Il mercato delle fedi: il neopaganesimo

Eskil Winge; un quadro raffigurante il dio norreno Tor.

Il nostro mondo offre un gran numero di prodotti sul mercato della fede. Ce n’è per tutte le fasce di consumo e per tutte le tasche: si va dal prodotto di lusso, come Scientology, alla patacca assemblata in subappalto, tipo Forza Italia. C’è il prodotto per chi guarda lontano (Star Trek) e quello per chi desidera l’oggetto durevole, rodato, affidabile: l’Ebraismo, dalla millenaria esperienza, l’Islam guerriero e pio, il Cristianesimo, azienda leader del settore credenze & affini. Ci sono poi le religioni locali, come quella dell’Ichnusa qui in Sardegna, e le internazionali ideologiche, come i culti alimentari e l’adorazione di Steve Jobs.

E ora basta con l’introduzione, vi sento sbadigliare. No, ero io. Vengo al punto, cioè, come da titolo, i neopagani. Esistono infatti dei curiosi individui, i quali, con notevole sprezzo del ridicolo, si definiscono neopagani. Girano liberamente per le strade. Non temono il rogo dell’Inquisizione. Non provengono dal lontano Indostan, dove è normale venerare molte divinità. Non vengono sbertucciati dai Lumi, ché i Lumi sono estinti da tempo e in questo mondo ci rimangono solo i lumini.

Non sono induisti: ci si chiede allora a che divinità indirizzino le loro preghiere. Si inginocchiano di fronte alla prosperosa effige di Giunone? Libano in onore di Odino con boccali di fresco idromele? Sacrificano prigionieri di guerra a Quetzalcoatl, cuginette vergini e sexy a Moloch?

Non si sa con precisione, forse non lo sanno nemmeno loro. Abbiamo ad ogni modo una testimonianza diretta. Un mio amico ha incontrato di persona dei neopagani. Correva un anno che non ricordiamo. Ricordiamo però che la cifra, se maneggiata con calcoli arbitrari e sommata al numero verde dell’INPS, fa 666. E questo già dice qualcosa. Doveva essere in relazione con il fatto che il mio amico, qualche tempo dopo, ha ricevuto la nomina a nunzio di Satana per la provincia, carica che ancora oggi detiene ed esercita per sicurtà e gloria del Signore suo.

Il mio amico incontrò i neopagani in un circolo di riflessione, centro documentale, biblioteca minima, cose altre, distante dalle beghe del mondo e dalla faziosità dei partiti. Un posto che, tra le altre cose, era una tana di giovani fascisti del modello 1.0. Echeggia anche qui uno slogan sentito di recente: “né di destra, né di sinistra, ma mai mai mai di sinistra”.

I neopagani in questione erano due. Uno, danaroso professionista antisemita e semianalfabeta, era organizzatore e finanziatore delle imprese del duo. Tributarista affermato, era convinto che l’Agenzia delle Entrate fosse emanazione della mafia sionista ebraica talmudica rothschildiana. L’altro, non danaroso studente, ma nazista maledetto anch’esso, era il logorroico ideologo della coppia. L’ideologia in questione era in stile studenti medi di Alleanza Nazionale – se qualcuno se li ricorda: “Le radici profonde non gelano”, da pronunciarsi agitando il ditino dottorale. E il Patto di Varsavia era l’armata di Mordor.

Scampati al processo di Norimberga per motivi puramente anagrafici, i due druidi presero in simpatia il futuro nunzio. Il nunzio pensa che fosse a motivo del suo carattere (è uno che sta un po’ sulle sue): il fatto che non li deridesse per le loro baggianate sesquipedali pareva loro segno chiaro di apprezzamento e non, come invece era, una mera e misericordiosa discrezione.

Lo invitarono a una festività pagana. “Il 21 di luglio, come sicuramente saprai, cade il solstizio d’estate, festa quanto mai importante per le genti indoeuropee pagane dell’Europa antica, quel tempo in cui gli uomini d’Europa erano liberi e forti, prima della deboscia portata dalla nefanda superstizione giudaico-cristiana [lo diceva proprio così, pronunciava anche il trattino, N.d.R.] e poi dall’Illuminismo ebraico e massonico, i cui portati, più nefandi dei progenitori, ancora ammorbano le coscienze, ovverosia il comunismo russo e l’industrialismo americano, oggi trionfanti…”

L’ideologo avrebbe continuato così per almeno tre quarti d’ora. Il tributarista, intuendo dallo sguardo vitreo del mio amico che la soglia dell’attenzione era stata ampiamente doppiata, intervenne a metter freno alla logorrea e tagliò corto: “Facciamo un falò in campagna per festeggiare questo interstizio.”

“Solstizio” puntualizzò l’ideologo, acuta e sgradevole voce. “Sì, è uguale” rispose il tributarista. E la pedanteria cedette il passo al valsente che finanziava l’arcano rito e altri.

Del fuoco, in campagna… impossibile è dirvi quale gioia riempì il cuore del mio amico, quale luce illuminò i suoi occhi. Ma una parola potrà darvi un’idea: grigliata. Subito il mio amico chiese se si dovesse versare una quota, o se ciascuno dovesse portare qualcosa da arrostire: in tal caso, precisò, avrebbe portato delle salsicce degne degli dei, come solo dal suo macellaio di fiducia se ne trovano.

“No – lo interruppe il professionista. – Andiamo lì per le dieci, già cenati.”

Grande fu la delusione per l’amico mio, amante del pasto in compagnia e pregevole cuoco. Ma non tutto è perduto per l’uomo dalle molte risorse: “Capito. Per gli alcolici come ci regoliamo? Facciamo una colletta o ognuno porta qualcosa?” e prese a decantare le virtù taumaturgiche d’un rosso che comprava nella cantina vicino a casa.

Anche la speranza di una serata in compagnia, a bere vino e scherzare, finì sepolta sotto uno smottamento logorroico: “Niente alcolici, è un rito religioso degli antichi quello che andiamo a fare: attendere pazienti, di fronte al fuoco che simboleggia l’energia vibrazionale dell’universo, l’alba del solstizio estivo, dove si rinnovella la forza dell’astro solare…” E alla via così, per quindici minuti di fregnacce.

Quel giorno il mio amico doveva essere più che in buona, perché non fuggì né chiamò la clinica psichiatrica. Chiese, ultima ancora di salvezza, quali signorine del centro di documentazione avrebbero fatto parte della brigata: ché tutto, o quasi, è sopportabile se ci sono nell’area delle graziose fanciulle, con i loro musini e tutto quel ben di Dio da frugare.

“Donne? Ma neanche per sogno. Non ci sono donne che siano così profonde da poter partecipare alla celebrazione del solstizio e comprenderne l’afflato mistico. Solo degli uomini possono partecipare alla notte di attesa, mentre si parla dello Spirito e della grande aristocrazia europea…” [Di nuovo quindici minuti di fregnacce. E magari con queste fregnacce arriverà il giorno in cui quell’imbecille riuscirà pure a procurarsi un amplesso a gratisse, mentre noi altri, gente seria, dovremo andare fino in tangenziale e pagare con moneta sonante N.d.R.]

Niente donne. A sentire quelle parole si ruppe il gran cuore del mio amico. Il pilota automatico disinserì tutti i filtri e comandò una manovra evasiva, prontamente eseguita: “21 di giugno avete detto? Dannazione, proprio non posso venire. Dimenticavo che quel giorno ho in programma da lungo tempo di suicidarmi con una pratica particolarmente lenta e dolorosa che prevede la visione di molte puntate dei Teletubbies e l’ingestione di fusilli crudi. Verrei volentieri, veramente: solo non avessi questo impegno…”

Non si poteva fare altrimenti. Chi mai avrebbe retto una notte intera, davanti al fuoco, senza cibo, senza alcol, senza donne, in compagnia di un analfabeta e di un logorroico antisemiti? è di sicuro l’inferno, il girone dei bolscevichi.

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11 pensieri su “Il mercato delle fedi: il neopaganesimo

  1. Ma che neopagani del ….., con tanti dei ariani indoeuropei che sapevano godersi la vita questi tirano fuori una cerimonia da imbecilli senza cibo, senza alcool e senza donne! Aspetta che lo dica al grande Pan e poi li sistema loro per le feste!

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  2. Davvero due tipi sgradevoli >.<

    E dire che il neopaganesimo di solito si caratterizza proprio per una maggiore partecipazione femminile 😀

    Almeno dalle mie parti c'è un negozietto che offre questo genere di paccottiglia/fuffa new age che mescola allegramente buddismo, divinità della terra e una spolverata di massoni (che sono un po' come il prezzemolo…) Di solito però i clienti sono tizi piuttosto rilassati, spesso ragazze sovrappeso che vorrebbero essere streghe. L'idea alla base del paganesimo non sarebbe nemmeno malaccio, ma ignorare in scioltezza due millenni di cristianesimo non è proprio una cosetta da niente…

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