Tutti Charlie Hebdo? – reazioni di fronte alla strage

Una vignetta di Charlie Hebdo: Al Baghdadi fa gli auguri "e la salute è la cosa più importante".

L’anno inizia maluccio. Due dementi, armati di fucile automatico, hanno fatto irruzione nella redazione del giornale satirico Charlie Hebdo, a Parigi: dodici morti. I due dementi, per non farsi mancare nulla, hanno urlato “Allah Akbar” e uno dei due ha perso i documenti.

Ce n’è abbastanza perché tutti si approprino della strage a proprio uso e consumo. Infatti tutti lo stanno facendo, nel modo sbagliato.

Cominciamo dai dementi

Dedico giusto due righe ai dementi. Ne parlo qui e poi basta. Il fatto è che i fondamentalisti religiosi non li posso vedere nemmeno in fotografia, mi mettono proprio in imbarazzo, con quelle facce di gente che ha messo le dita nella presa elettrica e s’appresta gioiosa a farlo di nuovo, con quella capacità tutta loro di oltraggiare la propria religione prima ancora che quelle altrui.

Bravi. No, veramente, bravi. Dopo la loro eroica azione – ché di sicuro si sentono pure degli eroi: quanto di più eroico può esservi che farsi onore, armati di fucile, su gente armata di matita? – tutti sanno che esiste una rivista satirica francese dove le religioni vengono sbertucciate, così come vengono sbertucciate ideologie politiche e sbertucciati i politicanti. Tutti ora cercano le vignette di questa rivista. Cercano in particolare quelle che hanno fatto infuriare loro due (o tre che siano). Si chiama “effetto Barbra Streisand”, ma dubito che lo conoscano. In ogni caso mi complimento con loro: l’hanno ottenuto a meraviglia. A prezzo un po’ alto però: specie perché è finito su un conto altrui.

 

 

Siamo tutti Charlie Hebdo

Tutti, ora che l’effetto Streisand ha fatto conoscere al mondo intero la rivista, siamo Charlie Hebdo. Il punto merita qualche approfondimento.

La situazione è uguale alla dipartita di un personaggio famoso, magari famoso a suo tempo, ma oggi in buona parte dimenticato. Di colpo ci si accorge che aveva schiere di ammiratori, vera maggioranza silenziosa del paese. Ma molti di questi sono spesso sinceramente dispiaciuti per la morte di una persona di sport o di spettacolo che hanno ammirato.

Con Charlie Hebdo la questione diventa più complicata. Non conosco la situazione francese, ma quella italiana è questa: la strage è diventata il pretesto per scaricare la propria frustrazione sui social network (in Italia ogni pretesto è buono per farlo) e per lanciare accuse, scatenare polemiche, raggruppare i sostenitori attorno alla propria bandiera.

E, guarda caso, su Facebook e su Twitter è improvvisamente pieno di Charlie Hebdo che il senso dell’umorismo l’hanno dimenticato alla stazione di Caronno Pertusella una sera d’inverno del 1981: il loro senso dell’umorismo è ancora lì, all’ufficio oggetti smarriti, a fare la muffa. Ora questa gente è Charlie Hebdo. Gente che sulle pagine di Charlie Hebdo veniva abbattuta a colpi di piccone sui denti. Gente che una rivista come Charlie Hebdo la farebbe chiudere per decreto imperiale, gente che manderebbe una squadraccia a devastarne la redazione, solo non avesse paura di finire in gattabuia. Si scoprono all’improvviso amanti della satira, ora che hanno scoperto una satira che “castiga, ridendo, i mori”*. Come si rapportavano alla satira, però, l’abbiamo visto tutti. Richieste di chiusura di programmi, indignazione perenne. L’unica satira che hanno sempre apprezzato era lo sfottò per le vittime, erano le volgarità indirizzate all’avversario, possibilmente quando era un avversario caduto a terra.

Ora anche loro sono Charlie Hebdo. Tutti lì a rinverdire i fasti del ventennio con le loro soluzioni. Per il Charlie Hebdo di questo modello la soluzione generalmente consiste nell’espulsione di musulmani, ebrei, zingari e di una categoria professionale che gli è invisa (gli psichiatri, ci scommetto). Di fronte a questioni complesse e importanti, come la gestione dell’immigrazione, l’integrazione, il rapporto fra le confessioni religiose, la salienza pubblica della religione, ha sempre la sua soluzione, di disarmante e sadica semplicità. Perché è naturale, no? i problemi complessi hanno soluzioni semplici.

Che è un po’ come dire che più una donna è bella, intelligente ed elegante, più sarà facile per un uomo sciatto, brutto e analfabeta portarsela a letto e fare con lei numeri equestri.

* Se non erro, era di Totò.

 

 

Quelli che… e quelli che.

Non potevamo farci mancare, flagello di questo secolo isterico e cialtrone, i milioni e milioni di analisti di video, di professori di relazioni internazionali, di criminologi ed esperti di balistica che hanno studiato, rispettivamente, su Youtube, su Youtube e su Youtube. Spiccano, alla testa di questa armata d’invasione dell’analfabetismo di ritorno, le avanguardie degli sciachimisti e dei peppigrilli, Grillo compreso.

Qualcuno per caso ne dubitava? Ammetto che difficilmente questa è la prima cosa alla quale si pensa di fronte all’orrore, ma si può essere certi che questa gente apparirà subito. Come gli elettrodomestici che si accendono da soli o i quadri che si ribaltano che si vedono nei film con la ragazzina che scatena i poltergeist. Quelli che è sempre tutto falso, è sempre tutta una maskirovka, una trovata della CIA e del Mossad (figurarsi se manca il Mossad, sarebbe come l’amatriciana senza il guanciale), una manovra per farci dimenticare la crisi economica. Non sto inventando nulla. Perché alla fine del mese, quando farete i conti e scoprirete di avere ancora una bolletta da pagare ma di aver esaurito il salario, non vi arrabbierete, non sarete preoccupati per la situazione economica: no, c’è stata la strage di Charlie Hebdo, penserete a quella. Una logica ferrea, invidiabile, presa pari pari da quelli che “i mondiali di calcio servono a distrarci dalla cose importanti” (segue, immancabile, la crisi economica): perché se una volta ogni quattro anni non guardassimo i mondiali, la crisi economica scomparirebbe come d’incanto. Anche qui: liscio come l’olio.

Infine, ultimi, ma non per importanza, quelli che “se la sono cercata”, quelli che “eh, ma provocavano”. Mi rifiuto di commentare.

Tirando le somme, L’Italia di fronte all’orrore cosa fa? Direi che in buona parte ne approfitta per celebrare gli sport nazionali: la chiacchiera da bar, il razzismo, il vittimismo e l’analfabetismo esibito come scienza esatta.

***

In apertura del post potete godervi l’ultima vignetta pubblicata da Charlie Hebdo su Twitter. L’autonominato califfo, Al-Baghdadi, illumina l’ecumene con la sua saggezza: la salute è la cosa più importante. Qui di sotto l’elenco dei caduti. Avevano parenti e amici. Spero che qualcuno, tra uno strepito razzista e una sparata retorica, si sia ricordato di mandare loro un biglietto di condoglianze.

Stéphane Charbonnier, il direttore della rivista; Jean Cabut, Philippe Honoré, Georges Wolinski e Bernard Verlhac, vignettisti; Mustapha Ourrad, il correttore delle bozze; Frédéric Boisseau, il portinaio dello stabile; Bernard Maris, professore di economia; Michel Renaud, fondatore degli incontri del Carnet de voyage; Franck Brinsolaro, l’addetto alla sicurezza; Elsa Cayat, psicologa; Ahmed Meradet, agente di polizia.

 

PS Il prossimo numero della rivista sarà in edicola, se non erro, la settimana prossima. La satira conta i suoi caduti e va avanti.

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12 pensieri su “Tutti Charlie Hebdo? – reazioni di fronte alla strage

  1. Ciao, mi chiamo Luca e sono un complottista. Secondo fonti giornalistiche francesi, non erano due AK47 quelli usati dai due tipi della C3, ma un AK47 e un AK74, questo secondo con caratteristiche diverse e calibro inferiore. Presumo sia quello usato per freddare il poliziotto, perché in effetti le caratteristiche coincidono. Ti faccio inoltre notare che uno ha commentato dicendo che non era reale quell’uccisione, perché lui, che ha giocato molto al simulatore sul PC, ha capito che era un colpo a salve o qualcosa del genere.
    Questa te la sei persa, vero?
    Eccola: https://www.facebook.com/lfk.luca.fadda/posts/10204907010828460

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  2. Bisogna dire però una cosa: il fatto che uno (politico, imprenditore, prete, imam, rabbino) non apprezzi o si ritenga offeso o si rivolga al tribunale contro la satira che lo colpisce fa parte dei suoi diritti fondamentali, esattamente come fare satira è un diritto. E nel caso sarà il giudice a decidere se quella particolare vignetta o battuta viola la legge o meno.
    Quindi non trovo sbagliato che personaggi che prima si trovavano in disaccordo o esprimevano forti critiche nei confronti di Charlie Hedbo oggi esprimano solidarietà.
    È come se a metà di una partita di tennis il mio avversario venisse malmenato da un tifoso: certo, era il mio avversario e cercavo di sconfiggerlo, ma seguendo le regole!

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