Tette per la scienza – e per noi no

Dall'iniziativa "tette per la scienza": il seno di una bella figliola con il cartello sui vaccini che NON causano autismo.

In questi giorni si è fatto un gran parlare di un’iniziativa di divulgazione scientifica quanto meno rara. La pagina facebook è questa: Tette per la scienza. Il meccanismo alla base dell’iniziativa è facile da desumere: un decolleté di qualità con in più un cartello che afferma un dato di fatto che sul web viene fatto oggetto di isteria paranoica o negato semplicemente per scarsa informazione. (Cominciano anche a vedersi gli omini. Lo dico per le signore, che mi seguono, e che so essere sempre a caccia di fusti).

Come qualunque cosa si faccia in questo tempo inerziale e lagnoso, specie in questa nostra Italia bizantina e barbara, l’iniziativa – nata dall’idea della trentenne Lara, paleoantropologa – ha ricevuto una discreta dose di critiche.

Si sa, solo chi non fa, e nessun altro, non sbaglia. Io sbaglio sempre, ne so qualcosa. C’è chi ha accusato di mercificazione del corpo della donna, e sono in tanti. Sinceramente, lo dico col cuore a questi signori e queste signore: mi avete grattugiato le gonadi. Primo perché, se non ve ne siete accorti, tutto è sempre in vendita in questa “aiuola che ci fa tanto feroci”. Secondo perché non è con la foga censoria che si può controbattere alla mania odierna della perfezione fisica: al massimo si irrita il prossimo, sottoscritto compreso. E con questo mi sono guadagnato un’accusa di femminicidio. La aggiungerò a quelle che mi additano come disinformatore al servizio del NWO.

Il mezzo

Le tette non solo sono belle e appetitose, hanno anche quest’altra qualità: possono veicolare qualsiasi contenuto. Su questo non vi piove. Ma il punto è un po’ più ampio. Anche un filmato o la parola scritta o un discorso che si fa al bar posso veicolare qualsiasi contenuto.

Youtube gronda di idiozie sulle creature plasmatiche e i Rettiliani. Ci sono anche splendidi documentari, film introvabili, comici fai da te di gran livello. In giro per il web ci sono interi forum di gente che filma riflessi con la cinepresa e li scambia per dischi volanti. Ci sono anche forum dove collezionisti di orologi o esperti di rasatura discutono con perizia e passione di ciò che amano. Al bar non manca mai il tuttologo che ha la soluzione per tutti i problemi dell’umanità – e, come diceva il tuttologo di Benni, “la colpa è sempre di quelli là, lei mi capisce”. Seduti al tavolino di un caffè io e i miei colleghi di dottorato abbiamo discusso spesso di argomenti scientifici, più liberamente di quanto si facesse nell’aula di un seminario. Quanto ai libri… si stampano le barzellette su Totti e i versi di Dante: stesso supporto, carta e inchiostro. Da una parte la Divina Commedia, dall’altra un riadattamento di barzellette che non facevano ridere nemmeno gli anni ’40.

Il punto nevralgico secondo me è un altro. Il punto è l’efficacia. Ed è su questo punto che sono molto dubbioso.

Tavoli separati

Detto senza mezzi termini: non penso che la cosa avrà un gran successo dal punto di vista della divulgazione scientifica. Forse potrà essere un successo per gli ideatori, nel senso che magari porterà loro qualche novità e qualche occasione in più, ma la scienza rimarrà più o meno dove è. (Di certo lì in mezzo ci sono non poche signorine che potrebbero fare una discreta carriera come indossatrici di intimo. Ed è una carriera migliore di quella che ci si può attendere dagli studi superiori).

Su internet, ancora di più che nella vita reale, si tende a giocare su “tavoli separati”. Gabriel Almond, un politologo molto influente, morto dodici anni fa, così descriveva la scienza politica: un ambiente frammentato, dove i politologi parlano solo con i colleghi della propria specializzazione, ignorando tutti gli altri. Riadatto l’espressione di Almond al comportamento che adottiamo tutti noi in generale e togliendola dal campo della scienza. Ciascuno di noi parla con quelli che la pensano come lui, o che usano i suoi stessi punti di riferimento. Chi pensa che i vaccini facciano diventare ghei o autistici o diffondano l’ebola se ne strafrega del cartello che dice il contrario e delle tette che ammiccano dietro il cartello.

Chi parla con quelli che non la pensano come lui, in realtà, non ci parla affatto. Basta vedere gli splendidi interventi dei complottisti sulle pagine scientifiche: urla isteriche (con il caps lock) e tonnellate di copia-incolla di testi provenienti dai soliti siti che vivono facendo il copia-incolla l’uno dall’altro. Il tutto amplificato dal peggiore portato di internet: l’irresponsabilità. Perché al bar qualcuno può rifilarti un cazzotto e mandarti giù lungo a pelle di leopardo se, oltre a dire cretinate, ti ostini pure a insultare. Su internet no.

Siamo gente ostinata

Leggere l’opinione contraria alla propria – comprese le dimostrazioni – raramente porta l’essere umano a cambiare idea. Di solito lo porta a trovare nuove scappatoie per confermare il precedente giudizio, perché è più facile inventare una baggianata per continuare a dire di avere ragione, piuttosto che ammettere di avere avuto palesemente torto. Specie se poi non ci si muove nemmeno nello stesso insieme di punti di riferimento. Una persona che parla di energia vibrazionale, onde positive, Reiki mischiato a Tesla, Cartesio, Gianni e Pinotto, discuterà con chi parla di meccanica orbitale o di virologia? L’opinione di un politologo, per chi pensa che il mondo sia governato dal Consiglio dei dieci assenti, coadiuvato dai Marziani Rosacroce e dalla Mafia Talmudica, sarà solo l’espressione di un pappagallo prezzolato dai poteri occulti.

Con gente così nemmeno delle belle tette – che pure possono aprire tante porte – ottengono qualche risultato. Ma spero di sbagliarmi.

***

Questo post è un’estensione del mio commento per l’articolo di Oggi scienza. Ho scelto la foto per illustrare il post fra quelle della pagina di Tette per la scienza. Ho scelto a caso, sono tutte belle figliole.

PS Per gli amministratori della pagina: se vi irrita che io abbia usato la foto, vi basta dirmelo (sotto, nei commenti, o usando l’apposito modulo per le comunicazioni), provvederò a toglierla e amici come prima. E complimenti alla fanciulla in ogni caso.

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5 pensieri su “Tette per la scienza – e per noi no

  1. Non mi sembra una cosa di gran classe, tuttavia, visto che in rete e nei social arrivano cose ben peggiori di queste… tanto vale farle girare per una buona causa.

    Rimango comunque contraria alla mercificazione del corpo della donna… pur con le possibili attenuanti del caso.

    Inoltre anch’io sono scettica sull’utilità: non per essere polemica, ma dubito che chi cerca questo genere di foto in rete si preoccupi tanto di assimilare il concetto scritto sul cartello…

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