diritto di partecipare ai concorsi per la selezione del personale dell’amministrazione pubblica (immondezzaio di carta, fonte di code), il vostro straccio di laurea vi darà solo problemi. Chiunque si sentirà investito del dovere morale (ma roba da imperativo categorico kantiano) di criticare la vostra scelta e denigrare i vostri risultati.

  • Il laureato in filosofia ride del vostro esame di storia delle dottrine politiche: siete dei dilettanti.
  • Chi ha studiato economia sorride magnanimo alla vista del vostro manuale di politica economica. Forse non dirà niente, ma lo penserà: siete dei dilettanti.
  • L’ingegnere non vi vede nemmeno. Ma è normale: per chi studia ingegneria solo ingegneria è una facoltà, le altre sono scuole medie.
  • Ultimo, e non per importanza, viene il laureato in giurisprudenza. In questa categoria dell’istruzione superiore si annida la maggior parte dei vostri nemici. Sono quelli che vi dicono “Ah, scienze politiche. Una mezza laurea in giurisprudenza”. Divertente, pensate voi: che battuta originale, sono solo dieci anni che me la sento dire.

Il peggio è che questa gente, in massima parte, di politica non capisce alcunché. E avete voglia a spiegare… Qualcuno di loro vi dirà che vi sbagliate e che studiare scienze politiche, con tutta evidenza, è inutile. Perché? semplice, perché per capire la politica basta studiare diritto costituzionale. Beata innocenza. Aggiungeteci poi che vi ascolteranno soltanto se quello che direte confermerà i loro pregiudizi. In caso contrario avrete torto a prescindere. E vi dovrete sciroppare il classico elenco: scienze politiche non dà sbocchi, scienze politiche non serve, scienze politiche è una facoltà facile, a scienze politiche non si studia.

Già dal momento in cui annuncerete all’orbe terracqueo la vostra intenzione di iscrivervi a scienze politiche vi pioveranno addosso elenchi come quello. Per lo meno ve ne farete una ragione: questo non è un paese anglosassone. Il laureato in scienze politiche qui non è un laureato. Forse non è neanche un essere umano. Di lui si burlano diplomati, analfabeti e bambini. Far notare che Barack Obama è laureato in scienze politiche non vi aiuterà. E potreste sentivi chiedere chi è.

La gente non vi guarderà più come prima. Vi guarderà come si guarda il fesso che si è iscritto a scienza delle merende, a scemenze politiche. Solo vostra nonna continuerà a guardarvi con immutato affetto e fede cieca e inestirpabile nelle vostre capacità. La nonna è nata in un’epoca in cui l’alfabetizzazione non era una cosa scontata e all’università accedeva solo una ristretta élite di privilegiati, destinata a dominare il mondo. Per lei siete già ministro del bilancio.

 

E se poi te ne penti?

Qualunque cosa farete, sarete sempre i paria dell’istruzione superiore. E non pensate di risolvere il problema facendo un dottorato. Servirà soltanto a rendervi degli impresentabili per mercato del lavoro.

Pensateci prima, pensateci ora, siete ancora in tempo. Se prenderete la laurea in scienze politiche, ne pagherete lo scotto per tutta la vita. Ma la cosa peggiore sarà un’altra. La cosa peggiore sarà avere continuamente a che fare con un grande numero di portatori della “sindrome di Schumpeter”: l’uomo medio, quando si avvicina all’area della politica, vede ridursi pericolosamente il suo rendimento mentale e voi sarete lì, diagnosticherete la sua malattia, ma non potrete farci nulla.

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219 pensieri su “Iscriversi a scienze politiche: un errore che pagherai

  1. Wow. Non so che dire. Mi sono fatta il c uulo per anni al liceo per poi arrivare alla fine che non so chi sono né cosa voglio. siccome non ho interessi e/o inclinazioni particolari ero arrivata a scegliere due facoltà -una più inutile dell’altra-: relazioni internazionali e lingue e letterature straniere. a questo punto preferisco finire a fare la prof fallita di inglese che è quello che ho sempre voluto evitare, ma effettivamente perché cimentarmi nelle relazioni internazionali? Fran ha ragione, è una laurea per ricchi. Non mi posso assolutamente permettere master o stage all’estero e non conosco le persone “giuste” per riuscire a farcela. I miei genitori hanno dei lavori che ci permettono giusto di arrivare a fine mese, per loro mandarmi all’università è un sacrificio; non mi va di buttare via palate di soldi se poi devo dipendere ancora da loro solo perché a 19 anni ho preso una decisione di meerda. è un peso che non potrei sopportare. con lo stipendio da professoressa faccio la fame ma almeno sono indipendente. Una cosa positiva in tutto questo c’è, sono ancora in tempo di non prendere una decisione della quale sicuramente mi pentirò 🙂
    Grazie Alessandro, mi dispiace che questo sia l’unico articolo che leggono tutti!

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  2. Ciao a tutti! Trovandomi in un periodo di crisi mistica riguardo agli studi, le varie ricerche di informazioni mi hanno portata a questo post… Confondendomi ancora di più le idee! Mi piacerebbe condividere la mia esperienza con voi, nella speranza di ricevere qualche sugggerimento.
    Ho 23 anni e ho appena finito il terzo anno di una triennale in “Discipline dello Spettacolo e della Comunicazione”, cioè una sorta di mix fra DAMS e Scienze della Comunicazione… Inutile specificare che si tratta di un pentolone pieno di materie a casaccio, senza alcun nesso fra loro, dove non si approfondisce in modo adeguato nessuno dei due curriculum… Insomma, un casino. Ho sempre avuto molti dubbi sulla mia scelta e questo mi ha portata a portare avanti gli studi in modo discontinuo e senza convinzione, ma anche senza il coraggio di cambiare e buttarmi altrove. Adesso mi trovo alla soglia del mio primo anno da fuori corso, con una dozzina di esami da recuperare, la motivazione sotto i piedi e tonnellate di frustrazione accumulata. Detto ciò, pur non avendo le idee chiarissime, so che il mio “sogno” sarebbe quello di lavorare nell’ambito del REPORTAGE: mi interesso di giornalismo (sia foto che video) e cinema documentario. Perciò, stavo pensando di mollare la mia facoltà inutile e buttarmi su Scienze Politiche, puntando su un curriculum internazionale o di comunicazione. I programmi di studio mi sembrano ricchi ed interessanti: credo possano dare una base molto solida di conoscenze, nonché uno sguardo critico e lucido, riguardo all’attualità e, in sostanza, al mondo che ci circonda. La mia idea sarebbe di affiancare gli studi più “teorici” di S.Po. a corsi più tecnici, attinenti il fotogiornalismo, il reportage ecc, per poi, dopo l’ipotetica laurea, specializzarmi con un master o una scuola più specifica (tipo il famoso master in Giornalismo di cui parlavate anche sopra).
    Ammetto che i vostri commmenti mi hanno gettata nello sconforto: davvero è una laurea così “inutile” e con pochi sbocchi? E, soprattutto: credete che la mia idea possa avere un senso? E’ una strada percorribile? E’ difficile trovare il coraggio di cambiare tutto a 23 anni, finendo per laurearsi a 26 (se tutto va bene), e l’ansia mi porta ad avere le idee particolarmente confuse. Se dovessi decidere di cambiare, non vorrei sbagliare per l’ennesima volta. Voi cosa ne pensate?
    Grazie di cuore a chi risponderà e scusate per il papiro 🙂

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    • Ma Bia, la vita non è che una collezione di errori, e la felicità (Totò docet) solo la somma degli attimi di dimenticanza… qualunque cosa si faccia, si sbaglia. L’unica cosa giusta che si può fare è nascere ricchi e in salute. Ed è difficilissima da fare 🙂 Scherzi a parte, ora il blog ha pochi visitatori, ma magari qualcuno sarà in grado di aiutarti!

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  3. Ciao, ho 35 anni e nel 2009 ho dato 2 esami del corso di Management Pubblico, Facoltà di SP dell’Università di Milano. Dopodiché ho smesso perché avendo un lavoro di 8 ore come informatico non riuscivo a coniugare i due impegni.
    Ora, dato che l’informatica non la posso più soffrire, e in questi anni ho sempre desiderato riprendere gli studi, sto pensando di ritentare.
    Ma, data l’età avanzata e le (mi pare di capire) scarsissime possibilità di lavoro forse è meglio che opti per qualche altra facoltà, oppure che lasci proprio perdere l’università.
    Non vorrei mandare a ramengo il lavoro e l’indipendenza all’età in cui mio padre aveva già due figli per ritrovarmi a 38 anni con un pugno di mosche in mano, anche perché tra un 23-25enne e un quasi quarant’enne, la vedo dura che venga scelto il secondo, sia nel pubblico (dove mi piacerebbe lavorare) sia nel privato.
    Che dici/dite ?

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  4. Solo un appunto nemmeno centrale nel discorso, perdoni la pignoleria:
    come è noto, negli US funziona diversamente e legge, così come medicina e architettura ecc. sono studi “post-graduate”.
    Insomma lui come major nei 4 anni del bachelor ha scelto Scienze politiche, mai poi ha fatto legge ad Harvard.

    Quindi non è proprio come che abbia fatto Scienze Politiche in Italia, ma anche Giurisprudenza.

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  5. io invece trovo sia la migliore scelta per chi non è sicuro al cento per cento di cosa vorrebbe fare…tanto comunqueraramente si trova un’ occupazione che ci vada a genio. Tanto vale dunque approfondire (ma non troppo 😉 ) le materie più varie e farsi così un bagaglio di cultura generale e sapere un po’ tutto ma mai niente davvero bene. Il laureato in filosofia non ride mica tanto quando sa che sappiamo anche di economia e diritto (e lui no) anche al laureato in economia mancano conoscenze che noi invece abbiamo così il “giurispruridico” ! Io mi sono laureata in s.p. e la trovo tra le facoltà più complete ed interessanti. In più ha il pregio, secondo me di infondere un’elasticità mentale che poche facoltà riescono a fare.

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    • Ti ringrazio per aver commentato e portato la tua opinione, Eleonora 🙂

      Una domanda: come sei arrivata su questo post? (è una questione che riguarda strane fluttuazioni statistiche del blog: se non ti va, non rispondere, non mi offenderò! 🙂 ) A presto!

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      • Ciao Alessandro, sono arrivata al tuo post cercando informazioni per un mio nipote, mi pare che, nello specifico stessi cercando delle statistiche relative a titolo di studio/occupazione. Tuttavia giacché son tornata, aggiungerei di tener presente che alla fine, per lavori in cui non siano richieste conoscenze tecnico-scientifiche ben specifiche, ciò che conta davvero è LA PERSONA, come si pone, ciò che dice, la sua personalità, motivazioni ecc ecc ecc

        A presto
        Ciao

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    • quante minchiate… illuditi pure.. in italia solo con medicina arrivi dove vorresti arrivare ed in parte Ingegneria, dove lavori ma sei sfruttato.. Tutto il resto sono corsi inutili: chiedere ad un laureato di Filosofia, Giurisprudenza e Architettura..
      L’università va riformata con eliminazione corsi inutili, accorpamento corsi simili, numero chiuso a tutte le facoltà, eliminazione sistematica dei fuori corso.

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  6. Salve, dopo due anni sono riuscito ad entrare a fisioterapia, la mia passione. Ma da un po’ di tempo a questa parte sto cominciando a pensare alla facoltà di scienze politiche e relazioni internazionali/scienze internazionali e diplomatiche, visto il mio interesse per la storia estera, per le lingue, per le altre culture, per i fenomeni che interessano l’estero. Ora non so che strada seguire, visto che da un lato ho fisioterapia e quindi un lavoro certo e studierei ciò che più mi piace, ovvero l’anatomia, biochimica ed il corpo umano in generale. Dall’altro lato ho sc. pol che mi aprirebbe strade all’estero, nelle ogn, nel giornalismo, anche se il diritto mi risulta un po’ ostico (non avendolo mai studiato). Che dite?

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  7. “…da un lato ho fisioterapia e quindi un lavoro certo e studierei ciò che più mi piace, ovvero l’anatomia, biochimica ed il corpo umano in generale.” Non capisco, se è questo ciò che più ti piace perché pensi a Scienze Internazionali e Diplomatiche? “Dall’altro lato ho sc. pol che mi aprirebbe strade all’estero, nelle ogn, nel giornalismo, anche se il diritto mi risulta un po’ ostico.” E chi lo dice che ti si aprirebbero queste strade? La guida della facoltà del SID??? Favole! All’estero ci vai 1) se te lo puoi permettere; 2) se hai competenze, più che altro tecniche, realmente spendibili nel mercato del lavoro o, se sei realmente brillante negli studi e fortunato, grazie a qualche borsa di dottorato; 3) se conosci veramente bene l’inglese e/o la lingua del paese di destinazione (e le lingue non le impari di certo con quei 2 esamini di idoneità che si fanno al SID). Ong e giornalismo dimenticateli proprio, sono sbocchi solo sulla carta, personalmente non conosco nessuno che abbia intrapreso con successo queste carriere, nemmeno tra i più bravi del mio corso. Chi voleva fare giornalismo il massimo che ha trovato è la scrittura di articoli online sulle cronache locali a titolo completamente gratuito; chi voleva fare il cooperante nelle ong ha avuto come possibilità soltanto il servizio civile o qualche missione organizzata dal parroco del paese, tutto autofinanziato. Ti assicuro che il diritto, o almeno quel poco che si studia (costituzionale e internazionale), sarebbe l’ultimo dei tuoi problemi, in confronto alla totale mancanza di sbocchi e alternative che troverai dopo. Certi sbocchi esistono sulla carta. Bello sognare queste carriere affascinanti e avventure esotiche ma la realtà è un’altra cosa, credo che tu stia solo fantasticando, come abbiamo fatto noi che ci siamo cascati. Resta a fisioterapia, fidati! Se poi un domani vorrai tentare di esercitare la tua professionalità all’estero nessuno te lo vieta, anzi, la tua laurea in fisioterapia è praticamente un lasciapassare. Ciao!

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  8. Leggere questi commenti che denigrano la facoltá di scienze politiche mi confonde ancora di più. Insomma perché fare una laurea che dovrebbe farti trovare un lavoro o migliorare lo status sociale, ma non lo puó fare perché é poco considerata anche dal datore di lavoro, per quanto carina che sia? É un peccato perché il piano di studi proprio perché é variegato é interessante, ma forse inutile: ci vogliono tutti tecnici di qualcosa e specializzati già dall’inizio della carriera accademica.

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  9. L’errore di molti (compreso il mio) è stato proprio quello di scegliere il corso di laurea “carino”, come lo chiami tu. Se la scelta viene fatta in base a ciò che soggettivamente appare più ” carino”, più “figo” o più bello, senza nessuna riflessione seria sugli sbocchi, affidandosi a fantomatiche statistiche occupazionali o agli opuscoli promozionali dell’Università, stai sicura che sarà una scelta fallimentare. Purtroppo negli ultimi anni sono nati troppi corsi di laurea “farlocchi”, minestroni di tutto e niente, con i nomi più fantasiosi e altisonanti e che proprio per questa ragione attraggono un gran numero di aspiranti matricole. Vere e proprie “americanate” senza nessun riscontro nel mondo reale, oppure con sbocchi talmente circoscritti e di nicchia da essere quasi irraggiungibili (diventare diplomatico o funzionario alla FAO, ad esempio). Ecco, adesso dirò qualcosa di impopolare, ma secondo me non è tanto dalle classiche lauree umanistiche che bisogna tenersi lontani…è dai “minestroni” senza capo né coda che bisogna tenersi proprio alla larga! Ovvero da tutti quei corsi che sono dei mix confusi e mal riusciti di corsi di laurea più tradizionali. Non insegnano nulla! Non dico che dovremmo iscriverci in massa a Medicina o Ingegneria come suggeriscono in molti, è giusto assecondare le proprie inclinazioni, almeno fino ad un certo punto, ma occorre un minimo di buon senso quando si fa una scelta. Se uno si sente più portato per le materie umanistiche, ad esempio, è meglio che scelga Lettere o Filosofia, piuttosto che quel minestrone inutile di Scienze della Comunicazione o la famigerata Conservazione dei beni culturali, che secondo me sono nate al solo scopo di moltiplicare cattedre e rendere più “easy” e “smart” gli studi al maggior numero di persone (Lettere e Filosofia sono più serie e rigorose, rispetto a queste nuove “nate”). Per quanto riguarda SP idem con patate: c’era proprio bisogno di decine e decine di corsi di laurea, tutti con nomi differenti, ma che nella sostanza (ammesso che ve ne sia una) sono lo stesso amalgama raffazzonato di cose prese un po’ qua e un po’ là, senza nessuna possibilità di applicazione nel mondo reale? Vedi le varie ” Scienze per la pace”, “Scienze per la cooperazione e lo sviluppo” fino a “Scienze sociali per la globalizzazione”, e altre supercazzole via discorrendo. Secondo me a tutto c’è un limite, e qui lo si è superato da un pezzo. Vabè, io poi sono la prima scema che ha abboccato e forse non dovrei proprio parlare…

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  10. In questo deserto di pessimismo cosmico e rassegnazione, condivido con voi la mia esperienza personale.

    Laureando in REL, curriculum economico, sono al secondo stage (retribuito e bene) presso un’importante CCIAA. Precedentemente ho svolto il tirocinio MAECI CRUI (anche esso retribuito tramite un rimborso spese che ha coperto tutti costi di alloggio e viaggio). Ho alle spalle due esperienze di studio all’estero grazie al programma Erasmus e borse integrative. Il lavoro per i laureati in Scienze Politiche c’è, tant’è che mi sono trovato anche nella posizione di rifiutare più di un’offerta. La competizione però è alta e trasversale. E’ vero, è difficile trovare un lavoro per cui quelli di scienze politiche abbiano i profilo perfetto (fatta eccezione della P.A. e delle istituzioni internazionali con tutti i problemi che ne derivano). VI posso però confermare che i più bravi del mio CDL, ancora laureandi, hanno trovato stage o impieghi di tutto rispetto. Bisogna insistere, mandare mille cv e saper vendersi. E questo vale un po’ con tutti i lavori.

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    • Daje con questi stage. Come ho detto in qualche post più sopra gli stage NON sono uno sbocco lavorativo e nella maggioranza dei casi non hanno neppure un seguito (forse un altro stage). Il lavoro è quella cosa dove ti fanno un contratto e pigli un vero stipendio, tutto il resto non conta un caxxxxxo. Gli stage li abbiamo fatti tutti qui, se c’è una cosa che abbonda per noi di SP (e non solo) sono gli stage. Che tu ne abbia trovati più d’uno non mi sembra una grossa conquista, con tutto il rispetto.

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        • Ciao Fran2! 😉 Come stai? Aggiungo che tra l’altro gli stage nelle pubbliche amministrazioni sono l’apoteosi dell’inutile, una perdita di tempo totale dato che non c’è la minima speranza di restare ( si entra solo x concorsi) e ciò che apprendi non lo puoi utilizzare fuori (a meno che non ti istruiscano su qualche programma che si utilizza anche in ambito aziendale). Tanto vale cercarselo nelle aziende, almeno puoi avere qualche speranza di un seguito. Anni fa ne feci uno in Prefettura, Sportello Immigrazione…totale perdita di tempo!!! Usavano gli stagisti perché sotto-organico da anni e anni. Quello che ho imparato, ovvero la normativa e l’iter burocratico delle richieste di soggiorno/asilo/ricongiungimenti/ecc…, non mi è servito ad una mazza fuori. Conveniva solo a loro.

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          • ciao Fran1. io ti avevo scritto ma non ho mai ricevuto risposta, ma dai post deduco che ancora vivi e lotti insieme a noi contro il moloch di Scienze Politiche!

            scusate l’off-topic

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    • ma in quale regione vivi? comincio a sospettare che queste disparità di occupazioni siano regionali. se si vive in Piemonte ultimamente le lauree spendibili sono matematica, medicina (ma per quella non bisogna guardare solo al lato economico, fare il medico è anche una missione e deve piacere) e anche lettere (si, proprio la sempre denigrata lettere che è una delle poche a dar lavoro -non ho conosciuto un solo insegnante disoccupato, anche se precarissimo)

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  11. Eh sì, sto frequentando dei corsi di formazione per riparare agli errori che ho fatto.
    Non è facile ripartire da zero ma ci sto provando. Se fossi una vera pessimista non farei quello che sto facendo (te lo scrissi, mi pare). Credimi, bisogna essere maledettamente ottimisti per trovare il coraggio di ricominciare daccapo e reinventarsi in un ambito così diverso. Molto più facile illudersi e nel frattempo affondare nell’immobilismo. Io non mi voglio illudere più.
    Uno di questi giorni ti racconterò in pvt degli ultimi sviluppi 😉

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  12. Bah, ho capito che se uno porta, anche in modo oggettivo, degli argomenti contro la tesi “scienze politiche = condanna eterna” viene attaccato. O è un privilegiato oppure un illuso, questa è la sintesi. Lascio che questo resti una bacheca di lamentele di chi sfoga su scienze politiche fallimenti ed errori personali.
    Vi auguro, sinceramente, il meglio.

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    • Mah, qua nessuno attacca nessuno. Si discuteva semplicemente sulle reali prospettive lavorative di questa laurea. Converrai anche tu sul fatto che fin quando si parla di stage, non stiamo ancora affrontando davvero il tema “lavoro”, no? Lo stage è un’esperienza “formativa” o, almeno, così dovrebbe essere. Parliamo ancora di formazione. Figurati se non mi farebbe piacere ascoltare testimonianze positive riguardo alla ricerca di lavoro (lavoro vero, però. Possibilmente impieghi per comuni mortali in aziende). Sono tutta “orecchi”!

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  13. Ho una domanda: Secondo voi quale la laurea lasciando perdere scienze politiche e relazioni internazionali,che porta a maggiori sbocchi lavorativi ma tratta in modo apptofondito le lingue?

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    • le lingue? scuole superiore per interpreti e traduttori o lingue e lett. straniere (per queste ultime però devi avere già come minimo un livello B1/B2 europeo perchè si soffermano molto di più su cultura e letteratura e le lezioni linguistiche sono a livelllo avanzato, non si parte dalle basi). dicono che non servono, ma tutte le persone che ho conosciuto che hanno studiato in quei rami sono tutte occupate (va bè, quelle che ho conosciuto io, non conosco certo tutta Italia specie ora che vivo all’estero, ma posso dire che vivevo in Piemonte dove l’occupazione è ai minimi storici, per quanto poi riguarda l’insegnare nello specifico, per quanto precario , non mi era capitato di vedere alcun insegnante perennemente a spasso). ci vuole poi anche la disposizione a trasferirsi, anche se solo periodicamente, all’estero.

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  14. La scelta migliore sarebbe scienze economiche, che ora hanno molte assunzioni, ma se non sei portato per la matematica e non sei più tanto giovane forse è meglio evitare, perché staresti mesi sullo stesso esame di matematica o statistica, scienze politiche non ostante quello che si dice esce fuori nelle classifiche di assunzione meglio di quelle di lettere o filosofia, poi è chiaro che oggi pagano le laurea con base matematica, ma se già lavori e vuoi una laurea da usare in vari campi come quelli sindacali o amministrativi e hai già esperienza di lavoro, può essere una buona scelta, male che va la usi per riscattarla e sperare nella pensione.
    Comunque tra le laure tecniche c’è chi piange peggio di scienze politiche, vedi gli agronomi che prendono una media di 1000 euro come stipendio, quando in agricoltura e l’agroalimentare gli stipendi medi si aggirano sulle 1370 euro.

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  15. Ariciao a tutti!
    Aggiornamento: insieme alla strada della riqualificazione professionale ne sto percorrendo un’altra, decidendo di impiegare la mia laurea per lo scopo per cui è stata concepita: i concorsi pubblici. Non avevo mai studiato seriamente per vincerne uno, anzi, a dire il vero quella dei concorsi è una strada che mi sono preclusa per anni, vuoi perché ero abbastanza fiduciosa sul fatto di poter entrare in azienda, vuoi perché mi sono sempre lasciata scoraggiare dai discorsi sulle raccomandazioni. La mia è una lunga storia di stage (ben 6 sul groppone), obbiettivamente il privato non mi offerto granché in questi anni e benché adesso si stia aprendo qualche spiraglio è ben poca cosa rispetto a quello che desidero realmente (non parlo di grandi cose ma di un po’ di stabilità). Quindi ho deciso di darci dentro con i concorsi, anche seguendo i preziosi consigli di Fran2 😉
    Colgo l’occasione per salutare il padrone di casa, Fran2 e Whatever l’ottimista, se seguono ancora la discussione 🙂
    Buon anno a tutti, sperando che sia finalmente quello buono!

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    • lo abbiamo un po’ abbandonato a Fran2 pero’… sob

      e pensare che lui e’ una auctoritas in fatto di concorsi che potrebbe darti utili dritte ed e’ sempre in prima linea

      i suoi amici lo hanno soprannominato Concorsman!

      mi raccomando non sparire 🙂

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  16. Eccomi qua.
    Se mi merito l’epiteto di “ottimista”, vuol dire che il livello di pessimismo su questo blog è decisamente al di sopra della media. Che dire. Sto lavorando. Ed ho lavorato oramai da 9 mesi. Tutti stage, però ben retribuiti (quest’ultimo praticamente a livello di un entry level). A breve inizio un nuovo lavoro, questa volta con un contratto a progetto, in un ambito comunque molto legato ai miei studi (europrogettazione e consulenza). Se lo stipendio fosse un pelo più alto, sarei anche soddisfatto. Coraggio.

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  17. Sono sempre stato orientato per Giurisprudenza, per fare successivamente il concorso in magistratura. Ma ultimamente sto pensando anche di fare Scienze Politiche con Master in Scienze della Pubblica Amministrazione per poter lavorare negli enti pubblici, e chissà forse partecipare al concorso per diventare Segretario Comunale. Sono molto indeciso però, non riesco a trovare esempi di lavoro che potrei avere con quello specifico Master, ma da un punto di vista di interesse il Diritto Amministrativo e la struttura politica in generale mi ha sempre interessato, quindi lo farei con grande piacere. Ho letto molto spesso di Scienze Politiche come una laurea per “sfigati”, ma è un problema che affligge solo la laurea o anche con i master la situazione è sempre quella?

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  18. Scienze politiche: studi molto interessanti, ma inutili.

    Anche chi fosse interessato al concorso diplomatico o a lavorare nelle organizzazioni internazionali, é molto meglio aver un diploma di laurea in economia (specie se alla Bocconi) o in giurisprudenza. Infatti ci sono concorsi specifici per economisti e giuristi, ma quelli “generali” li possono i laureati in tutte le discipline! Tipo anche in antropologia…

    Se non sapete cosa fare, fate qualsiasi facolà ma evitate scienze politiche.

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    • Non so se hai letto il mio commento sopra. A me piacerebbe fare concorsi per enti pubblici, secondo te Scienze Politiche con Master in Scienze della Pubblica Amministrazione, ha valore o comunque non è utile? Rispetto a Giurisprudenza dovrei avere più competenze nell’ambito della Pubblica Amministrazione…

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