Il sacro fuoco della poesia

Laura incorona Petrarca, Biblioteca Medicea Laurenziana, Ashb 1263, Firenze

Cosa sia l’ispirazione poetica mi fu chiaro in tempi arcaici, quando presi l’ultima influenza. Forse si trattava della famigerata influenza suina, che secondo i noti menagrami doveva ridurre a un lumicino la popolazione mondiale. La popolazione mondiale è ancora qui. In compenso quell’influenza ridusse me a un lumicino. Ma non solo: palesò nuovamente le mie doti poetiche.

Si sa che tutti, prima dei diciotto anni, scriviamo poesie. Dopo i diciotto le scrivono solo i cretini e i poeti. Io ho scritto l’ultima a ventidue, quindi mi inserisco orgogliosamente nel segmento dei cretini, nel quale l’augusto pubblico mi aveva già collocato a pieno titolo molto tempo fa. L’ultima che scrissi era una poesia d’amore: questo dà la misura dell’idiozia.

Comunque, arrivò quell’influenza maiala e la mia coinquilina annotò la comparsa di questo curioso fenomeno. Quando la febbre superava la temperatura dei trentotto gradi e mezzo io prendevo carta e penna – con predilezione per il quaderno di teoria politica generale – e glossavo i miei appunti con lunghissime poesie d’amore.

Ce n’era per tutte: per una compagna del liceo e i suoi leggins, per la vicina di pianerottolo africana, per una ragazza con capelli corti che faceva la cassiera nel market vicino a casa. Ce n’era pure per la signora del secondo piano, che andava per i novanta.

La mia coinquilina vide il quaderno e capì: delirio, convulsioni imminenti. Da questo ammaestramento dell’esperienza traggo il mio consiglio per coloro che, maggiorenni e vaccinati, inseguono la corona d’alloro del certame poetico: di portare sempre con sé il termometro. La salute è importante.

***

Quanto alla poesia d’amore, la ragazza apprezzò e la mise fra le pagine del suo diario personale, come una cosa alla quale si tiene.

Quando l’ho conosciuta aveva diciotto anni e ne dimostrava sedici. Di tanto in tanto mi capita di incrociarla. Ne dimostra sedici ancora, con chissà che invidia omicida delle sue amiche instradate su un viale del tramonto fatto di lunghe sedute allo specchio, a caccia di nuove rughe impercettibili a occhio nudo, di odio per le liceali e inutili pomeriggi di corsa al parco municipale.

Di tanto in tanto mi capita di incrociarla, dicevo. E lei attraversa la strada per non salutarmi. Ho come il sospetto che i miei pessimi versi non siano più custoditi fra le pagine del suo diario.

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15 pensieri su “Il sacro fuoco della poesia

  1. Secondo me invece la poesia le era piaciuta, solo che poi dopo gliene ho scritto io una, copiando la tua composizione per la 90enne. E quest'ultima le è piaciuta moooolto di più

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  2. Di tanto in tanto mi capita di incrociarla, dicevo. E lei attraversa la strada per non salutarmi.

    Dovevi stringere i denti e andare avanti a scriverne altre, ecco perché. Un diluvio cartaceo di febbricitante poesia 😀

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  3. “Quanto alla poesia d'amore, la ragazza apprezzò e la mise fra le pagine del suo diario personale, come una cosa importante.”

    Ora le porgo, Madeddu, l'essenziale & sacrosantamente maschilista domanda che potrebbe riassumere tutto il senso di questo post, giacché dal Lentini, fin i fuochi del Prevert, ogni penna ruota attorno alla vulva delle Muse:

    ma poi te l'ha data?

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  4. Pingback: La storia del Cesso: perché si scrive? | frottole

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