La crisi ucraina arrivò al parco

Simferopol, soldati senza mostrine e con volto coperto.La fauna dei parchi pubblici cittadini è  molto varia: bambini urlanti, mammine urlanti, lettori di giornali, vecchietti, coppiette con gli ormoni a palla, maniaci con l’impermeabile, ragazzine tremende, Fenici. Questo per quanto riguarda le specie indigene.

Ci sono poi delle specie di recente arrivo, spinte dalla globalizzazione e dai voli low cost.
La più frequente è quella dei Filippini. Di sabato e di domenica vengono al parco per fare un pic nic colossale per quantità di invitati e numero di ettolitri di birra consumati. Si portano sempre dietro delle cofane piene di pietanze dall’aria invitante. Prima o poi mi deciderò a portare una bottiglia di vino e a chiedere se mi fanno assaggiare qualcosa. I Filippini si possono osservare solo durante la stagione calda: d’inverno migrano verso sud o vanno in letargo, non so.

Le badanti ucraine invece non temono nessun clima e nessuna temperatura. Sono come il Kalašnikov: siete nella taiga siberiana, nel deserto del Sinai, nella giungla del Vietnam? lui spara comunque. Le badanti ucraine vanno al parco tutti i giorni: che nevichi, ci sia il sole o l’eruzione vulcanica, la pioggia di meteoriti, il ritorno dei morti viventi, niente impedirà loro di andare al parco e parlare tutte insieme.

Sarà stato il mese di marzo. Era domenica pomeriggio. Il cielo era coperto e tirava un maestrale gelido. Non avevo trovato posto in biblioteca. Ripiegai sul parco. Non mancava da sedersi, il clima teneva alla larga mammine, bambinetti e pensionati a sangue freddo. Presi posto su una panchina che ne ha intorno altre tre, disposte a L. Errore madornale.

Dopo un quarto d’ora si materializzò la brigata meccanizzata delle badanti ucraine, in assetto da combattimento, formazione da attacco frontale, età comprese fra i quaranta e sessant’anni. Come ritrovarsi circondati e nel contempo chiusi in una voliera. Parlavano a voce alta, fitto fitto: Amerikanskij, Putin… Non serve sapere tutti i dialetti parlati da L’viv a Donetsk per capire che ero capitato in mezzo a una discussione di politica: la crisi in Ucraina.

Capitavano a fagiolo. Dopo tutto, più o meno, sono un politologo. Però ho preferito non intromettermi, mi sarei sentito indiscreto e fuori luogo. E soprattutto l’unica cosa che mi veniva in mente era “Mettetevi l’anima in pace, ragazze mie, la Crimea non la rivedete più.” Solo uno scattista da far invidia al ghepardo, in simili condizioni, scamperebbe al linciaggio.

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5 pensieri su “La crisi ucraina arrivò al parco

  1. ottima mossa non intrommettersi. penso che un giorno queste bande da parco pubblico si scontreranno tra loro in partite da calcio storico fiorentino, e noi staremo a vederle mangiando fusaie 🙂

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  2. Pingback: Effetti non previsti dell’uso della ventiquattrore | frottole

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