I cavalli bianchi, di Aldo Palazzeschi

Aldo Palazzeschi da giovane.

Forse dovrei aprire una nuova rubrica: libri visti per caso in biblioteca. Anche questa volta parlerò di un libro che ho deciso di leggere per molti motivi, ma spinto dal ritrovamento casuale. Ero nel settore poesia italiana e c’era un bel Meridiano con le poesie di Aldo Palazzeschi: tutte le edizioni dei versi del fiorentino, con commenti, note, cronologie. E chi sono io per non leggere per intero le poesie di Palazzeschi?

Palazzeschi diede quasi settant’anni di lavoro alle patrie lettere: romanzi, raccolte di racconti e di versi. Raggiunse spesso le vette del successo. Fu un famoso poeta d’avanguardia ai tempi del futurismo e anche in vecchiaia si fece apprezzare, pure negli ambienti neo-avanguardisti, con i suoi ultimi romanzi.

Io vivo fuori dal mondo – e questo lo sapete tutti. Vivo, naturalmente, anche fuori dal mondo letterario – e per formazione e per incapacità mia. Quindi non so di quale prestigio goda oggi il signor Palazzeschi poeta. Cosa si dica di lui, se lo si legga ancora e in quale chiave. Per parlarne, insomma, farò da me, con i soliti errori di chi non ne sa abbastanza: confido nella vostra personale cortesia, amici lettori, eletta schiera.

Quando ero bambino, un milione di anni fa, Palazzeschi era una presenza immancabile nelle antologie per le scuole elementari e medie. Tutti ricordano La fontana malata o Rio Bo. Nessuno o quasi ricorda L’assolto, I Fiori, Postille. Impossibile leggerle in un’aula di scuola superiore. Con I Fiori e Postille il giorno dopo ci si ritrova assediati da genitori analfabeti e politicanti fascisti che strillano gender per difendere i loro cuccioli – cuccioli di 18 anni, che da 8 vivono su youporn – dal mostro che vuole insegnare loro che esiste una cosa ignominiosa chiamata sesso. E con L’assolto si verrebbe accusati di aver messo in dubbio l’infallibilità – a corrente alternata per motivi di fazione – del sistema giudiziario, l’ultimo dio che tutti gli Italiani bestemmiano con convinzione. Così imparate a parlare di cose importanti di fronte a una classe!

Ma andiamo al punto. Ho scelto di parlare del Palazzeschi che di rado arrivava alle antologie, quello della prima raccolta, I cavalli bianchi. Un Palazzeschi rimasto fuori dai libri di scuola che accolgono il futurista, un Palazzeschi lontano dalla cifra e dallo stile che lo hanno reso più famoso, quelli dei Poemi e dell’Incendiario. Non troverete nei Cavalli Bianchi la chiamata in correo del lettore, lo spassoso e a volte feroce gioco di complicità con il poeta o le canzonette dal tono – come le definì un mio colto amico giusto qualche giorno fa – arguto e beffardo. Questo non è ancora il Palazzeschi che mette una lente davanti al suo cuore, il saltimbanco e ragazzaccio che minaccia di stuprare le beghine o di dar fuoco a questo vecchio mondo morente.

Opera prima

Palazzeschi non diede alle stampe I Cavalli Bianchi con un editore. Tutti gli editori che ricevettero il manoscritto, disse il nostro, lo rimandarono indietro, schifati dal verso libero. Palazzeschi stampò quindi il testo a sue spese presso lo stampatore Spinelli di Firenze. Era il 1905 e Palazzeschi aveva vent’anni. Poche copie, che girarono poco e ancora di meno fecero parlare. Ma una copia capitò sotto gli occhi di Sergio Corazzini: Corazzini apprezzò e lui e Palazzeschi si scrissero per qualche anno – poi Corazzini finì consumato dalla tisi.

Delle raccolte date alle stampe in gioventù, I cavalli bianchi è – ancora più della seconda, Lanterna – la più coerente sotto ogni punto di vista. Si compone di venticinque poesie, brevi o anche brevissime, che elenco qui di seguito: La croceIl cancelloLa fonte del beneLo specchio delle civetteLa voce dell’oroLa lanciaIl pappagalloL’orto dei veleniIl campo dell’odioAra, Mara, AmaraLa ferita del silenzioIl tempio paganoIl pastello del sonnoDiaframma di evanescenzeLa vecchia del sonnoOro, Doro, Odoro, DodoroLa vasca delle anguilleIl figlio d’un reIl mantoLa lacrimaLe fanciulle biancheIl castello dei fantocciIl pastello del tedioLa casa di MaraLa figlia del sole.

In tutte le poesie si presenta la stessa immobilità, lo stesso straniante senso di ripetitività: tutto ciò che accade – ed è quasi nulla – è già accaduto e accadrà ancora, sempre uguale, senza sviluppi, inutile, vano. È così, così è. Se qualcosa è successo, quel qualcosa – la singolarità, anche il prodigio – è successo tanto tempo prima. Ne rimane solo il ricordo che aleggia nell’eterno presente, come una cicatrice che non si nota quasi più. Compare una sola data – è scritta sulla croce della prima poesia – ma non ci viene comunicata, sappiamo solo che è scritta sul legno, nero su bianco.

Già con La croce facciamo conoscenza con il “vero personaggio” della raccolta: la gente. I cavalli bianchi è privo di io poetico. Però c’è la gente: la gente che passa, che vede, che dice, che si fa il segno di croce. Massa amorfa, stilizzata, anonima, rarefatta.

La gente è del tutto diversa da quella che compare nelle raccolte successive, dove, dai Poemi in poi, compare anche l’io poetico come parodia del poeta-vate. La folla delle poesie successive è l’origine del giudizio infondato, della maldicenza gratuita; a volte è una folla che insegue il linciaggio. Ma nei Cavalli bianchi non può esservi alcuna folla, non essendoci alcun fatto che possa riunire un assembramento. C’è la gente, intrappolata nelle stesse azioni elementari e vuote: passare, guardare, fare il segno di croce, dove il segno di croce non è più che un gesto scaramantico dettato dall’abitudine e dalla superstizione.

Solo in un caso la gente viola questa regola. Il pappagallo ci presenta la scena usuale ribaltata: un anziano pappagallo – su quella finestra egli sta da cent’anni – guarda la gente passare. La gente lo chiama per farlo parlare, ma senza successo: Ei guarda tacendo. Una condanna al ripetersi di eventi irrilevanti.

A volte invece la gente attende – e sta fresca. Per esempio nella Vasca delle anguille. Si dice che vi siano le anguille, si dice che siano enormi, si dice che siano squisite. Da nessuna parte però è scritto che qualcuno le abbia mai pescate. La gente è lì comunque: ce lo conferma il verso che fa da ritornello – sta intorno nel giorno la gente a pescare a la canna.

Se l’attesa dei pescatori è innocua (uno dei rari momenti in cui Palazzeschi vuole farci sorridere?), è amara invece l’attesa della gente raccolta intorno alla Fonte del bene. Dalla fonte sgorga un’acqua che guarisce ogni male. Ne occorre una brocca intera a guarire una piaga e la fonte concede solo tre gocce al giorno. Eppure Sta intorno alla fonte / la gente aspettando la stilla. Anche se è inutile, anche se la fonte del bene è solo un’illusione atroce e meschina.

La stessa gente osserva – forse senza capirli – i personaggi privi di nome che appaiono di tanto in tanto: il vecchissimo padrone del castello, portato su un carretto da due monache nere; la vecchia pazza – anche lei padrona di un maniero – che vive su una barca che il pilota fa navigare più lesta del vento sull’acqua del lago. In rari casi la gente presta attenzione. Ma è un’attenzione che viene dall’abitudine e che non porta da nessuna parte. La gente ascolta il lamento che emerge dal pozzo in cui un tesoro attende invano un coraggioso che affronti le siepi di spine nella Voce dell’oro. La gente guarda i fuochi fatui che illuminano Il campo dell’odio nella ricorrenza della battaglia: un posto in cui Moriron, si dice, ridendo / fratelli bruciati dall’odio: ritratto fiabesco di un luogo in cui fu compiuto qualcosa di orrendo, una piana giallita e riarsa dall’odio di quella giornata, tanto che nemmen le gramigne vi fanno.

Accenni di fiabe

I riferimenti fiabeschi sono dominanti: i castelli, la fonte miracolosa, il tesoro sepolto, il tempio dei pagani, sotto al quale crescono erbe che al solo toccarle, si dice, ristagnano il sangue. I numeri ricorrenti – 3, 4, 100 – i tempi lontani, conclusi ma mai definiti – da secoli tanti, cent’anni; i luoghi sui quali aleggia il mistero – boschi, orti, santuari. L’immaginario visivo è prettamente cimiteriale: chiese, croci, nicchie, siepi, filari e boschi di cipressi. Rari gli accenni ai colori, se non alla luce (solare e lunare) e all’ombra (l’ombra dei cipressi, ça va sans dire).

Montando due o tre di questi elementi Palazzeschi costruisce il palcoscenico per le sue rarefatte e immutabili coreografie. Per esempio i due componimenti speculari: Ara, Mara, Amara e Oro, Doro, Odoro, Dodoro. Nel primo, in un prato all’ombra dei cipressi, stanno tre vecchie e giocano ai dadi. Il quadro è veramente sereno. C’è un ma: sono vecchie e sono tre, come le Parche. Giocano ai dadi la vita degli uomini? Ma la poesia ci riporta subito al punto di partenza e conclude dicendoci che Su l’erba in ginocchio / si stanno in quell’ombra giocando. Nell’altra poesia la scena è uguale ma in notturna, con i cipressi che fanno ombra alla luce della luna. Un solo elemento in più: una grande nicchia vuota: La statua fu tolta nei tempi lontani. Qui non c’è nemmeno il movimento – ripetitivo e inutile – del lancio dei dadi. Nell’ombra stanno quattro uomini che si coprono con i mantelli. Si guardan fra loro in silenzio, / non muovono un dito. Adepti di un culto vietato o scomparso? Congiurati che si prestano la fede?

L’orto dei veleni è un buon sunto di queste caratteristiche. In ventidue versi Palazzeschi ci descrive un piccolo orto con alberi da frutto. Al centro c’è quello che rimane di una tomba. Lì sotto è sepolta la padrona dell’orto. Aveva cent’anni la vecchia e viveva dei frutti dei suoi alberi. Gli alberi danno ancora frutto – dicendoci questo la poesia si apre e poi si chiude. Permane però un vago senso di minaccia: il muro è basso, ma nessuno è mai entrato nell’orto, nessuno ha mai assaggiato quei pomi maturi che riluciono al giorno. E la gente, al narrare della storia della vecchia, si fa il segno di croce. Orto dei veleni, dice il titolo. Sotto le rovine della tomba chi riposa? La figura sacerdotale di un culto dimenticato? Oppure una strega? Sappiamo soltanto che alla sera, nell’orto, si radunano civette a migliaia e ridono.

Filastrocche e cantilene

Nei casi che ho citato il metro libero che prevale ha scansione triadica. Nascono da questa scelta delle poesie dall’andamento di filastrocca – una soluzione che Palazzeschi sfrutterà ancora in certe poesie di Lanterna, con componimenti magari meno curati ma più articolati, a volte veri pezzi di bravura come Palazzo Mirena.

La scansione triadica cede il posto a un altro ritmo in alcuni versi di cesura, nei Pastelli – tetri e invero inquietanti – e nelle due poesie “da pellegrinaggio”, Il manto e La lacrima. Queste ultime descrivono due santuari e lo fanno con un andamento di cantilena, da recitazione del rosario, che somiglia al tono belante che hanno in genere i preti quando officiano la messa. Perfetto per descriverci la visita a due luoghi in cui accaddero dei miracoli, chissà quando. Qualcuno impigliò il manto in un ramo spinoso: se ne possono osservare ancora tre fili. Qualcuno apparve all’ombra dei cipressi e pianse: si mostra ai pellegrini il punto in cui cadde la lacrima. Miracoli sbiaditi e reliquie sminuite: e La gente passando si ferma a guardare, accompagnata da una cieca – una cieca che guida i vedenti.

Prevale però l’andamento ipnotico della filastrocca che ben si adatta al tono fiabesco della raccolta, così come vi si adattano un lessico ridotto al minimo indispensabile – si potrebbe dire che Palazzeschi abbia scritto I cavalli bianchi usando un lessico di cento parole – e l’uso ricorrente di certe espressioni. Si tratta di un arsenale approntato con molta astuzia (ottenere la semplicità, si sa, è cosa difficile assai) e musicalmente molto valido. Questo arsenale ha permesso a Palazzeschi, in questo esperimento originale e fascinoso, di tracciare con i suoi versi delicati un mondo di fiabe appena accennate. Fiabe delle quali non conosceremo mai il finale.

***

Aldo Palazzeschi, Tutte le poesie, Mondadori (I Meridiani, a cura di Adele Dei), Milano, 2002.

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295 pensieri su “I cavalli bianchi, di Aldo Palazzeschi

  1. che bel post che ha scritto, sa?
    M’ha fatto venir voglia di passare in biblioteca…

    I Fiori, stranamente la conoscevo e, non rida, se ne stava parlando poco tempo fa con una fanfictionara per via della violacciocca, e altro non dico perché lei potrebbe essere nostro figlio, o fare da baby-sitter ad uno dei nostri.
    Anche l’orto dei veleni.

    Il commento su youporn però se lo poteva risparmiare: noi vecchie babbione speriamo sempre di non avere generato dei piccoli pervertiti minorenni, sa?

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    • Ringrazio sentitamente, madame!

      Ah, la violaciocca… distico memorabile! Ecco, mi tacciava di vecchio perché mi ricordo di Paolo Poli, ricordo bene? Se le capita, vada su youtube e cerchi “I fiori letta” da Poli: è uno spettacolo.

      Suvvia, sono uomo di formazione scientifica, non mi nascondo dietro al dito: non avete generato una genia di piccoli pervertiti minorenni, ma siate coscienti che certe cose le sapranno molto alla svelta.

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      • Paolo Poli è “vecchio” anche per mio padre, sa? Ammetterà che è un gusto insolito il suo…

        Non ho idea di cosa vada bene per la sua età, però – è un po’ cresciutello per Yu Gi Oh! mi sa tanto, e non mi pare sia un ludens.

        Cercherò la poesia letta da Poli (chissà perché non mi stupisco che abbia recitato questa)… me la ascolterò al lavoro con le cuffiette.

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          • Ma lo sa che non sento parlare di “fasci” dell’epoca del liceo? Ma che scuole ha fatto, scusi?

            Con gender allude a tutto il can can sull’insegnamento della masturbazione a scuola? Come se già di masturbazione mentale non ne facessero a iosa…

            Mio figlio alle elementari ha avuto due maestre pazze che, ambedue alla prima esperienza (prima erano docenti di inglese e religione), credevano molto nella scrittura imitativa… andavano alla lavagna scrivevano delle frasi e le facevano copiare ai bambini… non le dico, la M e la N e la V… un velo pietoso (non sapevano cosa avevano scritto, avevano copiato dei simboli dalla lavagna, in qualche modo).

            Poi arrivate a dicembre vollero provare a fare un dettato ed i bambini della classe si rifiutarono in massa. Così noi mamme venimmo convocate (come se oramai non lavorassimo full time pure noi e fossimo ancora negli anni ’50).
            Ci fu ingiunto di insegnare ai nostri figli a fare i dettati durante le vacanze di Natale.
            Vacanze?!?!?! Ma secondo loro noi avevano davvero le ferie coincidenti con quelle dei figli? E in che fantastico mondo pensavano che noi vivessimo?

            Mio figlio è andato a scuola “full time” e ha fatto 8 ore al giorno cose stupende (laboratori di stoffe, coltivato piante, aromaterapie, canti cinesi, danze tribali, percussioni di noci di cocco – un parcheggio creativo, insomma, per famiglie lavoranti).
            Poi a casa ha usufruito della famosa scuola familiare (leggere e scrivere e far di conto) con un figlio che non capiva che lo facevamo per lui… e io che speravo il contrario… che ingenua ;P

            Ma magari si fossero masturbati in classe, le dirò… forse era più sano… i canti cinesi, ancora ho gli incubi, creda!

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            • Leggere e scrivere e far di conto non fa parte dell’istruzione elementare. Bene O_o Avrà visto di sicuro “Miseria e nobiltà”. Totò vi fa lo scrivano pubblico. A un cliente potenziale chiede: “Lei è ignorante?” A risposta affermativa reagisce: “Bene! Bravo! Tutti come lei dovrebbero essere!” Mi sa che di analfabeti ne sforneremo a vagonate di questo passo!

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              • Si, già la sua generazione non scherza, e la mia faceva hahahre rispetto alla precedente…
                Quella di mio figlio è terrificante… tornava a casa con dei dettati onirici e tre errori segnati ed io a dire “caro, scusa tanto, ma gli errori sono 6, ora ricopi pure queste tre paroline” mi convocarono, volevano sapere perché lo facessi, loro non umiliavano i bambini!
                Eh?
                Indicare loro che avevano sbagliati li avrebbe umiliati, per cui le cose gli andavano dette per gradi… mi sono sentita persa – è finito in una scuoal di suore dove noi pagavamo per la normalità, lo confesso.

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                  • non per tutti, alcuni sono immuni, penso che lo abbia scoperto, oramai…
                    Comunque fu una esperienza orribile, mi creda. Due rimminchionite. E noi mamme pure di più… certe donne garrule che parlavano della sensibilità dei loro figli – delinquenti, per altro.

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                    • Sinceramente se guardo la mia generazione direi che noi donne siamo venute su abbastanza sceme…

                      Sulla sua non saprei – credo avessero assunto da noi uno della sua generazione e so di odiarlo (un po’ mi spiace, ma è così)

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                    • è supponente… e non so come sia possibile – è un luogo di falliti, mica un posto strafigo quello dove noi si lavora… dovrebbe esser chiaro che è inutile infierire tra noi ;P

                      vabbè gli fu chiesto di fare una relazione / corso a noi, vecchie babbione ignoranti, sulle cose nuove e magnifiche che aveva studiato.

                      Ha lavorato un po’ e poi siamo andate a sentirlo – alcune di noi odiosissime, lo ammetto, ma niente di che.

                      Alla fine, davanti ad un caffé, gli ho detto che le prime volte lavorare è bizzarro perché uno pensa di essere a scuola e parlare con gente che sa la risposta e vuole solo verificare che la sappia anche lui, ma che forse la prossima volta, avrebbe fatto meglio a mettersi nei nostri panni e chiedersi cosa ci sarebbe stato utile sapere… un se stesso da qui a X anni, per dire… seeeee figuriamoci!

                      Stavo per dargli una botta in testa, nemmeno fosse stato mio figlio.

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                    • Il commento sulla facoltà terra terra non era per stimolare tutte quelle sue fantasie interiori su scienze politiche ovvero la Terra di Mezzo, sa? era per dire che il suo forse coscritto non doveva fare voli pindarici su Palazzeschi, o parlare con noi dell’orto dei veleni o dello specchio delle civette (appena ho in coraggio di tornare in biblioteca guardo!). In quel caso ci saremmo divertite e avremmo tutte apprezzato e chiesto lumi, mi creda…

                      Doveva solo “informarci” e stop in modo molto asettico. E invece non ci ha informato di nulla, se non del fatto che lui sa qualcosa e noi no cicca cicca!
                      Eggrazie! E sennò mica ti lasciavamo il tempo di preparare slide e un corsettino per noi, scemo! Ti mettevamo a lavorare facendo il nostro schiavo!

                      Comunque pazzo più pazzo meno… cambio poco

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                    • Diciamo che il suo coetaneo è giunto tra noi a spargere il Verbo, ma fatica a relazionarsi – non è solo il gap generazione, non si parla del senso delal vita, sa?
                      E’ sinceramente odioso. Siete tutti così?

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                    • Comunque in prima elementare la scuola statale di mio figlio che chiedeva a noi genitori di rifornirli di carta igienica, fazzoletti, sapone e quant’altro, trovò i soldi per pagare una associazione che fece un laboratorio di canto per i bambini. Una cosa vergognosa!

                      Scommetto che a lei sarebbe piaciuto, per altro! Ce lo vedo proprio…

                      Tutti canti in lingue straniere che i bambini non parlavano, a parte Teng Yan, il migliore amico di mio figlio, che è cinese e si chiedeva che diavolo gli stessero facendo cantare perché lui non capiva una parola.

                      Quelle cose fuffose per l’integrazione – come no?

                      Un canto filippino, uno cinese, uno malesiano, uno arabo… dubito che qualcuno pronunciasse correttamente – noi avevamo le tracce e dovevamo fargli imparare ‘ste cose a memoria, a dei minorenni minorati nonché analfabeti…

                      Una attività da villaggio vacanze e le educatrici , mi sembravano delle animatrici… mamma mia!

                      Mia nonna aveva fatto la maestra elementare, subito dopo la guerra a Carloforte neobombardata, a Desulo, nelle scuole multiclasse… si sarebbe rivoltata nella tomba.

                      Da insegnare qualcosa di semplice, ma di valore, mi pare che siamo passati a volerli intrattenere come nemmenoun sovrano del 1700 – finiranno malissimo, temo.

                      Ma lei è troppo giovane e non mi può capire…

                      Bon la saluto, sappia che lurko, invece del post su quella robaccia un giorno ne faccia uno su qualcosa di carino,,, si sforzi!

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                    • Una volta ho visto – e ne ho parlato qui sul blog, in un post titolato “epifanie” – un ragazzino che affascinava le sue amiche declamando un sonetto di Dante: “Tanto gentile e tanto onesta pare”. Erano filippini. Lui ci metteva tanto impegno, loro avevano negli occhi una frase tipo: “Dove stanno gli spasimanti che ti dicono delle cose così?” La scuola, a volte…

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                    • Trovato.

                      Quella del farmacista è ciò che vorrebbe dire lei ad un filosofo, confessi!
                      Che tanto non capirebbe perché non sarebbe ferrato in storia e non saprebbe cosa è la Julia… (il mio prof di filosofia era allucinante in tal senso)

                      Quella è roba che sicuramente appassiona lei – saprà tutto sui mirini e in che secolo li hanno inseriti su un fucile. Se lo sa me lo dica, la prego, ché sono curiosa! C’è stata una polemica tra fanfictionare proprio sul mirino sa?

                      Perché uno non può scrivere una fanfic su Lady Oscar e farle usare i cerini… non c’erano!

                      E una pure sui bottoni – le camicie avevano i bottoni?
                      Ringraziamo i siti dei musei che mettono a disposizione tante bellissime immagini che si possono ingrandire!

                      E’ che tutte abbiamo come riferimento l’anime dove quel gran manzo di André non porta bottoni e porta camicie con il colletto anni ’70, con scollature inguinali… la ikeda ha scritto di un settecento alieno e noi si sguazza qua e là in una allegra e sgarruppata ucronia/utopia/distopia (sono fanfic! ce lo possiamo permettere! sono cose senza valore, roba tipo i madonnari).
                      Dezaki ha disegnato un uomo che ha un torace che sembra un suv – non si capisce i muscoli così come se li sia fatti, che si mangiava, e, soprattutto come potesse lei non accorgersi di un omone così al suo fianco, sempre per altro mezzo discinto, e spasimare per Fersen…

                      Secondo me sotto sotto se ne vergognava e aveva la puzza sotto il naso.

                      Quello dei due ragazzini è purtroppo molto vera… però mi deve descrivere una chubby nel dettaglio – e poi si aspetti un paio di insulti… c’è sempre questa litania per cui questo secolo fa schifo per via delle manie sul corpo perfetto, però poi quando gli uomini parlano di donne sembra sempre che siano tutti Brad Pitt e George Clooney (o dei Cavill, piuttosto) che devono selezionare una schiava del sesso.

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                    • Quella dei ragazzini è vera sul serio. E comunque la chubby è e rimane una ragazzetta graziosa dalle curve abbondanti. Bred Pitt e Clooney sono affari suoi o di uomini vanitosi. Non è roba che mi riguardi.

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                    • Purtroppo Brad Pitt non è affar “mio”… e nemmeno della babbione che frequento, ahimé.
                      Ci piacerebbe molto come oggetto ornamentale da ufficio, ma qui, al massimo, mettono qualche felce.

                      Mi spiace sentire che il suo ideale femminile è la signorina Brandy – ne è sicuro? Voi intellettuali non uscite mai con quelle fanciulle, più con ragazze tipo Milla Jovovic e la Tilda Swinton di un po’ di anni fa… Bai Ling.

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                    • non le offrono mai?!?!?!? Ma siete una generazione che è per la parità o no?

                      Non so che dirle… una gazzosa non se la può permettere? una pizza da asporto… ma la casa la tiene pulita??!?!?!

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                    • Ma scusi lei quando esce con una fanciulla che aspettative ha? E che aspettative hanno queste ragazze che piacciono a lei?

                      Cioè la “sua” serata, quella in cui vorrebbe esibirsi, cosa sarebbe?

                      Cena da Nobu, o equivalente?

                      Biglietti 5a fila per lo spettacolo di Fiorello a 158 euro l’uno?

                      Dopo cena puntatina in locale trendy a sfondarsi di superalcolici?

                      Pensavo più cinese da asporto in locale con l’asl alle calcagna, da consumare mentre vi guardate un film neozelandese introvabile (tipo quello delle formiche verdi, una palla atroce) e poi parlate di diritti umani e pornostar…

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                    • io non li ho mai visti… e lei negli anni ’70 non era nemmeno nato… sicuro di quel che narra?

                      Beh allora lì, scusi la brutale franchezza, ma credo che il problema non sian i soldi che non ha, sa?

                      Non è che lei vuole invitare fuori una ragazza che vede in biblioteca, ma non ha sufficiente contante per una cosa ben fatta… lei mi pare che abbia bisogni più… elementari. Lasci perdere le ragazze della biblioteca, rischia una denuncia…

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                    • come niente? qualcosa avrete di sicuro combinato!

                      Non ho voglia di farmi una forchettatina di fatti suoi, ma alla sua età, di solito, a meno di essersi lungamente impegnati con una femmina folle che sul più bello si è scoperta innamorata di qualche individuo orrido (non le ho chiesto e non voglio sapere), lasciandola con motivazioni atroci, alla sua età, dicevo, i bravi ragazzi finalizzano (cercano casa e si sposano), quelli non del tutto convinti pseudofinalizzano (cercano casa, accendono un muto e si fanno pagare l’affitto dalla convivente).
                      Poi ci sono quelli che proprio non desiderano legami che folleggiano. E che non avendo posto le basi per la finalizzazione hanno folleggiato mentre i bravi ragazzi erano monogami ed obbedivano alla loro donna.

                      Ah poi ci sono quelli come il nostro referente del cliente – degli zitellini cattivissimi, ma lei non mi pare così (da qui eh!) – e non glielo auguro.

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                    • Sull’amore glisserei, se non le spiace, è un cosa talmente soggettiva…

                      Su, su che la faccio sorridere un po’ con le solite scemenze di cui non gliene importa nulla… (le mancherò ;P)
                      Cosa faccio dire al povero André che interviene nei discorsi di Padre Nicolas-Gaspard? Lui non difenderà Danielle, ma solo Oscar… qualche scemenza? Una rosa è una rosa è una rosa?
                      Faccio che il prete gli dice “zitto servo!”? e lo incita a tornare a strigliarsene qualche cavallo ? (nell’anime André fa sempre quello, striglia i cavalli, perfino dopo i 30 anni) .

                      Danielle dirà la sua e poi si chiuderà in camera? – le femmine fanno così, di solito, piantano il muso lungo.

                      Il povero Clément striscerà lungo il cornicione per andare a trovarla nella notte e chiederle scusa? scivolerà giù in giardino e i cani lo attaccheranno?
                      Lei andrà a cucinare la pasta sfoglia per la merenda del giorno dopo?

                      Sorprenderà padre Nicolas Gaspard che fa cose zozze con la povera Margot? Margot la faccio somigliante alla sua attrice preferita? La signorina Brandy?

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                    • ahahah! Una delle fanfictionare è una mamma laureata in filosofia e stava dicendo la stessa cosa per la sua facoltà… motivo per cui ci chiedevamo se esiste una facoltà che porti a non esserlo… per ora parrebbe vincete medicina, ma solo per il desiderio interiore dei medici di fare gli stregoni del villaggio, se solo potessero, moivo per cui serve una divinità

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                    • lo sappiamo che lei è uomo di cultura e tutto il resto su su su …

                      Noi potremmo al massimo scolarle la pasta, lo sappiamo, non si preoccupi…

                      Sorridevo solo perché la stessa frase, più o meno la diceva un mamma fanfictionara brava (come mamma e come fanfictionara) da cui una serie di scemenze tra noi donnine….

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                    • Mi è toccato ascoltare le confidenze di un compagno di squadra di mio figlio, fatte di nascosto di sua mamma che altrimenti, secondo lui, “sclera”… tutti i dettagli della rissa in bagno fatta in silenzio con sua fratello a casa loro prima dell’allenamento; gli è uscito il sangue dal naso e a quel punto suo fratello si è fermato per paura di macchiarsi i vestiti – si sono minacciati a vicenda di uccidersi “nella notte”.

                      Sono cose che inquietano parecchio.

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                    • ma non erano bambini pochi minuti fa?!?!?!?!

                      lei che sport di squadra è stato costretto a fare?

                      Noi mamme siamo bombardate da questi messaggi per cui se non accompagniamo i pargoli ad una palestra allora siamo stronze e per colpa nostra finiranno sotto un ponte a drogarsi… per cui li obblighiamo tutti ad una attività sportiva, pure i recalcitranti, secondo me è per quello che poi rissano come dei pazzi…

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                    • quello piccoletto, che sogna di uccidere suo fratello “nella notte”, al loro primo campionato tifava contro il fratello, sa?

                      E siccome faceva il portiere e non c’era il portiere di riserva li ricattava – se il portiere non gioca la squadra perde a tavolino, sa?

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                    • E’ un bravo bambino eh! ma ogni tanto mi fa confidenze spaventose!
                      Odia un altro ragazzino e durante la partita spera sempre che gli passino il puck per fargli la carica in balaustra, ma non per il puck, ma perché gli sta antipatico. Faccia conto che è un soldo di cacio. E ha una competenza coprolalica da paura!

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                    • Signor Alo, ho veramente paura!

                      Il suo coetaneo sta discutendo con il Collega Religioso e gli sta dicendo che nella sua visione del mondo è escluso qualsiasi possibile riferimento alla moralità!

                      Sono a i ferri corti di brutto…

                      E’ tutto cominciato con il Collega Religioso che ha detto basta con il corteggiamento! con l’innamoramento! l’amore non esiste! Bisogna tornare ai matrimoni combinati! Un gruppo di saggi va designato per indicare ad ognuno con chi deve stare e tutti si devono adattare e basta! E’ ora di finirla con i capricci!

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                    • Io invece le odio. Domani mattina (sabato!) mi tocca alzarmi presto per la Messa della scuola: fanno una cerimonia di benvenuto / inizio anno scolastico e hanno scelto la chiesa vicina alla scuola come terreno neutro di incontro…

                      Ma perchè?

                      E domenica per andare a Modena tocca alzarsi alle 6 e partire alle 6:30…. se poi da grande mio figlio non si ricorda che a me piaceva Lady Oscar e non mi compra un gadget se capita lo strangolo “nella notte” con le mie manine.

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                    • signor Alo stava cercando la compagna perfetta per il Collega Religioso, o voleva punirlo affibbiandogli una femmina che ha fatto voto di castità?

                      Il Collega Religioso non è sposato e nemmeno fidanzato e patisce un pochino questa condizione , anche se, essendo contrario ai rapporti prematrimoniali, non ne farebbe assolutamente uso e quindi ambirebbe a sposarsi, pure se guadagna uno sputo.

                      Il finalmente era per l’arrabbiatura del suo coetaneo? O condivide le insane idee del Collega Religioso? Spero non la seconda.

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                    • comunque in effetti lei oramai è troppo “vecchio” per una cosa squattrinata da studente e troppo “giovane” per una cosa squattrinata da padre di famiglia… è in quell’età di mezzo dove dovreste spendere, girare per locali, fare week end in città d’arte e di shopping… semprein giro per il mnodo con le bergamasc airlines…

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                    • mi spiega la storia del mirino? scommetto che sa tutto sull’argomento… “ah no, ma io non mi sono mica laureato sui mirini! e nemmeno sugli ugonotti!”
                      E nemmanco sulle civette e i loro specchi e i rami bruciati e i pappagalli e le vecchie centenarie mi pare…

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                    • In realtà no, ma ricordo di aver visto dei mirini telescopici sui fucili della guerra civile americana, quindi a metà dell’Ottocento esistevano già. La wikipedia inglese dice che vi furono esperimenti fin dal ‘600 per montare sistemi ottici di mira, ma tutti fallimentari. Il primo mirino telescopico risale al 1835-1840 ed è proprio americano.

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                    • Nel 1700 in Francia, econdo lei… miravano come? In qulach emodo si saranno “aiutati” o no?

                      Lo sapevo che lei era bravissimo in queste cose!!!!!!!!!

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                    • Mi verrebbe da dire con un mirino a tacca – che è il tipo più semplice da costruire. Ma anche qui… per quale tipo di arma? fucile da caccia, moschetto da guerra, pistola? Magari avevano sistemi di mira diversi, non saprei.

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                    • Partirà? Andate tutti a Londra come un tempo andavano tutti a Parigi.
                      Tanto che quando uno fa sopravvivere lady oscar non sa mai dove mandarla. Regno di Napoli? Inghilterra? E che farebbe mai?
                      Il sito è stato proprio interessante 😊grazie ancora.

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                    • Si figuri. Comunque escluderei Napoli – troppo arretrato – e l’Inghilterra – se considerata un regno di nemici per natura. Negli Stati Uniti? Furono alleati della Rivoluzione e di Napoleone contro la Gran Bretagna.

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                    • Quando ero bambina ero innamorata di un libro trashissimo BETTY Zane. Ho il sospetto che il fumetto di Manara e Pratt sulla estate indiana si basi su quello ed è il motivo per cui da anni me lo vorrei comprare.
                      Comunque lì c’è una scena fichissima dove lew wetzel deve sparare ad un bersaglio. .. mi sono sempre chiesto se era una bufala. Penso che il fumetto non mi piacerà comunque… la storia era un western con la frontiera in Ohio

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              • poi qualcosa in qualche modo imparano, ma, per me, non è la scuola, grande dispensatrice di pari opportunità, che glielo insegna, si torna alla famiglia: madre che ha il part time e fa la prof = figlio impeccabile, madre che lavora full time = figlio analfabeta preso a mazzate, madre che se ne frega = figlio perfetto se narrato, nella realtà protodelinquente, ma son dettagli.

                E’ così.

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      • In che senso è un uomo di formazione scientifica? Pensavo che vi consideraste umanisti… la parte migliore della società, a quanto dicono 🙂

        Cioè si lo so si chiama “scienze” politiche, ma non pensavo che vi riteneste parte di quell’area…

        Per curiosità sono andata a vedere un piano di studi ed è fichissimo! Poteva studiare russo! Mi dica che l’ha fatto!!!!

        Io avrei pianto tutto il tempo però, lo ammetto – la materia in cui andavo peggio al liceo era filosofia sa? certi pianti domenicali solo all’idea che lunedì c’era filosofia alla prima ora! Mi pigliava malissimo… certi brividi! certi torcimenti di stomaco! un disgusto che non le dico!
        Lei pensi che avevo una cotta pazzesca per uno più grande di me, due classi avanti, e questo fatto di filosofia mi imbarazzava moltissimo – un pomeriggio scoprii che era addirittura molto bravo in quella materia (il cocco del mio stesso prof) – mi passò tutta la poesia, come se dinanzi a me si fosse tolto una maschera e avessi visto il maligno, o un’idra a 44 teste, o uno spacciatore.

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