Il pilaf all’uzbeka: il piatto preferito di Stalin

Una bella bionda che cucina.Mentre voi altri, votati anima e corpo alla crapula e al consumismo borghesi e decadenti, bruciate i soliti hamburger di segatura sulla bistecchiera di ghisa, Alo vostro si dà da fare affinché questa rubrica vi insegni a a cucinare, in maniera decente, del cibo decente.

Anzi, più che decente in questo caso. Il piatto che io e la bella Ganza vi proponiamo oggi è il pilaf all’uzbeka, uno speziato pasticcio di riso e verdure diffuso in tutta l’Asia, dall’India fino al Caucaso e alle Russie. Si tratta di un piatto proletario e socialista che vi libererà dalle cattive abitudini alimentari che si sono incrostate alle vostre pentole in anni e anni di deboscia capitalista. E non fate cenno di no con la capoccia: io e la bella Ganza sappiamo benissimo che guardate Masterchef e vi date arie che nemmeno il cuoco del Re Sole, ma che poi comprate i surgelati e li bruciate regolarmente, pure col microonde.

 

Gli ingredienti del pilaf all’uzbeka: un tentativo

Ma lasciamo stare. Guardiamo gli ingredienti piuttosto. Per 4 persone vi serviranno:

  • rognosissimo riso basmati, 400 grammi;
  • olio di semi;
  • carote, 6;
  • cipolle, 2;
  • alloro, qualche foglia;
  • spezie: cumino, pepe, paprika;
  • aglio, una testa non sbucciata;
  • carne (opzionale): pollo, manzo, montone, agnello, quello che vi pare, tagliato a pezzetti.

Si danno sulla rete liste di ingredienti differenti, specie per quanto riguarda l’armamentario delle spezie. Alla fine uno fa un po’ come gli pare, purché abbia gusto. Voi, poiché non ne avete, è bene che vi atteniate alle nostre indicazioni.

Questa storia delle spezie ha avuto uno spiacevole risvolto mentre ci apprestavamo a cucinare, perché ha causato degli attriti fra me e la bella Ganza. Lei voleva seguire alla lettera la ricetta di una babuška, scovata sul Tubo. A me sarebbe anche andato bene di ascoltare la nonnina e seguirne l’alto consiglio, se non fosse che per comprare tutte quelle spezie è necessario un mutuo, e dispero di poterlo ottenere con il mio lavoro di redattore.

Ganza parve accettare l’argomento e mi sembrava che la cosa fosse chiusa lì. E invece no. Poco dopo l’ho sorpresa con il telefono in mano. Aveva già composto il numero dell’NKVD, voleva denunciarmi come trockista e revisionista. L’ho dovuta tramortire con una padellata sulla testa. E le ho sequestrato il cellulare. Ganza è una ragazza così: bella, bionda e pericolosa.

 

Cucinate e mangiatevi ‘sto pilaf

Una pentola di pilaf all'uzbeka
La pentola di pilaf all’uzbeka, piatto preferito di Stalin.

Per prima cosa tritate grossolanamente le cipolle e le carote e mettete il riso basmati in una ciotola con acqua tiepida. Soffriggete il trito in pentola con l’olio molto caldo – attention: che non sia olio d’oliva! L’olio d’oliva non va bene, è troppo forte di sapore. Usate un più delicato olio di semi. Se avete deciso di mettere anche la carne, questo è il momento di aggiungerla. Fatela rosolare per bene, mi raccomando, deve diventare dorata e fare la crosticina. Quando la rosolatura è completa aggiungete le spezie e l’alloro e togliete dalla fiamma.

Scolate il riso dalla sua acqua e mettetelo nella pentola insieme alla testa d’aglio (che non dovete sbucciare). Aggiungete acqua calda e portate bollore. Il riso basmati è rognoso e delicato, come certi risi italiani da risotto: bisogna evitare di muoverlo con il mestolo, altrimenti si spezzetta e diventa una polenta.

Assaggiatelo dopo una ventina di minuti per sentire se è cotto e aggiustare di sale e spezie. Eventualmente aggiungete altra acqua calda per continuare la cottura. Quando sarà pronto potrete mischiare tutto con il mestolo e impiattare. A ogni commensale spetta almeno uno spicchio d’aglio. Perché l’aglio, quello che avete messo vestito nella pentola, si mangia: delizia del palato, gioia della vita coniugale, ausilio al corteggiamento. Cuocendo dentro la sua buccia diventa una crema deliziosa, che non richiede altro condimento; lo spicchio d’aglio va aperto e unito al riso, che condisce in maniera eccellente.

Cucinate e assaggiate: anche voi, come me e Ganza, sentirete gli angeli che cantano in coro l’inno dell’Unione delle Repubbliche: Sojuz njerušimij rjespublik svobodnjch

Perché il pilaf all’uzbeka è il piatto preferito del Padre dei Popoli, del migliore amico degli atleti, dei bambini e degli scienziati, del Segretario generale del Partito, Presidente del consiglio dei commissari del popolo, il compagno Iosif Stalin. Stalin adorava il pilaf all’uzbeka e voleva mangiarlo una volta alla settimana, se possibile cucinato con carne d’agnello, come s’usa nella sua Georgia, terra di montagne, pastori, rissatori, banditi e forti bevitori di vino. Babbo era un uomo buono, il suo piatto preferito non può che essere buono. E chi pensa il contrario è un traditore della patria socialista, un nemico del popolo e una spia.

***

Image courtesy of stockimages / FreeDigitalPhotos.net (sto parlando di Ganza).

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