L’immancabile polemica estiva: la cultura umanistica

Maccari: Cicerone denuncia Catilina in senato.

Con inquietante regolarità l’Italia s’imbarca in effimere quanto feroci polemiche. Ogni anno, attorno alla fine di agosto, si presenta il dilemma estivo – e non mi riferisco a quello di scegliere se andare in montagna o al mare (quello arriva in primavera). Sto parlando di una polemica che si presenta uguale a se stessa ogni dodici mesi: identico il testo, diversi gli interpreti. La polemica sulla cultura umanistica.

Sì, insomma, quel ripetersi come un mantra “Ma che ci frega a noi di Dante, degli Spartani di Leonida, di Luigi XIV che lo Stato era lui e dopo di lui il diluvio, di Cicerone, di Platone, di Severone da Berna e Celestone da Parmitan, di Nerone e delle sue bighe, della diatriba sull’esistenza di Omero, della marcia su Roma?”

Seguono usualmente affermazioni e proposte di questo tenore (i miei commenti fra parentesi quadre, comme d’habitude):

  • Perché studiare latino e greco?
  • Il liceo classico sforna disoccupati.
  • La facoltà di lettere sforna disoccupati [Ma quante fabbriche di disoccupati! ne produciamo così tanti che poi ce ne rimane pure un surplus per l’esportazione all’estero.]
  • Meno filosofia, più finanza! [Ma sì, partiamo dalla finanza, ché a partire dall’economia politica si rischia di fare la conoscenza con Ricardo, Keynes, Marx e altri simili mostri assetati di sangue.]

Risponde l’acrimoniosa schiera di coloro che frequentano il classico o si laureano con una tesi omosessuale su D’Annunzio (cit., è una cosa che ho sentito in giro):

  • La cultura italiana e bla e bla.
  • Solo la cultura umanistica permette di acquisire senso critico e bla bla.

Immancabile segue la chiusa:

  • Il liceo classico crea cittadini responsabili e attenti [e bla e bla, ché la cultura umanistica viene spesso in viaggio in Italia ma ogni volta dimentica di mettere in valigia la sintesi: ancora s’illude di poterla trovare anche qui.]

Insomma, solo chi si è sciroppato le Enneadi di Plotino è un cittadino con diritto di voto e iscrizione alla tribus, gli altri tornino a zappare nelle terre del barone, il quale sui suoi domini esercita alta e bassa giustizia, batte moneta signoraggiata, esige lo ius primae noctis dalle contadine giovani e prosperose.

***

Non si scaldino gli studenti di matematica o coloro che stanno redigendo una tesi su Alcyone. Non mi si deve prendere troppo sul serio.

Però una cosa seria vorrei dirla, già che ci sono. Perché questo dibattito in forma di temporale estivo ha per fondo una questione che è piuttosto seria: cosa chiediamo al nostro sistema dell’istruzione? dove vogliamo che vada? come dovrebbe formare? cosa pensiamo che sia un cittadino? il sistema va riformato? con quali mezzi e in che modalità?

Ecco, ci saranno di sicuro coloro che in questa polemica di fine estate hanno affrontato questi temi spinosi e hanno provato a portare nel dibattito la loro conoscenza del sistema universitario o scolastico. Anche loro non s’offendano: non è di loro che me la rido o faccio ridere i passanti. Quelli di cui rido sono tutti gli altri. Quelli che “devo dire ciò che penso su ogni argomento di cui non so alcunché e di cui non mi sono mai interessato”. Quelli che “l’importante è fare chiasso, come al Processo del Lunedì”.

È mai possibile che nel Bel Paese ogni questione finisca così, nello scambio d’insulti, nella rimozione dei dati di fatto e della realtà, in un florilegio di slogan demenziali?

Ma via, questa volta si è un poco giustificati. L’estate sta finendo ma il Parlamento – dove si mette in scena la farsa che riempie le nostre liti per il resto dell’anno – è ancora in meritata vacanza dopo un anno di forsennata attività. E in qualche modo bisogna pur riempire le pagine dei giornali e le bacheche di Facebook.

***

PS A scanso di equivoci e prima che arrivino gli inferociti dell’una e dell’altra fazione, pronti a darmi – gaia alternanza – dell’ingegnere fallito o del grecista che serve panini e patatine al McDonald: ho il diploma di liceo scientifico, la laurea in scienze politiche e sono dottore di ricerca in politologia. Della vostra polemica (di voi, degli inferociti di cui sopra) m’importa sega. Faccio parte della schiatta di coloro che schifate come la feccia dell’accademia, quelli di scemenze politiche, di scienza delle merende, i paria dell’istruzione superiore. Saluti e baci.

Colgo l’occasione per rinnovare il mio personale invito alle giovani generazioni: studiate il meno possibile. Se possibile, non studiate proprio.

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25 pensieri su “L’immancabile polemica estiva: la cultura umanistica

  1. L’eterna confusione tra cultura e istruzione. Ho studiato ragioneria, fallito negli studi universitari (quattro anni di Lingue e Letterature straniere mentre mi facevo due soldini in fabbrica) e poi ho capito che per trovare un lavoro decente avrei potuto imparare qualcosina di tecnico per i fatti miei.

    Secondo me la questione è semplice: scegli il percorso di studi che vuoi, tanto al 99% ti ritroverai a fare tutt’altro. Poi se vogliamo parlare dell’istruzione italiana, si apre un mondo (di luoghi comuni).

    Una cultura umanistica aiuta a formare persone migliori? Sì, ma se è “cultura”, appunto. E quella puoi acquisirla anche se hai studiato all’industriale e in settimana fai il falegname.

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  2. Tutto è nato da un infelice articolo di Feltri. Senza allargare il discorso voglio solo sottolineare che è semplicemente questione di atteggiamento mentale. Se a parlare di certi argomenti è la mia vicina di casa tutto diventa più accettabile, comprensibile. Quando invece scende in ballo un giornalista, con un grosso seguito e rilevanza mediatica, bè in quel caso ti aspetti una disanima più complessa e articolata piuttosto che uno sminuire un indirizzo scolastico piuttosto di un altro. Tutto lì: Che si ponesse il problema di come hanno ridotto la scuola i padroni che lui serve da anni facendosi portatore e diffusore di voci latranti.

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    • Infelice assai, hai ragione: specie perché, come gli hanno dimostrato gli stesso autori dello studio che citava a sostegno della sua tesi, di quello studio aveva largamente equivocato la natura e i dati. E come ha reagito? non vorrei ricordare male ma ha scritto che era lo studio a essere poco chiaro XD

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  3. Ricordo che i motivi per studiare il classico, ai miei tempi, erano: “Intanto fai cinque anni di niente, però nel frattempo impari una tecnica di studio, perché al classico insegnano prima di tutto a studiare. Nel frattempo decidi che facoltà fare, forte della tecnica di studio che il classico insegna. Pensa ai ragionieri: non potranno fare altro che lavorare in banca o fare economia, che la fanno tutti”.
    Finiti i luoghi comuni, io ho fatto ragioneria e sono Consulente del Lavoro, attività abbandonata per morosità delittuosa dei clienti che, in crisi, non avevano di meglio da fare che non pagare i dipendenti che arrivavano da me inferociti, e non pagare me, che alla fine mi sono alleato con i dipendenti e ho mandato tutti a quel paese. Che poi sarebbe quello in cui vivo.
    Una precisazione: io conosco Scienze Politiche come “Scienze delle Merendine”, che rispetto alla definizione data da te è ancora più restrittiva. Infatti per “merende” si potrebbe intendere una riunione, anche di alto livello, in cui si decide la sorte del mondo e si mangiano panini e si beve coca cola del discount. Mentre con “merendine”, a parte l’evidente riduzione dell’importanza del pasto, si richiama la mente a roba tipo saccottini, brioss, cornetti, crostatine e Girella Motta.
    Approfitto per fornire uno spunto per un nuovo articolo: che fine ha fatto la Girella Motta?

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  4. Oh che cose interessanti. Si studia per un tempo molto breve rispetto a quanto poi si è costretti a lavorare. E dato che alla fine ci si dimentica tutto non so bene a che serva discuterne: dopo un po’ non sai bene nemmeno tu cosa ti è venuto dalla scuola, cosa dai consigli della nonna e cosa dalle telenovelas brasiliane.

    Quando sento la parola merende a me viene in mente Pacciani, il Mostro di Firenze… che fate a scienze politiche? Cose sicuramente turpi.
    Dei miei compagni di liceo so che si iscrisse a scienze politiche una specie di losco figuro, molto simile ad un maniaco sessuale. Però è una facoltà che fa molto intellettuale passapartout.

    Io ho frequentato il liceo classico, ma credo non si noti minimamente. Tornassi indietro lo rifarei, ma non ne ho tratto particolari benefici.

    politologia? allora mi narri cosa avrebbe pensato un giovane illuminista in erba, su… almeno si migliora un po’ il mondo e si fanno felici delle vecchie babbione .)
    Oramai lei ha studiato ed indietro non torna e fino a che figli non ne fa la discussione diventa inutile. L’istruzione delle generazioni future viene pianificata per arginare la disoccupazione intellettuale delle generazioni intermedie: se ci sono molti laureati in lettere classiche a spasso, tutti parleranno bene del liceo classico… adesso per esempio va di moda il liceo sportivo – mens sana in corpore sano, immagino.

    Ma, come disse il bidello del liceo teconologico con piscina dove io vado a notare la sera: tanto finiscono tutti disoccupati!

    Su, si sforzi…. illuministi , rvoluzione francese ed ugonotti… saprà qualcosa di questi argomenti .)

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  5. Non dica che non era stato avvisato….

    “Buongiorno Mademoiselle Nethilie!” il ragazzino a cavallo salutò cerimoniosamente la ragazzina bionda, vestita come un ragazzo, che lo osservava in piedi, una mano a schermare gli occhi dal sole.

    Lei sorrise divertita; lo aveva visto arrivare al galoppo lungo la spiaggia, con quegli inconfondibili capelli al vento. Gli aveva fatto subito un cenno di saluto, sperando che lui la vedesse e che, soprattutto, non la confondesse con sua sorella.

    Danielle scese, aggraziata, lungo il fianco erboso della falesia, portando sotto il braccio il giustacuore. Una volta che fu a due passi dal cavallo si fermò allargando le braccia ed assaporando la sensazione del vento e del sole, inarcata verso il ragazzo come una vela, socchiudendo gli occhi per guardarlo. Avrebbe potuto fare l’indifferente in stile Versailles, ma non le importava, decise: a Versailles lui c’era tutti i giorni, in Normandia mai.

    Ora capisce perché vorrei delucidazioni sugli ugonotti?

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