Si parte!

Il vettore sovietico N1, progettato per accelerare le capsule spaziali verso la Luna.Ho iniziato a scrivere un libro. Per autopubblicarlo in formato elettronico, o per farne altro, ancora non so. Dopo un anno e mezzo di documentazione e scrittura per il paese degli Sputnik ho pensato di impegnarmi seriamente.

Prima di partire per le vacanze ho stilato i piani per il nuovo anno scolastico del paese degli Sputnik. Senza volerlo mi sono trovato per le mani una lista che comprendeva una decina di post su un argomento quasi sconosciuto. A quel punto, mi sono detto, basta aggiungere un’introduzione e delle conclusioni: fatto quello, si ha un libro bello che pronto. Cioè, si ha l’indice bello che pronto.

Ho comprato un quaderno nuovo (compro sempre un quaderno nuovo quando mi accingo a una nuova impresa), ho copiato la bozza dell’indice e sono partito. In vacanza ho iniziato a scrivere le parti che non richiedono la consultazione di materiale tecnico o cronologie.

La belva che vedete nella foto, chiusa nel trasportino che la porta alla rampa di lancio, si chiama N1. N1 fu progettato per permettere ai cosmonauti sovietici di passeggiare sulla Luna, possibilmente prima degli astronauti americani. Nessuno ha mai sentito di cosmonauti sovietici sulla Luna, se non in qualche bieca leggenda metropolitana? Bene, perché i cosmonauti non andarono mai sulla Luna. N1 fallì tutti e quattro i lanci di collaudo. In un’occasione distrusse anche la rampa di lancio. La belva non aveva intenzione di farsi addomesticare.

Al di là del missile, delle capsule spaziali, dei carburanti, non intendo scrivere un’arida storia tecnologica – anche se a me le storie tecnologiche sembrano tutt’altro che aride. Perché la storia del fallimento del programma lunare sovietico non è tanto una storia di tecnologia, è soprattutto una storia di organizzazione e di uomini.

È la storia di uno stile organizzativo, uno stile di ripiego, che aveva dato grandi risultati – i primi grandi record della corsa allo spazio, tutti conquistati dall’URSS – ma che si dimostrò del tutto incapace di gestire un’impresa delle dimensioni del programma lunare. È la storia degli uomini che in quel sogno credevano sinceramente: ingegneri e cosmonauti che vedevano nella Luna un altro grande primato che avrebbe illustrato la loro patria e dimostrato al mondo la superiorità del comunismo.

È anche la storia degli uomini che impedirono la realizzazione di quel sogno, e che la impedirono mentre si impegnavano per ottenerla. Perché il programma lunare sovietico, è vero, fu funestato dai capricci dei politici e dalla carenza di finanziamenti, ma ad assassinarlo furono i suoi progettisti. Lo uccisero per effetto delle loro rivalità e delle loro gelosie, dei loro tentativi di accaparrarsi i favori del Cremlino e dei militari. Furono le loro ostilità personali a mandare in secca quel progetto grandioso. Ostilità personali che a volte presero il posto di amicizie che duravano da decenni e le trasformarono in odio e rancore: anche dei grandi tecnocrati possono essere cattivi come i bambini e insieme stupidi come gli adulti, se vogliono.

Insomma, questo è ciò di cui mi occupo al momento. Non so quanto impiegherò a scrivere il tutto. Per ora ho un capitolo secondario quasi finito e molti appunti sull’inizio e la conclusione di altre parti del libro.

***

Il vettore N1 in partenza.Sto lavorando di buona lena e sono di ottimo umore – chi mi conosce penserà che sto mentendo spudoratamente. Aveva proprio ragione il mio vecchio capo. Diceva che bisogna darsi da fare, perché il sole è già alto.

Sono di nuovo nel mio ambiente: in mezzo al lavorio politico e amministravo, fra i giri di valzer delle alleanze, in una partita a scacchi fra uffici tecnici, politicanti, propagandisti e burocrati. Il politologo fallito è di nuovo sulla rampa di lancio. E qui di fianco si accendono i motori dell’N1 per un altro collaudo fallimentare.

PS Chi coglie la citazione contenuta nel titolo… niente, non ho nulla da dargli. Comunque, complimenti: è un disadattato come me.

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