I bei tempi in cui c’erano videogiochi come X-Com

Copertina di X-Com Apocalypse, una X "barocca".

Ieri mi è tornato in mente un sogno che ho fatto tempo fa, magari un giorno ve ne parlerò. Mi ha ricordato un videogioco che ho amato molto quando ero ragazzino e che da un pezzo è difficile usare. Si chiama Apocalypse, è il terzo titolo della serie di X-Com.

A vederlo oggi fa sorridere. Faceva sorridere anche illo tempore. La grafica ha colori da vetrata di cattedrale gotica e scarsa risoluzione. Ma lo schema di gioco è semplice, efficace e coinvolgente.

Siamo nel futuro, la Terra è ridotta a una discarica, come al solito. La maggioranza dei Terrestri vive su Marte, dove si trovano le attività estrattive e industriali. Sulla Terra rimane, ben coperta da una cupola trasparente, come nei vecchi film, la capitale: un’immane Urbe parassitario-amministrativa, con i palazzi del governo, gli uffici dirigenziali di aziende e banche, suburre e caserme.

In città si verificano da qualche tempo degli strani casi: si vedono portali dimensionali, dischi volanti, creature disgustose che si nascondono negli scantinati. Il governo incarica l’agenzia X-Com di indagare questi fenomeni e, se è il caso, di contrastarli con la forza.

X-Com: una banda di fratelli (disperati), un pugno di agenti con armi ridicole, qualche scienziato, un ufficio con una dattilografa, fondi insufficienti e un milione di problemi. Con il poco che si ha bisogna combattere gli alieni e tirare avanti la carretta in quel bailamme che è la capitale, un luna park dove in tanti cercano di campare come meglio possono: il governo, la polizia, i gangster, le industrie, gli immobiliaristi, altri squali.

Ad aggiungere casino, per noi altri dell’X-Com, è la presenza di una quinta colonna in città, il Culto di Sirio. Gli aderenti al culto, nefanda superstizione, credono che i fenomeni di avvistamento non siano da ricondurre a biechi invasori spaziali: dai dischi volanti scenderebbero, agli occhi di questi lobotomizzati, degli angeli che cantano in coro le lodi del Signore. Questi simpaticoni del Culto di Sirio, tra le altre cose, hanno anche il vizio di andarsene a spasso con delle granate innescate dentro le tasche della giacchetta.

Di solito giocavo a X-Com con un mio amico. Gestivamo di comune accordo l’amministrazione dell’agenzia. Quanto alle indagini, invece, ne facevamo una a turno, perché troppo diversi per impostazione teorica e stile di gioco.

Si poteva guidare la squadra di agenti in due modalità, a turni e in tempo reale. Io giocavo a turni, con una tattica costruita sulla prudenza, volta ad evitare vittime collaterali e danni a cose altrui. Finché si trattava di andare in un magazzino mezzo vuoto, a controllare che non ci fosse un alieno fra le merci, la cosa era ancora accettabile. Ma quando si doveva passare al pettine un condominio delle popolari – un alveare di stanze, ripostigli, scalinate – allora la mia tattica diventava veramente qualcosa di esasperante, non bastava la pazienza di un santo stilita.

Il mio amico giocava in tempo reale. Alieni segnalati in casa del vicino, alla centrale elettrica, in viale Traiano? lui faceva irruzione nello stabile, armi alla mano, e sparava su tutto quello che si muoveva: terrore fra alieni, cittadini, piante ornamentali, mobilio. Se andava a investigare negli uffici di una corporation allora era sicuro che poi ci chiedevano un risarcimento. Gli uffici occupavano dei bei palazzi di vetro e acciaio; dopo il passaggio del mio amico rimaneva solo l’acciaio, sempre che non portasse con sé l’esplosivo da demolizione.

Memorabile rimane ancora oggi la sua perquisa del palazzo del Senato. Gli alieni maledetti cercavano di infiltrare l’apparato governativo, ma non avevano fatto ancora i conti con lui. Scelse gli agenti migliori e li dotò delle armi più avanzate. La squadra fece un ingresso degno di un film, fra le opere d’arte astratta e i marmi pregiati dell’entrata principale del Senato.

Varcarono appena la portineria, con sconcerto del portinaio, e qualcuno degli agenti già sparava per aria. Dopo cinque secondi era lo sbarco in Normandia. Da una parte i laser e gli acidi degli alieni, dall’altra i fucili automatici e le bombe a mano dell’X-Com: in mezzo al fuoco incrociato, in preda al panico, gli impiegati della cancelleria cercavano riparo dietro alle colonne, alle scrivanie, ai funzionari ministeriali.

Il peggio della sparatoria avvenne fra gli scranni dell’emiciclo parlamentare. Alla fine degli scontri l’aula era ridotta a un cratere lunare sul quale un aereo aveva sganciato alla rinfusa i relitti di un naufragio e i superstiti di una festa di laurea. Non pochi senatori lasciarono il palazzo con i piedi in avanti. Ci attendevano la riduzione dei finanziamenti e la campagna elettorale, ma fu una soddisfazione ugualmente.

Non riesco più a giocare a X-Com, oggigiorno è difficile far partire il gioco, i sistemi operativi non sono più adatti. X-Com ha una grafica primitiva e sembra disegnato sotto effetto di LSD. X-Com rimane una figata.

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7 pensieri su “I bei tempi in cui c’erano videogiochi come X-Com

      • Io avevo giocato solo l’ultimo uscito per pc ed è un gioco bello tosto, gli alieni sono davvero odiosi. Usa solo il sistema a turni e rende i combattimenti piuttosto tesi, specie quando i tuoi poveri soldati non hanno copertura dal fuoco nemico. Quindi è abbastanza fedele.

        Però non c’è il Culto di Sirio, che io ricordi! Peccato, perchè l’idea è geniale >.<

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        • Il Culto di Sirio aggiungeva quel pizzico di guerra interna che non guasta mai. Ogni tanto, quando eravamo in bolletta o quando ci scocciavano troppo, facevamo un’incursione nel loro tempio e rubavamo tutto, previa strage, s’intende.

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