Tema: il mio compleanno

Un pulcino con cappello augura buon compleanno.Svolgimento

Il giorno del mio compleanno è il 17 di maggio. Il 17 di maggio sono nati Dorothy Richardson, Ace Parker, Friedrich-Wilhelm Kiel e altre persone che non conosco. Sempre il 17 di maggio sono morti Kondō Isami, John Deere, Panagis Tsaldaris. Non conosco nemmeno loro. Io non so quando morirò, perché non ho ancora deciso, ci devo pensare. Non so se ci sono delle persone che sono morte nel giorno del loro compleanno. Magari posso diventare il primo così la gente mi vuole bene.

Stupidaggini a parte, che poi sono una specialità della casa, il mio compleanno è il 17 sul serio. Ho festeggiato il 18 con alcuni amici. Picnic al parco, con merenda portata da casa e vino offerto dal festeggiato, un cannonau comprato presso il mio vinaio di fiducia. Non posso permettermi di più, sono in bolletta. Ci siamo divertiti lo stesso e assai. La spesa fra amici non è mai importante. Se con i vostri amici lo è, forse è meglio cambiare giro. Non sarebbero solo le vostre tasche a ringraziare.

Ci sono stati periodi in cui avevo qualche soldo in tasca. In quel tempo potevo permettermi feste di compleanno che avrebbero mosso a invidia il grande Gatsby. Ero ricco, ma della ricchezza smodata di un NEPman nell’URSS di Lenin, di un sultano che ha trovato il petrolio fra capre e cammelli, di un compro oro all’apice della crisi. Insomma, percepivo una borsa ministeriale per il dottorato e tanto mi bastava.

All’ultima grande festa di quel periodo invitai tutti nel nostro locale di riferimento: dottoroni, dottori, studenti, relative amichette, popolo numeroso, armata grande.

Qualche giorno dopo la festa io e due amici ci recammo dal notaio. Il notaio, vestito da funerale, come tutti i notai che si rispettino, ci accolse con un sorriso da becchino, emblema e stigma della corporazione sua. Ci fece accomodare, ci offrì un bicchiere di whisky costoso: squisita ospitalità d’altri tempi. Poi alzò il telefono e disse: “Signorina, per favore, l’incartamento Madeddu”. Attendemmo qualche minuto, parlando dei rispettivi 730, tutti piangendo miseria, ognuno millantando al ribasso.

Entrò allora la segretaria, lunghe gambe. Ci omaggiò di uno sguardo che prometteva notti di sesso nefando, ma non le prometteva a noi. Diede le carte al notaio e uscì facendo ticchettare i tacchi e sobbalzare i nostri cuori d’ingenui, miseri accademici bastonati dalla primavera.

Il notaio aprì la busta dopo averci mostrato che i sigilli erano intatti. E con voce di uomo di legge ci espose il contenuto.

Avevo promesso, in quanto festeggiato, di offrire tre giri di alcolici a tutti gli invitati, imbucati compresi. Gli amici, testimoni all’atto e ospiti alla festa, confermarono: tre giri a tutti e un giro a molte sconosciute che mi avevano fatto i loro auguri. Avevo anche promesso di molestare tutte le invitate. Iddio m’è testimone, l’ho fatto. Gli amici confermarono anche questo. Ma la segretaria non poté sentirlo.

***

Image courtesy of Photobucket.

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