Bagno dopo mangiato: quanto si deve aspettare?

La sigla di Baywatch: simbolo della sicurezza sulle spiagge!

Una volta mangiato, quanto bisogna attendere prima di fare il bagno al mare? L’estate – lo dimostra il meteo – s’avvia a una conclusione ingloriosa: e io, che sempre arrivo tardi con i miei post, mi sento finalmente autorizzato ad affrontare l’argomento. I passanti della rete potranno usufruire l’anno prossimo di questa disamina della questione.

Durante la vacanza nel nord dell’isola, mentre ero in spiaggia con i miei amici – eletta schiera d’intellettuali – si è discusso di questo incubo della nostra infanzia. Una di quelle malattie che colpiscono solo gli Italiani – ne paiono immuni gli stranieri di passaggio e anche i residenti. Una delle malattie, mica è sola. Anzi, direi che è in buona compagnia.

Per le lande del Bel Paese s’aggira – tremendo flagello – il colpo d’aria. Chi ha conosciuto i propri nonni si ricorda di come tenevano la casa sigillata a tenuta stagna, come un batiscafo, anche il 15 di agosto: perché fuori “c’è aria”. Ci ha sempre stupito sapere che i nonni non sono morti per avvelenamento da diossido di carbonio: s’erano tanto sforzati per riuscirci, chissà che delusione.

Poi c’è la cervicale – sintomo che anche alcuni eredi d’Ippocrate spacciano per diagnosi. C’è l’influenza che colpisce gli incauti che d’inverno non sono imbacuccati come l’omino Michelin – ché l’influenza è malattia infettiva ad andamento epidemico, ma solo per i selvaggi che s’ostinano con incomprensibile pervicacia ad abitare nel resto delle terre emerse, là dove il sì non suona, nelle terre non cinte dall’Alpe e dal mar.

***

Arriviamo ora all’incubo di noi altri, già indovinato a partire dal titolo: la congestione. Alzi la mano chi non ha visto le sue giornate al mare funestate dalla congestione. Non sarete più del 10 percento. Il bello è che questa storia della congestione a noi non faceva paura – all’età di tre anni avevamo già capito che era una boiata. Ci faceva paura ciò che la parola si portava dietro. Si portava dietro la parola che gli Italiani più amano pronunciare: vietato. Forbidden, Verboten, si fa rigoroso e severo divieto. Non si fa il bagno dopo mangiato. Chi lo fa muore: muore di congestione e va all’inferno.

La morte è ovunque. Si può morire attraversando la strada, soffocati da una caramella, durante il sonno. Figurarsi se non c’è la morte anche in un panino con la mortazza. Botulino? No, congestione.

Volete fare il bagno? Allora dovrete aspettare, altrimenti la congestione vi coglierà. Volete mica morire a nove anni, prima ancora di aver baciato una ragazzina, di aver preso cazzotti da un bullo (o di averli dati, magari eravate un bullo in erba); volete morire di congestione prima ancora che lo Stato abbia il diritto, costituzionalmente riconosciuto, di mettervi addosso una divisa, darvi un fucile a tappo e farvi morire in guerra, facendovi passare a miglior vita nel peggiore dei modi possibili? Volete schiattare, ombra di fanciulle in fiore, prima ancora di aver sperimentato le dolcezze della sindrome premestruale? prima che un capo ufficio possa tastarvi il culetto e dirvi che sul lavoro serve flessibilità? Suvvia, siamo seri.

Poi siamo cresciuti e abbiamo cominciato a cianciare di congestione pure noi. Incredibile, da bambini non ci credevamo, ora sì. Eppure c’è qualcosa che deve far suonare il campanello d’allarme principale, quello della baggianata planetaria, quello che suona quando ascoltiamo un ministro dell’economia o un immobiliarista.

Torniamo bambini e facciamo finta che veniamo da una famiglia congestionata nella media. Avete mangiato il minuscolo panino con la mortazza che la mamma vi ha fornito come lauto pasto da spiaggia: ora per due ore non dovrete toccare l’acqua nemmeno con l’alluce. Altrimenti siete morti. La vostra compagnetta dell’asilo – per decreto del fato, cioè dei suoi onnipotenti genitori – dovrò aspettare solo tre quarti d’ora. Altrimenti muore. Un amico aspetterà tre ore. Altrimenti muore. Un’altra bambina deve aspettare un’ora soltanto, ma all’ombra, perché la luce del sole – parola di Dio, cioè di suo padre, che fa il carabiniere – rallenta la digestione. “Quando posso andare a fare il bagno?”

  • Dovrà brillare l’Aurora dalle dita di rosa, amore.
  • Dopodomani, lo sai.
  • Fra una settimana, tesoro.
  • L’estate prossima, che domande!
  • In un altra vita, quando ti sei sarai reincarnata.

Non serve essere Cartesio per capire che se in simili condizioni i bambini non morivano come mosche, allora i nostri genitori erano una banda di magliari – del caso più grave: magliari che ci credono.

***

Non so se abbiamo un cuore d’oro o in lega a basso tenore. Comunque, alla fine, siamo dei buoni, perché questa sparata sesquipedale della congestione non l’abbiamo mai rinfacciata ai nostri genitori. Anzi, metà di noi, con tutta certezza, l’ha interiorizzata e la infliggerà con gusto a nipoti e cuginetti vari, o addirittura ai figli, se mai farà la scelta di contribuire alla sovrappopolazione del terzo pianeta.

Allora, ci si chiede, perché si continua a propagare la menzogna della congestione? Questo è più semplice di quanto si pensi: lo si fa perché permette di esercitare potere. Un potere del tutto arbitrario e irresponsabile – l’inesistenza del divieto non cambierebbe di un decimale le probabilità di sopravvivenza dei giovani virgulti da spiaggia, delle speranze del gregge familiare, degli eredi del cognome, delle future fattrici di discendenza. Un potere il cui esercizio è puro e semplice sadismo, poiché causa sofferenza interiore nei bambini senza con ciò comportare per loro alcun vantaggio. E si sa che comportarsi in questo modo è qualcosa che riempie di gioia il cuore di buona parte degli esseri umani.

Ma c’è anche un altro peso che va sul braccio della bilancia e che fa scegliere di usare questa idea della congestione. Quale fu sempre la giustificazione usata per motivare i divieti più allucinanti e allucinati che abbiamo subito? “È per il tuo bene”. Quella frase che ora, al solo sentirla, proviamo un irrefrenabile desiderio di essere dall’altra parte della Terra, oppure in questa, ma armati di rivoltella.

Gli esseri umani sono fatti così: hanno bisogno di sentire che ciò che fanno è utile a tanti, necessario a qualcuno; che ciò che fanno è buono, giusto, santo. In special modo hanno questa necessità quando ciò che fanno è qualcosa di inutile quanto a effetti, sadico quanto a intenti, demenziale quanto a impostazione. E sembra proprio la descrizione del divieto di fare il bagno dopo mangiato.

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27 pensieri su “Bagno dopo mangiato: quanto si deve aspettare?

  1. Ho fatto il bagno dopo aver mangiato (o meglio, prima delle tre ore), ho fatto il bagno mangiando, ho fatto il bagno di notte dopo una cena da panzerotto ripieno dopo l’ammazza caffè. Sono vivo. Eppure quando mio figlio mi chiede se può entrare in acqua gli dico: “No, devi prima digerire o ti viene una congestione”. Il motivo? Non ho la minima voglia, durante la MIA digestione di alzarmi e controllare che non si affoghi. Il bimbo è piccolo, ha sei anni e andiamo al mare in un posto in cui le onde non sono finte. Ai miei tempi da ragazzino abitavo a La Maddalena, dove l’onda più alta che ho visto era nella vasca da bagno, eppure la congestione era sempre in agguato. Nonostante tutto, non potevo fare il bagno ma se chiedevo un goccio d’acqua ghiacciato l’avevo. Stando alle statistiche ufficiali, muore più gente per un bicchiere d’acqua ghiacciato che per un bagno in mare, se non altro per le temperature dell’acqua. Ora mi chiedo, e mi chiederà mio figlio a suo tempo: “Ma che cazzo è la congestione?”
    Buona estate (quasi finita, io sabato e domenica torno al mare)

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  2. Che bello! Pure nel giurassico quando ero bambina io giravano queste leggende metropolitane, ma io pensavo fossero balle di mip padre che voleva leggersi un libro in pace in spiaggia e non voleva invece guardare noi che che facevamo il bagno nel caso ci venisse un crampo e morissimo là per là… le tre ore di digestione, secondo me che ero una bambina cattiva, erano per tre ore per farsi i cazzi suoi in santa pace e che non rompessi… Probabilmente, se avesse potuto mi avrebbe rifilato la salamella fritta coi peperoni!

    Detto ciò io sono uns selvaggia e dico a mio figlio ok vai, se me lo chiede – poi mi viene l’ansia, lo osservo e non leggo. E questo è il motivo per cui degli ugonotti non so quasi nulla… eppure mi piacerebbe tanto sapere di più sull’argomento. Ma perché non fa iun post sugli ugonotti, io dico!

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  3. di wikipedia non mi fido: chiunque ci può scrivere sopra! Anche un pazzo assassino!

    Invece lei mi sembra Uomo di Cultura e mi ispira una certa fiducia: scommetto che da bambino non narrava balle, le maestre le volevano bene e le amiche di sua mamma la trovavano un bravo ragazzo adorabile. Dica la verità! al ritorno da scuola andava a comprare il pane per sua nonna!

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  4. La gente peggiore sul pianeta terra? Qualcuno che ha avuto una congestione e deve “agire in mare”. Avevo 16 anni e dovevo andare a pesca subacquea con mio zio a Villasimius (allora non era Parco). Si andava in spiaggia la mattina poi pranzo frugale(panino mozzarella e pomodoro) e poi pescata.. “zio andiamo?” “Aspetta non ho digerito”. Dopo due ore “andiamo?” “Aspetta ancora un po’”. Morale: entrato in acqua con la fame dopo tre ore e mi è venuta pure l’acidità di stomaco. Dalla volta dopo lui panino e io ogni ben di dio (tipo pasta al forno e pollo arrosto ). Tanto sempre tre ore dovevo aspettare!!!

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