Il buon soldato Sc’vèik, di Jaroslav Hašek

Copertina del Buon soldato Sc'vèik, edizione feltrinelli

La settimana scorsa ho finito di leggere un libro veramente bellissimo. Come spesso capita non avevo alcuna intenzione di leggerlo, però quando l’ho visto in biblioteca mi sono detto che era arrivato il momento di leggere Il buon soldato Sc’vèik di Jaroslav Hašek.

Romanzone picaresco, spassoso e allo stesso tempo tremendo, Il buon soldato Sc’vèik racconta i casi e le disavventure di Josef Sc’vèik, cittadino praghese non più giovanissimo. Sc’vèik di mestiere è un venditore di cani – in genere orridi botoli per i quali compila alberi genealogici fasulli – o per meglio dire un intermediario fra acquirenti e ladri di cani, poiché la maggior parte dei cani che vende è stata sottratta in qualche maniera.

Forte bevitore e chiacchierone (adora esemplificare i suoi argomenti raccontando di fatti accaduti, fatti che di solito si concludono con l’ubriachezza dei protagonisti, rissa e conseguente intervento delle guardie), Sc’vèik viene sorpreso dalla notizia dell’assassinio dell’Arciduca Ferdinando mentre si fa un pediluvio contro i reumatismi. Va subito all’osteria “Il calice”, luogo di ritrovo abituale per lui e gli amici, per discutere delle novità. Vi trova solo l’oste e un bieco agente provocatore della questura. L’agente provocatore sosterrà poi di aver udito gli altri due pronunciare discorsi sediziosi e li farà arrestare.

Arresti e risalite: Sc’vèik e l’autorità costituita

Questo è solo il primo di una lunga serie di arresti. Sc’vèik, si capisce subito, si mette facilmente nei guai. In 846 pagine colleziona arresti per simulazione d’infermità, renitenza alla leva, diserzione, saccheggio e tradimento – senza aver mai compiuto nulla di tutto ciò. Si mette nei guai ma ne esce sempre tutto intero: la sua capacità di farsi andare bene tutto, unita a una dose di fortuna che alla fine riequilibra i disastri, sulla lunga distanza lo salva da ingiuste condanne (fra le quali la fucilazione e la forca, che gli vengono più volte minacciate).

Ma non poco contribuiscono anche le sue qualità, fra le quali un’astuzia da contadino e un’ingenuità quasi infantile – d’altra parte Sc’vèik è veramente un uomo buono, ligio al dovere e incapace di fare del male, è per definizione un innocente, un innocente al quale in tanti vogliono trovare delle colpe.

Fra un arresto e l’altro gli capita di fare da attendente a un cappellano militare alcolizzato che poi lo perde a carte con il tenente Lukàš. Bello e giovane, il tenente Lukàš ha il vizio del gioco e delle donne – soprattutto donne sposate; Sc’vèik ne diventa l’attendente e con lui finisce sulla strada del fronte orientale, per fare la guerra ai soldati dello Zar di tutte le Russie. Lukàš è al comando di una compagnia di un March battalion: un battaglione di marcia è un punto d’osservazione perfetto per un romanzo come questo. Si tratta di un reparto provvisorio che raduna furieri, cuochi, scrivani, contabili, ritardatari, riservisti, lavativi e imboscati vari, soldati con scarso addestramento. Un reparto sempre in movimento e mal rifornito, dove il capo contabile Vanèk fa la cresta sui viveri e un volontario rompiscatole, Marek, riceve il compito di scrivere la cronaca delle imprese eroiche del reggimento – cosa che inizia a fare durante il viaggio, per portarsi avanti con un lavoro che, tanto lo sa già, dovrà essere soltanto un elenco di stereotipi nazionalisti.

Le tracce della guerra: Sc’vèik va al fronte

Non ci sono solo le gag. C’è anche la guerra, lì intorno, da qualche parte. Se ne sente parlare da chi torna dal fronte – e riferisce cose terrificanti con la naturalezza di chi commenta la qualità della merce al mercato. Una guerra che a volte prende la forma di immagini potentissime condensate in poche righe. Come la descrizione di una tappa del March battalion di Sc’vèik in una cittadina dove sostano altri reparti imperial-regi e dei reggimenti del Reich del Kaiser Guglielmo. I Tedeschi sono ben equipaggiati e disciplinati; pagano bene e in contanti ciò che requisiscono; bevono birra a ogni pasto. Attorno alle loro botti con spillatrice si trascina la truppa imperial-regia, stracciata e abbandonata a se stessa, come a elemosinare un bicchiere, ma senza avere il coraggio di chiederlo: un’armata che è già allo sbando prima ancora di arrivare al fronte.

Ma soprattutto c’è un paese in guerra, in piena mobilitazione, dove l’esercito diventa il riflesso in armi delle società che lo esprimono. Un paese in cui si parlano tante lingue, e in cui chi parla una lingua spesso e volentieri ha il dente avvelenato con chi ne parla un’altra; un paese le cui autorità sono irresponsabili, arbitrarie e incompetenti; un paese di ignoranti rassegnati e di professorini sadici; un paese scarso di risorse, ubriaco di retorica e di grappa – questo è lo sfondo del lungo viaggio di Sc’vèik verso il fronte, fatto di partite a carte sul treno, discorsi oziosi e senza fine con i commilitoni, incidenti ridicoli.

Gli Ungheresi detestano i Cechi – ricambiati; i Serbi sono odiati da tutti; gli Austriaci disprezzano ciascuno. Ecco l’armata che il bollettino della vittoria di Diaz definì “uno dei più potenti eserciti del mondo”: una soldataglia multinazionale – un incrocio fra una missione dell’ONU e gli Unni di Attila – divisa da ostilità secolari, schiava dell’alcol, brutalizzata da ufficiali stupidi e cattivi, che sfoga la sua rabbia derubando i civili e stuprando le donne. Soltanto un uomo buono come Sc’vèik, un buon soldato come Sc’vèik, può salvare se stesso e la sua anima in mezzo a un simile ciclone di violenza e di idiozia.

***

SPOILER Non credo di guadagnarmi la palma di spoiler se vi dico che il romanzo è rimasto incompiuto. A pagina 846 dell’edizione che ho letto il testo s’interrompe improvvisamente mentre il sottotenente Dub – prototipo del borghesuccio fascista – sta sparando una delle sue boiate. Segue, in corsivo, la spiegazione: Il 3 gennaio 1923 l’opera viene interrotta dalla morte dell’autore. Il buon soldato Sc’vèik non raggiungerà mai il fronte.

L’edizione che ho letto è quella di Feltrinelli (Universale Economica), nella versione di Renato Poggioli e Bruno Meriggi. La illustrano le simpatiche vignette di Josef Lada, un pittore che fu molto amico di Hašek.

Ricordo che ho già parlato di un libro di Hašek, Storia del partito del progresso moderato nei limiti della legge, libro che raccoglie dei racconti ispirati a un’impresa vera di Hašek e Lada, la fondazione di un partito politico dadaista ante litteram. Presero qualche decina di voti, ma si fecero tante risate.

Annunci

49 pensieri su “Il buon soldato Sc’vèik, di Jaroslav Hašek

  1. Pingback: Storia del partito del progresso moderato nei limiti della legge, di Jaroslav Hašek | frottole

  2. Che tenerezza… lo leggevo il secondo anno delle superiori (e nessuna delle mie amiche sembrava interessata a condividere l’esperienza, che urto di nervi!) – mi piaceva tanto 🙂
    L’edizione che avevo io era di mio padre, in realtà, motivo per cui il libro è rimasto a lui.

    Liked by 1 persona

  3. Avendolo letto all’epoca mi sono poi chiesta se davvero l’avevo capito tutto – sarò scema, ma con tanti libri letti da piccoletta poi … beh spesso è tutto un “ma guarda, io questo dettaglio mica l’avevo notato…”

    Mi piace

          • E’ un po’ che non si vede…
            Sfortunatamente sono parecchio ignorante – mi devo trovare un libro semplice sulla rivoluzione francese, della serie chi c’era e cosa pensava.

            Mi piace

              • Allora a me piace scrivere per hobby fanfiction contenti scemenze sentimentali… una volta scrivevo nel fandom harry potter ed era facile: la saga era solo fino al calice di fuoco… bastava conoscere i primi 4 libri bene e sapevi tutto quello che c’era da sapere e se non c’era te lo potevi inventare, chi ti poteva contraddire? eh?

                Adesso scrivo in quello di lady oscar (tu tieni un blog e magari nemmeno esisti, quindi astieniti dai commenti gesuitici). E’ molto divertente perché il fandom è tutto di donne cresciute e con figli, niente bimbeminkia, e son rare le giovincelle.
                Però è stressante: non puoi far accendere a qualcuno un cerino perché i cerini non c’erano, se devono comunicare velocemente al massimo i piccioni viaggiatori, niente telegrafo, nemmeno quello ottico del conte di montecristo, non possono avere stivali hessian, perché andavano forti in epoca regency in inghilterra, il diamante pitt sta nella corona del re, la guerra di indipendenza americana scoppia in un certo anno e finisce in un altro, a secondo dell’anno possono avere o non aver letto un certo libro, il panier ad un certo punto passa di moda e arrivano gli abiti a chemise, hanno le calze fino alle ginocchia, cambiano le mutende ogni 4 settimane (gli uomini) motivo per cui vanno fortissimo scene in cui, se prorpio devono fare sesso, prima si devono lavare in qualche tinozza, etc etc…

                Mo se tu vuoi far discutere due per un qualche motivo o parlano del tempo o dovresti sapere cosa avrebbe pensato un giacobino, se quello si professa tale – vabbè che c’è un sacco di gente che si professa cattolica e si da allo yoga e fa sesso prima dle matrimonio, però…

                Non puoi fargli fare discorsi che non abbiano senso tipo “maniaco del controllo!” che sarebbe come se salgari avesse fatto dire “socialista!” dal rajah bianco a sandokan…

                Mi piace

                  • Salgari, per quanto popolare, scrive meglio di noi fanfictionare… per cui gli si perdona tante cose (e poi i tigrotti erano tutti coltissimi, Yanez alla sera per farli addormentare gi raccontava tutto sulla mitologia grecoromana e siccome u po’ erano indù e un po’ musulmani, bestemmiare su dei a cui non credevano non li metteva in imbarazzo)

                    Un minimo di veridicità ci deve essere, essù!
                    Allora facciamo che Rosalie vuole partecipare al gay pride, e si preoccupa di come passare per la ZTL con il calesse? Mentre Lady Oscar tutte le mattine fa la sua lezione di pilates? E la Regina scappa con Fersen e va ad aprire un bed & breakfast in Conrovaglia?
                    Mapperpiacere….

                    Ma poi lo sa che c’è pure uno stalker? Scrive recensioni tremende contestando l’esistenza di cancelli a Versailles in un certo anno, e le dimensioni dei piatti di portata e le date, se non tornano? QUando c’è la fine della guerra di indipejndenza degli stati uniti? il 13 marzo o il 20?
                    Per tre mesi tutti i mezzogiorno ha scritto ad una fanciulla chiedendole di ritrattare una sua affermazione!

                    Cose terribili!

                    Liked by 1 persona

                    • Nel fandom di Lady Oscar vi sono molte femmine e abbondano le storie sentimentali: nella storia originale la protagonista (una nobile, Oscar) arriva a 33 anni (quasi 34) con la tisi che le lascia massimo 6 mesi di vita, alle soglie della rivoluzione francese,… e solo allora scopre / si rende conto (una epifania) di amare l’uomo che le è stato accanto fin da quando era bambina, crescendo con lei e che l’ama da sempre (un servitore di nome André). L

                      Lui ha perso un occhio per lei ed è diventato quasi cieco (lei non se ne è mai accorta, ma lui oramai vede solo delle ombre). Fisicamente sono due rottami.
                      Passano una note insieme, lei gli chiede di sposarlo in una chiesetta, prima però deve fare la rivoluzione (una cretina!) e quindi se lo porta in battaglia (il cieco!) per prendere la Bastiglia. Gli sparano. Lei quasi impazzisce dal dolore e poi muore.

                      Nelle fanfic molto spesso si scrivono dei what if (nome popolare per “ucronia”) dove si cerca di correggere il loro destino (cinico e baro) facendo in modo o che non muoiano e/o che lei si accorga prima di amarlo.

                      Non essendo donne ipercolte non si arriva ad immaginare una ucronia coi controfiocchi e cioè la rivoluzione francese che non avviene e la Regina che fa tagliare la testa a Robespierre. Più che altro ci si muove in ambito sentimentale – lei tra l’altro pur essendo nobile e settecentesca non è libertina, e ha una visione molto borghese del matrimonio (da romanzo rosa insomma: 2 uniti come una coppia di pinguini).

                      Se il genere piace molte sono belline e ben congegnate.
                      Se non si ama il genere sentimentale si rischia la noia / delusione.

                      Io sono femmina e mi diverto come una pazza 🙂

                      Se ha domande non esiti…

                      Liked by 1 persona

  4. L’ha ribloggato su cose da librie ha commentato:
    Ecco una recensione assai ben fatta di Alessandro Madeddu. Al quale vanno i meriti che seguono. 1. Come abbiamo già detto, sa scrivere. Perciò il suo blog va frequentato, anche per imparare. C’è della solidità, in questo ragazzo. 2. Ci parla di un libro in cui si è imbattuto casualmente e a cui si è abbandonato di buon grado: Madeddu non va alla caccia delle novità come un litblogger qualunque. 3. Il resoconto è come deve essere: ricco, puntuale, privo di digressioni autombelicali. Parla del libro e rende un buon servizio allo stesso. È sempre un gran piacere, Maddie.

    Liked by 1 persona

lasciate la vostra opinione

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...