Quando io parlo, tu parli: quando io banno, tu banni

Il volto del troll nei meme.

Oggi è nostro gradito ospite un parente di jailare, il più famoso bannare. Bannare, per l’esattezza, sarebbe il cugino, il cugino che è amico di tutti. Di sicuro è anche amico vostro, lo conoscete e più che bene, chiunque ha subito un bel ban in vita sua: il ban è come il due di picche, pochi ne sono immuni. Chi è così fuori dal mondo da non averne subito uno? Se c’è, che parli, perché lui io ho offeso. Chi è così barbaro che non ami esser bannato? Se c’è, che parli, perché lui io ho offeso. Chi è così vile da rinnegare il proprio ban? Se c’è, che parli, perché lui io ho offeso.

Ma andiamo con ordine. Bannare: verbo transitivo, prima coniugazione, regolare (e frequente). Io banno, tu banni, egli banna. Raro nella forma passiva (es: “sono stato bannato dalla pagina sul Disegno intelligente per aver fatto notare che i due termini costituiscono un eclatante ossimoro”); usuale nella forma in cui il parlante pone se stesso a complemento oggetto del verbo (es: “mi hanno bannato dalla pagina Barely legal a causa dei miei raffinati commenti su una giovine intellettuale*”).

Il verbo bannare: tratti peculiari, forme, usi e costumi

La forma attiva si manifesta generalmente nella seguente modalità. Da un po’ – sollazzo per molti – riempite la bacheca facebook di un amico con foto di innocenti gravure idol, e la nuova di lui fidanzata, femminista della differenza, ha completato la preparazione per un’offensiva su vasta scala. “Mo ve banno a tutti” avverte l’irritato e disperato padrone della bacheca. Nessuno se ne preoccupa, è troppo gustosa l’idea che il misero, a causa vostra, si trovi a passare una serata ascoltando geremiadi sulla mercificazione del corpo e le offese alla dignità della donna.

Etimologia: bannare deriva dal verbo to ban, così come jailare viene da to jail. Però bannare è più noto di jailare perché, mentre jailare rimane confinato nella realtà dei giochi di ruolo multigiocatore, bannare è rintracciabile in tutti i luoghi di aggregazione dell’ecumene internettaro. Bannare è onnipresente: ovunque, a qualsiasi ora, qualcuno viene bannato, qualcuno banna.

I vocabolari dicono che to ban significa proibire, impedire di fare o accedere, bandire, mettere al bando, esiliare, allontanare dalla patria, che perciò diventa sì bella e perduta anche se è solo una sassaia dove anche le sterpaglie vengono su a fatica e implorano l’eutanasia della mietitrebbia.

Quale valutazione per bannare? Certo, bello come il sole non è. Non suscita immediata simpatia, cosa di cui invece è capace il suo amico cliccare. Però non è nemmeno rivoltante come jailare, la cui invenzione grida vendetta al cospetto di un Dio vendicativo come quello dell’Antico Testamento, ma meno dotato quanto a senso dell’umorismo.

Ho letto in giro che bannare è un verbo di buon conio. Non dico di no. In effetti, proviamo a scrivere su un forum “Abbiamo esiliato l’utente Pazuzu, il quale ostinavasi ad ostacolare il normale svolgimento delle discussioni…” Ma che è ‘sta roba?! Meglio così: “Abbiamo bannato quel trollone di Pazuzu, che bruci nella fiamma dell’abisso dell’inferno!” Bannare è più moderno, tecnologico, adatto a questa nostra rete infestata di isterici e di dementi.

* Si tratta sempre di una chubby con la quinta di seno e gli occhiali da segretaria sexy.

***

Giulio Cesare, dall'omonimo film di Mankiewicz.

Cesare e i congiurati seccatori.

Pensavo alla modernità di bannare giusto ieri sera. Guardavo un film recente, il Giulio Cesare di Mankiewicz, quello del ’53, quello che porta sullo schermo la tragedia del Bardo. C’è una sequenza sull’argomento.

Cesare si reca in senato. I congiurati, che vogliono mandarlo all’altro mondo, lo attorniano e cianciano di un certo Publio Cimbro, un rompiscatole che Cesare ha fatto allontanare da Roma. Il fratello del rompiballe, Metello Cimbro, chiede al dittatore che Publio sia riammesso nell’Urbe. Gli altri congiurati si aggiungono alla richiesta. Questi scodinzolamenti e queste cortigianerie mandano in bestia il dittatore, il quale, dice lui, “non fa torti e senza giusta causa non dà perdono.”

– Tuo fratello è per decreto al bando – dichiara Cesare (poi si lancia in un bel discorso sull’autorità e altre cose). Lo ha messo al bando questo Publio Cimbro, mica lo ha bannato. Ma quello era il senato di Roma, non un forum di videogiocatori ossessivo-compulsivi.

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26 pensieri su “Quando io parlo, tu parli: quando io banno, tu banni

  1. Pingback: Voce del verbo jailare | frottole

  2. Mi ricordo che ai tempi in cui, con alcuni compagni di merende, trollavamo la sezione Salute Mentale di Yahoo Answers, quando qualcuno subiva la chiusura dell’account si parlava di “bananare” più che di bannare. Io valuterei questa variante in tutto il suo significato allegorico.
    La ringrazio
    Cordialmente
    LFK – l’alieno di Answers, altrimenti denominato ET

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  3. io sono stata bannata una volta – e mi ricordo che ero sotto choc!

    Frequentavo un bellissimo sito / forum /archivio di fanfiction su harry potter che shippava la coppia Ron/Hermione. Il sito era nato per babbione e babbioni e si tolleravano altri orientamenti (se lavori e tieni famiglia, alle cose con cui ti rilassi ci tieni, ma le tieni pure rilassate, cioè Hermione non esiste, e nel suo mondo di fantasia è pure adolescente… fosse reale mica finisce che una si sposa il compagno di banco delle medie eh! limonasse quindi pure con malfoy, se le aggrada…).

    Poi arrivarono le 14/15enni, si offrirono di fare le “monitor” delle conversazioni / violazioni del codice (avevano molto più tempo libero delle adulte “fondatrici”)- fummo travolte da bimbe neomaoiste che agitavano il regolamento pretendendo teste.

    Fui bannata per
    1) avere nella firma una citazione di PIrandello in italiano (firme solo in inglese! si deve capire! …e imparati un’altra lingua, no? anglocentriche!)
    2) aver risposto inelegantemente ad una monitor (molto inelegantemente)
    3) aver shippato allegramente in altro modo da quello ufficiale

    E’ a quel punto che capisci che con una community tu non c’entri più un cazzo …

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