Voce del verbo jailare

Copertina del videogioco "Ultima Online".

Un altro post per il vocabolario delle parole che non si possono sentire. Post un po’ amarcord e nostalgia canaglia e anche i bei vecchi tempi del web di quando il web era persino peggiore di quello odierno: ultime da Ultima Online.

Jailare. Prima coniugazione, regolare, etimologia nota, purtroppo. Io jailo, tu jaili, egli jaila. Semisconosciuto fra coloro che non giocano in rete. Il verbo jailare pertiene al campo dei videogiochi, come Ultima Online. Si parla di giochi di ruolo che hanno una quantità di regole tale da essere assimilabili al sistema giuridico italiano: proprio come succede in Italia, infatti, è impossibile che il giocatore (per onesto, scemo o santo che sia) rispetti tutte le regole.

Il problema dei devianti che violano, scientemente o meno, le ineffabili leggi del gioco si risolve usualmente investendo gli amministratori (admin…) del potere di sospendere i summenzionati devianti, così che, per un tempo definito, non possano giocare, danno agli altri recando. Per sospenderli li si manda, in senso figurato e ludico, in prigione.

 

Il verbo dell’oppressione

Sono venuto a contatto con il verbo jailare quando i miei amici presero a giocare a Ultima Online, un videogioco di ruolo che si usava in rete, che si usava in tanti. Una specie di ammucchiata fèntasi. Il gioco era scritto in inglese, quindi esprimeva il concetto della sospensione tramite il verbo to jail. L’equivalente italiano è imprigionare, incarcerare! – diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. I nativi digitali, la generazione che sarebbe andata in Erasmus e avrebbe parlato le lingue che nemmeno gli Apostoli con la glossolalia, ebbene i nativi digitali tradussero con jailare (giailàre).

Coloro che infrangevano il codice venivano jailati e se ne dolevano. A me, al solo sentire i miei amici pronunciare quel verbo, veniva voglia di agguantar, con ferma mano, solida spranga: e con essa ripetutamente colpirli, fermandomi solo in concomitanza con l’interrompersi del loro battito cardiaco.

Anyway, si può dire quello che si vuole, ma per me jailare rimane un verbo buono giusto per la neolingua dei disagiati.

PS Jailare è imparentato con bannare. E non alla lontana. Eccovi qualche riga sul verbo bannare.

***

Il videogioco in questione, dicevo, s’intitola Ultima Online. Non ricordo con precisione quando arrivò sui nostri schermi. Comunque ero al liceo. I miei amici ci giocavano. Erano entusiasti: Ultima Online era il videogioco di ruolo definitivo, un sogno fatto realtà, un mondo vastissimo da esplorare, pieno di draghi e unicorni, cavalieri, maghi, impiegati del catasto, cefalopodi. Mi convinsero a provare.

 

Alo gioca a Ultima Online

Di come giocai a Ultima Online per alcuni minuti e dopo non lo usai mai più.

Accesi il modem (56 K, si pensi) e compilai il modulo per l’iscrizione. Passo successivo era la creazione del proprio alter ego. Nasceva Alo, un tipo smilzo con una tunica non stirata ma di buon taglio. Per arma aveva il potentissimo bastone di legno, terrore di lagomorfi e roditori immondi. Per non fargli mancare niente dotai Alo di una maschera da attore tragicomico.

Così conciato Alo partì per la sua prima avventura. Il videogioco iniziava in un suburbio medievaleggiante. A un lato della strada c’era l’officina del fabbro. Un cartello diceva: “Torno quasi subito – firmato Bastilani”. Dall’altra parte c’era l’osteria. Ero tentato di entrare a farmi un goccetto, intanto mi davo un’occhiata intorno.

I paraggi mi convincevano sempre di più che l’osteria fosse l’unica attrazione turistica del posto, che è tutto dire, quando incrociai due figuri. Uno era un nanerottolo armato come un paladino di Carlo Magno, l’altro era un giullare. (Gli amici poi mi dissero che era un negromante di grandi prodigi; rimaneva pur sempre agghindato come un buffone). I due giocatori discutevano fra loro: potevo leggere le frasi che si dicevano, perché comparivano sopra le loro teste. Riporto con precisione filologica:

 

– Hai sentito? Hanno jailato messer Rokko Ampianerchia, il mago dalle molteplici prestazioni. Incredibile!

– Oh, di certo in cella non avrà da annoiarsi: hanno jailato anche Coñogonda, la chierica della tangenziale.

– Dove andremo a finire…

– Non c’è rispetto, non c’è comprensione…

– Si stava meglio quando si stava peggio.

 

Avreste visto Alo, nonostante la maschera, fare tanto d’occhi. Decisi di andarmene: preferivo non sentirli parlare delle mezze stagioni. Attraversai un rione commerciale: fattorie, stalle, rigattieri che vendevano spade usate, manifesti dei saldi uomo-donna-bambino al 70 percento (c’era già la crisi). Tra uno sbadiglio e l’altro trovai uno spaventapasseri. Stava in mezzo alla strada. Lo salutai. Non rispose.

Appurato che era uno spaventapasseri in tutto e per tutto, gli rifilai una legnata sulla testa, in amicizia. Si udì un rumore di vuoto e sopra la sua zucca comparve un numero, il 5. A ogni colpo seguiva il  numero 5. Alo faceva la sua prima esperienza di combattimento! Per i primi sei o sette secondi la cosa era anche divertente. Nel frattempo riapparvero il nano e il giullare. Si fermarono e mi osservarono mentre malmenavo l’omino di paglia.

Il giullare mi indicò e disse al nano: “Ma l’hai visto? che testa d’anguria!”

Ci rimasi male.

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10 pensieri su “Voce del verbo jailare

  1. Pingback: Quando io parlo, tu parli: quando io banno, tu banni | frottole

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