Parole che non si possono più sentire: un dizionario

Frontespizio del dizionario di lingua inglese del dottor Samuel Johnson, con ritratto dell'autore.

Qualche giorno fa mi sono accorto che al mio luminescente portfolio d’intellettuale fallito manca la compilazione di un vocabolario. Un grande intellettuale deve lavorare all’edizione di un dizionario, non c’è alternativa. L’imperatore Claudio, per esempio: anziano gentiluomo di lettere, prima di ritrovarsi (suo malgrado) elevato alla porpora, scrisse un libro sull’etrusco, per preservare a livello scritto una lingua che si stava ormai perdendo a livello parlato. Poi nessuno si è premurato di copiare il libro dell’imperatore, ma va be’, sono cose capitano. C’è il dottor Johnson, che raccolse l’inglese dei suoi tempi e per 150 anni dettò legge sull’argomento. Potete vedere il dottore qui di fianco, nell’illustrazione. Eccetera.

Arrivo tardi, l’etrusco parlato mi difetta, l’inglese pure. Ho quindi optato per un’opera più modesta, ma spero non priva di un qualche interesse. Vi mostro, amici bloggatori eletta schiera, la prima bozza. Vi risparmio il lessico del blogging, del quale si è già parlato su queste orbite: riporto  in ordine casuale, solo per completezza, alcuni fra i più esecrabili termini di questo campo.

  • Vincente. Il biglietto vincente è il nr 143615…
  • Influencer. Una cosa che si scrive fra le informazioni personali su twitter: seguono millantamigliaiardi di follouà.
  • Food blogger. Un tizio, munito di macchina fotografica, che si ostina a mettere in posa la sua parca cena.
  • Nicchia. Lo sostituirei con loculo.
  • Content is king. Nonostante gli acciacchi, dovuti all’età, è una battuta che fa ancora ridere.

Vi presento invece in maniera più precisa il linguaggio delle risorse umane e il politichese. Questa è la prima bozza che ho stilato.

Elenco Ragionato di Prestiti dall’Anglo, Parole ed Espressioni dell’Italico Idioma,

i Quali, in Questo Nostro Tempo, Non Si Possono Più Udire Senza Sopportar Copiosi Sanguinamenti dalle Orecchie

a Cura del Dottor Alo Madeddu, Calaritano.

Edito con i Tipi Bodoniani nell’Anno Domini Duemila e Quindici, Previo Visto della Censura.

Politichese

Auspichiamo. Voce del verbo auspicare, prima coniugazione. Il verbo sarebbe regolare, se non mancasse di tutti i tempi, modi e persone ad esclusione della prima persona plurale dell’indicativo presente. “Noi auspichiamo” permette di aggirare l’ostacolo costituito da “il Partito auspica”, in quanto la parola partito è considerata, da lunga data, infausta. “Auspichiamo” sostituisce anche “ci auguriamo”, “speriamo” e ogni sinonimo di queste parole, così da non confondere l’elettorato facendo uso di un lessico di più di cento parole, il quale, nella sua vastità, risulterebbe fuorviante.

Ben venga. Formula cancelleresca che implica il non sempre esplicitato “ci vuole ben altro.”

Criticità. Sinonimo di problematiche. Espressione utile per darsi importanza, “criticità” è d’obbligo nel contesto dei dibattiti televisivi pre o post elettorali, o nella stesura di un documento amministrativo. In italiano corrente si direbbe così: “Qui è un troiaio, ma se diciamo criticità voi ci scambiate per gente che ne sa a vagonate”.

Eccellenza. In tempi arcaici il titolo di eccellenza si attribuiva ad ambasciatori, generali, magistrati. Oggi si definisce eccellenza qualsivoglia prodotto materiale o immateriale dell’ingegno italico che si abbia intenzione di lodare (con finalità da determinarsi di volta in volta): dal quadro di Caravaggio al barattolo di pomodori pelati. Quale che sia, questo prodotto verrà comunque scalzato sui mercati dalla copia cinese fabbricata a Guangzhou, dove la parola “eccellenza” indica ancora ambasciatori, generali, magistrati.

Human resources

Leadership. Logorrea prevaricatrice che si accompagna a un punteruolo da ghiaccio infilato su per il dotto lacrimale.

Proattivo. Dicesi di chi è così bravo a fare il servo che nemmeno è necessario impartirgli dei comandi. “Atteggiamento proattivo”, “attitudine proattiva”: formule di cortesia che è buona creanza inserire nel proprio curriculum o pronunciare durante un colloquio di lavoro.

Problem solving. Genere di amuleto, dal potere apotropaico, che il candidato a una posizione lavorativa deve portare sempre con sé, in tasca o nella borsa, di modo che possa controbilanciare gli influssi emanati dal collega che possiede il problem making.

Skillato. Sostituisce il desueto “qualificato”, rintracciabile a stento in Bonvesin de la Riva. Exempli gratia: “Lei è troppo skillato per il nostro job profile.” Trad. it.: “Non possiamo assumerti, sai leggere e scrivere.” Dicesi skillato di colui o colei che sa fare un certo mestiere e che, per conseguenza, non verrà assunto. Da notare l’assonanza con scannato.

***

Post scriptum Questo non è un post che divertirà / commuoverà / conquisterà la rete: per divertire / commuovere / conquistare la rete è sufficiente la solita boiata col gattino. Postate foto di gattini.

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49 pensieri su “Parole che non si possono più sentire: un dizionario

  1. Dotto’ i mostri del marketing mi fanno sanguinare le orecchie ogni giorno. Espressioni quali “entry level”, “delivery”, “brand”. E la cosa peggiore di tutti: qualche mese fa, una mail che ci chiedeva di fare “un brainstorming per una presentazione outstanding”. Prima o poi finirò sulle pagine di cronaca.

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  2. In certi mondi lavorativi questo linguaggio, insieme ad altri accorgimenti fisici e mentali, va a comporre un rituale che si sovrappone per una buona frazione al lavoro propriamente detto. In alcuni casi lo sostituisce. Io cerco di resistere, ma se non parlo di criticità e warning poi qualcuno si spaventa!

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  3. Bellissimo post, non c’è che dire XD. Però, “skillato” io l’ho sentito usare solo da un paio di amici dediti a quella corrente del voodoo nota come informatica.

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  4. ti mancano un paio di acronimi a caso del mitico gergo eurocratese (vedi alla pagina FB “Gli Eurocrati” per ispirazione) e la tua opera summa può dirsi concreta 🙂
    Intanto aggiungo un paio di voci:
    – “applicare” per “fare domanda per un posto di lavoro (coniando l’Inglese “to apply”)
    – “fare un’intervista” per “sostenere un colloquio di lavoro (come sopra, da “interview”)

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  5. Un utile dizionario dell’inglese usato dagli italiani per darsi importanza…Ieri mia zia (80 anni ma ancora arzilla) mi ha chiesto:<>, le ho spiegato che è un modo per non dire negozio che vende a prezzi ridotti.

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  6. Ogni volta che sento dire “skillato” il traduttore che è in me muore 😦
    Se mai dovessi decidere di farne una serie, ti consiglio alcune parole da aggiungere:
    attimino (sta scomparendo, ma di tanto in tanto qualcuno la usa);
    deadline;
    boss (tipo “Il boss dei prediciottesimi”, un programma che danno su una rete di qui).

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  7. Anzi, ti e’ andata bene che non hai avuto a che fare con i milanesi che parlano come un angloitaliano di seconda generazione. Eccoti qualche tragico esempio:

    “Bisogna curbare i problemi” Curbare e’ un anglismo da “to curb” – ridurre l’impatto

    “Vado a cecchare l’invoice” Checckare e’ anglismo da “to check” – controllare, Invoice significa preventivo.

    Oppure cose tipo usare “country” invece di “paese” anche se stai parlando con italiani…

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  8. Pingback: Voce del verbo jailare | frottole

  9. Le foto di gattini sono adorabili… se i miei colleghi facessero questo tutto il giorno io li considererei come dei fratelli.

    Invece… le colleghe femmine non mangiano carboidrati a meno che non siano senza glutine – alla domanda “perché?” la risposta fu “perché il frumento fa male”… occazzo! I pizzaioli sono stati informati?
    Ma questo è un bene: se ci ha fatto caso adesso la nuova moda è scrivere “senza glutine” anche su cose che ti stupirebbero se ce l’avessero dentro… e la gente è molto più felice.
    I maschi oggi a pranzo sognavano di andare a Formentera per cuccare (una pausa pranzo delirante, su cui stenderei un velo pietoso)

    Per il resto il lavoro dei miei colleghi è creare lavoro: se lavorassero bene lavoreremmo tutti molto meno, invece ne creano in continuazione per tutti e questo è socialmente utile (mio marito mi dice sempre ringrazia che lavori per chi lavori perché se fossero tipi in gamba tu non lavoreresti!).

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  10. A me ci son parole che fan ribollire ancora di più specie se dette da politici o da loro contigui leccaculi(econimisti,pseudogiornalisti,tuttologi e minchiologi vari…) come mercato, posto letto, crescita, emergenza, jobs act, tolleranza zero, family day e qualche altra che puntualmente risalta fuori a cicli alterni per intortare le masse.

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