Il viaggio di Artemidoro, di Luciano Canfora

Copertina del libro

Artemidoro di Efeso fu uno dei grandi geografi dell’antichità ellenistica, forse il più importante. Di certo fu uno dei più citati. E fu citato per secoli, finché il suo testo – una geografia del mondo conosciuto, in undici libri – si perse e non venne più ritrovato. Anche delle sue Epitomi, riassunti a uso didattico redatti da altri geografi, si persero le tracce.

Tutto ciò che si sa di Artemidoro e del suo molto lodato libro si estrapola da riferimenti e citazioni di altri autori. Sono principalmente la Storia Naturale di Plinio il Vecchio e la Geografia di Strabone di Amasea.

Di Artemidoro si sa che fu un importante notabile della sua città, Efeso, colonia ionica in Anatolia. Viaggiò per il Mediterraneo e anche oltre; prese parte a una delegazione diplomatica della sua patria presso il senato di Roma: questioni di base imponibile, gettito fiscale e pubblicani. La missione fu un successo, Artemidoro fu onorato dalla sua città con una statua dorata, ornata di dedica, posta nel tempio di Artemide.

Del lavoro di questo geografo così importante rimangono quindi solo citazioni e riferimenti in opere più tarde: il suo libro non esiste più.

Ma nell’Ottocento un certo Costantino Simonidis – avventuriero, traduttore, calligrafo e falsario – sostenne di possedere, fra i papiri che aveva recuperato, una copia antica della Geografia di Artemidoro.

Simonidis, durante la sua lunga attività, finì coinvolto in vari scandali. Cercò di rifilare all’Accademia di Berlino un ingegnoso falso, tale Storia egizia, di Uranio, uno storico greco del quale si sa il nome e praticamente niente più. Simonidis riuscì quasi nel suo intento, ma fu scoperto e ne conseguì uno scandalo – con fuga all’estero.

Il nostro presto abbandonò l’Europa e si trasferì in Egitto, ad Alessandria. In città, pare, morì più volte. Tanto che nessuno sa con esattezza quando e come Simonidis passò a miglior vita. Probabilmente, “da morto”, il buon Simonidis si crogiolò al sole del meridione per molto tempo. Non solo: nella terra dei papiri antichi si procurò il materiale per confezionare altri falsi da mandare in Europa.

Nel 1998 saltò fuori un bel rotolo di papiro con il proemio della Geografia di Artemidoro e il primo libro. Non solo, c’erano pure delle illustrazioni: animali fantastici, non citati nel testo.

Il libro di Canfora, professore di filologia classica all’Università di Bari, Il viaggio di Artemidoro, parla appunto di questa storia e del lavoro che fu fatto per chiarirla. Non si spaventi che non ne sa di filologia: io non so alcunché ma ho capito il libro ugualmente.

Da una parte abbiamo la vita – e le imprese – di Costantino Simonidis, un uomo dalla mano prodigiosa, capace di imitare ogni grafia. Dall’altra il geografo Artemidoro di Efeso, le ipotesi sulla sua vita, i suoi viaggi in lungo e in largo per un Mediterraneo che diventava, ogni giorno sempre di più, una proprietà del popolo e del senato di Roma. Da una parte si viene calati nel contesto del Mediterraneo antico, con i luoghi e gli animali fantastici presi per veri, i suoi dibattiti, le sue ipotesi scientifiche, i suoi modi di fare e trasmettere la conoscenza. Dall’altra queste informazioni ci serviranno per seguire Canfora nella sua analisi serrata del papiro di Artemidoro: fra coincidenze, incongruenze e anacronismi.

***

Ho visto il libro di Canfora in biblioteca per puro caso. Mi capita sempre più spesso di scegliere così le mie letture. L’ho letto anche se l’argomento non mi era nuovo. Quando ero dottorando a Pavia ebbi la fortuna di ascoltare una lezione di Canfora. Era venuto a fare visita ai colleghi storici e filologi di stanza nella Bassa padana. Parlò proprio di Artemidoro e Simonidis.

***

Il viaggio di Artemidoro. Vita e avventure di un grande esploratore dell’antichità – di Luciano Canfora. Rizzoli, 2010.

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23 pensieri su “Il viaggio di Artemidoro, di Luciano Canfora

  1. mi piacciono moltissimo le recensioni di libri non appena usciti. mi piace moltissimo leggere a caso. mi piace moltissimo l’allure di madeddu: raccontare di cose perse nel tempo come se fossero eccitanti avventure dell’oggi. per questo non escludo la possibilità di vederlo su una cattedra, un giorno o l’altro, ad avvincere platee di studenti. davvero, questo paese ha bisogno di gente come te.

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  2. Comunque i prof non devono essere empatici, quello è un errore comune: dinanzi ai veri problemi non possono nulla. E’ un delirio di onnipotenza che piglia, ma che non ha nessun fondamento.

    Se trovano la ragazzina che piange perché vorrebbe iscriversi all’università in Francia, ma i suoi non hanno i soldi ed allora lavorerà un paio di anni come cassiera per poi raggranellare il denaro, il prof che fa? Tira fuori i soldi suoi? Ha gli agganci per una borsa di studio sostanziosa? Non mi pare… di solito può solo dire belle parole.

    Se trovano la fanciulletta che piange perché è rimasta incinta il prof che fa? La aiuta a crescere il figlio mentre lei studia? Le fa i mestieri di casa in modo che la fanciulla abbia del tempo di qualità da spendere con il bambino? Le da dei soldi? Non credo… anche qui belle parole, o una filippica sul diritto alla scelta che di fatto è di solito obbligata oramai, ma siam tutti moderni e felici.

    Se il padre se n’è andato di casa e ora frequenta una brasiliana e la madre è andata fuori di testa e ondeggia tra il meretricio gratuito e lo sconforto da fine del senso dell’esistenza, che fa con un ragazzo che fa fatica a trovare equilibrio?

    L’empatia serve a poco, non si va a scuola per trovare un finto amico pieno di belle parole, si va per la gioia di scoprire cose nuove, alcune che saranno parti di noi e altre che resteranno aliene. Vuol mettere?
    Per le belle parole ci sono i preti che sono attrezzati da anni per questo.
    Altrimenti se uno è ateo c’è lo psicologo.

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      • Non è vero… ci sono tante scuole… anche se, è chiaro, se tua mamma è una lavapiatti slava tu fai una scelta cosciente, sia che tu ti iscriva ad un liceo, sia ad una scuola per imparare a cucinare, se tua mamma è una prof non potrai mai nemmeno prendere in considerazione una scelta che non sia un liceo

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      • comunque a me andare a scuola non piaceva… ogni tanto chiedevo ai miei genitori se me ne potevo stare un po’ a casa: non dovevo essere interrogata, non avevo compiti in classe…potevo? ma loro erano convinti che lì succedessero cose fondamentali per la mia formazione e mi obbligavano lo stesso.

        Quando vidi il film con Sordi e la Cardinale sull’emigrato in Australia vidi la mia scuola ideale: ognuno a casa sua, che ascoltava gli insegnanti via radio!

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