Amarcord: una piazza della mia città

Una siringa arcaica.Qualche settimana fa ho preso un aperitivo con un vecchio amico, mio compagno di scuola al liceo. L’ultimo aperitivo per un bel pezzo: se ne va in Gran Bretagna a lavorare. Fa l’unico mestiere che permette di aprire le persone con il coltello e di rimanere a piede libero, cioè il chirurgo. Dopo l’aperitivo abbiamo fatto due passi. Siamo andati a fare visita alla nostra gloriosa scuola e alla sua piazza. L’edificio è vuoto da tempo e nel cortile sono cresciute le erbacce. Lì in mezzo i ghepardi tendono l’agguato alle loro prede.

La piazza è oggi spaziosa e luminosa, con molti lampioni e panchine. C’è una bella fontana, un sacco di spazio per i bambini, un selciato nuovo di zecca. Insomma, è una bella piazza. La rovina un po’ la chiesa, messa proprio al centro, che non sfigurerebbe fra i bunker del Vallo Atlantico.

Il chirurgo e io abbiamo ricordato come era la piazza ai tempi della scuola. Era sempre buia, pure a mezzogiorno, perché nessuno potava gli alberi. La pavimentazione – in asfalto – era sconnessa dalle radici e dai rabberci che immancabilmente seguono i lavori alla rete idrica. L’illuminazione pressoché assente. I bambini non ci andavano a giocare.

Noi invece ci dovevamo passare per forza, causa istruzione obbligatoria. Quando facevamo il turno pomeridiano (esiste ancora il turno pomeridiano? spero di sì, i giovani devono sopportare quello che abbiamo sopportato noi, bimbiminkia indegni), uscivamo verso le sette. D’inverno era buio pesto ed era bellissimo attraversare la piazza che pareva disabitata, ma non lo era. Su ogni panchina si godeva il sonno del giusto, stecchita dalla dose, la fiera pignegna.

NdR: pignegna è termine tecnico dello slang di Cagliari, designa l’eroinomane allo stadio avanzato, quello che indossa il cappotto anche d’estate a mezzogiorno. Oggi che gli eroinomani sono sensibilmente diminuiti di numero, a causa del bracconaggio, il termine indica per estensione i tossicodipendenti tutti.

Le pignegne non abitano più questa piazza. Altre specie ne hanno preso il posto: coppiette sbaciucchianti e pensionati che parlano, con vaga preoccupazione, del deficit dell’INPS. La ristrutturazione della piazza ha distrutto il loro habitat; gli eroinomani sopravvissuti si sono dispersi verso periferie più lontane.

Perché oggi la piazza non è più periferia come allora. Non che sia propriamente in centro, perché Cagliari un centro vero e proprio non lo ha. Ma di periferie invece non difetta e se ne sono costruite di nuove negli ultimi anni, tutte con gli stessi antichi difetti: le tradizioni vanno rispettate.

Là dove c’era l’erba ora c’è una città, piazza Giovanni XXIII non è più quella di un tempo. L’abbiamo persa, così come abbiamo perso l’asfalto sconnesso e gli eroinomani: un altro pezzo di biodiversità che non tornerà più.

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Image courtesy of dream design / FreeDigitalPhotos.net

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