Apollo 20, la missione segreta

Lo stemma della missione inesistente Apollo 20.

Dopo il finto allunaggio, ché tanti lutti addusse ai complotti, passo a parlare dell’altra faccia della medaglia. Se da un lato è schierata la nutrita armata di coloro che pensano che l’umanità non abbia la tecnologia per fabbricare la ruota, dall’altro lato della barricata c’è l’altrettanto numeroso esercito d’occupazione di coloro che credono che l’iperspazio non stia soltanto nei film di Guerre Stellari: abbiamo tecnologia a palla e la usiamo, ma i soliti noti la tengono nascosta. Il mondo del complottismo è bello perché è vario.

 

Apollo 20, la missione segretata

Se credete alla NASA e agli storici, Apollo 17 fu l’ultima missione lunare del programma spaziale americano. Le successive (18, 19 e 20) finirono nel dimenticatoio per chiusura del progetto Apollo e il riorientamento dei programmi verso gli Space Shuttle. E voi ci credete? a fregnoni, si sa che la NASA mente sempre, tarocca le foto e nasconde i marziani. Quanto agli storici, dico, vorrete mica accordare un po’ di fiducia a gente che studia la storia? La storia siamo noi (noi nel senso di loro, i complottisti; Minoli non se n’abbia a male).

Il racconto di Apollo 20 è semplice e accattivante. Si lascia indietro di molte misure il filmetto Apollo 18, tanto per dire.

Le missioni Apollo avrebbero fotografato sulla faccia nascosta della Luna un favoloso artefatto. Dopo ulteriori missioni segrete per confermare la presenza dell’oggetto, ecco che nel 1976 – quando esattamente? lo sanno gli dei – parte la missione segreta delle missioni segrete, Apollo 20. A bordo stanno il comandante, l’astronauta Rutledge, l’antropologa Lena Snyder (o Leona, a piacere) e il cosmonauta sovietico Aleksej Leonov. Per una missione segreta coinvolgi i nemici? E perché no? Un po’ di compagnia non si rifiuta mai. Poi Leonov è simpaticissimo, è meglio portarselo appresso.

Quello che suona un po’ strano è il fatto che di un astronauta di nome Rutledge non vi siano tracce. La signora Snyder? non pervenuta. A quanto pare esiste solo il cosmonauta. Il compagno Leonov non ha mai parlato di nulla del genere; ne ha scritto però il signor Rutledge, quello che non esiste.

 

Cosa trovarono sulla Luna i nostri eroi?

L'aliena trovata dall'Apollo 20: una statua di Thierry Speth.

L’aliena, detta Monna Lisa.

Numeri equestri. Leonov e la Snyder allunarono nei dintorni dell’oggetto. Un’astronave lunga 5 chilometri, mica quel ciarpame di LEM con cui erano scesi loro. L’astronave, parole di Rutledge, aveva un miliardo e mezzo di anni. Probabilmente trovarono lotto produttivo e data di scadenza scritti sul retro della confezione. Dentro l’immane veicolo, incredibili a vedersi, i resti mummificati di uno dei piloti, ancora attaccati a una sorta di marchingegno per l’ibernazione: era una donna e con notevoli curve. Non potendo portarsi via l’intero corpo, per questioni di peso, tagliarono la testa e si portarono via quella: ma fra amici il vilipendio di cadavere ci sta.

Poi tornarono a terra felici e contenti e nessuno seppe niente della cosa per più di trent’anni, finché Rutledge – quello che non esiste – non decise di parlarne. Mi chiedo perché non far parlare anche la dottoressa Snyder, visto che anche lei non esiste. Leonov non pare altrettanto disposto a cianciare, ma lui è reale, quindi non conta.

A quel punto saltarono fuori filmati fatti ricucendo vecchi video e fotografie varie della pheega spaziale, che poi si rivelerà essere una scultura di Thierry Speth, per altro pregevole.

 

Di tutto, di più

Che ci rimane, alla fine di questa storia? A noi rimane uno scherzo ben architettato e ben realizzato, seppure non difficile da smontare. Ci rimane anche il simpatico stemmino della missione (lo potete vedere in apertura al post). I due moduli dell’Apollo si portano via, con cavi da rimorchio, l’astronave dei marziani. Geniale: missione segreta con stemma che dichiara urbi et orbi che si sta andando a fare qualcosa di losco. Carpent tua poma nepotes, dice il motto:  i nipoti raccoglieranno i tuoi frutti (Virgilio, Egloghe, IX, 50), anche se dopo un miliardo e mezzo di anni al massimo troveranno frutta secca.

Ma c’è qualcosa di più che ci permette d’indagare un aspetto importante del complottismo. Anni fa andò in onda una puntata di Mistero, che ebbi modo di vedere con mio magno sollazzo. Adam Kadmon, quello che sembra il ninja Sub Zero di Mortal Kombat (oppure Reptile, il ninja lucertoloso… oh, questo sì che sarebbe un complottone) spiegava, a suo dire, perché i filmati degli allunaggi erano falsi. Le solite fregnacce, sbufalate in continuazione, ma sempre prese per vere.

Dopo il servizio sul finto allunaggio, con tanto di interviste deliranti, si andava proprio a parlare di Apollo 20. In effetti erano passati cinque minuti, in cinque minuti cambia tutto. Prima l’allunaggio era impossibile e tutti i filmati erano falsi. Poi c’era una missione segreta, Apollo 20, diretta verso un astronave marziana sulla Luna e le prove stavano nei filmati, che a questo punto erano veri.

Certo, prendere per vero tutto ciò implica rinunciare al principio di non contraddizione. Se si è complottisti, è anSponge Bob avverte: "complottismo!!1"che facile: il principio di non contraddizione è una roba da professori, da baroni universitari, gente pagata dalle multinazionali americane per portare avanti la loro scienza malata. Il complottista se ne strafrega allegramente di queste inezie.

Si può credere a una cosa e nel contempo al suo contrario. Come è possibile? Ma è semplice! Ce lo spiega il nostro amico Sponge Bob: perché è complottismo!

 

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12 pensieri su “Apollo 20, la missione segreta

  1. Io non capisco, caro Alo, per quale motivo insisti con questa tua testardaggine. Ammettilo: sei geloso di chi sa e dice, mentre tu non sai e non puoi dire. E dici lo stesso.
    Ma qui casca l’asino: tu sai benissimo che i rettiliani esistono, che esiste Apollo 20, che esiste la prove di alieni che vivono tra noi e pure che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Ecco, perché non provi a sbufalare questa? Prova a dimostrare che tra il dire e il fare non c’è affatto di mezzo il mare, magari inventandoti che c’è di mezzo “e il”.
    Auguri caro, aspetto la prossima perla. Giuro che questa di Apollo 20 non la conoscevo.

    Mi piace

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