Un piatto estivo: la ricetta dello stracotto

Una bella cuoca bionda e sorridente.

Con questo vecchio post apro la rubrica cucina con Alo: diventate cuochi provetti mentre – legittimamente – vi insulto. La bella cuoca che ci accompagnerà in questa avventura, la dolce Ganza, che sorride dalla foto, servirà a consolarvi e ad attirare i mandrilli. Vi avverto, prima o poi arriverà la ricetta che vedrà Ganza in bikini. State sintonizzati!

In questa rovente giornata di luglio, mentre il vostro se ne sta felice e contento al bar Fiori Chiari a sorseggiare un’Ichnusa gelata, voi siete di sicuro afflitti dalle mille vostre faccende quotidiane e – lassi! – faticate sotto il sole dell’estate per far ingranare la seconda marcia all’economia nazionale: chi zappando i campi riarsi, chi facendo turpe mercimonio della sua presunta verginità, chi insegnando ciò che non conosce, chi facendolo.

Gli ingegneri fanno l’economia, si diceva un tempo, mentre gli economisti ne parlano. Io non sono ingegnere né economista: non faccio l’economia né la mando a rotoli con ciò che dico. Ma vedere voi, che lavorate con fatica e sudore, e l’economia la fate eccome, mi muove a pietà per la vostra condizione di lavoratori – ché niente di peggio che lavorare può toccare all’uomo in sorte. Ho quindi pensato di donarvi qualcosa di ciò che so fare bene, anzi, dell’unica cosa che so fare bene. Non è scrivere, ovvio, è cucinare.

Vi esorto quindi a lasciar perdere la zappa, la nerchia del borghesuccio bavoso, la penna rossa o qualunque strumento di lavoro stiate profanando con la vostra rara inettitudine e a dirigervi rapidi verso la cucina. Vedrete che per questa sera avrete una cena con i fiocchi: la vostra dolce metà – maschio o femmina che sia – o i figli, o i coinquilini, i discendenti e gli ascendenti di vario grado, o chiunque altro ingombri la casa vostra annullando la sacra privacy: ebbene, tutti codesti seccatori, anche tutti insieme, non potranno che essere felici di vedere dei piatti simili sulla tavola. Con una cena così, credetemi, ci ammansite la peggiore delle suocere. E se al contrario siete così fortunati da vivere in serena solitudine, vorrà dire che farete – da soli e in santa pace – una mangiata da re con un perfetto piatto estivo, fresco, come si addice ai giorni soleggiati d’agosto.

Cominciamo dal piatto principale della vostra cena: lo stracotto.

Ingredienti:

  • 800 grammi di manzo di quello d’acciaio;
  • pomodoro in passata, una bottiglia e mezzo;
  • cipolla, 1;
  • olio d’oliva extravergine;
  • sale e pepe q.b.

Per prima cosa prendete il tagliere e il vostro coltello favorito, quindi affettate molto sottile una bella cipolla bianca e aromatica, oppure (sarebbe preferibile), una cipolla fresca, di quelle che fanno lacrimare fino a causare lesioni irreversibili alla cornea. Perché il vero cuoco non teme di affrontare la cipolla, né di riportare ferite gravi o di mostrarsi mentre piange – e poi tanto siete da soli, non vi vede nessuno, chevvifrega?

Affettata che abbiate la cipolla, mettete una bella pentola, come quella che usate per cuocere la pasta, su una fiamma media, con un fondo abbondante di olio d’oliva dal sapore forte. In questo olio mettete a soffriggere la carne bovina. Ideale sarebbe avere dei pezzi dei tagli chiamati campanello e scamone. So per certo che non li avete – non li ha mai nessuno, non vi preoccupate: in questo mondo dell’insipienza di massa non siete soli – ma sono altrettanto certo che nel vostro frigo non mancheranno, incellofanati alla meno peggio, due orrendi ossi buchi da mezzo chilo ciascuno: duri, fibrosi, che cucinati in qualunque altro modo non farebbero meno che schifo anche ai cani. Ecco: con questa ricetta li sistemerete come si deve e verrà su una carne così morbida che il coltello sarà un mero addobbo sul vostro parco desco.

Dunque, dicevamo: gettateli in pentola e rosolateli per bene, in modo da sigillarli; quando saranno ben rosolati aggiungete anche la cipolla testé affettata e, girando con il mestolo di legno, fatela soffriggere finché non appassisce. A questo punto aggiungete un chilo e mezzo di pomodori da sugo spellati e tagliati a pezzetti. Non mi illudo che abbiate in casa qualcosa di così essenziale come i pomodori freschi, incompetenti che non siete altro, dipendenti dal nefando scatolame. Come sostituto potete usare una bottiglia e mezzo (anche due) di passata allungata con l’acqua calda, o due latte di pelati. In ogni caso – passata, pelati, o pomodoro fresco – vi raccomando di aggiungere una cucchiaiata di concentrato, che è buono, dà colore alla salsa e fa felici anche i nutrizionisti più rognosi. Per concludere le prime fasi buttate in pentola anche un cucchiaino di sale e pepe in abundantiam. A questo punto abbassate la fiamma al minimo e coprite la pentola con il suo coperchio, ma fate in modo di lasciare aperto uno spiraglio. Se il vostro fornello non vi concede di avere una fiamma ridotta veramente ad un lumicino dovrete usare questa cortesia al vostro piatto: di girare la salsa di tanto in tanto con il mestolo – ogni dieci, quindici minuti, diciamo – per evitare che si attacchi al fondo della pentola. Di sicuro lo dovrete fare, è impossibile che abbiate un fornello serio. E questo allungherà i tempi di cottura, sappiatelo.

Certo, aprite pure la finestra della cucina, anche tutte le finestre della casa, se volete; create corrente, sì: tutta salute. Tanto sarà inutile. La cucina diventerà un forno: lo stracotto deve cuocere a fuoco lento per tre ore, non un minuto di meno. Ma il vero cuoco non teme nessuna temperatura e ride di coloro che trascorrono l’estate ammorbando il prossimo con le loro lagne, alimentandosi di gelati e insalate, girovagando per i centri commerciali ove albergano la frescura e la plebaglia.

Con questo piatto delizioso, tradizionale della comunità ebraica di Roma, avrete un secondo eccellente ed un sugo buonissimo per condire della pasta. L’ideale nel vostro caso sarebbero gli agnolotti da far bollire in un brodo spesso e saporito, fatti a mano. Ma che ve lo dico a fare? Voi di certo non sapete stendere la pasta e il mattarello pensate che sia un’arma tipica dell’esercito repubblicano delle massaie. Usate quelli già pronti e fate il brodo con il dado, da blasfemi incapaci quali siete: ve lo concedo – dolorosamente, non si pensi – ma ve lo concedo.

Intanto che ci siete procuratevi dei romanzi dell’Ottocento da leggere, un film o due da guardare, o una serie di documentari sull’evoluzione della vita animale dal Precambriano ad oggi, perché per tre ore dovrete stare appresso allo stracotto per evitare che si attacchi. Dovrete girarlo ogni quarto d’ora con il mestolo, perché avete un fornello che fa schifo, e aggiungere un poco d’acqua se si rendesse necessario. Nel mentre la vostra cucina toccherà temperature da Congo Belga: cinquantacinque gradi celsius e novantanove percento di umidità.

Poi ditemi come è andata la cena, ve ne prego. Ma sono certo che farete un figurone con il nostro stracotto cucinato sotto la mia magistrale direzione. Io per ora rimango qui a finire la mia birra. Poi per cena mi affetterò due pomodori – olio, pepe, sale, un pizzico d’origano – e chi s’è visto s’è visto: con questo caldo mettersi a cucinare è da pazzi. Cucinerò lo stracotto d’inverno, mentre voi inseguirete la chimera dell’insalata con verdure fuori stagione.

***
Image courtesy of stockimages / FreeDigitalPhotos.net
Annunci

10 pensieri su “Un piatto estivo: la ricetta dello stracotto

  1. Buongiorno, grazie per la ricetta. Volevo un chiarimento: devo girare ogni quarto d'ora sempre nello stesso senso? O devo alternare? Per quante volte? Il quarto d'ora è a forfait, cioè non tiene conto del tempo della giratura, oppure parte da quando termina la giratura precedente? Grazie, ascolto in linea. Saluti.

    Mi piace

  2. Se hai una buona pentola e un fornello dalla fiamma sufficientemente bassa, allora non devi girare. Altrimenti dovrai girare in senso orario la prima e la seconda volta, antiorario la terza, orario la quarta e antiorario la quinta: completa la sequenza.

    Mi piace

  3. Un consiglio non richiesto: le cipolle fanno lacrimare solo stai con la faccia sopra al tagliere. Io uso un accorgimento tecnico: coltello sempre con la lama bagnata (evita l'eccessiva dispersione del gas lacrimogeno) e distanza di sicurezza dal tagliere mentre taglio.
    Per il concentrato è l'ultima cosa che userei per cucinare, il colore lo prende lo stesso con un buon passato (magari una vellutata). Aggiungerei del pomodorino secco tritato da soffriggere con la cipolla, ma non sempre è salutare.
    Comunque io sono tra quelli che fa la pizza anche d'estate, facendo così concorrenza al caldo esterno. Una volta che vinco, quello si offende e se ne va.

    Mi piace

  4. Posso (s)fregiarmi di dire di avere gustato tal bontà, se non ricordo male. Mi cimenterò anch'io tanto l'estate a pavia dura giusto un settimana, quella in cui il tanto agognato caldo arriva a 38 gradi col 79 % di umidità. Poi tempeste, trombe d'aria e colpi di vaffanculo

    Mi piace

lasciate la vostra opinione

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...