Fare la fila dal medico e uscirne vivi

La dottoressa Beatriz, una bella bionda con gli occhiali.

A causa di un orrendo esantema che mi ricopre da alcuni giorni, unito a febbre e tosse catarrosa che fanno pensare a qualcosa di infettivo, sono andato dal medico. No, actually ho solo una contrattura muscolare. Le malattie esantematiche non vanno più di moda da quando il vaiolo è stato eradicato e la gente rifiuta le vaccinazioni per morbillo e varicella. L’igiene personale e l’alimentazione sono migliorate a dismisura negli ultimi cento anni, sono stati scoperti gli antibiotici, introdotta una seria assistenza sanitaria: ma le malattie infettive sanno sempre come trovare un nuovo amico.

Dalla mattinata passata nella sala d’attesa viene questo post. Ci accompagnerà, nel nostro viaggio nel girone dei pazienti, la bella Beatriz, che vedete in foto, dottoressa dalle molte specializzazioni e qualità.

Cosa fare, cosa non fare

Da un bel pezzo non andavo dal medico. Questo medico nemmeno lo conoscevo. L’ultima volta che sono andato dal medico ero a Pavia, per la faringite, nel 2011. Sì, ho la fortuna di essere un frequentatore saltuario del sistema sanitario nazionale. Il medico da cui andavo a Pavia è un uomo cortese, competente e dalla conversazione quanto meno laconica. Credo fosse la sua arma per combattere i pensionati nullafacenti che gli affollavano la sala d’aspetto in attesa di entrare in studio e parlare, parlare, parlare… come se li sbolognava lui, col suo silenzio, nessuno mai.

Anche questo medico sa il fatto suo. Avevo quattordici persone in fila davanti e me la sono cavata in due ore. In due ore ho dovuto rispolverare le istruzioni imparate durante l’addestramento infantile. Per esempio che è bene portarsi da leggere, perché in sala d’aspetto ci sono Donna Moderna e l’Espresso, e basta. Per esempio che è meglio non sedersi: sedersi significa invitare il vicino di sedia a parlare. E io mi chiedo sempre cosa spinga qualcuno a parlarmi del clima, dell’INPS, del governo. Dovevo fare l’agente provocatore della polizia politica.

La fila, questa sconosciuta

E poi ho visto cose. Una è che con la fila l’Italiano medio ha proprio un problema di convivenza, forse alle spalle anche un divorzio di quelli con causa per l’assegnazione dei figli: te li sciroppi tu! – No, tu, l’utero era tuo e te le gestivi tu, o sbaglio? – Ma sono uscito tre cretini come te, vi troverete bene.

Ho ascoltato il seguente dialogo. I personaggi sono quattro.

– No, c’ero io prima di lei, signora.
– Ne è sicura, signora? mi sembrava di essere qui da prima.
– No, guardi, lasci stare, signora.
– Sta dicendo che c’era prima di lei, signora.
– Signora, sono qui dalle nove, c’erano solo questa signora e io.

Non si capisce nulla? be’, non si capiva nulla anche dal vivo. Sono andate avanti così per una decina di minuti, con quel “signora” a mitigare appena delle frasi il cui tono implicava un non detto inequivocabile: muori subito, zoccola che volevi saltare la fila, così la fila si riduce.

Da notare che dal medico si prende il numeretto come al bancone dei salumi del supermercato. A chi tocca? A chi ha il 64. Perché lei che ha il 65 sostiene di essere stata scavalcata? Il 64 viene prima o dopo il 65? E non facciamo domande difficili, tipo chiedere se il 65 viene prima o dopo il 63, se no la gente si confonde.

Un po’ sarà la voglia di litigare, tanto per fare qualcosa, un po’ il fatto che la fila non è nelle nostre corde nazionali.

Virus letale

Ho visto l’epidemiologa, che per l’occasione era anche politologa e geografa. Una volta che ti sei appropriato di un titolo, che ci vuole a millantarne degli altri?

Altro che vaccino antinfluenzale, ci fa sapere una pensionata delle Poste (sì, ha raccontato la sua entusiasmante vita di sportellista, trascorsa fra libretti di risparmio e bollette, a degli sconosciuti) – il vaccino dell’influenza si fa ora – c’è questa roba dell’ebola che è il vero problema. E non per vaccini, medicine e stupidaggini del genere – ché lei il vaccino per l’influenza non lo fa, lei c’ha gli anticorpo grossi così, tipo l’orchite che causa in chi la ascolta – ma perché il governo fa arrivare a nastro questi nekri inmikrati sulle coste italiane e questi portano l’ebola, lo dice il telegiornale. Il governo dovrebbe chiudere le frontiere – cosa notoriamente facile da fare sul mare – ma non può farlo perché, se solo ci prova, arrivano le multe della Comunità Europea e gli altri governi chi li sente. Questo è il prezzo che si paga per essere l’avamposto più a sud dell’Europa. Ceuta e Malta, su consulenza della signora, verranno a breve espunte dal planisfero.

***

Tiriamo le somme. Dal medico si trovano chiacchiere non richieste, flame, esposizioni pornografiche della propria deplorevole e tediosa esistenza, paranoia. Sembra di stare su Facebook, solo che gli utenti si ostinano a tossire.

Image courtesy of imagerymajestic / FreeDigitalPhotos.net

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8 pensieri su “Fare la fila dal medico e uscirne vivi

  1. Quando io e Marianna andiamo dal medico (una sorta di hippy simpaticissimo, soprattutto perché ha il certificato di malattia facile) troviamo sempre la solita vecchia in sala d’attesa. Espressione cattivissima, viso rinsecchito e rattrappito come la corteccia di un albero. Donnina sempre pronta a sbraitare contro chiunque, soprattutto contro i rappresentanti di medicinali che osano cercar di fregarle il posto.

    Le vecchine sono il male assoluto. Sempre.

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